<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156</id><updated>2011-11-28T01:37:41.909+01:00</updated><category term='VIGNETTE-PHOTOGALLERY-IMMAGINI'/><category term='MUSICA-SOCIETA&apos;-CULTURA'/><category term='USA e NORD AMERICA'/><category term='RUSSIA-CAUCASO-REP. POSTSOVIETICHE'/><category term='AMERICA LATINA'/><category term='ITALIA'/><category term='GREATER MIDDLE EAST'/><category term='GEOPOLITICA-DIRITTO INTERNAZIONALE'/><category term='ECONOMIA-ENERGIA-AMBIENTE'/><category term='ASIA e PACIFICO'/><category term='EUROPA e MEDITERRANEO'/><category term='AFRICA'/><category term='VATICANO'/><title type='text'>UNA VOCE CONTRO</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>156</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-6629736501749518280</id><published>2009-06-28T17:29:00.003+02:00</published><updated>2009-06-28T17:55:28.636+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ITALIA'/><title type='text'>Quale democrazia?</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;In Italia non è in discussione il fatto che si viva in un sistema democratico. Ciò può, in linea di massima, essere anche vero, ma quello di cui poco si discute è: di che qualità è la democrazia italiana? Al di là degli istituti di facciata, qual'è il reale grado di integrazione del cittadino nel sistema democratico e, in concreto, quali misure mette in atto lo Stato per accrescere questo processo fondamentale? Tali domande, per nostra fortuna, qualcuno se le pone...&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SkePtGrgOJI/AAAAAAAAAoM/1UXQTETp0CM/s1600-h/vignetta_20090210.gif"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 329px; FLOAT: left; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5352404687203088530" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SkePtGrgOJI/AAAAAAAAAoM/1UXQTETp0CM/s400/vignetta_20090210.gif" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;La dittatura è una forma autoritaria di governo in cui il potere è accentrato in un solo organo, se non addirittura nelle mani del solo dittatore, non limitato da leggi, costituzioni, o altri fattori politici e sociali interni allo stato. Analizziamo per benino la situazione italiana: a prima cosa che, di solito, mi dicono i berlusconiani, quando parlo di dittatura è « ma che sei scemo? Qui puoi dire quello che pensi liberamente, non come in Iran che ti ammazzano o ti arrestano ».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Manifestare liberamente -&lt;/strong&gt; Non è cosi infatti, qui tu puoi dire quello che vuoi ai tuoi amici, ai tuoi parenti e su internet, ma se t'azzardi a contestare in pubblico un politico vieni subito identificato e portato in caserma [&lt;/span&gt;&lt;a title="http://www.youtube.com/watch?v=" href="http://www.facebook.com/note_redirect.php?note_id=96649179239&amp;amp;h=431ad06092ce1190319ffedceaf2a7e7&amp;amp;url=http%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3D8kzmQDlgAB0" target="_blank"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;video&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;], se invece ti organizzi con qualcuno per una libera e pacifica manifestazione ecco che la polizia inizia ad usare il manganello [&lt;/span&gt;&lt;a title="http://www.facebook.com/video/video.php?v=" href="http://www.facebook.com/note_redirect.php?note_id=96649179239&amp;amp;h=9adc1698636eef6324d093daaf6879f2&amp;amp;url=http%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fvideo%2Fvideo.php%3Fv%3D84303514077" target="_blank"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;video&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;]. Non hai nemmeno la possibilità di andare a manifestare in una piazza pubblica, perché questo diritto lo hanno solo quelli che « vogliono applaudire Berlusconi » [&lt;/span&gt;&lt;a title="http://www.facebook.com/video/video.php?v=" href="http://www.facebook.com/note_redirect.php?note_id=96649179239&amp;amp;h=52b4ab3a195d7f9828c652adb112e1e0&amp;amp;url=http%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fvideo%2Fvideo.php%3Fv%3D1142966783959" target="_blank"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;video&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;], e nemmeno di fare delle domande [&lt;/span&gt;&lt;a title="http://www.facebook.com/video/video.php?v=" href="http://www.facebook.com/note_redirect.php?note_id=96649179239&amp;amp;h=1a841bc90adcb028ef3aae16c3468d10&amp;amp;url=http%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fvideo%2Fvideo.php%3Fv%3D87082224077" target="_blank"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;video&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;]. Prego che non accada, ma temo che non siamo molto lontani dal pericolo "che ci scappi il morto".&lt;br /&gt;Violenza e manganello producono solo altra violenza in maniera esponenziale. La storia insegna. Possiamo già dire che si tratta di dittatura? Non ancora, solo questo non basta. Ma sicuramente la libertà di manifestare è un elemeno fondamentale di ogni democrazia, che evidentemente in Italia non esiste.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Mantenere il potere in maniera illegittima -&lt;/strong&gt; Continuiamo l'analisi. Una dittatura inizia sempre con un voto democratico: è stato così per il fascismo, è stato cosi per la più recente dittatura iraniana ed è stato così in Italia, nel lontano 1994; quando Berlusconi e la sua truppa sono saliti al potere. In Iran il governo ha utilizzato poi, le forze armate per mantenere il potere, in Italia, invece, è stato sufficente modificare la legge elettorale. In un colpo solo è scomparsa l'opposizione (la sinistra, i verdi e i radicali sono praticamente scomparsi dal panorama politico) ed è stato possibile far sedere in parlamento personaggi che nessuno di noi ha mai votato e che nessuno di noi avrebbe mai votato se non ci fosse l'attuale legge voluta...indovinate da chi?&lt;br /&gt;Ma perché sono stati scelti? E da chi?. Anche questa è facile e non ve la dico. Chi avrebbe avuto altresì il coraggio di votare Dell'Utri (condannato a 9 anni per mafia), la Carfagna (ex subrette, esperienza politica 0), la Brambilla (vedi Carfagna), Cuffaro, Ghedini(« avvocarlamentare ») ecc...? Quindi possiamo affermare che quello attuale è un governo che non rappresenta e non ha mai rappresentato il popolo italiano, né di destra né di sinistra.&lt;br /&gt;Non solo, infatti ci sarebbe anche da dire come questo governo nel momento in cui deve varare una nuova legge vergogna - vedi lodo alfano o ddl sicurezza - (che, com'è già successo, potrebbe suscitare perplessità all'interno della maggioranza stessa), ricorra sempre al voto di fiducia. Non è normale che un governo dopo un anno di mandato abbia già utilizzato per ben &lt;/span&gt;&lt;a title="http://it.wikipedia.org/wiki/Governo_Berlusconi_IV" href="http://www.facebook.com/note_redirect.php?note_id=96649179239&amp;amp;h=da9316c130749757cd996d1df8bc2980&amp;amp;url=http%3A%2F%2Fit.wikipedia.org%2Fwiki%2FGoverno_Berlusconi_IV" target="_blank"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;21 volte&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt; il voto di fiducia. Se il voto sulla legge sicurezza e sul Lodo Alfano fosse stato anonimo (come accade per le votazioni ordinarie, diverse dalla "fiducia") state certi che né l'una né l'altro sarebbero passati. Non vi basta per sentirvi sotto un regime? Ok continuiamo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Repressione -&lt;/strong&gt; Un regime che si rispetti deve avere i suoi morti innocenti no? In Iran è cosi, a Cuba anche ecc...E in Italia? In Italia non è più cosi, non ci sono più morti ammazzati, ma ne abbiamo avuti migliaia e migliaia e non è un segreto. Tutti sanno che questa attuale classe politica è nata dalle stragi degli anni '90, tutti sanno che questo governo è nato grazie a accordi occulti con la criminalità organizzata. E tutti sanno quanti morti ci sono stati negli anni '90 in Italia. Ben 656 solamente in Sicilia dal 1983 alle stragi degli anni '90, non vi bastano questi morti? Oppure non li consideriamo tali perché non esiste il video su you tube?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Controllo della magistratura -&lt;/strong&gt; Ma perché uccidere? Che senso ha? Si rischia una rivolta dell'opinione pubblica se vengono uccisi degli eroi come Falcone e Borsellino. Ecco allora le uccisioni « senza tritolo » (come le chiama Salvatore Borsellino), le uccisioni senza uccidere, gli omicidi come quelli di De Magistris, di Clementina Forleo, di Gioacchino Genchi, di Apicella, di tutta la procura di Salerno, di Luttazzi, di Biagi, di Montanelli e chi più ne ha più ne metta...Quando qualcuno indaga sui poteri forti, il procedimento che adottano è sempre lo stesso, danneggiano la sua immagine e trovano una scusa per toglierli l'indagine se si tratta di un magistrato, o per licenziarlo, se si tratta di un giornalista, più veloce, più indolore e soprattutto molto più discreto.&lt;br /&gt;Se proprio la situazione è critica ecco l'avvocato di Berlusconi (nonchè parlamentare) Ghedini sempre pronto a sfornare una nuova legge ad personam che depenalizza il reato o rende immune il padrone, magari, come detto prima, ricorrendo al voto di fiducia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Controllo dell'informazione -&lt;/strong&gt; Tutto quello che abbiamo detto chiaramente non potrebbe avvenire mai in nessun Paese al mondo e tantomeno in Italia se non si controllasse la quasi totalità dell'informazione. In effetti il controllo dell'informazione è il punto cardine di ogni dittatura, così come d'altronde è scritto nel « Piano di rinascita democratica » di Licio Gelli (padre fondatore della P2, di cui Berlusconi faceva parte). Vediamo i dati: in Italia siamo 60.000.000 di abitanti, il 100% ha la possibilità di guardare la televisione in cui ci 7 canali su 7 sono di proprietà del governo, questo mi sembra innegabile. Mediaset è del premier, la Rai governativa ( le nomine le hanno addirittura fatta a casa di Berlusconi) e La7 è palesemente di parte, non potrebbe essere altrimenti visto che è controllata da Telecom Italia.&lt;br /&gt;Da ciò deriva quindi che il 100% degli italiani possono vedere l'informazione del governo e tutto quello che ci propinano. Non voglio entrare nel dettaglio perché è chiaro a tutti che le informazioni sono spesso distorte o addirittura potremmo definirla disinformazione bella e buona. Le uniche voci fuori dal coro sono, o meglio erano, "Annozero" (ripreso a seguito di una senteza della magistratura) e "Report" (cancellato in questi giorni).&lt;br /&gt;Qualcuno dirà che l'informazione la puoi trovare anche su internet ed è vero. Ma se consideriamo che un accesso a internet lo ha solo il 45,7% degli italiani ci rendiamo conto di come oggi questa informazione sia accessibile solo a meno della metà della popolazione. Ma Internet fa ugualmente paura ed è per questo che nel nuovo disegno di legge si cerca di imbavagliarla. Questa nota per esempio non la leggerete mai in un giornale e non la potreste mai e poi mai sentire al telegiornale o in televisione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Lotta all'opposizione -&lt;/strong&gt; Nelle dittature che si rispettano le opposizioni sono sterminate a fucilate o messe in galera. Per qualche misterioso motivo in Italia, sfiorando il grottesco, l'opposizione si è autoeliminata. Non parla, non protesta, non si sente volare una mosca dal lato del PD. Il buon Antonio fa quello che può, ma sicuramente non è abbastanza visto che viene lasciato completamente solo. Complicità? Stupidità? Non so, ma è un altro dato di fatto che in Italia non esista una vera solida opposizione.Ricapitoliamo, in Italia non è possibile manifestare liberamente se lo fai ti picchiano, ti arrestano o ti censurano, in Italia non è possibile e non è stato possibile eleggere democraticamente i parlamentari, in Italia l'informazione è sotto controllo di una ed una sola persona, in Italia non esiste l'opposizione, in Italia la magistratura è imbavagliata dall'avvocato Ghedini e dalle leggi ad personam. E' lecito domandarsi seriamente se in Italia siamo o no sotto dittatura? A voi l'ardua sentenza.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;"&gt;&lt;a href="http://unxtutti.blogspot.com/2009/06/dittatura-si-o-no.html"&gt;&lt;strong&gt;FONTE&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-6629736501749518280?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/6629736501749518280/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=6629736501749518280' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/6629736501749518280'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/6629736501749518280'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2009/06/quale-democrazia.html' title='Quale democrazia?'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SkePtGrgOJI/AAAAAAAAAoM/1UXQTETp0CM/s72-c/vignetta_20090210.gif' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-4429773108542449204</id><published>2009-06-24T23:40:00.002+02:00</published><updated>2009-06-24T23:48:49.570+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='GREATER MIDDLE EAST'/><title type='text'>Un'analisi/ testimonianza da Teheran: il colpo di stato della coppia Ahmadinejad-Khamenei</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Jafar Naderi, &lt;strong&gt;LIMESONLINE&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;L'ultimo atto della guerra tra le due anime del clero al potere. La campagna elettorale e la svolta dei confronti televisi. La partecipazione al voto. Il ruolo del figlio della guida spirituale. Rafsanjani vuole sostituire Khamenei con una guida collegiale e molti ayatollah lo sostengono. Una possibile soluzione.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SkKbXHiwrVI/AAAAAAAAAnk/XMzK1MA_BT4/s1600-h/ahmadi_elezioni.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5351010128733711698" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 256px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SkKbXHiwrVI/AAAAAAAAAnk/XMzK1MA_BT4/s400/ahmadi_elezioni.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;“La colpa dello Shah era che dichiarava: Vale solo ciò che dico io e non quello che vuole il popolo. Oggi chiunque si comportasse così, compirebbe un’azione destabilizzante e deprecabile.”&lt;/em&gt; &lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;(Da un discorso della Guida Suprema Khomeini a Qom nel lontano 21 marzo del 1979)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questi giorni, qui a Teheran i mezzi di comunicazione sono più che mai scarsi. La tv di stato è al servizio di pochi ed è controllata direttamente dalla guida suprema, l’ayatollah Khamenei. I pochi quotidiani sono sotto il controllo della censura del Ministero delle Informazioni, vale a dire la polizia politica. mentre i giornali indipendenti sono stati chiusi per ordine di giudici compiacenti. A parte qualche tv satellitare, anche quella disturbata (sempre da parte del Ministero) per impedire una ricezione accettabile, per avere informazioni su quello che accade qui e nel mondo l’unico mezzo di comunicazione rimane Internet, più che mai rallentata e con quasi tutti i siti politici oscurati. Le pagine della rete si sfogliano faticosamente solo grazie a programmi che aiutano ad aggirare i filtri realizzati dal Ministero. Riusciamo ad avere notizie anche con i cellulari (quando funzionano) e possiamo avere un’idea di ciò che sta succedendo in questo paese.&lt;br /&gt;Chi, in questi giorni avesse passeggiato per le strade di Teheran avrebbe visto che la folla inferocita, insieme ai cassonetti, a qualche autobus e qualche motocicletta dei poliziotti dei corpi speciali, bruciava anche le foto di Ahmadinejad e della guida suprema con quel suo sorriso gentile e quell’espressione da buon padre di famiglia. La scena rievocava gli avvenimenti di trent’anni fa, quando il regnante di turno era lo Scià.&lt;br /&gt;Oggi, per il mondo intero, gli occhi increduli di una giovane sul punto di morire, simboleggiano un punto di svolta dell’immagine della Repubblica Islamica. Si chiamava Neda Agha Soltan, aveva ventisette anni e studiava filosofia. Era tra i manifestanti scesi in piazza per reclamare il diritto di conoscere quale fine avesse fatto il proprio voto. È stata colpita al cuore da un proiettile sparato da un basiji. Questi occhi simboleggiano l’ultimo capitolo di una lotta tra due anime che si sono affrontate fin dalla nascita della Repubblica Islamica e non si sono mai risparmiate colpi bassi. Le elezioni presidenziali del 12 giugno 2009 sono state il punto di svolta di questa lunga storia.&lt;br /&gt;Con il discorso di Khamenei, alla preghiera di venerdi, è stata messa la parola fine a una convivenza apparentemente pacifica tra le due anime del clero. La storia della lotta tra le due anime, suddivise in varie fazioni, nasceva ai tempi di Khomeini, fondatore e padre spirituale della Repubblica Islamica. I protagonisti attuali di questa vicenda, tranne Ahmadinejad, che, all’epoca, era ventenne, sono quasi tutti i pochi fondatori della Repubblica rimasti.&lt;br /&gt;Queste elezioni sono state molto particolari. La campagna elettorale è iniziata qualche mese fa con toni molto tiepidi e gente molto svogliata. Si poteva solo prevedere un astensionismo da record. La notizia della candidatura dell’ex-presidente Khatami, nello schieramento progressista ha dato però nuova linfa e vitalità alla campagna elettorale. Le cose si sono messe in movimento. Gli altri candidati erano Akbar Aa’lami, ex-parlamentare riformista, Mehdi Karrubi, ex-presidente del Majlis (il parlamento), Mohsen Rezai ex-comandante dei pasdaran e membro del Consiglio dei Guardiani della Rivoluzione e lo stesso presidente uscente, Mahmud Ahmadinejad.&lt;br /&gt;Quando Khatami ha iniziato la sua campagna elettorale, la risposta della popolazione delusa da Ahmadinejad, è stata straordinaria. Ma Khatami, minacciato da coloro che si sentivano in pericolo, con l’arrivo del candidato Mussavi, ex-primo ministro durante la guerra contro l’Iraq, ha deciso di ritirarsi e appoggiare quest’ultimo. I sostenitori di Khatami sono rimasti delusi, ma, con il tempo, è stato chiaro che la strategia dei riformisti era quella giusta.&lt;br /&gt;Era chiaro ed evidente che Ahmadinejad non sarebbe riuscito a contrastare l’offensiva dei riformatori, che, contro i conservatori, oltre a Mussavi, avevano schierato anche Karrubi, che insieme ai voti delle minoranze etniche, essendo un clericale, poteva raccogliere anche quelli di una parte del clero. Il terzo candidato, Aa’lami, più estremista, avrebbe potuto prendere voti dai dissidenti e nella regione dell’Azerbaijan, in quanto azero ed ex-rappresentante di Tabriz in parlamento. Come era prevedibile, Aa’lami non è riuscito però a passare il setaccio rigido delle selezioni governative sui candidati e, per i riformisti, sono rimasti in campo solo Mussavi e Karrubi. Nello schieramento opposto, per affrontare il pericolo di crollo e per raccogliere i voti del malcontento dell’area dei conservatori, è sceso in campo in campo Rezaei, molto critico delle posizioni di Ahmadinejad, particolarmente sul piano economico.&lt;br /&gt;I canditati che si opponevano al presidente uscente, nonostante non avessero accesso ai mezzi di comunicazione e si trovassero senza l’appoggio dei giornali, hanno iniziato, dunque, alla luce dei risultati deludenti del precedente governo, un lavoro capillare di propaganda grazie a Internet e hanno trovato terreno fertile per raccogliere il consenso popolare. Le due più importanti strutture militari, l’esercito dei pasdaran e i basiji, nonostante la legge vieti loro di interferire nella politica, si sono schierate apertamente con il presidente uscente. I generali dei pasdaran hanno rilasciato molte dichiarazioni che accusavano i riformatori di essere al servizio dell’imperialismo, del sionismo e di voler organizzare una sorta di rivoluzione di velluto. Hanno dichiarato inoltre che per difendere i valori della Rivoluzione non avrebbero esitato a usare la forza. La Guida – molto attenta a non schierarsi apertamente con il suo candidato prediletto – invitava tutti a essere moderati nei toni per non dare una mano ai nemici dell’islam, che non aspettavano altro per mettere sotto accusa le conquiste della Repubblica Islamica.&lt;br /&gt;Per dare una parvenza di democrazia sono stati organizzati anche sei confronti televisivi tra i candidati. Durante questi confronti televisivi le cose hanno preso una nuova piega. La tattica di Ahmadinejad era la stessa che lo aveva portato al potere nelle precedenti elezioni: fare la vittima, attaccare tutti con il suo linguaggio populista, sostenere che i suoi avversari erano al servizio del diabolico e corrotto Rafsanjani, arricchitosi alle spalle dei diseredati.&lt;br /&gt;Un attacco così evidente e violento alla terza carica istituzionale dello Stato era una cosa senza precedenti. Era chiaro che non avrebbe osato usare questo linguaggio contro uno dei pilastri della Repubblica Islamica senza il placet della Guida. Ovviamente, Rafsanjani ha protestato, ha chiesto di poter replicare alle accuse in tv, ma è stato inutile. Per tutta la campagna, Ahmadinejad ha continuato a usare questa tattica, mentre i suoi avversari lo accusavano di aver distrutto l’economia, portato il paese con il suo linguaggio rude e populista all’isolamento internazionale e rovinato l’immagine della nazione e della Repubblica Islamica. E’ stato anche accusato di malversazione e di allegra gestione dei fondi governativi provenienti dalla vendita del petrolio, per un ammanco di un miliardo di dollari, accertato dalla Corte dei Conti. A causa di una cattiva gestione ha sperperato decine di miliardi di dollari, i proventi del petrolio, riuscendo ad aumentare la povertà, la disoccupazione e l’inflazione in un periodo in cui il prezzo del petrolio era salito a 150 dollari al barile. E’ stato premiato con tempi supplementari di apparizione e di propaganda dalla tv di Stato, senza che i suoi avversari godessero della stessa opportunità.&lt;br /&gt;Questo atteggiamento si è rivelato controproducente e i suoi avversari politici ne hanno beneficiato. Molti che avevano dichiarato di non voler andare a votare, di fronte alla prospettiva di una sua rielezione, hanno deciso di turarsi il naso e hanno scelto il male minore. Così il 12 di giugno c’è stata una partecipazione senza precedenti che ha superato anche lo storico risultato delle presidenziali in cui fu eletto Khatami. Il giorno delle elezioni la partecipazione è stata straordinaria. Per raggiungere l’urna erano necessarie mediamente tre ore. Ma tutti lo hanno fatto volentieri. Nel pomeriggio alcuni seggi hanno iniziato a chiudere le porte, con la motivazione che le schede elettorali erano esaurite. In alcuni seggi la gente ha rotto le porte per entrare. Sono quindi iniziate a circolare voci su brogli elettorali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I primi risultati parziali del conteggio non quadravano e, il mattino dopo, quando sono stati dichiarati i risultati ufficiali, si è compreso che era in atto un vero colpo di mano. I brogli erano troppo grossolani. In centinaia di seggi avevano votato fino al 140% degli aventi diritto. Karrubi aveva ottenuto meno voti del numero dei militanti del suo partito. Un numero risibile con l’intento solo di umiliarlo. Nel frattempo, prima che si rendessero pubblici i risultati definitivi, il responsabile dell’ufficio informatico delle elaborazioni dei dati del Ministero dell’Interno, mandava i risultati al candidato Mussavi. I risultati erano diversi. Risultava che Mussavi aveva superato i 19 milioni di voti e il funzionario consigliava al presidente neo-eletto di preparare i festeggiamenti e il discorso alla nazione. Ma come sappiamo, le cose sono andate diversamente. Qualche giorno dopo, quello stesso funzionario, Mohammad Asghari, moriva in un incidente stradale.&lt;br /&gt;Mussavi ha dichiarato subito di essere lui il presidente eletto: ma l’annuncio contrario della guida suprema, l’ayatollah Khamenei, ancor prima che l’organo preposto, il Consiglio dei Guardiani, ratificasse la regolarità delle elezioni, ha gelato tutti. Questo fu il momento della vera e profonda spaccatura delle anime della Repubblica Islamica. Khamenei aveva scelto di percorrere una strada senza ritorno. E aveva le sue ragioni. Innanzitutto voleva sbarazzarsi della vecchia guardia, di quelli che non gli davano molto credito. In primis il suo vecchio e fidato amico Rafsanjani, colui che aveva caldeggiato la sua candidatura nel 1988 e si era adoperato per innalzarlo al ruolo che tuttora ricopre.&lt;br /&gt;Dopo la morte di Khomeini, il triangolo formato da Khamenei, Rafsanjani e il figlio maggiore di Khomeini, Ahmad, era riuscito in questo intento. I patti non furono rispettati da Khamenei. Ahamad Khomeini moriva in circostanze poco chiare, quasi subito, e la presenza di Rafsanjani restava una spina nel fianco. Inoltre gli altri grandi ayatollah non lo hanno mai accettato. Khamenei non era un ayatollah e per occupare questo ruolo era stata promulgata una legge ad personam che cambiava la Costituzione. Khamenei, che ha vissuto per anni nell’ombra di Khomeini, è malato e vecchio e vorrebbe vedere sul suo trono Mojtaba, suo figlio maggiore ed eminenza grigia della corte. Quest’ultimo sta ultimando i suoi studi di teologia con l’ayatollah Mojtahedi, con lezioni a domicilio. Mojtaba ha raggiunto il grado di mojtahed (giureconsulto) Tra qualche anno potrebbe essere nominato ayatollah e diventare il successore del padre.&lt;br /&gt;Ahmadinejad è l’alleato giusto: per tutti gli anni della sua presidenza ha dimostrato una cieca obbedienza. Insieme ai pasdaran, che in questi anni hanno visto accrescere il loro potere economico e politico, formano un triangolo perfetto. Sono indispensabili l’uno all’altro. Sono consapevoli che la sconfitta di uno significherebbe la sconfitta di tutti. I pasdaran in questi anni hanno fatto passi da giganti. Nel governo di Ahmadinejad hanno avuto un ruolo chiave. Quasi il 30% dei posti di comando è nelle loro mani. Hanno ottenuto gli appalti più grossi, senza concorrenti e con gare a trattative dirette. Hanno rinforzato il loro indiscusso ruolo primario nel traffico di contrabbando delle merci e il loro fatturato in questo settore supera i 12 miliardi di dollari. Hanno il controllo di tutte le industrie militari ad alta tecnologia e dei contratti per costruire gasdotti, piattaforme petrolifere, grandi dighe, autostrade e ferrovie. Senza avere concorrenti. Con questo sistema gestiscono una holding che manipola interessi per decine di miliardi di dollari e senza l’appoggio di un eventuale governo poco compiacente, avrebbero molto da perdere.&lt;br /&gt;La situazione internazionale richiede un atteggiamento fermo. Vogliono essere loro a gestire le trattative con gli Stati Uniti. Sono consapevoli dell’importanza del ruolo geopolitico dell’Iran e con gli Stati Uniti in difficoltà hanno deciso che è il momento di trattare con Washington e ottenere in cambio garanzie per mantenersi al potere.&lt;br /&gt;Sabato mattina, la gente si è resa conto che era in atto un colpo di Stato. Il servizio di trasmissione degli sms era fuori uso da qualche giorno. Alle 17.00 le forze anti-sommossa si sono schierate nelle strade e alle 19.000 sono state messo fuori uso le comunicazioni con i telefonini. Le operazioni sono state dirette da Mojtaba, figlio maggiore di Khamenei, in stretti rapporti di affari con i pasdaran. Domenica alla manifestazione di protesta hanno partecipato tre milioni di persone. La polizia è intervenuta e molte persone sono rimaste ferite. Lunedì la polizia ha avuto l’ordine di sparare. Il resto è cronaca. Gli arresti dei capi carismatici dell’opposizione sono iniziati sabato sera, poi è stata la volta dei quadri intermedi e di tutti coloro che avevano un ruolo organizzativo. Il movimento è stato decapitato ma ha continuato ad operare. Le manifestazioni di protesta, anche senza capi, si sono succedute. Il colore verde, che è il colore dei sostenitori di Mussavi, è diventato il colore di tutta l’opposizione. Sono stati arrestati a centinaia tra manifestanti, sindacalisti e studenti. Khamenei ha deciso di scendere in campo direttamente. Per la preghiera del venerdì ha scoccato la sua ultima freccia contro i vecchi alleati, che, durante la cerimonia, hanno schierato in prima fila il peso della loro assenza. Ha dichiarato che Ahmadinejad era il suo prescelto e ha invitato tutti a comportarsi saggiamente e ad accettare il dato di fatto. Ha tolto ogni dubbio circa le sue intenzioni.&lt;br /&gt;La cosa non è piaciuta a nessuno. Rafsanjani ha scritto una lettera a Khamenei e si è attivato per portare avanti con Khatami il suo vecchio progetto: sostituire la guida con un comitato di reggenza. E’ andato a Qom e ha contattato i grandi dignitari e i grandi ayatollah. Sembra che sia riuscito ad avere il consenso di almeno cinquanta personaggi importanti. Intanto, l’ayatollah Montazeri, critico da sempre nei riguardi di Khamenei, da questi estromesso e segregato agli arresti domiciliari, ha dichiarato tre giorni di lutto nazionale. Rafsanjani, nelle sua lettera, ha scritto che sono stati messi in discussione i principi fondamentali della Repubblica ed è la fine per tutti, innanzitutto per Khamenei, che, in qualsiasi caso, è perdente. Se annulla le elezioni perderebbe la faccia, ma se continua a sostenere Ahmadinejad si mette contro milioni di iraniani che reclamano il loro voto. Khamenei sembra deciso a portare avanti la sua linea fino in fondo. Non pare che abbia altra scelta. Ha tentato di fermare Rafsanjani, perfino arrestando nel corso di una manifestazione la figlia, il nipote e altri due parenti, con l’accusa di fomentare la gente alla rivolta, ma ha dovuto rilasciarli due giorni dopo.&lt;br /&gt;Intanto i rapporti diplomatici con la Gran Bretagna, accusata di fomentare i disordini, sono precipitati. Il presidente Obama dichiara, molto cautamente di essere umanamente dalla parte dei contestatori. Dopo che il Consiglio dei Guardiani ha dichiarato che c’è stato un errore di conteggio di solo 3 milioni di voti, certamente non sufficiente per annullare le elezioni, Khamenei ha concesso altri cinque giorni di tempo per approfondire le ragioni dei non eletti, forse per prendere tempo, forse per una sorta di arretramento dalle precedenti posizioni. Rezai, in un comunicato, ha dichiarato la sua fedeltà alla Guida Suprema e, nell’interesse della nazione e dell’islam in un momento cosi critico. ha ritrattato le sue rimostranze e rinunciato a contendere. Ma si prospetta un’altra soluzione: un presidente convinto o costretto a dare le dimissioni per il bene della patria, per amore verso la guida spirituale e per salvare l’islam.&lt;br /&gt;Oggi, ci troviamo di fronte a un movimento trasversale di milioni di individui, tanto anomalo quanto straordinario. Un movimento senza capi carismatici e senza una precisa e definita connotazione ideologica. Per la prima volta nella storia iraniana dell’ultimo secolo assistiamo a un movimento non diretto da capi religiosi ma che ha, al suo interno, molti religiosi. Giungono notizie che alcuni generali dei pasdaran siano stati arrestati per essersi rifiutati di prendere parte alla repressione. Forse, dopo tanti tentativi, è la volta buona per gli iraniani per sperimentare la vera democrazia? I giochi sono ancora aperti. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-4429773108542449204?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/4429773108542449204/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=4429773108542449204' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/4429773108542449204'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/4429773108542449204'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2009/06/unanalisi-testimonianza-da-teheran-il.html' title='Un&apos;analisi/ testimonianza da Teheran: il colpo di stato della coppia Ahmadinejad-Khamenei'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SkKbXHiwrVI/AAAAAAAAAnk/XMzK1MA_BT4/s72-c/ahmadi_elezioni.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-838168431424909301</id><published>2009-06-22T23:30:00.000+02:00</published><updated>2009-06-24T23:39:59.764+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='GREATER MIDDLE EAST'/><title type='text'>Elezioni iraniane: lo scontro Khamenei-Mousavi</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Amir Madani - scrittore iraniano, &lt;strong&gt;LIMESONLINE&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;La battaglia è appena iniziata. Le divergenze a Tehran (la capitale) e Qom (il principale centro religioso). I poteri della guida suprema. L'importanza delle due personalità e del loro luogo d'origine nello scontro in atto in questi giorni.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SkKbgO0MKwI/AAAAAAAAAns/eDNgxn5WuCc/s1600-h/iran_province+strategiche.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5351010285304687362" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 267px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SkKbgO0MKwI/AAAAAAAAAns/eDNgxn5WuCc/s400/iran_province+strategiche.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il ragionamento dell’ayatollah Khamenei è molto chiaro: Rafsanjani e Nategh ed altri moderati pragmatici e figure veterane dell’islamismo governativo, “sono miei amici” , ma “le posizioni di Ahmadinejad sono più vicine alle mie”. Queste le parole dell’ayatollah Khamenei: “I quattro candidati alle presidenziali appartengono al quadro dello stato islamico, …ma il risultato del voto va rispettato e le manifestazioni di protesta devono finire”. L’ayatollah Khamenei per la prima volta ha lasciato la veste formale di arbitro super partes, e si è espresso come un giocatore quale è sempre stato, sostenendo in modo chiaro e senza indulgi Ahmadinejad.&lt;br /&gt;L’ayatollah, sostenuto dall’ala tradizionalista del clero e dai pasdaran (l’esercito politico di cui, secondo alcune voci a Tehran, alcuni comandanti sostenitori di Mousavi sarebbero stati rimossi proprio ieri , Ali Fazli sarebbe uno dei nomi) è sceso in campo soprattutto per ragioni interne e sollecitato dal figlio “Mojtaba” (che secondo le voci sostenuto da altri tre fratelli aspira alla successione) per garantire la continuità del regime e tracciare le linee di successione. Una linea politica basata sulla concentrazione e l’esercizio di un potere sempre più ampio che, trovandosi di fronte al grande movimento degli iraniani per i diritti e la legalità, incontra sempre maggiore difficoltà. Khamenei, nel suo discorso alla preghiera del venerdì, non ha mostrato il ramoscello d’ulivo, ha chiesto la resa incondizionata di Mousavi senza nominarlo.&lt;br /&gt;Mousavi, dopo il discorso di Khamenei, ha chiesto nuovamente l’annullamento del voto, dicendosi , “pronto al martirio”. Con la battaglia aperta, la domanda in testa a Mousavi, dopo il discorso di Khamenei, dovrebbe essere questa: sarebbe possibile una riforma in senso democratico all’interno delle strutture dello stato islamico? Mousavi è convinto di sì, e dice di voler allontanare la menzogna e i pericoli che lo minacciano .&lt;br /&gt;Le parole dell’ayatollah Khamenei intendono tracciare la via da seguire. Il peso delle sue parole è dovuto al suo ruolo e quell’insieme di poteri che possiede ed esercita: Khamenei, il leader (rahbar) supremo, secondo le prerogative costituzionali nomina i propri rappresentanti religiosi in tutte le città (ed altri paesi), i capi delle forze armate, del potere giudiziario, della radiotelevisione di stato e i membri del “ Consiglio dei guardiani”, quell’organismo che decide preventivamente sull’approvazione o confutazione di tutte le candidature ai vari livelli e ha la facoltà di abrogare le leggi del parlamento, se non le ritiene in conformità con la propria lettura della legge sacra.&lt;br /&gt;Il Leader ( Vali Faghih , cioè il giureconsulto unico, vicario) ha voce in tutti gli aspetti della vita politica: è autorità somma nella politica estera, nella difesa, nella cultura, dove, de facto, i suoi consiglieri hanno un maggior peso rispetto ai ministri del governo. Per esempio, il suo consigliere per l’estero Velayati è considerato più autorevole rispetto al ministro degli esteri Mottaki. E il suo consigliere per la difesa generale Safavi è potente almeno quanto generale Najjar, il ministro della difesa.&lt;br /&gt;Tutto ciò rende Khamenei il vero baricentro del potere che, controllando tutte le risorse e introiti vari, esercita a livello nazionale e regionale (attraverso collegamenti e nomine di stampo confessionale) un grande potere. Un’autorità che, a parere dei seguaci dell’ayatollah, è esercitata secondo la prerogativa della “giustizia” ed all’insegna della stabilità e della sfida lanciata alle potenze straniere. Mentre secondo varie fasce della società civile, del mondo del lavoro e della cultura, dei giovani, delle donne e delle minoranze, l’ayatollah Khamenei esercita un potere decisionista nell’interesse della propria parte politica e di una base elettorale considerata minoritaria ma caratterizzata da forti convinzioni ideologiche.&lt;br /&gt;Il sermone dell’ayatollah di venerdì, che in modo deciso indica la necessità dell’accettazione del risultato del voto (“manipolato” secondo i riformisti) e la rinuncia alle manifestazioni di protesta, dimostra la ferrea volontà di esercitare questo potere, il cui nocciolo è centrato sull’alleanza organica tra l’ala tradizional-letteralista del clero (gli ayatollah Mesbah Yazdi, Kani, Yazdi, Khaz’ali, Ahad Khatami…), i nuclei dell’esercito politico (pasdaran) e l’alta borghesia del bazar.&lt;br /&gt;Questo potere del leader supremo finora si era imposto basandosi sull’esclusione degli avversari sul piano interno, sfruttando annosi problemi come quello del dramma palestinese e le contraddizioni geopolitiche e i colossali errori dell’amministrazione Bush, sul piano esterno. In realtà, secondo alcuni osservatori (Newsweek in più riprese), l’ayatollah tutto sommato ha esercitato questo enorme potere all’insegna della stabilità e del pragmatismo, nel quadro della Repubblica Islamica di tendenza conservatrice .&lt;br /&gt;Quel che preoccupa maggiormente tutti è quel che potrebbe succedere dopo di lui con i più intransigenti tradizionalisti come gli ayatollah Mesbah Yazdi e Mohammad Yazdi, che dichiaratamente dicono di voler sostituire la “ Repubblica Islamica” con “un Governo Islamico”. Secondo Mesbah e la sua corrente, de facto le elezioni sono una cerimonia per avallare la reale investitura di un leader prescelto dall’onnipotente e trovato e indicato dagli ayatollah tradizional-letteralisti. Secondo questa corrente il potere ha una origine celeste che il voto del popolo deve solo confermare e cominciare ad obbedire ad esso.&lt;br /&gt;Comunque vadano le cose, come ha detto Fareed Zakaria alla CNN, questa idea dell’origine celeste del potere, a causa delle recenti manifestazioni e dell’accettazione da parte di Khamenei e del Consiglio dei Guardiani di fare un riconteggio seppur parziale dei voti , è vacillata. Si dissociano da questa linea letteralista semidominante gli esponenti moderati e centristi del clero sciita (gli ayatollah Javadi Amoli, Amini, Ostadi, Safi Golpayegani …), che si distanziano dalla figura dell’ayatollah unico come leader supremo e reclamano il potere per l’insieme degli ayatollah più autorevoli (per un collegio di ayatollah, marjaiyat).&lt;br /&gt;Questa ala del clero, è vicina a Rafsanjani. Si distinguono alcuni ayatollah illuminati, fautori dell’interpretazione dei testi religiosi (Ijtehad), a partire dal Corano, secondo il tempo e il luogo (Sanei, Montazeri, Taheri Esfahani Ardebili Mousavi Bojnurdi, Mousavi Tabrizi, ,..). Questi ayatollah si sono schierati con i riformisti e con le anime della società civile che è guidata da Mousavi e sostenuta da Khatami e Karrubi. Mousavi, nonostante l’indicazione di Khamenei, ha fatto capire che intende resistere. La sera di venerdì, come altre sere, dopo il discorso dell’ayatollah Khamenei , i cittadini di Tehran e di altre città sono saliti lo stesso sui tetti per gridare: la grandiosità di Dio (“ Allah o Akbar”) , e “ Morte alla Dittatura” (marg bar diktatori) ed esprimere il proprio sostegno a Mousavi. Il giorno dopo, nelle imponenti manifestazioni di protesta, secondo testimonianze dei media di tutto il mondo, ci sono stati scontri durissimi.&lt;br /&gt;A parte i forti disaccordi attuali di natura politica tra l’istanza finale del potere (l’ayatollah Khamenei) e il leader del movimento riformista (Mousavi), ci sono stati contrasti anche precedentemente. Nel passato, quando sotto la leadership dell’ayatollah Khomeini, il fondatore della Repubblica Islamica, l’uno presidente della repubblica (Khamenei) e l’altro primo ministro (Mousavi) avevano avuto forti dissidi riguardo l’amministrazione dello stato. Un dissenso forte dovuto anche alla formazione diversa: Mousavi è un islamista proveniente dagli ambienti universitari e soprattutto marito di una stimata intellettuale islamista (Zahra Rahnevard), mentre Khamenei proviene dai seminari tradizionalisti di Mashhad.&lt;br /&gt;Tra i due c’è però anche una somiglianza base: Khamenei dell’etnia azero-turca è nato in una famiglia originaria di Khameneh in Azarbayejan ed è conosciuto come un personaggio caratterizzato da certezze politiche e ideologiche. Anche Mousavi, il leader riformista, è nato nella cittadina di Khameneh e ha un passato poco incline al compromesso, a differenza dell’etnicamente persiano Khatami che, come la maggior parte dei persiani, per ragioni storiche, tendono alla mediazione piuttosto che allo scontro. Mousavi non ha ceduto in passato ed anche oggi (nei suoi ultimissimi comunicati n-5 e 6) fa intendere che andrà avanti sulla via del ripristino della legalità insieme al movimento. Mousavi, già prima delle elezioni, aveva detto al Times di Londra: “anche l’ayatollah Khamenei, vedendo la forza della piazza, cederà …”. Sapeva già come sarebbero andati a finire gli eventi? Si era preparato? Hosseiniyan, un deputato proveniente dagli ambienti di sicurezza, ha detto: “in considerazione di quell’affermazione al Times, Mousavi aveva già programmato tutto”.. Quella di Hosseiniyan è la posizione dell’ala antiriformista più oltranzista dei sostenitori di Ahmadinejad che ha portato all’arresto di un gran numero di esponenti del riformismo più avanzato ma anche di riformisti moderati . Tutto fa pensare che la battaglia è appena iniziata.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-838168431424909301?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/838168431424909301/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=838168431424909301' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/838168431424909301'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/838168431424909301'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2009/06/elezioni-iraniane-lo-scontro-khamenei.html' title='Elezioni iraniane: lo scontro Khamenei-Mousavi'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SkKbgO0MKwI/AAAAAAAAAns/eDNgxn5WuCc/s72-c/iran_province+strategiche.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-8921332342684278612</id><published>2009-06-04T23:51:00.000+02:00</published><updated>2009-06-24T23:54:38.621+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='VIGNETTE-PHOTOGALLERY-IMMAGINI'/><title type='text'>Effetti collaterali</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SkKgWd_bPOI/AAAAAAAAAn0/RTn0V4J6aAs/s1600-h/vignetta_20090603.gif"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5351015615137791202" style="DISPLAY: block; 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In tale sede ci è cercato di evidenziare diversi elementi che lo compongono:&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;1.&lt;/strong&gt; A livello europeo i partiti politici sono presenti in tre differenziate forme: gruppi del Parlamento europeo, federazioni transnazionali e partiti nazionali. Nell’analisi del sistema partitico del Parlamento europeo si è visto che i gruppi parlamentari hanno avuto uno sviluppo positivo, come dimostra la loro inclusività e la loro coesione, e hanno mantenuto un ruolo di primo piano rispetto alle federazioni, le quali dovrebbero funzionare come canali primari di un’integrazione partitica sempre più stretta e di un collegamento diretto con la società civile. I gruppi parlamentari, però, hanno quale principale funzione quella di assicurare il collegamento tra il Parlamento europeo e i Parlamenti nazionali; il compito di creare un “sentire comune”, attraverso un rapporto diretto con i cittadini, che dovrebbe spettare alle federazioni, ha trovato, invece, quali attori principali i partiti nazionali, i quali hanno incentrato il dibattito politico su questioni di carattere prevalentemente interno. Stando così le cose, i cittadini non vengono coinvolti nel dibattito politico comunitario e vedono nell’Unione una costruzione distante e poco comprensibile. In generale, quindi, la difficoltosa evoluzione delle federazioni transnazionali si spiega anche con la mancanza di una “domanda di Europa” da parte della base. Consapevoli di ciò, i partiti nazionali, che costituiscono la base delle federazioni, ritengono più utile rappresentare i loro elettorati direttamente attraverso i propri esponenti (i ministri) anche a livello europeo e non si impegnano, di conseguenza, nel rafforzamento delle federazioni stesse. Allo stato delle cose, tale atteggiamento costituisce il maggiore ostacolo allo sviluppo di europartiti capaci di svolgere efficacemente la funzione di rappresentanza a livello europeo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;2.&lt;/strong&gt; Nell’analizzare il sistema partitico europeo, a causa delle particolarità della costruzione comunitaria nel suo complesso, il tentativo di confronto con il livello nazionale ha offerto buoni spunti di riflessione, ma ha anche evidenziato come la possibilità di comparazione tra i due diversi livelli risulti più o meno idonea a seconda degli aspetti dei quali si effettua il confronto. Infatti, di fronte all’originalità di un’Assemblea priva di poteri deliberanti di un certo rilievo e di fronte ad un esecutivo bicefalo, (Commissione e Consiglio) sembra corretto accogliere con estrema cautela ogni caratterizzazione degli organi comunitari a partire dagli schemi statuali. Ad ogni modo, se si confronta la collocazione del Parlamento europeo nell’impianto comunitario con il ruolo centrale esercitato, per esempio, dal Parlamento italiano, si deve ammettere una notevolissima distanza tra i due organi. Se si paragona, invece, il Parlamento europeo con il parlamento britannico, dominato ed orientato in gran parte dal Gabinetto, vero centro del sistema costituzionale, la distanza tra gli organi, almeno sotto questo profilo, si riduce visibilmente.&lt;br /&gt;Un ulteriore aspetto interessante che è emerso da questa analisi è costituito dalla cosiddetta “unitarietà” dell’ Assemblea europea rispetto a quelle nazionali: essa è dovuta, in linea di massima, all’inesistenza di precostituite maggioranze ed opposizioni parlamentari. Nelle forme di governo parlamentari, invece, caratterizzate da uno stretto collegamento tra potere esecutivo e potere legislativo, il Parlamento non si mostra quale organo omogeneo e unitario, bensì si scompone in maggioranze che sostengono il governo e opposizioni che lavorano per la sua alternativa. Al contrario, nella forma di governo degli Stati Uniti d’America, il Congresso è in un rapporto di netta separazione con il Presidente, tanto che, pur in presenza di maggioranze e minoranze parlamentari, si esprime spesso unitariamente, tendendo a contrapporsi in toto nella difesa delle proprie prerogative. Anche nel sistema comunitario il rapporto tra Consiglio e Parlamento è di totale separazione, anzi spesso di assoluto contrasto, per cui l’organo parlamentare tende ad esprimersi a grandissima maggioranza, caratterizzandosi prevalentemente quale organo di opposizione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;3.&lt;/strong&gt; In seguito, l’analisi del sistema politico comunitario non poteva prescindere da alcune considerazioni sul sistema elettorale, limitatamente al problema dell’uniformità della procedura e alla scelta del sistema proporzionale. Trattandosi di principi costituzionali fondamentali, e consapevoli che una totale armonizzazione delle singole discipline sia, di fatto, impossibile, appare giustificato definire il problema dell’uniformità un problema non drammatico. Per quanto riguarda la scelta del proporzionale, si può arrivare alla conclusione che le considerazioni solitamente addotte a favore del sistema maggioritario, sintetizzabili in una più diretta responsabilità degli eletti nei confronti degli elettori e nella maggiore facilità di formazione delle maggioranze di governo, data la particolare natura del Parlamento europeo, non sono ad esso estensibili. Tali vantaggi sono, infatti, reali negli ordinamenti in cui il potere esecutivo è diretta emanazione dei parlamenti, ma sono irrilevanti nell’ambito del sistema comunitario, ove il Parlamento europeo riveste soltanto un ruolo di legittimazione, di rappresentanza, di controllo e di sintesi politica delle istanze statali. Non esistendo un governo che sia responsabile di fronte al Parlamento e che debba quindi essere sostenuto da consistenti e valide maggioranze, va scartata, almeno nel breve periodo, qualsiasi ipotesi maggioritaria. Al contrario, la scelta del sistema proporzionale, fondato su circoscrizioni plurinominali, dovrebbe assegnare un ruolo preponderante, attivo e di collegamento ai partiti, agevolando, per tal via, l’instaurazione di legami extrastatuali tra le correnti politiche omogenee presenti in Europa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;4.&lt;/strong&gt; Del resto, se è indubbio che il Parlamento europeo possa, nelle condizioni attuali, rafforzare il proprio ruolo solo promuovendo lo sviluppo delle federazioni, è altrettanto vero che queste, per ottenere una certa autonomia dalle rispettive componenti nazionali, debbano necessariamente lavorare per il rafforzamento dell’istituzione parlamentare, in particolare facendo in modo che essa possa assumere un rilievo decisionale importante. Tutto questo, come evidenziato più volte, è dovuto al fatto che il cammino dell’integrazione europea è sempre stato segnato da una dicotomia di prospettive, tradizionalmente individuate nella contrapposizione fra metodo comunitario e metodo intergovernativo. Nella prospettiva propria del metodo intergovernativo, l’Unione appare come un sistema che non può andare al di là di un certo grado di integrazione e che è caratterizzato da una forte capacità di espansione territoriale, con procedure e modalità di azione tanto garantiste nei confronti dei suoi membri, quanto flessibili e mutevoli nei confronti dei problemi e delle strategie di volta in volta iscritte nell’agenda politica. Il metodo comunitario postula, invece, una tensione ad un ordinamento fortemente strutturato e coeso, capace di sviluppare forme durature di identificazione collettiva, ma proprio per questo non facilmente conciliabile con una politica di ampliamento crescente della struttura interna e delle prospettive esterne. Nella prospettiva intergovernativa, la legittimazione democratica dell’ Unione avviene tramite la legittimazione dei soggetti decisori degli Stati membri: il circuito comunitario non ha, di conseguenza, ruolo e spazio sufficienti, né dal punto di vista politico né dal punto di vista istituzionale, per giustificare ed incentivare il formarsi di un sistema politico europeo fortemente incentrato intorno a partiti di dimensione continentale. Infatti, fino a che l’agenda delle decisioni politiche dell’Unione è saldamente nelle mani degli Stati, è chiaro che la legittimazione politica poggia su di essi e quindi, in ultima analisi, sui circuiti politico-partitici nazionali. Al contrario, nella prospettiva di un forte potenziamento del metodo comunitario corretto, che comporti anche un effettivo e concreto spostamento del potere decisionale dagli Stati al complesso Parlamento-Commissione, è necessario ed inevitabile il formarsi di un forte sistema di partiti a dimensione europea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;5.&lt;/strong&gt; Posto in questi termini, il problema vero di fronte al quale ci si trova, non è solo che il Parlamento europeo non esce dai lavori della Convenzione sufficientemente rafforzato o che la nuova normativa sullo statuto e il finanziamento dei partiti politici a livello europeo non distacca adeguatamente questi ultimi dalla dimensione parlamentare e dal collegamento con i partiti nazionali. La questione vera è che, ancora una volta, l’Unione si dota di istituzioni e di strutture ispirate alla convivenza e alla ricerca di un difficile quanto impossibile equilibrio fra due prospettive diverse, se non opposte. Il Regolamento n. 2004/2003 sembra, del resto, risentire di questa logica: pur con tutti i dubbi sulla sua sostanza, compie un passo avanti nella definizione di uno spazio di azione autonomo per i partiti, prevedendo un finanziamento a carico del bilancio del Parlamento europeo, ma si mostra deficitario sotto il profilo dell’organizzazione interna e delle relazioni esterne dei partiti. In particolare, non sono disciplinate tematiche quali le modalità di iscrizione dei cittadini ai partiti europei, il rapporto tra gli iscritti e gli organismi dirigenti dei partiti stessi, le competenze degli organi centrali e di quelli periferici, i criteri di tale ripartizione o l’indicazione degli organi disciplinari interni, che sono tipiche di uno statuto. È da rilevare, inoltre, che la previsione di ampi poteri di controllo e verifica delle condizioni per l’accesso al finanziamento in capo al Parlamento contribuisce a mantenere le federazioni in una posizione subordinata rispetto alle loro componenti nazionali e ai gruppi parlamentari: questi ultimi diventano, di fatto, i supervisori della gestione dei fondi per il finanziamento dei partiti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;6.&lt;/strong&gt; In conclusione, sembra corretto affermare che nell’idea di Unione ispirata alla logica intergovernativa, non vi è uno spazio effettivo e strutturato per il formarsi di forti partiti portatori di temi politici di dimensione europea. Nella prospettiva di carattere comunitario avviene esattamente il contrario: il rapido formarsi di un autonomo sistema di partiti europei è non solo possibile, ma necessario, anzi sostanzialmente indispensabile, al corretto funzionamento del sistema complessivo. Da questo punto di vista, la prospettiva che, nell’analizzare le strategie di costruzione dei partiti europei, privilegia il dato politico rispetto all’evoluzione giuridico-istituzionale appare la più corretta, dal momento che essa, nel ricercare il collante che possa innescare la costruzione di tale sistema, non si limita a richiamare l’attenzione sulla necessità di un progetto politico comune e condiviso per l’Europa, ma sottolinea anche, e in particolare, la necessità di un’idea comune e condivisa di Europa. In altri termini, per promuovere il formarsi di un sistema politico e partitico a dimensione europea non basta puntare a definire politiche comuni, ma occorre che esso si fondi su una medesima idea di Europa e metta al centro dell’azione comune questa idea. Le politiche europee possono, e anzi necessariamente devono, essere diverse, dal momento che il sistema stesso non può prescindere dal pluralismo dei partiti e dalla articolazione degli schieramenti; l’idea di fondo, però, e il progetto storico sul quale fondare il funzionamento del sistema politico deve essere comune e comunemente condivisa. Avere una medesima idea di Europa significa riuscire a superare l’ottica e la dimensione nazionale per collocare l’iniziativa politica stessa a un livello più alto del processo di integrazione. Tutto ciò sarà difficile da realizzare fino a quando i partiti nazionali potranno giovarsi del canale diretto di rappresentanza degli interessi dei cittadini, costituito dal circuito istituzionale intergovernativo, e continueranno a sostituirsi alle federazioni nel collegamento tra società civile e istituzioni europee.&lt;br /&gt;La speranza è che anche il dibattito in corso sul Trattato costituzionale, sui suoi limiti e sugli sviluppi futuri, unitamente all’aggravarsi dello scenario politico mondiale, possa finalmente chiarire che non basta dare all’Europa regole e istituzioni se non si dà ad essa, insieme al corpo, anche un’anima. Il giorno in cui l’Unione avrà davvero “un’anima”, ci sarà spazio per un moderno e strutturato sistema politico realmente democratico, basato su partiti capaci di essere l’anima di quella stessa democrazia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;TORNA A SOMMARIO&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-6226147014308887313?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/6226147014308887313/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=6226147014308887313' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/6226147014308887313'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/6226147014308887313'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2009/05/speciale-parlamento-europeo-conclusioni.html' title='Speciale Parlamento europeo - CONCLUSIONI'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-5373451537860855060</id><published>2009-05-01T22:35:00.000+02:00</published><updated>2009-06-07T22:44:15.661+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='VIGNETTE-PHOTOGALLERY-IMMAGINI'/><title type='text'>Una Repubblica fondata sul lavoro</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;La disoccupazione cresce fino a livelli record, ma intanto il governo continua a finanziare le banche e i furbetti che hanno sulle spalle la colpa dell'impoverimento sociale. Berlusconi dice che la crisi è passata e che basta avere fiducia, ma il peggio sembra proprio che debba ancora arrivare. Mentre l'opposizione - o quel che ne rimane - non è assolutamente in grado di proporre una visione alternativa, a rimetterci sono sempre i cittadini, soprattutto i giovani. &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SiwlkNaCtNI/AAAAAAAAAnc/tbzrhyzkuKE/s1600-h/disoccupazione.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5344688161786344658" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 391px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SiwlkNaCtNI/AAAAAAAAAnc/tbzrhyzkuKE/s400/disoccupazione.jpg" border="0" /&gt; &lt;p align="center"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:78%;"&gt;&lt;strong&gt;* vignetta di Marco Viviani&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-5373451537860855060?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/5373451537860855060/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=5373451537860855060' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/5373451537860855060'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/5373451537860855060'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2009/05/una-repubblica-fondata-sul-lavoro.html' title='Una Repubblica fondata sul lavoro'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SiwlkNaCtNI/AAAAAAAAAnc/tbzrhyzkuKE/s72-c/disoccupazione.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-4862549605425776653</id><published>2009-04-28T17:02:00.000+02:00</published><updated>2009-06-07T17:05:38.437+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='EUROPA e MEDITERRANEO'/><title type='text'>Speciale Parlamento europeo - PARTE IV</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Il rapporto tra Parlamento europeo e partiti politici&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il tema del rapporto tra i partiti politici e il Parlamento europeo costituisce una parte importante delle scommessa sul ruolo futuro dell’ Unione. È innegabile, infatti, che l’esistenza di un solido sistema di partiti a livello europeo sia un elemento cardine del raccordo fra le opinioni pubbliche e le istituzioni europee e dunque che il ruolo da essi effettivamente svolto incida necessariamente sul tasso di democraticità dell’Unione nel suo complesso. Tuttavia, il problema vero è costituito dal fatto che a livello europeo i partiti non ci sono, o,comunque, non possono essere definiti tali. La questione principale si incentra, allora, sul perché, malgrado i molti decenni di esistenza delle Comunità prima, della Comunità europea dopo, dell’Unione infine, e malgrado l’esistenza ormai da molte legislature di un Parlamento europeo eletto direttamente dai cittadini, i partiti europei non abbiano ancora visto la luce.&lt;br /&gt;Alcuni studi recenti &lt;strong&gt;[1]&lt;/strong&gt; offrono molte spiegazioni del fenomeno e contengono anche importanti riflessioni sulle prospettive che l’immediato futuro può presentare. Va detto, tuttavia, che vi è un elemento, nella storia delle forme di organizzazione politica emerse in questi decenni in Europa, che non può non colpire profondamente: mentre nelle tradizioni politiche nazionali i partiti, anche quando nati in Parlamento, diventano rapidamente soggetti politici che operano nella società al fine di promuovere un loro progetto di cambiamento o di conservazione degli equilibri esistenti, a livello europeo i partiti, anche quando sono legati da forti radici ideologiche e politiche comuni, non riescono ad andare oltre la costituzione di forme federative. Non solo: man mano che l’esperienza europea si sviluppa e l’Unione si allarga, queste federazioni sembrano allontanarsi sempre più da un fondamento ideologico comune e tendere, in modo sempre più netto, a fondare la propria coesione sui vantaggi che ne derivano rispetto al funzionamento interno del Parlamento europeo e sulle maggiori opportunità di ricoprire cariche e ruoli di rilievo al suo interno.&lt;br /&gt;Ad ogni modo, le spiegazioni che vengono, usualmente, date alla mancata formazione di veri partiti di livello europeo sono note e poggiano essenzialmente sulle caratteristiche proprie del Parlamento, organo comunitario privo di adeguata centralità nel sistema istituzionale complessivo e, comunque, sprovvisto di quei poteri di indirizzo sull’ esecutivo che caratterizzano, invece, i Parlamenti nazionali. In sostanza, la ragione strutturale di fondo della mancata nascita di partiti europei, e della debolezza stessa delle forme federative finora sviluppatesi nell’ambito del sistema politico europeo, consisterebbe nella debolezza stessa dell’istituzione Parlamento e nella scarsa capacità di quest’organo di incidere effettivamente sull’indirizzo complessivo dell’Unione. Questa spiegazione, che, stante il non sufficientemente modificato ruolo del Parlamento europeo nel quadro istituzionale che scaturisce dal Trattato costituzionale, giustifica anche un giudizio pessimistico circa la possibilità che in un prossimo futuro si sviluppi un forte sistema di partiti europei, è certamente convincente.&lt;br /&gt;Essa, tuttavia, sembra troppo chiusa in un ottica istituzionale, quasi che “la storia politica europea non ci dicesse con chiarezza che i casi in cui i partiti nascono in Parlamento e grazie ad esso, e solo successivamente si radicano nella società, sono assai meno numerosi dei casi in cui, invece, i partiti nascono prima nella società e poi entrano in Parlamento e, attraverso il Parlamento, nelle istituzioni” &lt;strong&gt;[2]&lt;/strong&gt;. La storia europea ha visto partiti nati fuori dalle istituzioni conquistare le istituzioni stesse, al fine di imporre riforme radicali nella società, e partiti nati, invece, per usare le istituzioni al fine di difendere e conservare gli equilibri sociali esistenti. Tutti i partiti che sono nati in Parlamento sono divenuti soggetti e attori della contesa politica all’interno della società stessa e hanno trovato la loro forza non già nel loro radicamento parlamentare, ma nel loro radicamento sociale e nella loro capacità di organizzare la rappresentanza politica e la contesa elettorale. Il che, a sua volta, ha quasi sempre avuto come risultato anche quello di rafforzare la stessa istituzione parlamentare, ampliandone non solo il ruolo, ma anche il significato e il peso politico e sistemico. A livello comunitario, invece, questo non è avvenuto e non sembra neanche probabile possa avvenire in un periodo sufficientemente rapido. Non si è creato, cioè, quel circuito virtuoso che ha condotto i Parlamenti nazionali a stimolare la crescita organizzativa dei partiti e i partiti a ricercare nel rafforzamento del Parlamento l’ opportunità di accrescere il loro ruolo politico.&lt;br /&gt;Va avvertito che, in questo senso, il ragionamento, secondo cui i partiti europei tardano a svilupparsi anche e soprattutto perché il Parlamento europeo è stato, è, e con ogni probabilità continuerà ad essere un’istituzione non sufficientemente forte e determinante negli equilibri dell’Unione, può essere rovesciato. Si può dire, cioè, che il Parlamento è stato, è, e probabilmente continuerà ad essere un’istituzione debole nel contesto del sistema istituzionale comunitario anche perché non si è sviluppato e non si sta sviluppando un forte e coeso sistema di partiti europei. Di qui la perplessità che nasce di fronte a posizioni eccessivamente legate a dati ed aspetti giuridico-istituzionali, comprese quelle che si fondano sul possibile effetto incentivante che potrà avere la nuova normativa in tema di statuto e finanziamento dei partiti europei, la quale, considerata con tutte le sue ombre, costituirà l’argomento dei prossimi capitoli. Di qui, al contrario, l’indubbio interesse che suscitano le posizioni, come quella già citata di Gozi, che appaiono orientate non tanto a riflettere sui dati istituzionali, quanto sui dati politici, e che mirano a ricercare non tanto le innovazioni sul piano istituzionale, quanto piuttosto le evoluzioni politiche necessarie ad innescare un processo finalmente concreto di costruzione di un sistema strutturato di partiti politici europei.&lt;br /&gt;Tuttavia, anche l’approccio per così dire “politico” al problema della costruzione di un sistema di partiti europei appare, in qualche modo, velleitario e riduttivo se ci si limita a ricercare le condizioni metodologiche e le prassi comportamentali più adeguate all’esigenza di mettere insieme, intorno ad un comune e condiviso progetto di Europa, partiti ed esperienze nazionali, i quali hanno, sinora, dato vita tutt’al più a forme organizzative di carattere federativo all’interno del Parlamento europeo. La questione principale che dovrà essere affrontata diviene, allora, la prevedibile e possibile evoluzione dell’Unione europea: se essa si assesterà sugli imperativi del cosiddetto metodo “intergovernativo” o se, invece, si aprirà alle prospettive delineate dal  metodo cosiddetto “comunitario”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;NOTE:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;[1]&lt;/strong&gt; Sandro Gozi – Le elezioni europee del 2004, Il Mulino, Bologna, 2003.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;[2]&lt;/strong&gt; idem&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;TORNA A SOMMARIO&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-4862549605425776653?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/4862549605425776653/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=4862549605425776653' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/4862549605425776653'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/4862549605425776653'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2009/04/speciale-parlamento-europeo-parte-iv.html' title='Speciale Parlamento europeo - PARTE IV'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-6531044808935195342</id><published>2009-04-10T16:41:00.000+02:00</published><updated>2009-06-07T16:44:59.942+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='EUROPA e MEDITERRANEO'/><title type='text'>Speciale Parlamento europeo - PARTE III</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Il sistema elettorale dell’ Unione europea: il problema dell’ uniformità e l’ adozione del sistema proporzionale. &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell’ ambito di una procedura elettorale uniforme si devono senz’altro ricomprendere: il sistema elettorale, le norme sull’ elettorato attivo e passivo, le condizioni di ineleggibilità e di incompatibilità, la data delle elezioni, l’assegnazione dei seggi vacanti, le disposizioni relative alla campagna elettorale, la verifica dei poteri. Ai fini del presente lavoro verrà analizzato, a grandi linee, solo il sistema elettorale, con l’esclusivo riferimento al problema dell’ uniformità della procedura, nonostante il metodo dell’attuazione “a tappe”, e alla scelta, ad esclusione del caso inglese, del sistema proporzionale.&lt;br /&gt;In riferimento alla prima questione, la ricerca di un quid di uniformità dovrebbe escludere, ovviamente, che il Parlamento europeo possa essere formato secondo le “procedure elettorali fissate da ogni Stato membro”. Tuttavia, uniforme non significa identico, anche se non si può escludere a priori che il grado di uniformità raggiungibile possa produrre effetti di sostanziale identità &lt;strong&gt;[1]&lt;/strong&gt;. Le opinioni su questo punto non sono univoche e c’è chi sostiene che una procedura elettorale uniforme non possa, in alcun caso, apparire differenziata, mostrando delle falle nei punti di scelta fondamentali che vanno ad incidere sulla composizione dell’Assemblea &lt;strong&gt;[2]&lt;/strong&gt;. In ogni caso, non si potrà mai parlare di uniformità in presenza di convenzioni che non abbiano unanime consenso sul tipo di sistema elettorale.&lt;br /&gt;È il caso di sottolineare, però, che, al fine di non appesantire troppo il progetto, si è assunto il metodo di attuazione per tappe: una procedura elettorale, com’è ovvio, è costituita da un numero troppo elevato di elementi per i quali si potrebbe progettare un’armonizzazione &lt;strong&gt;[3]&lt;/strong&gt;. Che la realtà comunitaria globalmente considerata costituisca un processo in corso di attuazione è un dato non contestabile: essa è stata concepita dai membri fondatori come un ente ad attuazione progressiva, precisamente come organismo comune di carattere specificatamente economico, che, partendo dalla base dell’unione doganale, fosse in grado di realizzare successivamente una effettiva e più stretta unione tra i popoli europei, assicurandone il progresso non soltanto economico, ma anche sociale e politico. È altrettanto indubbio, però, che una procedura elettorale debba essere il più possibile uniforme, al fine di preservare la rappresentatività del Parlamento dai calcoli politici all’ interno di esso. Al di là dei successivi interventi la situazione è rimasta invariata nella sostanza: il sistema elettorale è regolato da norme dell’ Unione, che contengono i principi validi per tutti, e da norme statali, che contengono disposizioni con validità territoriale limitata a ciascuno Stato. Tra gli scopi che la procedura uniforme si proponeva di realizzare vi erano la necessità di assicurare la rappresentanza delle principali forze politiche e di conferire un peso sensibilmente uguale ai voti, permettendo, al contempo, di considerare le particolarità nazionali &lt;strong&gt;[4]&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;In ottemperanza a tali principi si è escluso ogni approdo di tipo maggioritario, cosicché, constatata anche l’impraticabilità dell’ adozione di sistemi elettorali misti, assieme all’inammissibilità della contemporanea presenza, nei diversi Stati, di procedure maggioritarie e di procedure proporzionali, si è optato per il sistema proporzionale. In realtà, le considerazioni solitamente addotte a favore del sistema maggioritario, sintetizzabili in una più diretta responsabilità degli eletti nei confronti degli elettori &lt;strong&gt;[5]&lt;/strong&gt; e nella maggiore facilità di formazione delle maggioranze di governo, data la particolare natura del Parlamento europeo, non sono ad esso estensibili. Tali vantaggi sono, infatti, reali negli ordinamenti in cui il potere esecutivo è diretta emanazione dei parlamenti, ma sono irrilevanti nell’ambito del sistema comunitario, ove il Parlamento europeo riveste soltanto un ruolo di legittimazione, di rappresentanza, di controllo e di sintesi politica delle istanze statali. Nell’ ambito del sistema politico dell’Unione non esiste un governo che sia responsabile di fronte al Parlamento e che debba quindi essere sostenuto da consistenti e valide maggioranze.&lt;br /&gt;Va, quindi, scartata, almeno nel breve periodo, l’obiezione che viene solitamente mossa contro la proporzionalità, che sarebbe causa di frammentazione delle forze politiche e di debolezza degli esecutivi, almeno fino a che non vengano assegnati al Parlamento europeo i poteri necessari a configurarlo quale principale organo decisionale dell’ Unione. Tali motivazioni inducono certamente a riflettere sul fatto che qualsiasi legge elettorale dovrebbe essere stabilita in funzione dell’ obbiettivo prefisso, non esistendo una verità a priori, ma solo leggi elettorali che devono essere adattate in funzione del risultato da raggiungere. Non dovrebbe, quindi, esserci contraddizione nel fatto che in uno Stato esista un tipo di legge elettorale per il Parlamento nazionale e una legge diversa per l’elezione europea. Tanto più che in uno Stato si tratta di esprimere una maggioranza governativa, di far sì che il governo rappresentante tale maggioranza possa governare, mentre nell’ ambito del Parlamento europeo si tratta, più semplicemente, di raggruppare le varie correnti dell’ opinione pubblica presenti nell’ Unione. La scelta del sistema proporzionale, fondato su circoscrizioni plurinominali, assegna un ruolo preponderante, attivo e di collegamento ai partiti politici, agevolando, per tal via, l’instaurazione di legami extrastatuali tra le correnti politiche omogenee presenti in Europa. Anche per questi motivi appare fondata l’opinione dello Zagrebelsky, secondo cui le leggi elettorali hanno la capacità di condizionare la stessa configurazione istituzionale e la sostanza politica dei Parlamenti &lt;strong&gt;[6]&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;In conclusione, la riduzione della differenziazione e l’aumento dell’uniformità sono certamente il risultato di un processo negoziale, ancora in corso, tipicamente comunitario, a cui contribuiscono diversi soggetti istituzionali e politici, statali e comunitari. L’uniformità del sistema elettorale, insomma, non può essere immaginata che come un’armonizzazione degli elementi essenziali del sistema, raggiunta per tappe e lasciando ai singoli Stati la facoltà di adeguarsi per fasi successive al modello comune che viene, di volta in volta, indicato dal Parlamento dell’Unione. Il problema dell’uniformità non è, quindi, così drammatico ed è necessario ricordare che ogni Stato ha le sue tradizioni e le sue particolarità in campo elettorale.&lt;br /&gt;Per quanto riguarda la scelta del sistema proporzionale, invece, non c’è dubbio che esso, in mancanza di un rapporto di responsabilità tra il Consiglio e un Parlamento fornito dei necessari poteri decisionali, sia l’unico sistema elettorale praticabile. In questo modo, privilegiando il profilo della rappresentatività, si permette, perlomeno, l’entrata di più soggetti nell’arena politica con il preciso intento di coinvolgere tutti gli strati dell’elettorato e creare, così, una comune coscienza politica. Solo a seguito di un ruolo centrale del Parlamento europeo, con poteri di indirizzo sul Consiglio e di iniziativa, unitamente alla nascita di un ordinamento strutturato e coeso, capace di sviluppare forme forti di identificazione collettiva, avrà senso l’adozione di un sistema maggioritario che privilegi il profilo della governabilità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;NOTE:&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;[1]&lt;/strong&gt; Nell’ opuscolo Verso l’elezione diretta dell’ Assemblea parlamentare europea, ottobre 1980, edito dal PE si sostiene, appunto, che uniformità non è sinonimo di identità e che per procedura uniforme debba intendersi una legge elettorale che sia fondamentalmente la stessa in tutti gli Stati membri.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;[2]&lt;/strong&gt; Di questo avviso era anche l’on. D’Angelosante, nel parere redatto a nome della commissione giuridica (P.E. , Doc. 1-988/81/B-C, p.31), per cui “…deve affermarsi il principio essenziale secondo il quale non sono più ammissibili norme elettorali le quali, mentre favoriscono interessi di questo o di quello Stato, o addirittura di questo o di quel partito nazionale, danneggiano e indeboliscono il Parlamento, in quanto artificiosamente ne modificano la rappresentatività”.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;[3]&lt;/strong&gt; Su questo punto si era ancora espresso l’on. D’Angelosante (P.E. , Doc. supra cit. , p.40) secondo il quale “…l’opinione che alla procedura elettorale uniforme si possa dare attuazione per tappe va considerata errata, in quanto priva di base giuridica, ed anzi, contraddetta dalla normativa che regola la materia”.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;[4]&lt;/strong&gt; Nell’ambito dei “criteri” di scelta del sistema elettorale il relatore on. Seitlinger, della commissione politica, sosteneva che “il sistema elettorale deve avvicinarsi il più possibile ai modelli collaudati e familiari ai cittadini dei diversi Stati e non trascurare i valori essenziali della vita politica degli Stati membri”, in P.E., Doc. 1-988/81/B-C, p.4, lett b.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;[5]&lt;/strong&gt; L’on. Lomas, deputato laburista britannico, nel motivare il suo voto contrario alla proposta della commissione politica, ribadiva che “nel nostro paese preferiamo decisamente il sistema uninominale[…] in esso la responsabilità è diretta[…] noi rispondiamo ai nostri elettori, siamo sul posto quando vengono a dirci: vogliamo questo o non vogliamo quello[…] noi siamo responsabili”, in Discussioni del P.E., Seduta del 10 marzo 1982, allegato alla GuCe, p.103.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;[6]&lt;/strong&gt; Zagrebelsky – I meccanismi elettorali per l’elezione del Parlamento europeo e le loro implicazioni politiche, in Parlamento europeo – Forze politiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;TORNA A SOMMARIO&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-6531044808935195342?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/6531044808935195342/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=6531044808935195342' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/6531044808935195342'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/6531044808935195342'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2009/04/speciale-parlamento-europeo-parte-iii.html' title='Speciale Parlamento europeo - PARTE III'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-7423110276720602923</id><published>2009-04-02T20:21:00.000+02:00</published><updated>2009-04-26T20:37:49.453+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='VIGNETTE-PHOTOGALLERY-IMMAGINI'/><title type='text'>L'annessione</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Dopo la sinistra scompare anche la destra. L'iter tutto italiano da un sistema proporzionale ad uno maggioritario ha non solo depauperato il livello morale ed intellettuale del Parlamento, ma anche creato dal lato politico due partiti contenitore, due scatole vuote. Come un grosso biscione che tutto fagocita, il nuovo soggetto politico è ora sul campo. Il terreno dal quale dovrebbe nascere il presidenzialismo tanto agognato dal Cavaliere è stato concimato. Aspettiamo che dia i suoi frutti.&lt;/span&gt; &lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SfSmjhFPItI/AAAAAAAAAnU/z8Pma5DKpZY/s1600-h/a.n.schluss.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5329067388192105170" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 346px; CURSOR: hand; HEIGHT: 400px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SfSmjhFPItI/AAAAAAAAAnU/z8Pma5DKpZY/s400/a.n.schluss.jpg" border="0" /&gt; &lt;p align="center"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;*vignetta di Marco Viviani&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-7423110276720602923?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/7423110276720602923/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=7423110276720602923' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/7423110276720602923'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/7423110276720602923'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2009/04/lannessione.html' title='L&apos;annessione'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SfSmjhFPItI/AAAAAAAAAnU/z8Pma5DKpZY/s72-c/a.n.schluss.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-1550340224388917734</id><published>2009-03-30T15:57:00.000+02:00</published><updated>2009-06-07T16:03:36.446+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='EUROPA e MEDITERRANEO'/><title type='text'>Speciale Parlamento europeo - PARTE II</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Correttezza della comparazione tra “parlamentarismo” europeo e Parlamenti nazionali&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A causa della sua specificità, sui cui motivi storici, sociali e politici, per altro noti, non è il caso di soffermarsi in questa sede, il sistema istituzionale dell’Unione rappresenta un modello unico, che non trova riscontri in nessun altro tipo di esperienza né a livello statale, né a livello di organizzazioni internazionali. Ai fini della presente trattazione, in particolare per quanto attiene al ruolo che partiti politici di livello europeo potrebbero giocare nel processo di riduzione del deficit democratico, può, quindi, risultare utile una comparazione tra alcuni aspetti del funzionamento del Parlamento europeo e dei Parlamenti nazionali, limitatamente al caso italiano. Tanto più che già dal regolamento del 1981 &lt;strong&gt;[1]&lt;/strong&gt; traspariva una connotazione del Parlamento europeo quale organo ancor più marcatamente “di gruppi e non di delegazioni nazionali o di individui”. In altre parole, veniva ulteriormente sottolineata la sua diversità rispetto alle altre Istituzioni comunitarie e, conseguentemente, si profilava il suo avvicinamento ai modelli parlamentari statali: da alcune soluzioni regolamentari assunte dal Parlamento europeo si avvertiva, del resto, che la derivazione di alcune disposizioni non era tanto di origine interna quanto, piuttosto, il risultato della trasposizione di esperienze nazionali in ambito comunitario.&lt;br /&gt;Su questo punto è stato anche sostenuto &lt;strong&gt;[2]&lt;/strong&gt; che l’effettiva influenza dei gruppi, la loro essenza e quella della loro funzione dipendono direttamente dai poteri concreti del parlamento in cui operano, fermo restando che i gruppi europei svolgono funzioni ben diverse rispetto ai gruppi nazionali, tali, però, da non escludere la stringente analogia strutturale e, per alcuni aspetti, anche funzionale dei due fenomeni. L’indagine comparatistica è, in definitiva, per gli autori, compatibile e necessaria dal momento che il Parlamento europeo ha sempre attinto dalle esperienze maturate negli ordinamenti nazionali. È importante sottolineare, però, al di là delle singole opinioni, come già pochi anni dopo la prima elezione diretta dell’assemblea di Strasburgo si avvertisse che, in mancanza di reali partiti di dimensione europea, non fosse possibile per i gruppi europei esplicare integralmente quella che per i gruppi nazionali è la funzione preminente: la rappresentanza dei corrispondenti partiti. I successivi passi, tuttavia, tra i quali l’adozione progressiva di sistemi elettorali (quasi) uniformi, il consolidarsi del fenomeno di formazione delle federazioni partitiche transnazionali e, recentemente, il Regolamento n. 2004/2003 hanno aperto, in questo senso, nuove prospettive.&lt;br /&gt;Il tentativo di comparazione può certamente sollevare alcune perplessità sulla correttezza metodologica del confronto, trattandosi di comparare, da un lato, organi di natura statale e, dall’altro, organi internazionali. Se è vero, infatti, che sotto il profilo strutturale esiste un’indubbia somiglianza tra i due tipi di assemblea, soprattutto a seguito dell’elezione diretta del Parlamento europeo, tuttavia, sotto il profilo funzionale, le assemblee legislative degli Stati membri hanno ben poco in comune con quella europea, non dotata  né di poteri legislativi, né di alcun autentico potere di controllo sull’esecutivo. Di questo avviso non è Prélot, il quale sostiene &lt;strong&gt;[3]&lt;/strong&gt; che ci sarà diritto parlamentare ovunque esistono delle Camere deliberanti, anche in assenza della responsabilità politica dei ministri davanti ad esse. In particolare, per l’autore, la comparazione tra il livello parlamentare comunitario e i vari livelli nazionali deve ritenersi possibile e necessaria, dal momento che sono certamente confrontabili i diversi modi in cui vengono organizzati “i dibattiti di un gran numero di uomini riuniti in assemblea”.&lt;br /&gt;Altre posizioni della dottrina &lt;strong&gt;[4]&lt;/strong&gt; hanno sottolineato, per il caso italiano, come alcuni istituti regolamentari del Parlamento europeo presentassero analogie di fondo con i regolamenti delle Camere del 1971, dal momento che, per motivazioni diverse, le assemblee propendevano al coinvolgimento delle “opposizioni” nella programmazione e nell’espletamento dell’attività parlamentare. Più correttamente, mentre il Parlamento europeo tendeva, e tende tutt’ora, ad esprimersi nella sua interezza quale organo di opposizione al sistema, nelle Camere italiane, pur conservandosi la sostanziale diversità di ruoli tra maggioranza e opposizione, si propendeva, per le ragioni storiche del momento, al raggiungimento di frequenti compromessi  con le opposizioni più significative, al fine di ottenerne la compartecipazione alla gestione più spedita e coordinata delle assemblee. Va, comunque, notato che sotto il profilo rappresentativo il Parlamento europeo si caratterizza solo parzialmente in forme simili alle assemblee nazionali: se riunisce, infatti, secondo le previsioni dei Trattati i rappresentanti dei popoli degli Stati comunitari, esiste, tuttavia, una rilevante particolarità, consistente nel fatto per cui, in presenza di un sistema di elezione delimitato dai confini nazionali, viene a mancare l’elemento soggettivo primario costitutivo di un “popolo europeo” unitariamente inteso, che è, invece, presupposto indefettibile dell’ordinamento statuale.&lt;br /&gt;Un ulteriore elemento di differenziazione tra i due livelli può essere individuato nel rifiuto, all’interno dell’ordinamento comunitario, del principio della divisione dei poteri, idoneo ad allontanarlo dai tradizionali schemi del parlamentarismo nazionale.&lt;br /&gt;A parziale spiegazione di ciò, è stato sostenuto &lt;strong&gt;[5]&lt;/strong&gt; che la divisione dei poteri non si è imposta nelle organizzazioni internazionali per l’assenza delle ragioni storiche, più che strutturali, che ne hanno determinato la nascita: la tutela di taluni fondamentali diritti della persona nei confronti del potere dello Stato. Per questi motivi, di fronte all’originalità di un’Assemblea priva di poteri deliberanti di un certo rilievo e di fronte ad un esecutivo bicefalo, emanazione dei governi nazionali, sembra corretto accogliere con estrema cautela ogni caratterizzazione degli organi comunitari a partire dagli schemi statuali. In realtà, se si confronta la collocazione del Parlamento europeo nell’impianto comunitario con il ruolo centrale esercitato, per esempio, dal Parlamento italiano, si deve ammettere una notevolissima distanza tra i due organi. Il carattere centrale del Parlamento italiano raggiunge i più unanimi riconoscimenti nel corso della VII legislatura, con l’avvio del governo “delle astensioni” e della “non sfiducia”: in questa fase il centro di gravità del sistema politico si sposta verso tale direzione &lt;strong&gt;[6]&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;Se si paragona, invece, il Parlamento europeo con il parlamento britannico, dominato ed orientato in gran parte dal Gabinetto, vero centro del sistema costituzionale, la distanza tra gli organi, almeno sotto questo profilo, si riduce visibilmente. Né avrebbe senso tentare di paragonare il sistema costituzionale europeo a quello statunitense, del quale si accennerà brevemente in seguito, per la profonda diversità dei presupposti sui quali si fondano. In tutti i casi, si deve constatare che, eccezion fatta per l’originalissimo caso italiano &lt;strong&gt;[7]&lt;/strong&gt; , comune a tutti i Parlamenti statali è il crescente fenomeno della perdita di prerogative a favore degli esecutivi, in conseguenza della crisi di legittimazione degli organi parlamentari &lt;strong&gt;[8]&lt;/strong&gt; e per effetto delle maggiori garanzie offerte alla stabilità dei governi.&lt;br /&gt;Uno squilibrio funzionale tra organi, a tutto vantaggio del Consiglio, si è sempre registrato anche nell’ordinamento comunitario;  in questo caso, però, il fenomeno si deve soprattutto a consapevoli e calibrate scelte costituenti degli estensori dei Trattati, che hanno inteso privilegiare, accanto ad entità di carattere sovranazionale, innanzitutto gli organismi rappresentativi di interessi nazionali.&lt;br /&gt;È, tuttavia interessante notare che, sia pur partendo da assetti estremamente differenziati e da presupposti assolutamente non confrontabili, le divergenti linee evolutive del sistema comunitario e dei sistemi nazionali, limitatamente a questo tema, rafforzano di fatto il medesimo disegno istituzionale in cui le funzioni decisionali si concentrano sugli esecutivi, mentre le funzioni di rappresentanza e di controllo sono svolte dai parlamenti &lt;strong&gt;[9]&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;Infine, è appena il caso di avanzare alcune considerazioni su un altro aspetto della possibile analisi comparata dei due sistemi, quale quello della cosiddetta “unitarietà” dell’ Assemblea europea dovuta, in linea di massima, all’inesistenza di precostituite maggioranze ed opposizioni parlamentari. Infatti, nelle forme di governo parlamentari, caratterizzate da uno stretto collegamento tra potere esecutivo e potere legislativo, il Parlamento non si mostra quale organo omogeneo e unitario, bensì si scompone in maggioranze che sostengono il governo e opposizioni che lavorano per la sua alternativa. Al contrario nella forma di governo degli Stati Uniti d’America, il Congresso è in un rapporto di netta separazione con il Presidente, tanto che, pur in presenza di maggioranze e minoranze parlamentare, si esprime spesso unitariamente, tendendo a contrapporsi in toto nella difesa delle proprie prerogative. Anche nel sistema comunitario il rapporto tra Consiglio e Parlamento è di totale separazione, anzi spesso di assoluto contrasto, per cui l’organo parlamentare tende ad esprimersi all’unanimità o a grandissima maggioranza, caratterizzandosi prevalentemente quale organo di opposizione, secondo le tradizionali teorie per le quali il contrappeso tra i poteri si realizza tramite l’esercizio del ruolo di opposizione da parte dell’intero parlamento.&lt;br /&gt;Come si è visto, quindi, la possibilità di comparazione tra i due diversi sistemi risulta più o meno idonea a seconda degli aspetti dei quali si effettua il confronto. Anche per questi motivi, con le dovute cautele, alcune ulteriori considerazioni di carattere comparato sul Parlamento europeo e sui Parlamenti nazionali appaiono utili e possibili. Esse investono necessariamente alcuni aspetti di un fattore che più di altri ha la necessaria forza per influenzare il sistema costituzionale e politico di uno stato, sia esso nazionale che di carattere sopranazionale: il sistema elettorale, con particolare attenzione alla scelta, nell’ambito comunitario, del sistema proporzionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;NOTE:&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;[1]&lt;/strong&gt;  Approvato nella seduta del 26 marzo.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;[2]&lt;/strong&gt; Sull’argomento si veda: Chiti-Battelli – I “Poteri” del Parlamento europeo, Milano, 1981.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;[3]&lt;/strong&gt;  M.Prélot – Le droit des Assemblées internationales, Accadémie de Droit International, 1981.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;[4]&lt;/strong&gt;  Beccaccini – Sistema politico e regolamenti parlamentari, Milano, 1980.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;[5]&lt;/strong&gt;  Miglizza – Il fenomeno dell’organizzazione internazionale e la comunità internazionale, Milano, 1988.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;[6]&lt;/strong&gt; In tal senso: Rodotà – La Costituzione materiale ai tempi dell’unità nazionale, in Laboratorio politico, marzo-giugno 1982, p. 64.   “La funzione nuova del Parlamento viene individuata nella creazione di una sede in cui si realizza una certa partecipazione al potere di partiti che restano peraltro esclusi dalla partecipazione diretta agli organi di governo”.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;[7]&lt;/strong&gt; In particolare Bognetti – Il modello economico della democrazia sociale e la costituzione della Repubblica italiana, in Verso una nuova costituzione, Tomo I, Milano, 1983 fa risalire le principali anomalie del caso italiano al legame esistente tra strutture economico-sociali e strutture politiche.  Esse sarebbero ampiamente caratterizzate e influenzate, oltre che dall’intrinseca debolezza dell’ esecutivo, soprattutto dall’esistenza di un eccesso quantitativo di rendite politiche all’interno del sistema rispetto a quelle generalmente presenti negli altri ordinamenti occidentali contemporanei, incorporanti il medesimo modello di Stato.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;[8]&lt;/strong&gt; Sulla crisi del parlamentarismo si veda, del tutto indicativamente, H.Kelsen – Il problema del parlamentarismo, in Il primato del Parlamento, Milano, 1982.[9] In vero, nel sistema comunitario tale funzione non è mai stata svolta integralmente dal Parlamento a causa delle lacune sul piano dei poteri di decisione.  Ad ogni modo, come si cerca di dimostrare in questo lavoro, in più di venti anni sono stati compiuti diversi passi in questo senso, nel tentativo di ampliare e rafforzare i poteri dell’ Assemblea comunitaria.  La tesi che si sostiene è che solo lo sviluppo di europartiti capaci di assolvere a tali funzioni di rappresentanza può consentire al Parlamento di esprimere tutto il suo potenziale.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;TORNA A SOMMARIO&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-1550340224388917734?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/1550340224388917734/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=1550340224388917734' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/1550340224388917734'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/1550340224388917734'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2009/03/speciale-parlamento-europeo-parte-ii.html' title='Speciale Parlamento europeo - PARTE II'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-430160031356364234</id><published>2009-03-22T13:02:00.003+01:00</published><updated>2009-03-22T14:04:53.361+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='USA e NORD AMERICA'/><title type='text'>Una mano tesa al pragmatismo</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Il messaggio di Obama al popolo iraniano è stato enfatizzato dai media come una vera e propria svolta. Se è indubbio che la politica Usa verso Teheran stia cambiando, ciò non è dovuto a spontanea generosità ma ad un calcolato pragmatismo. Come prevedibile, infatti, il regime degli Ayatollah ha risposto subito picche: prima vediamo i fatti.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/ScYpbCt34vI/AAAAAAAAAnM/cLG9B4EpSGw/s1600-h/Grande_Medio_Oriente_geostrategia_800.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5315981954719933170" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 268px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/ScYpbCt34vI/AAAAAAAAAnM/cLG9B4EpSGw/s400/Grande_Medio_Oriente_geostrategia_800.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Obama non ha teso la mano all'Iran, Obama ha semplicemente un disperato bisogno dell'Iran. L'America è impantanata in Iraq e Afghanistan e gli unici che possono fare qualcosa per agevolare la ritirata dei militari sono gli iraniani. La maggioranza della popolazione in Iraq (60%) e una grossa minoranza negli stati sunniti del golfo (20% solo in Arabia Saudita) è sciita e guarda a Teheran. Una grossa fetta dell'Afghanistan occidentale è impregnato di cultura persiana, tanto che nella provincia di Herat si parla il Farsi.&lt;br /&gt;Bush credeva in una guerra lampo che gli avrebbe permesso di accerchiare e poi sferrare l'attacco all'Iran; ora Obama e l'America ne pagano le conseguenze.Risultato: gli Ayatollah per la prima volta dall'interruzione delle relazioni diplomatiche con il 'Grande Satana' hanno il coltello dalla parte del manico e non mancheranno di utilizzarlo come deterrente nel gioco della diplomazia internazionale. Gli iraniani del resto sono abili tessitori, non solo di tappeti. Il 'Piccolo Satana' è avvisato: nei prossimi anni il suo migliore e incondizionato alleato potrebbe giocoforza sacrificarlo sull'altare del pragmatismo...&lt;br /&gt;&lt;em&gt;"La ragione fondamentale che ha spinto Obama alla svolta è che la posizione ereditata da Bush in Medio Oriente è insostenibile. Strategicamente ed economicamente, l’America deve voltare pagina, favorire la stabilizzazione (molto relativa) di Iraq e Afghanistan, riportare a casa il grosso dei soldati ancora schierati su quei fronti. La sua missione iniziale, com’era stata concepita da Bush, è fallita. Ora l’America ha bisogno di tutte le potenze regionali, fra cui l’Iran, per salvare la faccia e ristabilire la sua influenza nella regione. Siamo per ora alle parole. Vedremo quali fatti seguiranno. Soprattutto, vedremo fino a che punto l’Iran sarà disposto a rispondere all’offerta americana. E come reagiranno gli israeliani e gli arabi sunniti, che avevano scommesso sull’accerchiamento e sul soffocamento della potenza iraniana sotto la leadership americana. In ogni caso, il mazzo delle carte mediorientali è completamente rimescolato. Stanno per iniziare nuove partite, di cui l’Iran sarà comunque protagonista"&lt;/em&gt; (limes on line da cui è ripresa anche a mappa geopolitica). &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-430160031356364234?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/430160031356364234/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=430160031356364234' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/430160031356364234'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/430160031356364234'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2009/03/una-mano-tesa-al-pragmatismo.html' title='Una mano tesa al pragmatismo'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/ScYpbCt34vI/AAAAAAAAAnM/cLG9B4EpSGw/s72-c/Grande_Medio_Oriente_geostrategia_800.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-3917040327417343047</id><published>2009-03-15T14:42:00.003+01:00</published><updated>2009-03-15T15:00:46.553+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ITALIA'/><title type='text'>Un grande welfare contro la grande crisi</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Il nostro sistema di ammortizzatori sociali è del tutto inadeguato. Ed è oggi, in tempo di crisi, che va radicalmente e urgentemente rivisto, stanziando tutte le risorse necessarie. Senza subordinare l'intervento ai tagli alla previdenza pubblica.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le posizioni emerse nel dibattito sulla proposta di aumentare gli assegni ai disoccupati sono sintomatiche dell’estemporaneità con la quale ancora si affronta il tema degli ammortizzatori sociali e, più in generale, dell’inadeguatezza delle politiche sociali correnti rispetto alle esigenze anche economiche accentuate drammaticamente dalla crisi in atto. Quella che oramai senza enfasi può essere chiamata “la grande crisi del 2008” rende incontestabilmente più urgente il potenziamento degli ammortizzatori sociali, cosicché oggi appaiono particolarmente ingiustificate le contrarietà ad attuarlo o a subordinarlo alla riduzione delle prestazioni pensionistiche. Va tuttavia sottolineato che le carenze delle misure di sostegno al reddito del nostro sistema di welfare sono da anni sotto gli occhi di chi vuol vedere (vedere per esempio l'&lt;a href="http://www.sbilanciamoci.info/Documenti/Rapporto-sullo-stato-sociale-2008"&gt;&lt;strong&gt;ultima edizione del &lt;em&gt;“Rapporto sullo stato sociale”&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; elaborato annualmente presso il Dipartimento di Economia Pubblica della “Sapienza”).&lt;br /&gt;Fatta pari a 100 la spesa sociale procapite della media dell’Unione Europea a 15, il dato italiano, dopo una riduzione di 7 punti negli ultimi dieci anni, è arrivato a 75. Se si fanno confronti omogenei, il divario è sensibilmente superiore a quello che emerge dai dati ufficiali. Infatti nelle statistiche Eurostat le prestazioni previdenziali includono quelle di fine rapporto (pari all’1,5% del Pil, che non sono affatto prestazioni pubbliche) e le ritenute fiscali (pari al 2,5% del Pil, che negli altri paesi sono assenti o comunque inferiori). Dall’uso di dati omogenei emerge anche che la nostra spesa pensionistica non è affatto anomala; non solo, ma le prestazioni previdenziali al netto delle ritenute fiscali sono inferiori alle entrate contributive per un ammontare pari allo 0,8% del Pil, cosicché il bilancio pubblico è alimentato (non appesantito) dal sistema pensionistico. Oltre all’inferiorità della spesa, la vera anomalia strutturale del nostro stato sociale è (da tempo) la grande insufficienza degli ammortizzatori sociali; per essi la spesa è pari a circa un terzo della media europea e, per di più, lascia scoperti proprio le categorie di lavoratori più precarie. Inoltre, mentre nell’ultimo secolo quasi tutti i sistemi di welfare si sono dotati di misure di sostegno al reddito minimo, in Europa solo Italia e Grecia non garantiscono questo livello di protezione sociale.&lt;br /&gt;Dunque la netta inadeguatezza dei nostri ammortizzatori sociali non è affatto una novità. In più, dovremmo tutti esserci resi conto che non siamo in tempi normali, ma che stiamo attraversando la crisi economica più grave dai passati anni ’30 (per ora, poiché non sappiamo quanto ancora si aggraverà e come e quando ne usciremo). La coscienza della natura della crisi dovrebbe dunque spingere ad affrettare, non a frenare, l’adeguamento dei nostri ammortizzatori sociali. Certo, abbiamo un elevato debito pubblico e un suo aggravamento potrebbe penalizzarci nell’opinione dei mercati; ma una politica di bilancio che - come sta accadendo - facesse poco o nulla per frenare il calo particolarmente accentuato del nostro reddito nazionale (-1% nel 2008 - mentre negli altri paesi europei il dato è stato positivo - e per il 2009 è previsto il -2,6%) produrrebbe comunque effetti negativi già nell’immediato sul bilancio (ad esempio per la riduzione delle entrate fiscali). L’aspetto “nuovo” da considerare è che le preoccupazioni dei mercati - come dimostrano le loro reazioni al mancato salvataggio pubblico della Lehman Brothers e agli interventi a sostegno dei settori reali e finanziari dell’economia ritenuti tardivi e insufficienti - sono legate più all’aggravamento degli indicatori connessi alla crescita (i bilanci aziendali, i livelli dei consumi e degli ordinativi, le aspettative per il futuro) che non al peggioramento dei bilanci pubblici. Negli Usa, patria del neoliberismo, il deficit di bilancio ha raggiunto il 12% del Pil, cioè quattro volte il limite imposto dai criteri di Maastricht, ma i mercati reputano ancora insufficiente l’intervento pubblico. Gli effetti della crisi non riguardano solo gli equilibri del sistema economico, ma anche la teoria economica e la percezione che di essa hanno gli operatori e l’opinione pubblica.&lt;br /&gt;Questa crisi e le modalità con le quali si sta manifestando offrono un insegnamento significativo: ripropongono all’attenzione generale l’incertezza che è cosa diversa e più inafferrabile rispetto al rischio probabilisticamente prevedibile; essa è una caratteristica qualificante dell’economia di mercato capitalistica, anzi è una delle sue contraddizioni principali: più il mercato si intensifica (mercati derivati, finanziarizzazione dell’economia, ecc) e si estende territorialmente (globalizzazione), più genera risultati fragili ed equilibri instabili. L’incertezza è accresciuta dal mercato ma ne mina sempre più il funzionamento, e gli strumenti per compensarne gli effetti vanno necessariamente cercati al suo esterno, cioè in un ambito decisionale che non sia regolato dal profitto e dagli interessi individuali, ma dalle istituzioni collettive. Lo stato sociale - che da sempre ha tra le sue funzioni quella di sopperire ai fallimenti del mercato, e di fatto ne costituisce un superamento, – è l’istituzione che, debitamente usata, si presta particolarmente ad affrontare e compensare l’incertezza. La crisi dunque, sia per i suoi effetti destabilizzanti che creano problemi economici e sociali da fronteggiare immediatamente sia perché ripropone nei suoi termini strutturali la questione dell’incertezza congenita del mercato che le analisi economiche e le politiche neoliberiste si erano illuse di aver sostanzialmente rimosso derubricandola a rischio probabilisticamente prevedibile, accresce l’esigenza anche economica della sicurezza sociale la quale può essere favorita, tra l’altro, dalle misure di sostegno ai redditi presenti (in particolare dei disoccupati) e futuri (come le prestazioni pensionistiche attese). Sia sul piano sociale sia su quello economico, si manifesta dunque come del tutto controproducente la posizione di non adeguare gli ammortizzatori sociali per salvaguardare il bilancio pubblico che, invece, mai come in questa fase critica deve svolgere una funzione anticiclica richiesta a gran voce dagli stessi mercati. Proporre poi una nuova riduzione delle prestazioni pensionistiche equivale a gettare acqua bollente su un corpo (il sistema economico e sociale) già drammaticamente ustionato da una crisi al cui fondo c’è sfiducia e incertezza per il futuro.&lt;br /&gt;Ci si può chiedere, infine, come mai, in un contesto internazionale nel quale anche la “rigorosa” Germania ha dovuto superare le proprie idiosincrasie storiche per le politiche di bilancio espansive, proprio il nostro governo sia diventato “più realista del re” in materia di attenzione ai vincoli del bilancio pubblico. A questo riguardo vengono in mente due considerazioni. La prima è che Tremonti, pur dichiarandosi molto critico verso il ”mercatismo” (ma non verso il mercato), considera questa crisi essenzialmente di natura finanziaria e imputabile al comportamento dei banchieri; cosicché sarebbe sufficiente sperare che il nostro settore finanziario non manifesti le stesse criticità di quelli “dove si parla inglese”. Il nostro ministro dell’economia non considera invece che quelle in crisi sono le modalità assunte dal processo di accumulazione negli ultimi tre decenni; la stessa finanziarizzazione dell’economia e la conseguenza fragilità del sistema esplosa con la crisi attuale sono stati stimolati anche dall’esigenza di compensare le difficoltà di realizzare profitti nel settore reale dell’economia. E’ qui, dunque, che sta il nodo principale del problema e per affrontarlo occorrerà migliorare sia le condizioni della domanda (mediante un aumento dei salari e delle prestazioni sociali) sia quelle dell’offerta (favorite anche dalla capacità dello stato sociale di stimolare l’innovazione aumentando il capitale umano e offrendo reti di sicurezza) sia la distribuzione del reddito (uno dei compiti primari del welfare state).&lt;br /&gt;La seconda considerazione riguarda un problema di reputazione che i rappresentanti di questo governo sono intimamente consapevoli di avere a livello internazionale e che potrebbe pregiudicare l’efficacia di una pur corretta impostazione anticiclica della politica di bilancio. La gravità di questa crisi e l’analisi delle sue cause indicano che per uscirne bene e in fretta occorrerà liberarsi al più presto delle visioni economiche e politiche dominanti negli ultimi decenni e che si dovranno costituire nuovi e più efficaci equilibri tra i mercati e le istituzioni pubbliche, nazionali e sovranazionali; ma in entrambi gli ambiti si avverte anche la forte esigenza di nuove classi dirigenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;FONTE:&lt;/strong&gt; Felice Roberto Pizzuti, &lt;a href="http://www.sbilanciamoci.info/"&gt;&lt;strong&gt;www.sbilanciamoci.info&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-3917040327417343047?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/3917040327417343047/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=3917040327417343047' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/3917040327417343047'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/3917040327417343047'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2009/03/un-grande-welfare-contro-la-grande.html' title='Un grande welfare contro la grande crisi'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-5271739645302540575</id><published>2009-03-04T15:28:00.000+01:00</published><updated>2009-06-07T15:36:38.716+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='EUROPA e MEDITERRANEO'/><title type='text'>Speciale Parlamento europeo - PARTE I</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Il sistema partitico del Parlamento Europeo&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel porre il tema dei partiti politici europei e delle prospettive che si aprirebbero per l’ evoluzione istituzionale dell’ Unione, si avanza solitamente l’opportunità di giungere ad una riduzione del deficit democratico, quale condizione per l’effettiva creazione di un’entità sovranazionale indipendente dai governi dei singoli Stati membri, mediante un più stretto collegamento con la società civile. Dalle prime elezioni dirette del Parlamento europeo fino al progetto Costituzionale, sono state molte le opinioni secondo le quali per alzare il tasso di democraticità dell’ Unione fosse necessario, in via preliminare, revisionare i Trattati istitutivi, quale condizione essenziale per il ridimensionamento dei poteri del Consiglio e per il potenziamento del ruolo del Parlamento. Esso, infatti, si caratterizza per la composizione e l’ organizzazione in forme marcatamente sovranazionali, ma non è stato in grado, almeno fino all’ introduzione della procedura di cui all’ articolo 251, di porsi quale organo di radicale opposizione nei confronti del Consiglio e della Commissione.&lt;br /&gt;Purtroppo, però, neanche il Trattato Costituzionale (in attesa di ratifica) è riuscito a rafforzare in modo significativo il suo ruolo: sul piano delle riforme istituzionali, infatti, l’attenzione maggiore della Convenzione si è incentrata sugli aggiustamenti che si sono resi necessari per effetto dell’ allargamento, senza, però, che esse riguardassero anche il Parlamento. In particolare, sia la razionalizzazione della Commissione sia la riforma della Presidenza del Consiglio e del meccanismo di voto al suo interno hanno preso spunto dalla necessità di limitare un già elevato numero di commissari, dall’ inefficienza di una rotazione che avrebbe portato ciascun Stato membro a presiedere l’Unione una sola volta ogni dodici anni e mezzo e dai mutati equilibri demografici. È indubbio, infatti, che sia il Consiglio, attraverso una presidenza durevole e presumibilmente più autorevole, sia la Commissione, per mezzo di un ridimensionamento generale capace di migliorarne il funzionamento e la potenziale acquisizione di influenza in politica estera &lt;strong&gt;[1]&lt;/strong&gt;, escono notevolmente rafforzati. Lo stesso non si può dire del Parlamento, dal momento che non acquisisce nessun potere rilevante, fatta eccezione per l’estensione ad ulteriori materie della procedura di codecisione: le necessità dettate dall’allargamento hanno prevalso sul processo di democratizzazione dell’Unione. Non può, infatti, essere considerato rilevante neanche il potere di eleggere il presidente della Commissione, in quanto la procedura di elezione non differisce sostanzialmente da quella che nei precedenti Trattati veniva definita approvazione; al massimo la nuova dizione può indicare l’intenzione della Convenzione di sottolineare, in senso simbolico, l’importanza del Parlamento nel quadro democratico dell’Unione.&lt;br /&gt;Alla luce di ciò, molte delle speranze sul futuro della “casa comune europea” sono riposte sulla nascita di partiti, operanti esclusivamente a livello europeo, capaci di coinvolgere ampi strati della popolazione nel dibattito politico e di sopperire alle lacune del Parlamento. Non a caso, infatti, parte della dottrina ha insistito, fin dai primi anni di nascita della Comunità economica europea, sul fatto che lo sviluppo degli europartiti costituisse un punto analitico rilevante per la valutazione del sistema politico dell’Unione &lt;strong&gt;[2]&lt;/strong&gt;. I partiti politici sono presenti nell’architettura istituzionale europea attraverso tre tipi di strutture: i gruppi parlamentari, le federazioni transnazionali, anche se poco sviluppate e di tipo embrionale e i partiti nazionali. I gruppi parlamentari, che comprendono gli eletti di vari paesi appartenenti alle stesse famiglie partitiche o, comunque, a partiti nazionali ideologicamente compatibili, hanno svolto fino ad ora un ruolo assolutamente primario; funzione tra le più significative di quelle ad essi assegnate è stata di agevolare, tramite gli opportuni collegamenti con il Parlamento europeo e i Parlamenti nazionali, la caratterizzazione del primo come il “Parlamento d’ Europa”, alle cui deliberazioni si raccorda l’azione di quelli statali. È stato, inoltre, sostenuto dalla dottrina che la presenza dei gruppi nel Parlamento europeo riveste un’importanza, allo stesso tempo, formale e sostanziale &lt;strong&gt;[3]&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;Dal punto di vista formale essi sono le formazioni collettive con le quali si organizzano i lavori parlamentari: si distribuiscono i tempi di dibattito e di interrogazione, i posti nelle commissioni, le precedenze negli interventi e nelle dichiarazioni di voto, nonché le cariche dell’organizzazione parlamentare; dal punto di vista sostanziale, contemporaneamente, i gruppi svolgono la funzione di negoziare la formazione delle maggioranze parlamentari, compito che diviene fondamentale quando si tratti di deliberare su questioni controverse sulle quali è necessario che il Parlamento esprima tempestivamente la propria, al fine di completare l’iter decisionale comune: è questo il caso, ad esempio, delle procedure di bilancio, di codecisione e, per lo più nel passato, di quelle di cooperazione e di parere conforme.&lt;br /&gt;Le organizzazioni extraparlamentari hanno, invece, la forma di federazioni transnazionali, nel caso delle famiglie politiche più importanti e consolidate come il Partito popolare europeo (Ppe), il Partito dei socialisti europei (Pse) e la Federazione dei Partiti liberali, democratici e riformisti europei (Ldre). Un caso particolare è rappresentato dalla Federazione dei Partiti Verdi (Fepv), che ha compiuto progressi notevoli nel cammino verso la sua transnazionalizzazione, iniziata nei primi anni novanta. Oltre a questi due tipi di strutture, a livello europeo sono rilevanti anche i partiti nazionali, in quanto sono attivi direttamente e in maniera più efficace nella politica dell’ Unione, ma soprattutto perché forniscono ancora l’unico canale di collegamento tra essa e la società civile.&lt;br /&gt;Il compito di educazione politica dei cittadini dovrebbe, invece, essere prerogativa fondante degli europartiti, i quali hanno, purtroppo, visto il loro sviluppo fortemente rallentato a causa del monopolio che i partiti nazionali sono riusciti nel tempo a mantenere relativamente a tali funzioni. Questi ultimi, infatti, operano in entrambi i circuiti istituzionali dell’ Unione: il circuito intergovernativo, basato sul Consiglio dei ministri e sul Consiglio europeo, e quello sovranazionale, fondato sul Parlamento europeo e sulla Commissione. Le dinamiche esistenti tra i due circuiti costituiscono certamente uno degli aspetti principali dello sviluppo dell’ Unione, anche se, fino ad ora, l’intergovernativismo ha nettamente prevalso sul sovranazionalismo. A questo non si sottraggono i partiti politici, le cui azioni in qualità di attori nazionali in aree decisionali intergovernative sono state molto più efficaci di quelle intraprese a livello sovranazionale dai gruppi parlamentari o dalle federazioni transnazionali nella preparazione delle piattaforme comuni e delle campagne elettorali.&lt;br /&gt;Non si è, quindi, sentita la necessità di potenziare quelle strutture (le federazioni transnazionali, appunto) che dovrebbero costituire un collegamento tra il Parlamento europeo e la società civile; esse rimangono indubbiamente delle istituzioni molto deboli dal punto di vista della visibilità, della forza degli iscritti, della professionalizzazione e della capacità finanziaria. Al tempo stesso, i gruppi parlamentari si sono dimostrati capaci di grandi progressi, grazie agli importanti incentivi (risorse materiali, nonché migliori posizioni nelle commissioni parlamentari e nelle cariche dirigenziali del Parlamento europeo) che vengono puntualmente stanziati per la loro formazione e il loro funzionamento &lt;strong&gt;[4]&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;Anche se le federazioni transnazionali che si sono effettivamente costituite, seppur a diversi livelli di complessità, sono solo quattro, esse hanno sofferto, ancor più dei gruppi parlamentari, della necessità di rispettare le particolarità e gli obiettivi delle loro componenti nazionali, le quali, soprattutto all’interno delle due federazioni maggiori (Ppe e Pse), appaiono spesso preoccupate di dover giustificare a livello nazionale le proprie azioni, limitandone, così, l’incisività a livello europeo. Ma c’è un altro dato che merita particolare attenzione: il ruolo di primo piano assunto da entrambe le federazioni, soprattutto nella preparazione delle posizioni comuni in occasione delle conferenze intergovernative, ha fatto passare in secondo piano la loro crescente disomogeneità interna. Questa minore compattezza, dovuta sia all’aumento del numero delle delegazioni nazionali che le compongono, provocato dai successivi ampliamenti dell’ Unione, sia all’estensione della propria membership a partiti provenienti da tradizioni diverse, vale in particolar modo per il Ppe, all’interno del quale all’originario nucleo democristiano si è prepotentemente affiancata la componente conservatrice. La Federazione dei liberali, democratici e riformatori, a sua volta, ha avuto sempre problemi di coesione come conseguenza di orientamenti ideologici assai variegati e di una generalizzata debolezza delle sue componenti nazionali. Per i Verdi, invece, il diffuso atteggiamento anti-burocratico e la chiara preferenza delle sue componenti nazionali verso sistemi decisionali decentrati e vicini alla base si sono finora tradotti in una evidente riluttanza nel creare un’organizzazione partitica compiutamente transnazionale.&lt;br /&gt;Come già detto, più positivo è stato lo sviluppo di gruppi parlamentari; oltre ai motivi già esposti, ciò è dimostrato anche dalla loro inclusività e dalla loro coesione &lt;strong&gt;[5]&lt;/strong&gt;: l’inclusività è osservabile attraverso le modifiche nelle appartenenze ai gruppi e, più precisamente, a seconda della loro consistenza numerica e della presenza di più delegazioni nazionali, mentre la coesione è data dal grado di accordo espresso nelle votazioni da parte dei parlamentari che li compongono. Nel corso degli oltre venti anni dalle prime elezioni dirette del Parlamento europeo, il sistema europartitico ha subito molti cambiamenti importanti e solo tre dei suoi componenti originari (Ppe, Pse e Ldre) sopravvivono. Ciò si spiega per il fatto che in parte l’evoluzione del sistema partitico parlamentare europeo è stata condizionata dai criteri numerici per la formazione dei gruppi, criteri che sono divenuti nel tempo progressivamente più restrittivi, favorendone il grado di inclusività. In passato, infatti, è stato possibile formare gruppi parlamentari composti da rappresentanti provenienti anche da un unico Stato membro, cosa che aveva consentito la formazione dell’effimero gruppo di Forza Europa, incarnazione europea di Forza Italia. Attualmente, invece, per formare un gruppo politico è necessario riunire almeno sedici deputati eletti in almeno un quinto degli Stati membri. Per quanto riguarda la loro coesione, invece, il trend si è mantenuto costante, mostrando un’invidiabile compattezza dei due gruppi maggiori (Ppe e Pse), anche se, sorprendentemente, sono i Verdi ad essere i più disciplinati &lt;strong&gt;[6]&lt;/strong&gt;. Questo particolare offre una precisa e preziosa indicazione circa la difficoltà dei Popolari a mantenere serrate le proprie fila: la loro strategia di inclusività è stata pagata con una minore affidabilità dei comportamenti di voto da parte dei loro parlamentari.&lt;br /&gt;Ad ogni modo, tutto il potenziale dei gruppi parlamentari, qui sinteticamente esposto, è rimasto, come già si è avuto modo di accennare, in larga misura inespresso a causa della debolezza del loro rapporto con la società civile, filtrato dai partiti nazionali e non stabilito saldamente da organizzazioni autonome come potrebbero essere le federazioni transnazionali. Tutto ciò ha avuto effetti negativi sullo sviluppo di veri e propri europartiti, sull’efficacia del Parlamento e sulla democraticità del sistema dell’Unione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;NOTE:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;[1]&lt;/strong&gt; Questa possibilità dipenderà molto dall’interpretazione che il Ministro degli Affari esteri farà del proprio mandato e da come vorrà conciliarlo con quello di vice-presidente della Commissione. Se è vero, infatti, che nella prima veste sarà cntrollato dal mandato attribuitogli dal Consiglio è vero anche che nella seconda sarà condizionato dal metodo collegiale della Commissione.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;[2]&lt;/strong&gt; Ernst B. Haas, The Uniting of Europe: Political, Social and Economical Forces 1950-1957, London, Stevens &amp;amp; Sons, 1958.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;[3]&lt;/strong&gt; Luciano Bardi – Partiti e sistema partitico nell’Unione europea, in K.R.Luther e F.Mueller-Rommel (a cura di) Political Parties in a changing Europe : political and analytical challenger, Oxford University Press.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;[4]&lt;/strong&gt; Per analisi più approfondite si vedano: Luciano Bardi – I partiti e il sistema partitico dell’Unione, in Sergio Fabbrini (a cura di) L’Unione europea.Le istituzioni e gli attori di un sistema sopranazionale, Laterza Roma-Bari,2002.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;[5]&lt;/strong&gt; F.Attinà – Il comportamento di voto dei membri del Parlamento europeo e il problema degli europartiti, in European journal of political research, 1994.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;[6]&lt;/strong&gt; F. Jacobs, R.Corbett e M.Shackleton – The European Parliament, fifth edition, London: Cartermill, 2003. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;TORNA A SOMMARIO&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-5271739645302540575?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/5271739645302540575/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=5271739645302540575' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/5271739645302540575'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/5271739645302540575'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2009/03/speciale-parlamento-europeo-parte-i.html' title='Speciale Parlamento europeo - PARTE I'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-4845458355914541366</id><published>2009-02-27T15:01:00.000+01:00</published><updated>2009-06-07T15:06:26.412+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='EUROPA e MEDITERRANEO'/><title type='text'>Speciale Parlamento europeo - INTRODUZIONE</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;Nonostante gli sforzi per l’approvazione di un Trattato costituzionale come atto di autentica rifondazione dell’Unione, sono molte le opinioni secondo le quali la “casa comune europea” non sarà, almeno nel prossimo futuro, destinata ad assumere la forma del tradizionale Stato unitario, neppure a struttura federale. E anche se il futuro dovesse portare all’Unione una vera e propria Costituzione, essa viene ritenuta da molti una Costituzione “senza Stato”. C’è da chiedersi, però, se la nuova Costituzione sarà anche una Costituzione senza popolo, argomento sul quale non vi è convergenza di vedute nella letteratura.&lt;br /&gt;Da un lato, infatti, le tesi scettiche, che vedono quale principale esponente Grimm, sottolineano come le barriere linguistiche, il diverso modo di pensare dell’opinione pubblica e la differente offerta politica nei paesi membri rendano di fatto impossibile la formazione, almeno a breve-medio termine, di un effettivo popolo europeo. Sul versante opposto si collocano, invece, le tesi costruttiviste che, secondo il pensiero di Habermas, pongono l’accento sulla forte potenzialità dei processi democratici già attivi in una zona largamente integrata come quella europea e sull’ effetto propulsivo e trainante delle istituzioni comunitarie.&lt;br /&gt;Uno dei punti cruciali del dibattito sull’ esistenza di un effettivo demos europeo è incentrato sulla presenza di un’arena politica europea, che non dovrebbe essere dominata dalla dialettica tra gli esecutivi, ma strutturata dal confronto tra diversi orientamenti ideologici, dei quali si facciano portatori movimenti e partiti a livello realmente europeo. Proprio su questo terreno stanno emergendo segnali interessanti, che introducono elementi nuovi e concreti in un ambito, quale quello del confronto politico europeo, che è rimasto fino ad oggi su un piano del tutto teorico.&lt;br /&gt;Da un lato, i partiti nazionali stanno scoprendo, nel nostro paese come altrove, i vantaggi derivanti anche ai fini della politica “interna” da sinergie sempre più strette con una delle grandi famiglie politiche europee; dall’altro, l’istituzionalizzazione dei partiti politici europei ha subito negli ultimi anni una brusca accelerazione culminata con l’approvazione nel novembre 2003 del regolamento sullo statuto e il finanziamento dei partiti politici europei, entrato in vigore nel luglio 2004 successivamente alle elezioni del Parlamento europeo.&lt;br /&gt;Le ragioni per le quali il ruolo di veri partiti di livello europeo potrà essere di grande importanza sono molteplici, legate sia alle sfide alle quali dovrà rispondere l’ Unione nel suo complesso, sia, in particolare, alle conseguenze che le risposte che saranno date a tali sfide avranno per l’ evoluzione istituzionale del Parlamento europeo. In questo quadro, il Parlamento dovrà avere l’ opportunità di affermare in maniera più incisiva il proprio ruolo all’ interno dell’ architettura istituzionale comunitaria, in special modo nei confronti degli altri organi decisionali.&lt;br /&gt;Tali aspetti potrebbero far pensare ad un aumento dell’ importanza delle elezioni agli occhi dell’ opinione pubblica dei diversi paesi; ciò contrasta, però, con l’ esperienza delle precedenti tornate elettorali che non hanno mai registrato un apprezzabile aumento della rilevanza attribuita all’ evento da parte dei cittadini. Questo tiepido atteggiamento dell’ elettorato è confermato dal declino della partecipazione elettorale, anche se è una tendenza che investe tutti i tipi di elezione in quasi tutti i paesi europei, e il suo manifestarsi al livello dell’ Unione è in contrasto con il peso sempre più rilevante che l’ Europa sta assumendo su ogni piano. L’ atteggiamento distratto e poco partecipato dei cittadini europei può essere attribuito, almeno in parte, al cosiddetto “deficit democratico”.&lt;br /&gt;Questa celebre espressione, riferita per la prima volta al Parlamento europeo nel 1979 dallo studioso inglese David Marquand, sottolinea la posizione di debolezza del Parlamento rispetto alle altre istituzioni europee, nonostante la legittimazione che ad esso deriva dal fatto di essere direttamente eletto dai cittadini. Infatti, il Parlamento è solo uno dei due organi legislativi dell’ Unione e, a tutt’oggi, neanche il più importante. Il fatto che il ruolo principale nell’emanazione degli atti normativi comunitari sia svolto dal Consiglio è considerato un limite rilevante dell’ ordinamento dell’ Unione; tale caratteristica costituisce uno degli aspetti più originali, ma determina anche una continua tensione tra spinte evolutive e conservazione della situazione esistente.&lt;br /&gt;Il deficit democratico è dovuto anche alla problematicità dei rapporti tra istituzioni sovranazionali – il Parlamento e la Commissione – e intergovernative – il Consiglio dei ministri e il Consiglio europeo. Le prime hanno una ragion d’essere e un’identità che trascende le singole nazioni, mentre le seconde sono la sommatoria di singole identità nazionali. I due tipi di istituzioni, soprattutto dopo l’introduzione delle elezioni a suffragio universale del Parlamento, costituiscono due diversi circuiti istituzionali all’interno dell’ Unione: il deficit democratico risulta, quindi, dai limiti e dall’ incompletezza del circuito sovranazionale, ma anche dai difetti di quello intergovernativo. Insime, limiti e difetti delle istituzioni comunitarie impediscono che la dimensione sovranazionale dell’ Europa abbia una propria legittimità: le decisioni e gli indirizzi presi dall’ Unione sono legittimi in quanto lo sono i governi nazionali che, attraverso i loro ministri, esercitano un ruolo preponderante nell’approvazione della legislazione comunitaria.&lt;br /&gt;Nella quasi completa assenza di strumenti sovranazionali di controllo e di coercizione, il compito di assicurare l’attuazione delle direttive comunitarie viene lasciato ai singoli organismi nazionali che spesso consentono, a propria discrezione, notevoli ritardi nella effettiva messa in atto di quelle disposizioni considerate meno gradite. Se l’ Unione fosse governata da istituzioni compiutamente sovranazionali e non dagli attuali processi intergovernativi, basati su negoziati tra i rappresentanti dei governi nazionali, gran parte degli inconvenienti alla base del deficit democratico verrebbero meno.&lt;br /&gt;Il passaggio a un autentico governo sovranazionale è necessariamente legato a un rapporto di responsabilità che deve essere stabilito nei confronti del Parlamento, che, in virtù della sua elezione diretta, gode di una legittimità europea propria e possiede un carattere che esula dalle specifiche identità nazionali. Finora il Parlamento europeo non è stato in grado di sfruttare pienamente le sue potenzialità a causa dell’ inadeguatezza dei suoi poteri: sul piano legislativo tali poteri sono ancora deficitari per quanto riguarda la fase decisionale e quasi inesistenti in quella dell’ iniziativa legislativa stessa; sul piano del controllo dell’ esecutivo esso difetta degli strumenti costituzionali per esercitare efficacemente tali prerogative. Questa situazione ambigua non è dovuta solo all’ indeterminatezza, che pure si sta dissipando, del rapporto con l’altro organo sovranazionale, la Commissione, ma soprattutto al fatto che questa condivide le proprie funzioni di governo con il Consiglio dei ministri: questa istituzione è, infatti, emanazione del governo nazionale, legittimata e, per forza di cose, non dipendente dal Parlamento europeo.&lt;br /&gt;In questo quadro, dominato più dalla contraddittorietà e dall’ incertezza che non dalla presenza di elementi definiti, un ruolo importante, se non fondamentale, dovrà necessariamente essere giocato dai partiti politici, i quali sono gli unici attori capaci di coinvolgere i singoli cittadini nella vita politica dell’ Unione. Il Trattato istitutivo delle Comunità europee prevede, all’art. 191, che la creazione di partiti politici europei costituisca un importante fattore di integrazione al fine di rafforzare la nascita di una coscienza sovranazionale, in modo che i popoli esprimano una posizione realmente e compiutamente europea non più mediata dai singoli interessi nazionali. Grazie soprattutto all’azione dei partiti politici europei – e al lavoro dei deputati ad essi appartenenti – nel corso degli ultimi anni i poteri del Parlamento sono stati a più riprese ampliati, anche se non in maniera sufficiente da permettere all’ Unione di competere con i governi nazionali e, anzi, di poter agire indipendentemente da essi. Si pensi, ad esempio, al progetto di “statuto comune” dei deputati europei, al quale si è cercati di giungere con ogni sforzo, accantonato ad un passo dall’ approvazione nel gennaio 2004 per le resistenze dei governi nazionali; sarà ora compito del nuovo Parlamento rilanciare tale progetto facendo in modo che tale attività acquisisca un carattere squisitamente “europeo” e non sia condizionato da elementi di natura meramente “nazionale”.C’è, dunque, una contraddizione di fondo tra le potenzialità e le effettive capacità del Parlamento europeo che risale alle sue stesse origini; tale situazione potrà trovare una sua efficace soluzione solo attraverso una più marcata democratizzazione del sistema istituzionale che caratterizza l’ Unione: in questo senso i partiti politici europei sono destinati, grazie anche alla recente approvazione del regolamento (CE) n. 2003/2004, che garantisce loro il riconoscimento a livello comunitario, ad essere gli attori principali di un processo senza il quale l’ Europa sarà sempre e solo un’unione economica e non anche un’ unione politica.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;TORNA A SOMMARIO&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-4845458355914541366?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/4845458355914541366/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=4845458355914541366' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/4845458355914541366'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/4845458355914541366'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2009/02/speciale-parlamento-europeo.html' title='Speciale Parlamento europeo - INTRODUZIONE'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-6348095555635675526</id><published>2009-02-25T17:48:00.000+01:00</published><updated>2009-06-07T22:00:34.931+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='EUROPA e MEDITERRANEO'/><title type='text'>Speciale Parlamento europeo - SOMMARIO</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;_ &lt;a href="http://unavocecontro.blogspot.com/2009/02/speciale-parlamento-europeo.html"&gt;INTRODUZIONE&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;_ &lt;a href="http://unavocecontro.blogspot.com/2009/03/speciale-parlamento-europeo-parte-i.html"&gt;PARTE I - Il sistema partitico del Parlamento europeo&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;_ &lt;a href="http://unavocecontro.blogspot.com/2009/03/speciale-parlamento-europeo-parte-ii.html"&gt;PARTE II - Correttezza della comparazione tra “parlamentarismo” europeo e parlamenti nazionali&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;_ &lt;a href="http://unavocecontro.blogspot.com/2009/04/speciale-parlamento-europeo-parte-iii.html"&gt;PARTE III - Il sistema elettorale dell’ Unione europea: il problema dell’ uniformità e l’adozione del sistema proporzionale&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;_ &lt;a href="http://unavocecontro.blogspot.com/2009/04/speciale-parlamento-europeo-parte-iv.html"&gt;PARTE IV - Il rapporto tra Parlamento europeo e partiti politici&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;_ &lt;a href="http://unavocecontro.blogspot.com/2009/05/speciale-parlamento-europeo-conclusioni.html"&gt;CONCLUSIONI&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;_ APPROFONDIMENTI&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-6348095555635675526?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/6348095555635675526/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=6348095555635675526' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/6348095555635675526'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/6348095555635675526'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2009/02/speciale-parlamento-europeo-sommario.html' title='Speciale Parlamento europeo - SOMMARIO'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-5311838013865520513</id><published>2009-02-22T14:45:00.000+01:00</published><updated>2009-03-22T14:56:13.599+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='GREATER MIDDLE EAST'/><title type='text'>L'abbandono di un popolo</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;Il 14 gennaio scorso, dopo la strage di oltre mille palestinesi rinchiusi in un'esigua striscia di terra e bombardati a tappeto da terra, dal mare e dal cielo da uno dei più potenti eserciti del mondo; dopo il bombardamento di una scuola palestinese adibita a rifugio delle Nazioni unite [«Beh, c'è stata qualche irregolarità» ha ammesso Avi Pazner, portavoce del governo israeliano - France Inter, 8 gennaio 2009]; dopo l'inascoltata risoluzione dell'Onu, con la quale l'unica istituzione che rappresenta realmente la tanto citata «comunità internazionale» chiedeva invano la cessazione delle operazioni militari a Gaza; dopo tutto questo - il 14 gennaio, per l'appunto - l'Unione europea ha mostrato con quanta determinazione sapeva reagire a un tale scatenamento di violenza e di arroganza. Ha deciso... di introdurre una battuta d'arresto nel suo processo di avvicinamento a Israele! Anche se, per attenuare l'impatto di quello che avrebbe potuto apparire come un borbottio di riprovazione nei confronti di Tel Aviv, ha tenuto a precisare che si trattava di una misura «tecnica» e non «politica». E che la decisione era stata presa «da entrambe le parti».&lt;br /&gt;Israele ha carta bianca. Già in precedenza il suo esercito aveva distrutto la maggior parte delle infrastrutture palestinesi finanziate dall'Unione. La quale ultima praticamente non ha reagito, o quasi. Neppure l'ombra di un'azione giuridica, di una richiesta di riparazione [Pierre Avril, «L'Europe paie, Israël détruit », Le Figaro, Parigi, 16 gennaio 2009]. Dopo di che Israele impone il blocco a una popolazione povera, sprovvista d'acqua, di cibo, di medicinali. E ancora non si muove foglia - se non per le sempiterne rimostranze con cui si mettono i protagonisti spalla contro spalla, col pretesto che non sempre la violenza del più forte porta alla sottomissione del più debole. Perché mai Israele avrebbe dovuto paventare la fine della sua impunità?&lt;br /&gt;Peraltro, già vent'anni fa lo stato ebraico aveva preso le sue precauzioni incoraggiando, contro l'Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp), il rafforzamento di un avversario ideale: Hamas, un'organizzazione medievale nei suoi programmi, di efficacia militare incerta, per nulla interessata a «comunicare» con l'opinione pubblica occidentale. Per chi desidera poter bombardare e colonizzare senza ostacoli, quale miglior pretesto dell'assenza di un «partner per la pace»? Anche negli Stati Uniti, nulla ormai si contrappone ai disegni del governo di Tel Aviv. Il 9 gennaio, una risoluzione della Camera dei Rappresentanti riconosce a Israele «il diritto di difendersi contro gli attacchi provenienti da Gaza». Qualche ora prima il Senato aveva «riaffermato il deciso appoggio degli Stati uniti a Israele nella sua battaglia contro Hamas». È senz'altro per una preoccupazione di «equilibrio» che nella prima risoluzione - adottata con trecentonovanta voti contro cinque - si presentano nel contempo «le condoglianze alle vittime palestinesi innocenti e alle loro famiglie». Quanto alla seconda risoluzione, è stata approvata all'unanimità. Dunque, anche il fronte dell'esecutivo americano regge bene. Alcune ore dopo l'annuncio del cessate il fuoco unilaterale, Ehud Olmert ha peraltro telefonato al presidente degli Stati uniti per ringraziarlo del suo sostegno. Che si manifesta tra l'altro attraverso aiuti finanziari, non rimborsabili, dell'ordine di tre miliardi di dollari l'anno.&lt;br /&gt;Da tempo più nessuno, neppure un presidente di nome Barack Obama, ha mai pensato di rimetterli in discussione. Il progetto dei grandi partiti israeliani, coperto da appoggi di questa portata, appare chiaro: distruggere la prospettiva di un vero stato palestinese, la cui creazione rappresenta un obiettivo internazionalmente riconosciuto. La Cisgiordania, sfregiata da muri e sbarramenti e infarcita di colonie, sopravviverebbe come un conglomerato di bantustan grazie alle trasfusioni dell'Unione europea. E Gaza potrebbe essere bombardata a piacimento dal suo vicino, ogni qualvolta quest'ultimo decida di reagire - in maniera sproporzionata - ad attentati o lanci di razzi. In fondo è quasi un miracolo che i palestinesi, dopo 61 anni di sconfitte, umiliazioni, esili, violazioni di accordi firmati, colonizzazioni, guerre fratricide, abbandonati alla loro sorte dai governi del mondo intero che autorizzano ogni violazione del diritto internazionale e degli stessi diritti umanitari, siano tuttora determinati a tradurre un giorno la loro identità nazionale in una realtà concreta.&lt;br /&gt;Se ci riusciranno, non lo dovranno né agli europei, né agli americani, né alla maggior parte dei governi arabi. Nei confronti di Gaza tutti, ancora una volta, si sono comportati da complici dell'interminabile spoliazione di un popolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;SERGE HALIMI&lt;/strong&gt; - &lt;em&gt;Le monde diplomatique&lt;/em&gt;, febbraio 2009&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-5311838013865520513?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/5311838013865520513/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=5311838013865520513' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/5311838013865520513'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/5311838013865520513'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2009/03/labbandono-di-un-popolo.html' title='L&apos;abbandono di un popolo'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-7572437416412536457</id><published>2009-02-07T10:32:00.002+01:00</published><updated>2009-03-17T08:47:20.744+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ITALIA'/><title type='text'>Rottura istituzionale</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;E così anche il caso Englaro è stato strumentalizzato dal governo Berlusconi per procedere con la sua linea politica non curante delle regole e dei ruoli chiaramente affidati alle diverse istituzioni che compongono il nostro ordinamento. Eh si, perché il nostro presidente del consiglio, il suo parrucchino e la sua faccia al botulino, sono estremamente insofferenti alle regole, ai limiti e ai paletti che la nostra Costituzione per fortuna pone a chi ha il compito di governare. Propongo, così, l'ineccepibile lettera del Capo dello Stato con la quale si motiva l'irricevibilità di un decreto (che dovrebbe avere requisiti ben precisi di necessità e urgenza) fatto apposta per distrarre il popolo dalle macchinazioni del premier, in primis la sua voglia di mettere definitivamente il bavaglio ai magistrati.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/Sb9T05bfrDI/AAAAAAAAAm8/pinQwNeJkCk/s1600-h/giannelli.jpg"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5314058253554920498" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 362px; CURSOR: hand; HEIGHT: 400px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/Sb9T05bfrDI/AAAAAAAAAm8/pinQwNeJkCk/s400/giannelli.jpg" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt; "Signor Presidente,&lt;br /&gt;lei certamente comprenderà come io condivida le ansietà sue e del Governo rispetto ad una vicenda dolorosissima sul piano umano e quanto mai delicata sul piano istituzionale. Io non posso peraltro, nell’esercizio delle mie funzioni, farmi guidare da altro che un esame obiettivo della rispondenza o meno di un provvedimento legislativo di urgenza alle condizioni specifiche prescritte dalla Costituzione e ai principi da essa sanciti. I temi della disciplina della fine della vita, del testamento biologico e dei trattamenti di alimentazione e di idratazione meccanica sono da tempo all’attenzione dell’opinione pubblica, delle forze politiche e del Parlamento, specialmente da quando sono stati resi particolarmente acuti dal progresso delle tecniche mediche. Non è un caso se in ragione della loro complessità, dell’incidenza su diritti fondamentali della persona costituzionalmente garantiti e della diversità di posizioni che si sono manifestate, trasversalmente rispetto agli schieramenti politici, non si sia finora pervenuti a decisioni legislative integrative dell’ordinamento giuridico vigente.&lt;br /&gt;Già sotto questo profilo il ricorso al decreto legge – piuttosto che un rinnovato impegno del Parlamento ad adottare con legge ordinaria una disciplina organica - appare soluzione inappropriata. Devo inoltre rilevare che rispetto allo sviluppo della discussione parlamentare non è intervenuto nessun fatto nuovo che possa configurarsi come caso straordinario di necessità ed urgenza ai sensi dell’art. 77 della Costituzione se non l’impulso pur comprensibilmente suscitato dalla pubblicità e drammaticità di un singolo caso. Ma il fondamentale principio della distinzione e del reciproco rispetto tra poteri e organi dello Stato non consente di disattendere la soluzione che per esso è stata individuata da una decisione giudiziaria definitiva sulla base dei principi, anche costituzionali, desumibili dall’ordinamento giuridico vigente.&lt;br /&gt;Decisione definitiva, sotto il profilo dei presupposti di diritto, deve infatti considerarsi, anche un decreto emesso nel corso di un procedimento di volontaria giurisdizione, non ulteriormente impugnabile, che ha avuto ad oggetto contrapposte posizioni di diritto soggettivo e in relazione al quale la Corte di cassazione ha ritenuto ammissibile pronunciarsi a norma dell’articolo 111 della Costituzione: decreto che ha dato applicazione al principio di diritto fissato da una sentenza della Corte di cassazione e che, al pari di questa, non è stato ritenuto invasivo da parte della Corte costituzionale della sfera di competenza del potere legislativo. Desta inoltre gravi perplessità l’adozione di una disciplina dichiaratamente provvisoria e a tempo indeterminato, delle modalità di tutela di diritti della persona costituzionalmente garantiti dal combinato disposto degli articoli 3, 13 e 32 della Costituzione: disciplina altresì circoscritta alle persone che non siano più in grado di manifestare la propria volontà in ordine ad atti costrittivi di disposizione del loro corpo.&lt;br /&gt;Ricordo infine che il potere del Presidente della Repubblica di rifiutare la sottoscrizione di provvedimenti di urgenza manifestamente privi dei requisiti di straordinaria necessità e urgenza previsti dall’art. 77 della Costituzione o per altro verso manifestamente lesivi di norme e principi costituzionali discende dalla natura della funzione di garanzia istituzionale che la Costituzione assegna al Capo dello Stato ed è confermata da più precedenti consistenti sia in formali dinieghi di emanazione di decreti legge sia in espresse dichiarazioni di principio di miei predecessori (si indicano nel poscritto i più significativi esempi in tal senso).&lt;br /&gt;Confido che una pacata considerazione delle ragioni da me indicate in questa lettera valga ad evitare un contrasto formale in materia di decretazione di urgenza che finora ci siamo congiuntamente adoperati per evitare".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;NOTE - I PRECEDENTI:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;- Con una lettera del 24 giugno 1980, il Presidente Pertini rifiutò l’emanazione di un decreto-legge a lui sottoposto per la firma in materia di verifica delle sottoscrizioni delle richieste di referendum abrogativo;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- il 3 giugno 1981, sempre il Presidente Pertini, chiamato a sottoscrivere un provvedimento di urgenza, richiese al Presidente del Consiglio di riconsiderare la congruità dell’emanazione per decreto-legge di norme per la disciplina delle prestazioni di cura erogate dal Servizio Sanitario Nazionale. Nel caso specifico, uno degli argomenti addotti dal Capo dello Stato consisteva nel rilievo della contraddizione tra la disciplina del decreto-legge emanando e “un indirizzo giurisprudenziale in via di definizione”;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- con lettera 10 luglio 1989 al Presidente del Consiglio De Mita, il Presidente Cossiga manifestò la sua riserva in ordine alla presenza dei presupposti costituzionali di necessità e urgenza ai fini dell’emanazione di un decreto-legge in materia di profili professionali del personale dell’ANAS e affermò: “Ritengo, pertanto, che, allo stato, sia opportuno soprassedere all’emanazione del provvedimento, in attesa della conclusione del dibattito parlamentare sull’analogo decreto relativo al personale del Ministero dell’interno”;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- in quella stessa lettera e successivamente nella lettera al Presidente del Consiglio Andreotti del 6 febbraio 1990, il Presidente Cossiga richiamò all’osservanza delle specifiche condizioni di urgenza e necessità che giustificano il ricorso alla decretazione di urgenza, ritenendo legittimo da parte sua – in caso di non soddisfacente e convincente motivazione del provvedimento – il puro e semplice rifiuto di emanazione del decreto – legge;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- con un comunicato del 7 marzo 1993, il Presidente Scalfaro, in rapporto all’emanazione di un decreto-legge in materia di finanziamento dei partiti politici invitò il Governo a riconsiderare l’intera questione, ritenendo più appropriata la presentazione alle Camere di un provvedimento in forma diversa da quella del decreto-legge.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-7572437416412536457?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/7572437416412536457/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=7572437416412536457' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/7572437416412536457'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/7572437416412536457'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2009/02/rottura-istituzionale.html' title='Rottura istituzionale'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/Sb9T05bfrDI/AAAAAAAAAm8/pinQwNeJkCk/s72-c/giannelli.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-3061927293680000058</id><published>2009-01-25T17:20:00.000+01:00</published><updated>2009-03-22T17:38:57.066+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='EUROPA e MEDITERRANEO'/><title type='text'>Pac, una dieta per obesi: quando le istituzioni europee fanno orecchie da mercante</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;I ventisette paesi membri dell'Unione europea hanno adottato il 20 novembre 2008 la «valutazione sullo stato di salute» della politica agricola comune (Pac). L'accordo, concepito per «modernizzare» la Pac in prospettiva di una nuova riforma nel 2013, in realtà prosegue il suo smantellamento. Rispondendo alle esigenze dell'Organizzazione mondiale del commercio (Wto), trascura le questioni dell'occupazione, della sicurezza alimentare e della protezione dell'ambiente, sia nel Nord che nel Sud.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Con quasi cinquecento milioni di consumatori potenziali, l'Unione europea rappresenta il primo mercato agricolo e alimentare solvibile del pianeta. È la prima regione importatrice ed esportatrice di prodotti agricoli (al pari degli Stati uniti) &lt;strong&gt;(1)&lt;/strong&gt;. Perciò, nell'Organizzazione mondiale del commercio (Wto) non si possono prendere decisioni senza l'approvazione dell'Unione, attore principale della deregolamentazione degli scambi mondiali. È quanto evidenziano le decisioni del consiglio dei ministri dell'agricoltura in occasione della «valutazione dello stato di salute» (v. il glossario a pagina 5) della politica agricola comune (Pac), preludio ad una profonda riforma prevista per il 2013 &lt;strong&gt;(2)&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;La Pac è stata a lungo l'unica politica comune decisa a Bruxelles e finanziata collettivamente dal bilancio dell'Unione, con un peso determinante (attualmente pari al 45%) nelle spese comuni. Ciò spiega anche perché essa sia stata considerata a lungo un pilastro della costruzione europea, prima che i liberisti la ritenessero uno spreco di bilancio e un ostacolo alla competitività economica. Istituita alla conferenza di Stresa (Italia) nel 1958, la Pac aveva l'esplicito scopo di garantire la sicurezza alimentare della Comunità economica europea (Cee). Occorreva fissare i prezzi agricoli ad un livello sufficiente da incoraggiare gli agricoltori a produrre a prezzi accessibili ai consumatori. Questo sostegno ai prezzi si fondava su un sistema di acquisti pubblici a tariffa minima garantita e sulla costituzione di stock regolatori. La scelta significava l'esplicito riconoscimento che il riferimento al valore sul mercato mondiale non fosse sufficiente ad orientare la produzione in funzione dei bisogni da soddisfare e che l'instabilità dei mercati agricoli giustificasse l'intervento regolatore dei poteri pubblici &lt;strong&gt;(3)&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;Sono state così instaurate, prodotto per prodotto, organizzazioni comuni di mercato (Ocm) che mirassero a garantire la preferenza comunitaria. Si trattava di assegnare la priorità alla produzione interna, grazie ad un sistema di diritti doganali prelevati sulle importazioni. Questi ultimi venivano adeguati continuamente secondo il livello dei prezzi mondiali, all'epoca strutturalmente inferiori ai prezzi europei. Esistevano comunque già delle falle in questo sistema, per esempio l'ingresso senza dazi delle colture oleoproteaginose (colza, soja, girasole, utilizzati essenzialmente per gli animali) - un'eccezione concessa nel quadro dell'Accordo generale sulle tariffe doganali ed il commercio (Gatt) sin dagli anni '60. In pochi anni, la Pac rivelò la sua efficacia. Grazie alla sicurezza dei prezzi, gli investimenti si svilupparono massicciamente e i rendimenti e la produttività del lavoro crebbero fortemente, permettendo di produrre di più con meno manodopera. I lavoratori in esubero riempirono dunque le fila dell'industria. Ma negli anni '70 il dispositivo si inceppa. L'autosufficienza è superata nelle principali produzioni che beneficiano degli Ocm, come i cereali e il latte. Le eccedenze si accumulano e devono essere smaltite sul mercato mondiale per mezzo di costose sovvenzioni all'esportazione &lt;strong&gt;(4)&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;Allo stesso tempo, l'esodo agricolo prosegue a ritmo sostenuto, mentre diminuisce l'occupazione industriale. Infine, l'intensificazione e la specializzazione dei sistemi di produzione si accompagna ad una crescente pressione sull'ambiente. La crisi si inasprisce negli anni '80, in seguito ad una contrazione della domanda internazionale e allo sviluppo della produzione dei paesi emergenti. I prezzi mondiali crollano, e le spese comunitarie di sovvenzione alle esportazioni esplodono. Il Regno unito, che ha raggiunto la Cee nel 1973, ha buon gioco nel denunciare gli eccessi della Pac: il primo ministro Margaret Thatcher raccoglie sempre più alleati all'interno e all'esterno della Comunità nella richiesta di una riforma profonda in occasione del negoziato commerciale che si apre con il Gatt, alla fine del 1986, a Punta del Este. È l'ora della deregolamentazione, per restaurare un libero mercato che dovrebbe favorire tutti: i consumatori e i contribuenti dei paesi sviluppati vedranno scendere i prezzi alimentari e le tasse; per quanto riguarda i paesi poveri del Sud, potranno arricchirsi esportando i prodotti per i quali dispongono di vantaggi comparativi, salvo poi importare le derrate alimentari di base che i paesi sviluppati propongono di fornire loro a basso costo.&lt;br /&gt;A partire dal 1992 si avvia un processo ininterrotto di decostruzione degli Ocm. Solo il latte, sottoposto sin dal 1984 ad un regime specifico di quote, viene risparmiato fino al 2003. Le quote latte, strumenti di controllo dei volumi di produzione, permetteranno in effetti di ridurre in modo notevole le spese di sostegno e di garantire prezzi remunerativi alla produzione &lt;strong&gt;(5)&lt;/strong&gt;. Per le altre produzioni, le riforme successive del 1992, 1999 e 2003 puntano a riavvicinare i prezzi interni ai prezzi mondiali e a rendere la Pac conforme al Wto. I dazi doganali variabili lasciano il posto a prelevamenti fissi, che vengono progressivamente ridotti nel quadro di apertura degli scambi. In compenso, gli agricoltori ricevono aiuti diretti per ogni ettaro coltivato. Dopo il disaccoppiamento del 2003, non sono più obbligati a produrre per percepire i sussidi. Ma gli aiuti rimangono legati agli ettari coltivati, per cui si prosegue come in passato a sovvenzionare con fondi pubblici la sostituzione del lavoro con il capitale e la corsa all'espansione delle coltivazioni a scapito dell'occupazione.&lt;br /&gt;È uno dei paradossi del neo-liberismo: si continua a versare aiuti diretti all'agricoltura. Al di là dell'incoerenza del discorso ideologico, si può tuttavia dare una spiegazione a queste evoluzioni. Il sostegno dei prezzi e la protezione del mercato europeo corrispondono all'obiettivo finale di consolidare la competitività dell'agricoltura, dell'agroalimentare e della distribuzione basata sullo sviluppo di un mercato interno che si allargava con inclusione di nuovi paesi membri. Ma quando le grandi società di trasformazione e distribuzione hanno rafforzato a sufficienza la loro competitività sul mercato europeo, rivolgono le loro attività verso l'esterno dell'Unione. A partire dagli anni '90 la diminuzione dei prezzi agricoli e l'accesso a produzioni importate a costo minore hanno aiutato la loro competitività internazionale.&lt;br /&gt;La logica conseguenza di tale processo è la delocalizzazione delle attività di trasformazione nei luoghi di origine dei prodotti, cioè fuori dall'Unione. Lo dimostra l'esempio della società Doux, che ha trasferito una parte del suo approvvigionamento di polli e delle attività di macellazione in Brasile &lt;strong&gt;(6)&lt;/strong&gt;. I produttori agricoli europei che hanno scommesso sull'internazionalizzazione scoprono dunque di essere diventati inutili. Questa politica provoca danni sociali e ambientali rilevanti, mentre la liberalizzazione degli scambi si accompagna ad un'aumentata instabilità dei prezzi mondiali, con fluttuazioni sproporzionate rispetto ai costi di produzione. Quando i prezzi sono ai minimi, le colture agricole più produttive dei paesi ricchi non possono sopravvivere senza abbondanti aiuti diretti: all'inizio degli anni 2000 essi rappresentano oltre il 50% del reddito agricolo medio europeo &lt;strong&gt;(7)&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;Al contrario, dato che i sussidi sono attualmente svincolati dai prezzi e dal tipo di produzione, essi rappresentano una rendita ingiustificata versata ad alcune categorie di produttori quando i prezzi si infiammano. In tal modo, i coltivatori di cereali europei continuano a percepire massicce sovvenzioni nonostante il prezzo dei cereali e i loro profitti siano raddoppiati nel corso del 2007 e nel primo semestre del 2008 &lt;strong&gt;(8)&lt;/strong&gt;. E poiché tali aiuti rimangono legati alla superficie, senza alcun tetto sull'estensione o sull'occupazione, la concentrazione delle coltivazioni prosegue inesorabile. In alcuni nuovi paesi membri, come la Polonia e la Romania, essi minacciano un settore che dà lavoro ad oltre un terzo della popolazione attiva e indeboliscono particolarmente la piccola agricoltura familiare di sussistenza che funge da ammortizzatore sociale contro la crisi occupazionale.&lt;br /&gt;Il bilancio ambientale della Pac non è migliore. Per fare bella figura, la Commissione Europea ha arricchito tutte le sue riforme di una vernice ecologista come l'ecocondizionalità e lo sviluppo rurale assurto, dal 1999, a «secondo pilastro della Pac». Questo rivestimento non riesce tuttavia a nascondere la tendenza fondamentale alla liberalizzazione dei mercati agricoli, con i suoi corollari, la selezione e la specializzazione delle colture più competitive. Tale evoluzione va a discapito dei sistemi più autonomi e più parsimoniosi (soprattutto le colture per il pascolo), generatori di effetti positivi per il paesaggio, la biodiversità, la qualità dell'acqua e dei suoli &lt;strong&gt;(9)&lt;/strong&gt;. Essa si accompagna ad una concentrazione delle produzioni nelle regioni più competitive e ad una desertificazione di quelle più sfavorite. Per quanto riguarda la gestione del territorio, si tratta di un vero trasferimento di produzioni. Le conseguenze per i paesi poveri sono altrettanto preoccupanti.&lt;br /&gt;Le pratiche di dumping dei paesi ricchi sono state normalizzate nel quadro del Wto: la diminuzione dei prezzi è stata compensata da aiuti diretti massicci, come le sovvenzioni svincolate della Pac, considerate non distorsive dei mercati da parte del Wto. Insieme allo smantellamento delle protezioni doganali (l'unica politica di protezione accessibile per i paesi poveri), il dumping conduce ad una distruzione inesorabile delle capacità di approvvigionamento dei paesi più poveri e ad un aumento sensibile della dipendenza alimentare. Infine, lo smantellamento dei meccanismi di sostegno ai prezzi e di stoccaggio dei prodotti nella maggior parte dei Paesi impedisce ogni reazione possibile in caso di tensioni sui mercati. Così, le scorte di cereali sono diminuite regolarmente dal 1995, fino a raggiungere il livello minimo degli ultimi 25 anni nel 2008.&lt;br /&gt;La crisi alimentare mondiale non deve dunque sorprendere. Gli squilibri strutturali si rivelano sempre a partire da eventi congiunturali: il brusco aumento dei prezzi alimentari nel 2007 e nel primo semestre del 2008 ha aggravato una situazione endemica (925 milioni di persone malnutrite, di cui 75 milioni in più solo nel 2007, secondo l'Organizzazione delle Nazioni unite per l'alimentazione e l'agricoltura [Fao]). L'aumento deriva da disuguaglianze mondiali provocate da una serie di scelte economiche. Tuttavia, l'Unione europea le ha sostenute in seno al Fondo monetario internazionale (Fmi), alla Banca mondiale, nei negoziati bilaterali con i paesi del Sud e nei negoziati multilaterali. Per accelerare il raggiungimento di un compromesso al Wto, essa ha riformato in anticipo la sua Pac nel 2003. Non si tratta certo di rivalutare la politica agricola «storica», di cui abbiamo ricordato i danni sociali ed ambientali. Ma ciò non può portare, al contrario, a giustificare lo smantellamento di ogni meccanismo di regolazione dei mercati. Senza dubbio, la maggior parte dei prezzi agricoli sono in forte diminuzione da qualche mese. Ma questa evoluzione dei prezzi indica soprattutto un'instabilità cronica dei mercati, a cui le istituzioni comunitarie e internazionali propongono di lasciare libero sfogo. Tutto procede come se la recente inversione di marcia dei prezzi avesse cancellato la crisi acuta e le «sommosse della fame» della primavera 2008 in decine di paesi del Sud &lt;strong&gt;(10)&lt;/strong&gt;. Dopo aver spiegato nell'aprile del 2008 che questa dura prova si sarebbe rivelata salutare a lungo termine, il direttore generale del Wto Pascal Lamy pose le sue condizioni: «Se vogliamo che sia così, occorre che il commercio funzioni» anche se «a breve termine, non ci sono buone notizie per molti paesi in via di sviluppo &lt;strong&gt;(11)&lt;/strong&gt;!».&lt;br /&gt;Occorre parafrasare John Maynard Keynes? Saranno tutti morti prima che la medicina di Pascal Lamy dia i suoi frutti. Ma ciò non mette affatto in imbarazzo il direttore generale del Wto, che insiste a voler concludere il ciclo di negoziati di Doha (12) e a chiedere una liberalizzazione senza precedenti degli scambi agricoli. Dopo un tentativo in luglio, in cui l'India ha rifiutato le condizioni dell'accordo per tutelare i suoi agricoltori, Lamy ha tentato inutilmente di rilanciare i negoziati ministeriali a metà dicembre. Con il sostegno di Catherine Ashton, che è appena succeduta a Peter Mandelson alla carica di commissario europeo per il commercio, sperava nell'approvazione forzata di un accordo al Wto, possibilmente prima della fine della presidenza di George W. Bush. Dal canto loro, le istituzioni comunitarie ignorano i molti allarmi lanciati dal mondo associativo, dai ricercatori e da un crescente numero di politici e addetti ai lavori. Come se nulla fosse, esse continuano lo smantellamento degli strumenti di regolazione dei mercati agricoli. Poco importa che il mito liberista stia crollando, e che i poteri pubblici stiano intervenendo massicciamente per salvare i mercati finanziari. Poco importa che gli Stati uniti abbiano abbandonato il disaccoppiamento dei finanziamenti dalla produzione nel 2002 in favore di «aiuti agricoli anti-ciclici», modulati in funzione della situazione dei mercati &lt;strong&gt;(13)&lt;/strong&gt;. A Bruxelles, il dogma della deregolamentazione e del laissez-faire è ancora valido. Nulla, infatti, nelle decisioni adottate il 21 novembre 2008 in occasione della «valutazione dello stato di salute» della Pac lascia intendere una qualsiasi correzione della politica in atto dal 1992: sempre meno regolazione pubblica (soppressione graduale delle quote latte, riduzione del sostegno ai prezzi), sempre meno vincoli ai sussidi (nonostante gli sprechi e delle clamorose iniquità rilevate), sempre meno solidarietà tra gli stati e le regioni, con un rafforzamento del cofinanziamento da parte delle comunità nazionali e territoriali, che non è nient'altro che una ri-nazionalizzazione delle politiche agricole &lt;strong&gt;(14)&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;Mentre accelera lo «smantellamento del territorio» in nome della competitività, ci si propone, in nome dello sviluppo rurale, di correggerne marginalmente i danni più evidenti. Malgrado le dichiarazioni di principio sulle nuove domande sociali, non si può non constatare che l'obiettivo essenziale della Commissione europea rimane la prosecuzione, in forma rinnovata, della ristrutturazione «produttivista» dell'agricoltura. Tuttavia, l'Unione europea potrebbe svolgere un ruolo determinante per reindirizzare i negoziati in corso e promuovere un nuovo ordine alimentare mondiale. Le soluzioni esistono. Esse si basano sul principio della sovranità alimentare, che implica una regolazione concertata degli scambi internazionali sotto l'autorità delle Nazioni unite. In questo nuovo quadro, la stabilizzazione dei prezzi mondiali e la garanzia di prezzi interni stabili che riflettano i reali costi di produzione dovrebbero corrispondere, in cambio, ad un rafforzamento delle condizioni sociali ed ambientali della produzione, un controllo dei volumi ed una redistribuzione degli aiuti tra agricoltori. La solidarietà con i paesi poveri richiede anche l'abbandono degli accordi di libero scambio a vantaggio di accordi preferenziali più rigidi, l'aumento dell'aiuto pubblico allo sviluppo agricolo e l'abbandono della produzione di bio-carburanti che contrasti con la produzione alimentare.&lt;br /&gt;Infine, la crisi alimentare non può essere risolta a danno degli imperativi ecologici, poiché gli squilibri climatici e l'esaurimento dei suoli rappresentano altrettanti fattori aggravanti. Il rapporto della Valutazione internazionale delle scienze e delle tecnologie agricole al servizio dello sviluppo (Eistad) mette per esempio l'accento sullo sviluppo dell'agro-ecologia - che intende associare agricoltura e protezione dell'ambiente in un processo qualitativo e non quantitativo - filiere corte tra produttori e consumatori, e sulla valorizzazione delle conoscenze contadine e locali &lt;strong&gt;(15)&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;FONTE:&lt;/strong&gt; di &lt;em&gt;Jean-Christophe Kroll&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Aurélie Trouvé&lt;/em&gt;, docenti ricercatori in economia agricola e alimentare all'Etablissement national d'enseignement supérieur agronomique di Digione (Enesad) - articolo in &lt;em&gt;Le Monde diplomatique&lt;/em&gt;, gennaio 2009&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;NOTE:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;(1)&lt;/strong&gt; Cfr. il «Manuale di statistica» della Conferenza delle Nazioni unite sul commercio e lo sviluppo (Unctad), Ginevra, 2008. Il primato dell'Unione europea è inteso in termine di valore e per l'insieme dei prodotti agroalimentari, salvo i prodotti forestali e della pesca.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;(2)&lt;/strong&gt; L'ultima riforma della Pac, introdotta nel 2003 per il periodo 2005-2013, comportava una «clausola di rendez-vous» nel 2008 al fine di procedere ad una valutazione a metà percorso e ad eventuali correzioni. Tale clausola è stata denominata «Valutazione dello stato di salute» della Pac.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;(3)&lt;/strong&gt; Cfr. l'analisi di Jean Marc Boussard, «Faut-il encore des politiques agricoles?», Déméter 2001. Economie et stratégies agricoles, Armand Colin, Parigi, 2000, pp. 139-204.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;(4)&lt;/strong&gt; Tali aiuti, denominati anche restituzioni, vengono versati agli esportatori per rimborsare lo scarto tra un prezzo minimo garantito ai produttori europei e un prezzo di mercato, molto più basso all'epoca.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;(5)&lt;/strong&gt; Tali spese rappresentano il 40% del bilancio agricolo della Cee all'inizio degli anni '80 e il 6% nell'Unione europea nel 2005, secondo la Commissione europea. Nel 1990, esse rappresentavano oltre il 65% delle spese europee.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;(6)&lt;/strong&gt; Leggere Tristan Coloma «Il colosso multinazionale che tratta tutti i polli del mondo», Le Monde diplomatique/il manifesto, luglio 2008&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;(7)&lt;/strong&gt; Bollettino statistico dell'Istituto nazionale di statistica e degli studi economici, Parigi, 7 luglio 2008.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;(8)&lt;/strong&gt; Statistiche agricole annuali, ministero dell'agricoltura e della pesca, Parigi 2008.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;(9)&lt;/strong&gt; Cfr. Commissione europea, «Environmental integration and the Cap», Bruxelles, 2002&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;(10)&lt;/strong&gt; Leggere Anne-Cécile Robert, «Sono rari gli agricoltori che coltivano il grano», Le Monde diplomatique/il manifesto, maggio 2008&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;(11)&lt;/strong&gt; Intervista con l'Agenzia di stampa africana, 20 aprile 2008.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;(12)&lt;/strong&gt; Questo ciclo di negoziati al Wto, che segue quello dell'Uruguay del 2001, è tuttora in corso nonostante fosse previsto che esso si concludesse entro il 1° gennaio 2005.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;(13)&lt;/strong&gt; Nel 2008, una larga maggioranza del Congresso americano ha votato una riforma della politica agricola che rafforzasse gli strumenti di regolazione dei mercati e dei redditi.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;(14) &lt;/strong&gt;&lt;a href="http://ec.europa.eu/agricolture/healthcheck/index_fr.htm"&gt;&lt;strong&gt;Commissione europea 20 novembre 2008&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;(15) &lt;/strong&gt;Questo studio, realizzato su scala internazionale, è stato pubblicato il 15 aprile 2008: &lt;a href="http://www.agassessment.org/"&gt;&lt;strong&gt;www.agassessment.org&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; (Traduzione di A. D'A.)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-3061927293680000058?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/3061927293680000058/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=3061927293680000058' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/3061927293680000058'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/3061927293680000058'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2009/01/pac-una-dieta-per-obesi-quando-le.html' title='Pac, una dieta per obesi: quando le istituzioni europee fanno orecchie da mercante'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-4066897886282631627</id><published>2009-01-12T16:59:00.001+01:00</published><updated>2009-03-16T17:02:18.054+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='VIGNETTE-PHOTOGALLERY-IMMAGINI'/><title type='text'>Planned carnage</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/Sb53t0Z1yqI/AAAAAAAAAm0/c_979b80usw/s1600-h/vignetta+gaza.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5313816239388609186" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 301px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/Sb53t0Z1yqI/AAAAAAAAAm0/c_979b80usw/s400/vignetta+gaza.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-4066897886282631627?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/4066897886282631627/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=4066897886282631627' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/4066897886282631627'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/4066897886282631627'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2009/01/planned-carnage.html' title='Planned carnage'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/Sb53t0Z1yqI/AAAAAAAAAm0/c_979b80usw/s72-c/vignetta+gaza.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-2878474281854885457</id><published>2009-01-07T22:37:00.003+01:00</published><updated>2009-03-15T14:31:13.289+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='GREATER MIDDLE EAST'/><title type='text'>Women and children first</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Fuoco sulle scuole dell'Unrwa (Onu), a Jabaliya e Rafah. Uccise almeno 42 persone, per lo più donne e bambini convinti di aver trovato un rifugio sicuro. Israele: sapravano da là. L'Onu: nessuno era armato. La risoluzione del Consiglio di Sicurezza bloccata dal veto Usa prolunga l'impunità israeliana. Ma i 'terroristi' restano sempre loro: civili, in maggioranza donne e bambini. Essi rappresentano il futuro della Palestina e in tempi di bomba demografica, c'è da giurarlo, restano e resteranno un obiettivo del governo di Tel Aviv.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/Sb0ChFY4UEI/AAAAAAAAAms/7XkiB99HFDc/s1600-h/women%26children+first.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5313405902772523074" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 329px; CURSOR: hand; HEIGHT: 400px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/Sb0ChFY4UEI/AAAAAAAAAms/7XkiB99HFDc/s400/women%26children+first.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-2878474281854885457?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/2878474281854885457/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=2878474281854885457' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/2878474281854885457'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/2878474281854885457'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2009/01/women-and-children-first.html' title='Women and children first'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/Sb0ChFY4UEI/AAAAAAAAAms/7XkiB99HFDc/s72-c/women%26children+first.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-4121738892346931193</id><published>2009-01-02T16:13:00.008+01:00</published><updated>2009-01-02T23:33:06.397+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='USA e NORD AMERICA'/><title type='text'>Dialogo o intransigenza? That is the question...</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SV6EnUgiAOI/AAAAAAAAAlA/GyR_GuWxk5o/s1600-h/iran-nukes.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5286808823634460898" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SV6EnUgiAOI/AAAAAAAAAlA/GyR_GuWxk5o/s400/iran-nukes.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Il 20 gennaio Obama si insedierà quale &lt;em&gt;leader&lt;/em&gt; di una nazione in difficoltà, che rimane però la massima potenza in un mondo in grande cambiamento. Subito avrà di fronte una serie di probemi, tra i quali il &lt;em&gt;dossier&lt;/em&gt; Iran è uno dei più delicati: la questione del nucleare, l'influenza di Teheran in Iraq e Afghanistan, il petrolio e soprattutto il gas iraniano. La rinnovata &lt;em&gt;escalation&lt;/em&gt; in Palestina e le ormai vicine elezioni presidenziali della Repubblica islamica influenzeranno gli eventi e, vista la presunta propensione di Obama al dialogo con gli Ayatollah, non è escluso un compromesso tra i due paesi. In caso contrario però si rischia un confronto militare cercato o accidentale nello Stretto di Hormuz, il collo di bottiglia strategico per le forniture di greggio a Giappone, Europa e Stati Uniti.&lt;br /&gt;Resta un'incognita il futuro politico dell'Iran, che nel 2009 vedrà i cittadini iraniani chiamati a esprimersi per le elezioni presidenziali. Se fino ad ora erano diversi gli indicatori che mettevano in cattiva luce l'attuale presidente Mahmoud Ahmadinejad - le cui riforme promesse si sono tutt'altro che avverate, con la crescita dell'inflazione e l'aumento della disoccupazione - gli ultimi sviluppi sulla scena palestinese potrebbero in realtà rafforzare l'ala radicale della Repubblica islamica. L'offensiva lanciata dallo Stato ebraico sulla Striscia di Gaza, infatti, mette in luce proprio Ahmadinejad, che ha fatto della retorica contro Israele il suo punto di forza, invocandone la distruzione e negando l'Olocausto. Atteggiamenti, questi, che hanno però portato l'Iran all'isolamento sulla scena internazionale. L'inflazione, comunque, resta un problema in Iran, avendo raggiunto nel 2008 il livello del 30 per cento. Anche tra i conservatori, che un tempo sostenevano l'attuale presidente, non sono quindi mancate critiche contro Ahmadinejad. Ed e' proprio questo atteggiamento critico che ha portato alla nascita di una nuova ala "neo-conservatrice" che ha conquistato le elezioni parlamentari e dato nuovo potere ad Ali Larijani, che fino al 2007 era il principale negoziatore per la questione del nucleare sulla scena internazionale. Una carica abbandonata proprio per le divergenze con Ahmadinejad.&lt;br /&gt;Sul piano nucleare, poi, l'Iran ha nuovamente respinto le richieste internazionali di sospendere il suo controverso programma di arricchimento dell'uranio sostenendone la natura pacifica contro tutte le accuse. Il risultato e' stata un'ulteriore risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu e nuove sanzioni economiche contro la Repubblica islamica. Nemmeno l'offerta di incentivi occidentali presentata personalmente a Teheran a luglio dal capo della politica estera dell'Unione europea, Javier Solana, ha fatto cambiare idea al governo islamico. Nessun incentivo, ha detto chiaramente Ahmadinejad, potrà portare l'Iran a sospendere il suo programma nucleare. Intanto i test missilistici portati avanti dalla Repubblica Islamica, compreso il lancio di razzi per la ricerca dei satelliti, provocano sconcerto nella comunità occidentale. Il timore principale e' che tali missili vengano lanciati contro il nemico numero uno, ovvero Israele.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;"La partita del nucleare iraniano resta infatti impregiudicata. Sarà al cuore del primo briefing strategico del nuovo presidente. Se il braccio di ferro col regime dei pasdaran non si concluderà con un compromesso, rischierà di sfociare forse per accidente in un confronto militare dagli esiti imprevedibili, salvo il più che certo blocco dello Stretto di Hormuz, collo di bottiglia strategico per le forniture di greggio a Giappone, Europa e Stati Uniti. La sfida con l’Iran è il centro di gravità della «guerra al terrorismo». In un modo o nell’altro, Obama si propone di concluderla. Salvando la faccia, possibilmente qualcosa di più. Servirebbe davvero un colpo di bacchetta magica per inventare un finale dignitoso alle avventure afghana e irachena. In ogni caso la sua sola bacchetta non basterà. Ci vorrà un magico concerto, con la partecipazione di tutti gli attori regionali e delle maggiori potenze. A partire da Cina e Russia. Non è uno scenario impensabile."&lt;/em&gt; (&lt;a href="http://temi.repubblica.it/limes/grazia-sotto-pressione/"&gt;&lt;strong&gt;"Grazia sotto pressione"&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; - editoriale di Limes 6/08, Progetto Obama)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://temi.repubblica.it/limes/usa-iran-diavolo-o-acqua-santa/"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5286810158366964834" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 268px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SV6F1AxjvGI/AAAAAAAAAlI/0jhRL5DmKXY/s400/806_CE3_Partita_hormuz_800.jpg" border="0" /&gt; &lt;/a&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;a href="http://temi.repubblica.it/limes/usa-iran-diavolo-o-acqua-santa/"&gt;VIDEOCARTA&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-4121738892346931193?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/4121738892346931193/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=4121738892346931193' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/4121738892346931193'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/4121738892346931193'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2009/01/dialogo-o-intransigenza-that-is.html' title='Dialogo o intransigenza? That is the question...'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SV6EnUgiAOI/AAAAAAAAAlA/GyR_GuWxk5o/s72-c/iran-nukes.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-6498973304611670712</id><published>2008-12-28T23:24:00.000+01:00</published><updated>2009-01-07T23:29:44.079+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='GREATER MIDDLE EAST'/><title type='text'>Quanti altri morti, per sentirvi cittadini di Gaza?</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;E leggerò domani, sui vostri giornali, che a Gaza è finita la tregua. Non era un assedio dunque, ma una forma di pace, quel campo di concentramento falciato dalla fame e dalla sete. E da cosa dipende la differenza tra la pace e la guerra? Dalla ragioneria dei morti? E i bambini consumati dalla malnutrizione, a quale conto si addebitano? Muore di guerra o di pace, chi muore perché manca l'elettricità in sala operatoria? Si chiama pace quando mancano i missili - ma come si chiama, quando manca tutto il resto?&lt;br /&gt;E leggerò sui vostri giornali, domani, che tutto questo è solo un attacco preventivo, solo legittimo, inviolabile diritto di autodifesa. La quarta potenza militare al mondo, i suoi muscoli nucleari contro razzi di latta, e cartapesta e disperazione. E mi sarà precisato naturalmente, che no, questo non è un attacco contro i civili - e d'altra parte, ma come potrebbe mai esserlo, se tre uomini che chiacchierano di Palestina, qui all'angolo della strada, sono per le leggi israeliane un nucleo di resistenza, e dunque un gruppo illegale, una forza combattente? - se nei documenti ufficiali siamo marchiati come entità nemica, e senza più il minimo argine etico, il cancro di Israele? Se l'obiettivo è sradicare Hamas - tutto questo rafforza Hamas. Arrivate a bordo dei caccia a esportare la retorica della democrazia, a bordo dei caccia tornate poi a strangolare l'esercizio della democrazia - ma quale altra opzione rimane? Non lasciate che vi esploda addosso improvvisa. Non è il fondamentalismo, a essere bombardato in questo momento, ma tutto quello che qui si oppone al fondamentalismo. Tutto quello che a questa ferocia indistinta non restituisce gratuito un odio uguale e contrario, ma una parola scalza di dialogo, la lucidità di ragionare il coraggio di disertare - non è un attacco contro il terrorismo, questo, ma contro l'altra Palestina, terza e diversa, mentre schiva missili stretta tra la complicità di Fatah e la miopia di Hamas. Stava per assassinarmi per autodifesa, ho dovuto assassinarlo per autodifesa - la racconteranno così, un giorno i sopravvissuti.&lt;br /&gt;E leggerò sui vostri giornali, domani, che è impossibile qualsiasi processo di pace, gli israeliani, purtroppo, non hanno qualcuno con cui parlare. E effettivamente - e ma come potrebbero mai averlo, trincerati dietro otto metri di cemento di Muro? E soprattutto - perché mai dovrebbero averlo, se la Road Map è solo l'ennesima arma di distrazione di massa per l'opinione pubblica internazionale? Quattro pagine in cui a noi per esempio, si chiede di fermare gli attacchi terroristici, e in cambio, si dice, Israele non intraprenderà alcuna azione che possa minare la fiducia tra le parti, come - testuale - gli attacchi contro i civili. Assassinare civili non mina la fiducia, mina il diritto, è un crimine di guerra non una questione di cortesia. E se Annapolis è un processo di pace, mentre l'unica mappa che procede sono qui intanto le terre confiscate, gli ulivi spianati le case demolite, gli insediamenti allargati - perché allora non è processo di pace la proposta saudita? La fine dell'occupazione, in cambio del riconoscimento da parte di tutti gli stati arabi. Possiamo avere se non altro un segno di reazione? Qualcuno, lì, per caso ascolta, dall'altro lato del Muro?&lt;br /&gt;Ma sto qui a raccontarvi vento. Perché leggerò solo un rigo domani, sui vostri giornali e solo domani, poi leggerò solo, ancora, l'indifferenza. Ed è solo questo che sento, mentre gli F16 sorvolano la mia solitudine, verso centinaia di danni collaterali che io conosco nome a nome, vita a vita - solo una vertigine di infinito abbandono e smarrimento. Europei, americani e anche gli arabi - perché dove è finita la sovranità egiziana, al varco di Rafah, la morale egiziana, al sigillo di Rafah? - siamo semplicemente soli. Sfilate qui, delegazione dopo delegazione - e parlando, avrebbe detto Garcia Lorca, le parole restano nell'aria, come sugheri sull'acqua. Offrite aiuti umanitari, ma non siamo mendicanti, vogliamo dignità libertà, frontiere aperte, non chiediamo favori, rivendichiamo diritti. E invece arrivate, indignati e partecipi, domandate cosa potete fare per noi. Una scuola? Una clinica forse? Delle borse di studio? E tentiamo ogni volta di convincervi - no, non la generosa solidarietà, insegnava Bobbio, solo la severa giustizia - sanzioni, sanzioni contro Israele. Ma rispondete - e neutrali ogni volta, e dunque partecipi dello squilibrio, partigiani dei vincitori - no, sarebbe antisemita. Ma chi è più antisemita, chi ha viziato Israele passo a passo per sessant'anni, fino a sfigurarlo nel paese più pericoloso al mondo per gli ebrei, o chi lo avverte che un Muro marca un ghetto da entrambi i lati? Rileggere Hannah Arendt è forse antisemita, oggi che siamo noi palestinesi la sua schiuma della terra, è antisemita tornare a illuminare le sue pagine sul potere e la violenza, sull'ultima razza soggetta al colonialismo britannico, che sarebbero stati infine gli inglesi stessi? No, non è antisemitismo, ma l'esatto opposto, sostenere i tanti israeliani che tentano di scampare a una nakbah chiamata sionismo. Perché non è un attacco contro il terrorismo, questo, ma contro l'altro Israele, terzo e diverso, mentre schiva il pensiero unico stretto tra la complicità della sinistra e la miopia della destra.&lt;br /&gt;So quello che leggerò, domani, sui vostri giornali. Ma nessuna autodifesa, nessuna esigenza di sicurezza. Tutto questo si chiama solo apartheid - e genocidio. Perché non importa che le politiche israeliane, tecnicamente, calzino oppure no al millimetro le definizioni delicatamente cesellate dal diritto internazionale, il suo aristocratico formalismo, la sua pretesa oggettività non sono che l'ennesimo collateralismo, qui, che asseconda e moltiplica la forza dei vincitori. La benzina di questi aerei è la vostra neutralità, è il vostro silenzio, il suono di queste esplosioni. Qualcuno si sentì berlinese, davanti a un altro Muro. Quanti altri morti, per sentirvi cittadini di Gaza?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Mustafa Barghouti (ex ministro dell'informazione del governo di unità nazionale palestinese) Ramallah, 27 dicembre 2008.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;Fonte&lt;/strong&gt;: &lt;a href="http://it.peacereporter.net/homepage.php"&gt;&lt;strong&gt;peacereporter&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-6498973304611670712?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/6498973304611670712/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=6498973304611670712' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/6498973304611670712'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/6498973304611670712'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2008/12/quanti-altri-morti-per-sentirvi.html' title='Quanti altri morti, per sentirvi cittadini di Gaza?'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-4719087581685359534</id><published>2008-12-25T16:39:00.001+01:00</published><updated>2009-01-06T16:54:10.645+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='USA e NORD AMERICA'/><title type='text'>Glory days</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;I dieci momenti più alti dell'uomo che per 8 lunghi anni ha guidato l'impero globale trasformando il mondo precedente in un mondo decisamente peggiore. Su tutti gli altri momenti rimandiamo a "Radio Baghdad" e "Radio Kabul" (tanto per fare gli esempi più eclatanti).&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;object height="344" width="425"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/GqViX12k4sM&amp;amp;hl=it&amp;amp;fs=1"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/GqViX12k4sM&amp;hl=it&amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-4719087581685359534?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/4719087581685359534/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=4719087581685359534' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/4719087581685359534'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/4719087581685359534'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2008/12/glory-days.html' title='Glory days'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-7981090086269621786</id><published>2008-12-22T14:56:00.002+01:00</published><updated>2009-01-02T15:16:56.872+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='GREATER MIDDLE EAST'/><title type='text'>Scarpe di distruzione</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SV4fPykVebI/AAAAAAAAAko/PJJc-Poxpsk/s1600-h/%27Imad+Hajjaj_bush.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5286697368712214962" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 300px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SV4fPykVebI/AAAAAAAAAko/PJJc-Poxpsk/s400/%27Imad+Hajjaj_bush.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;Dopo che Muntazer al Zaidi ha lanciato le scarpe contro George W. Bush, i giornalisti iracheni temono nuove restrizioni per avere accesso alle conferenze stampa. Le regole erano già più complicate di una partita a Risiko: per partecipare bisogna avere un documento d'identità rilasciato dal governo, un permesso scritto per entrare nella zona verde, essere perquisiti almeno quattro volte ad altrettanti checkpoint, essere già inseriti nella lista. E alla fine si rischia comunque di non riuscire ad arrivare in tempo. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;Molti giornalisti iracheni hanno criticato il gesto di Al Zaidi: &lt;em&gt;"Poteva esprimere la sua protesta facendo delle domande", "Non sappiamo neppure i motivi della sua rabbia"&lt;/em&gt;. Alcuni conoscono la sua storia: a trent'anni è stato rapito da sconosciuti. È stato trovato una settimana dopo, di notte, steso a terra, al centro di Baghdad. Molti suoi colleghi sanno che ha sofferto. E non sono d'accordo con la brutalità con cui è stato trattato dalle forze di sicurezza statunitensi e irachene. Un giovane reporter mi ha detto: &lt;em&gt;"Ora useranno l'incidente come scusa per far partecipare alle conferenze stampa solo i mezzi d'informazione governativi o internazionali. O magari ci obbligheranno a toglierci le scarpe"&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;Fonte:&lt;/strong&gt; &lt;em&gt;Zuhair al Jezairy&lt;/em&gt;, Internazionale 775, 18 dicembre 2008 (&lt;a href="http://www.internazionale.it/firme/articolo.php?id=21161"&gt;&lt;strong&gt;Link&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-7981090086269621786?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/7981090086269621786/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=7981090086269621786' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/7981090086269621786'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/7981090086269621786'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2008/12/scarpe-di-distruzione.html' title='Scarpe di distruzione'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SV4fPykVebI/AAAAAAAAAko/PJJc-Poxpsk/s72-c/%27Imad+Hajjaj_bush.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-4489250494571612713</id><published>2008-11-25T23:22:00.001+01:00</published><updated>2009-01-02T23:24:41.766+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ECONOMIA-ENERGIA-AMBIENTE'/><title type='text'>Pensare l'impensabile</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;Dunque, si poteva fare tutto. Un intervento finanziario massiccio dello stato, dimenticando i vincoli del patto di stabilità europeo. La capitolazione delle banche centrali a fronte dell'urgenza di un rilancio. La messa all'indice dei paradisi fiscali. Tutto era possibile, dal momento che si dovevano salvare le banche. Per trent'anni, ogni idea anche minima di una qualsiasi alterazione dei fondamenti dell'ordine liberista, ad esempio allo scopo di migliorare le condizioni di vita della maggioranza della popolazione, si scontrava immancabilmente con lo stesso tipo di argomentazioni: non si può essere arcaici; la globalizzazione è la nostra legge; le casse sono vuote; i mercati non accetterebbero. O anche: non vi siete accorti che il muro di Berlino è caduto? Per un trentennio si è andati avanti con le «riforme», ma nella direzione opposta: quella di una rivoluzione conservatrice che ha consegnato alla finanza fette sempre più consistenti e succose del bene comune, quali i servizi pubblici privatizzati e trasformati in macchine da soldi al fine di «creare valore» per l'azionista. E di una liberalizzazione degli scambi che ha eroso i salari e la protezione sociale, costringendo decine di migliaia di persone a indebitarsi per preservare il proprio potere d'acquisto, a «investire» in borsa o nelle assicurazioni per pagarsi l'istruzione, premunirsi in caso di malattia, prepararsi una pensione.&lt;br /&gt;La deflazione salariale e i tagli nel campo delle tutele sociali hanno dunque prodotto e favorito la finanziarizzazione sfrenata: si è creato il rischio per poi incoraggiare misure cautelative. In breve, la bolla speculativa si è estesa agli alloggi, trasformati in investimenti. E ha continuato a gonfiarsi con l'elio dell'ideologia del mercato. E al tempo stesso è cambiata la mentalità delle persone, meno solidali, sempre più individualiste e calcolatrici. Il crack del 2008 non è dunque essenzialmente tecnico, emendabile con palliativi quali la «moralizzazione» o la fine degli «abusi». È il tracollo di tutto un sistema.Al suo capezzale si stanno dando da fare in tanti, nella speranza di risollevarlo, raffazzonarlo, rimpannucciarlo, per metterlo in grado di infliggere domani qualche nuovo colpaccio alla società.&lt;br /&gt;I medici che simulano indignazione davanti alle conseguenze del liberismo sono però gli stessi che gli hanno fornito i vari afrodisiaci - ideologici, regolamentari, fiscali e di bilancio - grazie ai quali ha potuto scatenarsi senza freni. Sono squalificati, e dovrebbero ammetterlo. Ma sanno bene che un intero esercito politico e mediatico è pronto a fare di tutto per riabilitarli. Si pensi a Gordon Brown, già ministro delle finanze britannico, che come prima misura concesse alla Banca d'Inghilterra la sua «indipendenza»; a José Manuel Barroso, che presiede una Commissione europea con l'ossessione della «concorrenza»; a Nicolas Sarkozy, artefice dello «scudo fiscale», promotore del lavoro domenicale e della privatizzazione delle Poste: sembra sia questo il terzetto che oggi si adopera per «rifondare il capitalismo...» UNA TALE SFRONTATEZZA si spiega anche con una strana assenza. Difatti, dov'è la sinistra?&lt;br /&gt;Quella ufficiale, che ha accompagnato il liberismo e voluto la deregulation del mondo finanziario durante la presidenza del democratico William Clinton, che ha abolito l'indicizzazione dei salari con François Mitterrand, prima di privatizzare, con Lionel Jospin e Dominique Strauss Kahn, o di tagliare con l'accetta le indennità di disoccupazione con Gerhard Schroeder, non ha evidentemente altra ambizione che quella di voltare pagina al più presto, per far dimenticare una crisi di cui è corresponsabile. Ma l'altra sinistra? Può accontentarsi, in un momento come questo, di rispolverare i suoi più timidi e modesti progetti, quantunque non privi di utilità, quali la Tobin tax, l'aumento del salario minimo, i parchi eolici o una nuova Bretton Woods?&lt;br /&gt;Nel periodo keynesiano, la destra liberista ha pensato l'impensabile, e per imporlo ha approfittato di una grande crisi. Fin dal 1949 Friedrich Hayek, padrino intellettuale della corrente che ha prodotto un Ronald Reagan e una Margaret Thatcher, spiegava infatti: «Per un liberale coerente, ecco qual è la principale lezione da trarre dal successo dei socialisti: a rendere possibile ogni giorno ciò che ancora ieri sembrava irrealizzabile (...) è il loro coraggio di essere utopisti». Allora, chi proporrà di mettere in discussione il cuore stesso del sistema, il libero scambio&lt;/span&gt;&lt;a name="n1"&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;? Nell'agosto 1993 il premio Nobel ultraliberista Gary Becker spiegava: “Il diritto del lavoro e la tutela dell'ambiente sono divenuti eccessivi nella maggior parte dei paesi sviluppati. Il libero scambio reprimerà alcuni di questi eccessi, obbligando ciascuno a rimanere concorrenziale a fronte delle importazioni dei paesi in via di sviluppo”. «Utopia»? Oggi tutto è possibile, quando si tratta delle banche...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SERGE HALIMI - Le Monde diplomatique, nov 2008&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-4489250494571612713?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/4489250494571612713/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=4489250494571612713' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/4489250494571612713'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/4489250494571612713'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2008/11/pensare-limpensabile.html' title='Pensare l&apos;impensabile'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-7460826546554938402</id><published>2008-11-15T01:58:00.001+01:00</published><updated>2008-11-24T02:16:41.115+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='VIGNETTE-PHOTOGALLERY-IMMAGINI'/><title type='text'>Bye bye Neocons</title><content type='html'>&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/George_w_bush"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;GEORGE W. BUSH&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt; – 43° e peggiore presidente della storia degli Stati Uniti d’America (almeno per ora)&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SSn86ZTDb6I/AAAAAAAAAcQ/tqhxyA5AsS8/s1600-h/george_w_bush.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5272022918967291810" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 194px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SSn86ZTDb6I/AAAAAAAAAcQ/tqhxyA5AsS8/s400/george_w_bush.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Donald_Rumsfeld"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;DONALD RUMSFELD&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt; – esponente della destra ultraconservatrice, segretario della difesa &lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SSn9Fps-fII/AAAAAAAAAcY/vVcYWZtW4EI/s1600-h/rumsfeld.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5272023112349547650" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 198px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SSn9Fps-fII/AAAAAAAAAcY/vVcYWZtW4EI/s400/rumsfeld.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Condoleeza_Rice"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;CONDOLEEZA RICE&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt; – segretario di stato &lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SSn9OgmWVgI/AAAAAAAAAcg/0jKZx8Sq68k/s1600-h/condi_rice.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5272023264524654082" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 197px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SSn9OgmWVgI/AAAAAAAAAcg/0jKZx8Sq68k/s400/condi_rice.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Dick_Chaney"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;DICK CHANEY&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt; – vice presidente e, quindi, presidente del senato, personaggio estremamente oscuro &lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SSn-nALLLOI/AAAAAAAAAc4/KO9NPyISiiU/s1600-h/dick_chaney.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5272024784829099234" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SSn-nALLLOI/AAAAAAAAAc4/KO9NPyISiiU/s400/dick_chaney.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Karl_Rove"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;KARL ROVE&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt; – consigliere politico e uno dei fedelissimi di Bush, è stato vice-capo dello Staff presidenziale fino alla data delle sue dimissioni &lt;div&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SSn9T2tm3jI/AAAAAAAAAco/i59uvi0yyQE/s1600-h/karl_rove.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5272023356360023602" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 202px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SSn9T2tm3jI/AAAAAAAAAco/i59uvi0yyQE/s400/karl_rove.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Alberto_Gonzales"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;ALBERTO R. GONZALES&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt; – capo del dipartimento di giustizia &lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SSn9ZoO3vAI/AAAAAAAAAcw/9g5ITXaQ4yE/s1600-h/alberto_gonzales.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5272023455552224258" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 202px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SSn9ZoO3vAI/AAAAAAAAAcw/9g5ITXaQ4yE/s400/alberto_gonzales.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-7460826546554938402?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/7460826546554938402/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=7460826546554938402' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/7460826546554938402'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/7460826546554938402'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2008/11/bye-bye-neocons.html' title='Bye bye Neocons'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SSn86ZTDb6I/AAAAAAAAAcQ/tqhxyA5AsS8/s72-c/george_w_bush.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-217995281617872069</id><published>2008-10-26T01:06:00.000+02:00</published><updated>2008-11-24T01:34:22.830+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='AMERICA LATINA'/><title type='text'>Accordo storico in Bolivia</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;Nel pieno di una crisi che rischia di far precipitare il paese andino al collasso, il presidente Evo Morales ha raggiunto un compromesso con l'opposizione per approvare la nuova carta costituzionale. &lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;a href="http://www.internazionale.it/home/primopiano.php?id=20551"&gt;[Internazionale, 22 ottobre 2008]&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;L'intesa tra il partito di Morales Movimiento al socialismo (Mas) e i partiti di opposizione, è arrivata dopo 12 giorni di negoziati, anche grazie alle dimostrazioni dei sostenitori del governo, che negli ultimi giorni sono scesi in piazza per chiedere l'approvazione della 'carta magna' boliviana. &lt;em&gt;"Secondo il patto stipulato"&lt;/em&gt;, spiega il quotidiano &lt;strong&gt;El Diario&lt;/strong&gt;, &lt;em&gt;"Evo Morales si è impegnato a rinunciare fin da ora a candidarsi per le elezioni del 2014, e l'opposizione, in cambio, ha dato il suo appoggio al congresso per approvare il referendum costituzionale, che si terra il prossimo 25 gennaio &lt;/em&gt;[...] &lt;em&gt;La soluzione trovata soddisfa sia i sostenitori di Morales, che spingono per avere la nuova costituzione al più presto, che i membri dell'opposizione, secondo cui il vero obiettivo di Morales era ottenere la presidenza perpetua attraverso la 'carta magna'"&lt;/em&gt;. Il quotidiano &lt;strong&gt;La Razòn&lt;/strong&gt; commenta con entusiasmo quello che definisce un "negoziato storico". &lt;em&gt;"L'accordo raggiunto nel congresso nazionale conferma prima di tutto che il dialogo, inteso come risorsa privilegiata di uno stato democratico, funziona anche in Bolivia. In secondo luogo, sancisce l'inizio di una fase di riconciliazione, che durerà sicuramente fino al dicembre del 2009, quando i cittadini boliviani dovranno eleggere il futuro presidente"&lt;/em&gt;. Sulla stessa linea si muove &lt;strong&gt;Los Tiempos&lt;/strong&gt; secondo cui &lt;em&gt;"Non ci sono dubbi sul fatto che la Bolivia sta vivendo un momento storico &lt;/em&gt;[...]&lt;em&gt; I maggiori partiti del paese hanno dimostrato finalmente di voler mettere il bene dei cittadini al di sopra di tutto, aprendo la strada alla riconciliazione nazionale. Il cammino è stato duro, pieno di scontri, ma alla fine si può dire che ne è valsa la pena"&lt;/em&gt;. Coclude &lt;strong&gt;La Razòn&lt;/strong&gt;: &lt;em&gt;"Il 20 ottobre verrà ricordato come il giorno in cui una marea umana ha invaso le strade della capitale La Paz per reclamare il diritto ad avere una nuova costituzione. Speriamo che sia ricordata anche come la giornata in cui ebbe inizio la pacificazione del paese"&lt;/em&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;"&gt;&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;"&gt;&lt;strong&gt;APPROFONDIMENTI:&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;- &lt;a href="http://temi.repubblica.it/limes/il-collasso-della-bolivia-scuote-le-americhe/"&gt;Il collasso della Bolivia scuote le Americhe &lt;/a&gt;- Limesonline;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;- &lt;a href="http://temi.repubblica.it/limes/la-bolivia-al-collasso-cerca-il-dialogo/"&gt;La Bolivia al collasso cerca il dialogo&lt;/a&gt; - Limesonline.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-217995281617872069?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/217995281617872069/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=217995281617872069' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/217995281617872069'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/217995281617872069'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2008/10/accordo-storico-in-bolivia.html' title='Accordo storico in Bolivia'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-574252700933154920</id><published>2008-10-21T15:31:00.001+02:00</published><updated>2009-01-02T15:36:33.434+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='VIGNETTE-PHOTOGALLERY-IMMAGINI'/><title type='text'>Change, we need</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;/div&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SV4lhq_3bxI/AAAAAAAAAkw/J29cJ8Ef738/s1600-h/change,+please.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5286704272987614994" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 291px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SV4lhq_3bxI/AAAAAAAAAkw/J29cJ8Ef738/s400/change,+please.jpg" border="0" /&gt; &lt;p align="center"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:78%;"&gt;&lt;strong&gt;* vignetta di Marco Viviani&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-574252700933154920?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/574252700933154920/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=574252700933154920' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/574252700933154920'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/574252700933154920'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2008/10/change-we-need.html' title='Change, we need'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SV4lhq_3bxI/AAAAAAAAAkw/J29cJ8Ef738/s72-c/change,+please.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-587591462665482379</id><published>2008-10-12T00:49:00.000+02:00</published><updated>2008-11-24T00:57:23.758+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='USA e NORD AMERICA'/><title type='text'>E il Congresso disse "NO"</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;Il Congresso degli Stati Uniti ha bocciato il piano proposto dall'amministrazione Bush per far fronte alla crisi finanziaria ed evitare il crollo dell'intero sistema economico. Intanto, dalla Russia alla Cina, dalla Germania al Brasile, il mondo è in ansia. I quotidiani statunitensi commentano e cercano di capire quali saranno gli sviluppi futuri.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molto duro il &lt;strong&gt;New York Times&lt;/strong&gt;: &lt;em&gt;"Negli ultimi otto anni, i parlamentari repubblicani hanno approvato qualsiasi proposta di legge presentata dalla Casa Bianca, dall'aumento delle tasse alla tortura. Adesso, invece, con le sorti del paese in bilico, bocciano l'unico accordo possibile per risollevare il sistema finanziario. La speranza è che l'ulteriore degenerazione della situazione nelle prossime ore li spinga a cambiare idea"&lt;/em&gt;. Il &lt;strong&gt;Washington Post&lt;/strong&gt; non crede che la crisi sia limitata al settore finanziario: &lt;em&gt;"Tutte le grandi crisi economiche nel corso della storia dell'uomo hanno sempre portato conseguenze politiche devastanti. Basti pensare a come la Grande Depressione abbia contribuito, negli anni trenta del secolo scorso, a favorire l'ascesa del nazismo. La spiegazione è semplice: in fasi come questa si aprono spiragli preoccupanti per leadership e regimi autoritari. C'è da augurarsi che le autorità del mondo occidentale abbiano imparato la lezione"&lt;/em&gt;. &lt;em&gt;"Nessuno è esente da colpe per quanto è successo"&lt;/em&gt;, scrive il &lt;strong&gt;Los Angeles Times&lt;/strong&gt;, che continua: &lt;em&gt;"Sono sicuramente colpevoli i 133 congressisti repubblicani che si sono scostati dalla linea del loro partito, ma lo sono altrettanto i 95 democratici che hanno votato contro il piano di Henry Poulson e Ben Bernanke. In totale 228 parlamentari che, per ragioni egoistiche, hanno tagliato le gambe all'unico provvedimento in grado di risollevare le sorti dell'economia"&lt;/em&gt;. Conclude il &lt;strong&gt;Christian Science Monitor&lt;/strong&gt;: &lt;em&gt;"La verità, dolorosa ma indiscutibile, è che la recessione potrebbe essere la vera medicina, molto più efficace rispetto a qualsiasi piano di salvataggio. L'approvazione del piano Poulson non farebbe che peggiorare la situazione. La soluzione sta nel pianificare una strategia nel lungo periodo basata sulla trasparenza e sulla rivalutazione della classe lavoratrice"&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;"La decisione di bocciare il piano proposto dal ministro del tesoro Henry Paulson è molto pericolosa"&lt;/em&gt;, scrive il &lt;strong&gt;South China Morning Post&lt;/strong&gt;, secondo cui &lt;em&gt;"in un momento come questo le strategie politiche vanno messe da parte. La preoccupazione dei partner economici internazionali degli Usa è sicuramente giustificata. Se il piano dovesse saltare definitivamente le loro economie subirebbero effetti devastanti, come ha dichiarato anche un esponente del governo giapponese. Speriamo, dunque, che gli Stati Uniti facciano la cosa giusta"&lt;/em&gt;. Secondo il tedesco &lt;strong&gt;Frankfurter Allgemeine Zeitung&lt;/strong&gt; &lt;em&gt;"la crisi è ormai arrivata anche in Europa. A prescindere da cosa succederà a Wall Street, gli stati, gli istituti e le banche del vecchio continente si stanno impegnando per difendersi dalla crisi finanziaria. Nessuno si fida più di nessuno. In primo luogo le banche, che non sono più disposte ad affidare il proprio denaro ad altri istituti. La domanda, quindi, sorge spontanea: come possiamo aspettarci che i cittadini continuino a confidare in questo sistema? L'unica conclusione possibile è che abbiamo davanti un periodo di grave recessione"&lt;/em&gt;. Timori condivisi anche dal quotidiano brasiliano &lt;strong&gt;Folha De São Paulo&lt;/strong&gt;: &lt;em&gt;"I brasiliani hanno ottimi motivi per preoccuparsi. La borsa di São Paulo è crollata nel giro di pochi giorni e le parole del presidente Lula, che qualche giorno fa ha ammesso che 'la situazione è difficile', non trasmettono certo tranquillità ai cittadini. La sensazione è che siamo entrati nell'anticamera della crisi economica e che a farne le spese, una volta di più, saranno soprattutto i milioni di brasiliani che già vivono in condizioni di povertà"&lt;/em&gt;. &lt;em&gt;"Il piano Paulson è l'unico mezzo di cui dispongono gli Stati Uniti per risollevarsi, quindi è molto probabile che alla fine venga approvato"&lt;/em&gt;, scrive il russo &lt;strong&gt;Kommersant&lt;/strong&gt;, che continua: &lt;em&gt;"Il problema è cosa succederà dopo: la crisi ha dimostrato che il sistema economico è corrotto. Prima o poi anche i cittadini ne subiranno le conseguenze"&lt;/em&gt;. Conclude il francese &lt;strong&gt;Le Monde&lt;/strong&gt;: &lt;em&gt;"L'Europa sta dimostrando tutta la sua fragilità. Se si verificasse da noi una crisi della portata di quella statunitense, la Banca centrale europea non riuscirebbe ad approvare un piano di salvataggio, visto che gli stati hanno interessi molto diversi tra loro"&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Fonti:&lt;/strong&gt; &lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.internazionale.it/home/primopiano.php?id=20372"&gt;Internazionale, 30 settembre 2008&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://www.internazionale.it/home/primopiano.php?id=20379"&gt;Internazionale, 2 ottobre 2008&lt;/a&gt;.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-587591462665482379?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/587591462665482379/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=587591462665482379' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/587591462665482379'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/587591462665482379'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2008/10/e-il-congresso-disse-no.html' title='E il Congresso disse &quot;NO&quot;'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-3529402929553807773</id><published>2008-09-05T00:25:00.000+02:00</published><updated>2008-11-24T00:35:14.006+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ITALIA'/><title type='text'>Un paese sottomesso</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;L'estate è stata segnata dal disinteresse per la politica. I partiti italiani soffocano la partecipazione. E senza il contributo dei cittadini la democrazia è in crisi, scrive &lt;em&gt;Udo Gümpel&lt;/em&gt; [*].&lt;/strong&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;Le chiacchiere sotto l'ombrellone, davanti allo stesso mare e sulla stessa spiaggia, rivelano molte cose sullo stato d'animo di un paese. Sulla spiaggia tutti sono rilassati, i poveri come i ricchi, tutti si mettono pazienti in fila per la doccia. Ecco finalmente un paese pacifico. Mai, negli ultimi vent'anni, avevo sentito parlare così poco di politica sotto l'ombrellone come quest'estate. Nelle conversazioni nessuno fa più cenno ai classici temi del tormentone estivo: gli immigranti clandestini, i nomadi, la crisi. Niente più discussioni. La politica? Lasciamola al governo. Si direbbe che sia questo il nuovo motto del paese. Un'Italia ubbidiente, docile, disciplinata. Come un cane ben addestrato, ha scritto Nadia Urbinati il 20 agosto sulla Repubblica. Non ha tutti i torti: il paese sembra pronto a sottomettersi al padrone, a riconoscere che il dissenso è un crimine sociale, a permettere che le regole del gioco democratico esalino l'ultimo respiro. Cane e padrone camminano su un sentiero che va in direzione opposta rispetto alle altre democrazie, dove si lascia più spazio al dissenso, prima di tutto verso un legittimo governo democratico. La massa dei cittadini di questo paese ha rinunciato spontaneamente ai propri diritti e le minoranze si trovano così esposte a un rischio reale. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;Tutto questo è dovuto a una strisciante perdita di fiducia, cominciata anni fa, nella partecipazione democratica e nella libera capacità di contribuire a plasmare la società. Ed è un fenomeno nato all'interno dei partiti. La frequenza delle consultazioni elettorali negli ultimi anni in Italia potrebbe sembrare, in apparenza, un indizio di democrazia. Ma la realtà è diversa. Le elezioni non sono altro che un auditel politico, perché i candidati sono sempre espressione dei clientelismi dei direttivi. A definire il programma sono in pochissimi: per questo chi si sente spettatore preferisce cambiare canale e, quando arriva il momento di infilare la scheda nell'urna, magari ci scrive sopra "Viva Antonio La Trippa!". Il fatto che Silvio Berlusconi nutra una sincera avversione per la democrazia di base non deve stupire. Che poi ci siano ancora dirigenti di An che insistono perché il congresso, in vista della fusione con Forza Italia, venga organizzato con rappresentanti democraticamente eletti, è degno di rispetto. Invece, che il principale partito d'opposizione si basi su regole di democrazia interna che in qualsiasi altro paese lo avrebbero esposto a severe critiche è un problema di cui né i sostenitori del Pd né i cittadini sembrano afferrare l'importanza. Perché con la democrazia succede proprio questo: quando se ne va, all'inizio è difficile accorgersene, come insegna la storia del Novecento.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;A questo punto chiedo scusa ai miei lettori italiani, ma devo spiegare cosa sono i congressi elettorali in Germania. Sono quei meeting di partito in cui, nel corso di votazioni a scrutinio segreto, vengono scelti i singoli candidati delle liste elettorali dei partiti (di tutti i partiti). Se mai un partito tedesco trasgredisse questa regola elementare non convocando regolarmente i congressi o consentendo la nomina di centinaia di funzionari per acclamazione, presumibilmente verrebbe sciolto con l'accusa di aver commesso una grave violazione della democrazia interna. Ah, ancora una cosa: anche i bilanci dei partiti devono essere sottoposti a verifica, e quindi essere veri bilanci. Ma tutto ciò interessa ancora all'Italia che sonnecchia sotto l'ombrellone? Ci tiene davvero a essere consultata? Dopo un'estate come questa, comincio seriamente a dubitarne.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;*&lt;/strong&gt; &lt;span style="font-size:85%;"&gt;Udo Gümpel è il corrispondente delle reti televisive tedesche N-tv, Wdr e Rbb. Vive a Roma dal 1984. L'articolo è tratto da &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.internazionale.it/home/primopiano.php?id=20094"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Internazionale - Primo piano&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-3529402929553807773?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/3529402929553807773/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=3529402929553807773' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/3529402929553807773'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/3529402929553807773'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2008/11/un-paese-sottomesso.html' title='Un paese sottomesso'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-274857030511032153</id><published>2008-08-20T00:18:00.001+02:00</published><updated>2008-09-01T01:27:49.545+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ITALIA'/><title type='text'>Inaccettabile democrazia</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;"È inaccettabile che in una democrazia un uomo che ha il monopolio dell'informazione televisiva si candidi a guidare il paese per cinque volte di seguito in quattordici anni – ma lo sarebbe anche se fosse una volta sola. Chi ricorda che questo è inaccettabile per una democrazia, passa per persona noiosa, ovvia, che dice cose grossolane. Ma non è grossolano dire queste cose, è grossolana la realtà italiana: da una parte autodistruttività, dall'altra letargo. Però trovo più grave il fatto che in Italia non esista un'opinione pubblica. Sarei e sono con quel governo (dal 1996 al 2001) che aveva una maggioranza solida ma non ha fatto una legge sul conflitto di interessi. In paesi in cui esiste l'opinione pubblica, con giornali indipendenti che la formano, uno condannato per corruzione dalla magistratura in primo, secondo e terzo grado, sarebbe stato punito dall'opinione pubblica. Ma da noi non c'è memoria".&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Nanni Moretti a Locarno, il 13 agosto 2008&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-274857030511032153?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/274857030511032153/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=274857030511032153' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/274857030511032153'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/274857030511032153'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2008/08/inaccettabile-democrazia.html' title='Inaccettabile democrazia'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-993054328678086177</id><published>2008-08-18T00:28:00.002+02:00</published><updated>2008-08-18T00:39:27.180+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='AFRICA'/><title type='text'>Tunisia: le prospettive politiche per il 2009 e le conferme nel settore economico</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Anche se manca ancora un anno e mezzo alle prossime elezioni presidenziali, il contesto politico tunisino mostra già i primi fermenti pre-elettorali. I partiti d'opposizione stanno cominciando a presentare le proprie candidature per offrire una valida alternativa all'attuale dirigenza cercando di dare concretezza ad un multipartitismo che stenta ancora ad affermarsi. Sul piano economico, si prevede la realizzazione di grandi progetti. Per confermare il trend positivo dell'economia degli ultimi anni, Tunisi sta concentrando la propria attenzione, a livello internazionale, sul consolidamento dei rapporti con l'Unione Europea e, su quello nazionale, sulla diversificazione e sull'implementazione del settore energetico, che, tra l'altro, attira numerosi investimenti esteri contribuendo allo sviluppo economico del paese.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SKinSvWFu2I/AAAAAAAAAbA/YOqoNtUwNZw/s1600-h/tunisia_econ.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5235618507206802274" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SKinSvWFu2I/AAAAAAAAAbA/YOqoNtUwNZw/s400/tunisia_econ.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;I fermenti politici e l'emendamento costituzionale -&lt;/strong&gt; Pur essendo formalmente una democrazia multipartitica, da più di vent'anni la Tunisia è sotto la guida di un unico partito il cui leader è l'attuale presidente, Zine el-Abidine Ben Alì. Il mandato del Capo di Stato scadrà nel 2009 ma, alla fine dello scorso febbraio, già alcuni esponenti dell'opposizione hanno reso noto che durante la prossima competizione elettorale parteciperanno attivamente per riuscire ad emergere ed offrire un'alternativa. Nejib Chebbi, fondatore del Partito Democratico Progressista (PDP-opposizione radicale), è stato il primo ad annunciare la propria candidatura, anticipando i suoi omologhi ancora impegnati ad organizzare le convention per scegliere i propri candidati alla presidenza, dimostrando ancora una volta come una delle cause della definitiva affermazione del multipartitismo sia da attribuire alla poca organizzazione dei partiti d'opposizione, anche a prescindere dall'influenza del presidente. Per quanto riguarda il partito di maggioranza, il Raggruppamento Costituzionale Democratico (RCD), è in campagna elettorale già dalla fine del 2006, e i suoi membri continuano ad esortare il presidente a presentare la sua quinta candidatura e garantire così continuità politica e di governo al paese. Pur avendo abolito la presidenza a vita, Ben Alì esercita un forte ascendente sulla società tunisina che non ha mai avuto molta familiarità con il sistema pluralista, e forte di ciò non sarebbe una novità se ancora una volta vincesse le elezioni. I plebisciti con cui Ben Alì è riuscito a mantenersi al potere potranno ancora ripetersi durante questa tornata elettorale, anche se adesso l'opposizione sembra voler emergere ed è probabile che la competizione possa farsi più attiva. Nelle prime settimane di marzo il presidente ha annunciato un progetto di emendamento costituzionale che, in teoria, dovrebbe facilitare l'ingresso nella competizione elettorale dei partiti d'opposizione, ma che in realtà ha creato non poche polemiche, soprattutto perchè sembra che questa modifica sia stata creata appositamente per intralciare la candidatura di Chebbi, con cui i rapporti non sono mai stati idilliaci e che ha sempre rappresentato un forte avversario politico del presidente. L'eventuale emendamento alla Costituzione prevederebbe il deposito della candidatura presidenziale solo da parte del “presidente, segretario generale o primo segretario del proprio partito, che deve essere stato eletto per quella funzione e, che al momento della presentazione della candidatura, eserciti la carica da più di due anni consecutivi”. Questo escluderebbe a priori Chebbi che, nel 2006, ha abbandonato la guida del suo gruppo politico a favore di Maya Jribi, e che quindi adesso risulta l'unica legittimata a presentare la propria candidatura. Anche se la modifica della Costituzione consente la partecipazione alle elezioni dei leader degli otto partiti d'opposizione, è stata comunque considerata antidemocratica. Questo non è il primo emendamento costituzionale che viene realizzato ad hoc dal presidente per cercare di mantenersi al potere o neutralizzare i propri rivali.&lt;br /&gt;Non stupisce, dunque, che nonostante Ben Alì possa contare su un gran numero di supporter politici, l'opposizione scateni forti polemiche che mirano a creare dei cambiamenti all'interno della politica tunisina. Questa fino ad ora è stata caratterizzata dalla predominanza di un unico partito di maggioranza che, malgrado abbia dimostrato di saper mantenere una certa stabilità politica, forte della propria posizione, ha guidato il paese in quasi totale autonomia, senza creare un dialogo costruttivo tra maggioranza e opposizione e frenando le potenzialità di un reale pluralismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;I rapporti con l'Unione Europea -&lt;/strong&gt; Nell'ultimo ventennio di presidenza Ben Alì, l'economia tunisina ha raggiunto notevoli risultati e importanti livelli di crescita, mantenendo un trend positivo che ha permesso alla Tunisia di giocare un ruolo di spicco tra i paesi del Magreb. Uno degli obiettivi più importanti è stato raggiunto con la conclusione degli accordi con l'Unione Europea e l'entrata ufficiale della Tunisia nella zona di libero scambio dal primo gennaio 2008, dopo circa quarant'anni di cooperazione economica e politica tra le due parti, iniziati per incentivare una politica commerciale tunisina sempre più vicina a quella occidentale. Se da una parte il partenariato con l'Unione Europea ha portato molteplici vantaggi, è anche vero che la Tunisia ha dovuto sostenere notevoli sforzi per uniformarsi alle direttive imposte dall'Unione, la quale ha richiesto il rispetto di determinati parametri che la Tunisia ha dovuto soddisfare per portare a termine il partenariato. La zona di libero scambio era vista con scetticismo da alcuni economisti tunisini, che vi avevano individuato più svantaggi che benefici. Anche se il tempo ha premiato la cooperazione, non è da negare che esista una certa dipendenza dall'Unione Europea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;I programmi di diversificazione energetica -&lt;/strong&gt; Per quanto riguarda il settore energetico, la Tunisia è un importatore netto di petrolio e gas. La sua produzione è notevolmente inferiore a quelle degli altri Paesi del Magreb (la Tunisia è il 55mo produttore di petrolio al mondo, con 78.000 barili prodotti quotidianamente). Le limitate capacità produttive e i rischi legati all'instabilità del mercato petrolifero, hanno costretto il governo a indirizzarsi verso altri tipi di fonte di energia che possano comunque dare spazio allo sviluppo industriale e allo stesso tempo garantiscano una sicurezza per la popolazione, soprattutto nel momento in cui le riserve petrolifere diventeranno più scarse. Tunisi ha deciso di attuare delle misure preventive e allargare le potenzialità delle numerose risorse energetiche di cui il paese è in grado di disporre. Tra i punti ritenuti fondamentali da concludere entro il 2016 ci sono l'utilizzo del gas naturale al posto del greggio o del GPL nel funzionamento delle centrali elettriche; l'utilizzo delle cosiddette “energie alternative e rinnovabili” e cioè quella eolica, quella solare e, in un secondo momento, quella nucleare; il rafforzamento delle operazione di ricerca e estrazione degli idrocarburi.&lt;br /&gt;La realizzazione di questa politica energetica orientata soprattutto allo sfruttamento delle risorse gasifere presenti in maggiore quantità rispetto al petrolio, ha permesso di garantire un aumento dell'erogazione di elettricità, raggiungendo il 100% nelle zone urbane e il 98% in quelle rurali. Nel corso degli ultimi anni il consumo di gas è aumentato dal 14% al 44%, apportando grossi profitti al settore industriale e privato, favorendone la crescita e garantendo anche disponibilità, sicurezza e lo sviluppo sostenibile. L'utilizzo del gas comunque rappresenta solo una parte del progetto di diversificazione energetica della Tunisia, che come ultimo traguardo, oltre allo sviluppo dell'energia eolica e solare, guarda al nucleare come risorsa cruciale nel lungo periodo.&lt;br /&gt;L'economia tunisina continua a crescere, con ritmi del 5-6%, cou tasso d'inflazione attorno al 4%, rappresentando un esempio nel panorama maghebino. Recentemente, il presidente Ben Ali, conferendo con il premier Mohamed Ghannouchi, ha insistito sul rafforzamento della competitività economica, puntando anche sul rilancio dell'agricoltura e del turismo, investendo sul miglioramento delle infrastrutture, con il fine di migliorare la qualità delle imprese nazionali e ottenenere certificazioni internazionali per quanto concerne le procedure relative al commercio estero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Conclusioni -&lt;/strong&gt; I risultati raggiunti nell'economia e il mantenimento della stabilità politica garantiscono al presidente Ben Alì di continuare a godere del supporto popolare. Gli sviluppi politici mostrano il tentativo da parte dell'opposizione di formare un fronte, se non compatto, almeno competitivo e credibile in vista delle prossime elezioni previste per il 2009. L'ultimo emendamento costituzionale proposto dal governo rappresenta una conferma di come l'autorità di cui dispone Ben Ali sia molto forte e, allo stesso tempo, mostra come in Tunisia lo sviluppo democratico in senso pluralistico sia ancora in fase di affermazione. La crescita industriale e i progetti di diversificazione economica, nonché il rafforzamento della partnership con l'Unione Europea rappresentano gli elementi forti su cui Ben Ali e il suo partito, il Raggruppamento Costituzionale Democratico, potranno basare la prossima campagna elettorale in vista del mantenimento del potere. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-993054328678086177?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/993054328678086177/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=993054328678086177' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/993054328678086177'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/993054328678086177'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2008/08/tunisia-le-prospettive-politiche-per-il.html' title='Tunisia: le prospettive politiche per il 2009 e le conferme nel settore economico'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SKinSvWFu2I/AAAAAAAAAbA/YOqoNtUwNZw/s72-c/tunisia_econ.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-5151405679309331165</id><published>2008-08-12T00:45:00.002+02:00</published><updated>2008-08-20T02:27:16.215+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='VIGNETTE-PHOTOGALLERY-IMMAGINI'/><title type='text'>Tra l'incudine e il martello</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SKiqVrw0LkI/AAAAAAAAAbQ/2VpAecMIH2M/s1600-h/vignetta_incudinemartello.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5235621856319647298" style="DISPLAY: block; 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Per convincersi che non si tratta di affermazioni retoriche o sbagliate basta dare un'occhiata ai provvedimenti in preparazione per l'autunno, e di cui diremo in una prossima occasione, e riflettere, ora, per un attimo, sul «colpo grosso» che governo e padronato hanno sfiorato con l'art. 21 del decreto legge sui contratti a termine, che avrebbe loro consentito, seppure per una via diversa dall'attacco frontale all'art. 18 dello Statuto dei lavoratori, di privare i lavoratori italiani, in breve progresso di tempo, di ogni tutela di stabilità del posto di lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;L'occasione fa il ladro -&lt;/strong&gt; L'emendamento introdotto in sede di conversione dell'art. 21 del D.l. 112/2008 mirava, infatti a sancire che mai un contratto a termine illegittimo avrebbe potuto trasformarsi in contratto a tempo indeterminato, perché da ora in poi la illegittimità sarebbe stata sanzionata solo con un minirisarcimento monetario (tra 2,5 e 6 mensilità di retribuzione). Gravissima era anche l'ipocrisia della norma che si voleva introdurre, che non toccava formalmente i casi di illegittimità dei contratti a termine, ma eliminava o quasi, la sanzione: come dire che il furto resta un reato - per carità - ma che da oggi è punito solo con una multa di 50 euro! Il che farebbe diventare ladri anche quelli che in vita loro non si sono mai impossessati neanche di una mela. I datori di lavoro, insomma, con questa novità legislativa avrebbero assunto sempre e soltanto a termine, senza guardare tanto per il sottile, perché, alla peggio, ogni contestazione si sarebbe risolta con quattro soldi, ed anzi il lavoratore non l'avrebbe neanche cominciata, per non mettersi, «in cattiva luce» senza poter sperare in risultati concreti. Con molte peripezie, che non è qui il caso di ripercorrere, questo disastro è stato evitato, il governo Berlusconi ha patito la prima vera sconfitta, e la norma anti-precari sulla non-trasformazione dei contratti a termine illegittimi è rimasta soltanto per i giudizi in corso, che però, sono anche quelli di appello e cassazione, sicché i lavoratori che hanno già vinto in primo grado e sono stati inseriti in servizio, rischiano addirittura di essere espulsi dal posto di lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;L'esempio di Poste Italiane -&lt;/strong&gt; Tutti hanno percepito il sentore o piuttosto puzzo di incostituzionalità, per violazione del principio di eguaglianza, che emana da questa norma discriminatoria, ma per prepararsi adeguatamente a sollevare la questione di costituzionalità e sostenerla poi avanti alla Corte ci sembra opportuno ricordare che la sentenza della Corte Costituzionale del 13 ottobre 2000 n. 416 ha già affrontato una situazione molto simile. Si trattava, allora, di una norma di legge (art. 9 comma 21 D.Lgs. n. 510/1996 che vietava la trasformazione in contratti a tempo indeterminato dei contratti a termine illegittimi stipulati dalle Poste Italiane prima del 30 giugno 1997. La Corte Costituzionale, seppur a malincuore, salvò la costituzionalità di questa norma, ma con argomenti che, visti «a specchio», comportano, invece, la sicura incostituzionalità dell'art. 21 D.L. 112/2008. Ritenne, allora, la Corte che l'art. 9 del D.Lgs. 510/1996 non violasse il principio di uguaglianza perché la disparità di trattamento, non era «irragionevole» in quanto si era, al tempo, ancora in una fase di passaggio, nelle Poste tra pubblico impiego ed impiego privato, ed è noto che nell'impiego pubblico i contratti a tempo illegittimi non si trasformano a tempo indeterminato, ma ciò per un motivo comprensibile e cioè per rispetto al principio costituzionale per cui, nel settore pubblico, le assunzioni devono avvenire per concorso. Da allora, però, sono passati più di dieci anni, le Poste sono da un pezzo una società per azioni, e, dunque, non vi è più nessuna giustificazione «transitoria» alla disparità di trattamento: ergo la Corte, proprio per essere fedele a se stessa deve ora pronunziare l'incostituzionalità tanto più che «beneficiari» dell'art. 21 sono tutti i datori di lavoro privati, imprese confindustriali in testa e non solo le Poste Italiane.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Un'altra discriminante -&lt;/strong&gt; Ancora, in quella sentenza n. 416/2000 la Corte ritenne che non fossero violate le prerogative del potere giudiziario (artt. 102, 103, 104 Cost.) perché la norma non incideva sui processi in corso, in quanto tali, ma prevedeva, per le ragioni «transitorie» sopra ricordate, una sottospecie di contratti a termine con regime analogo a quello del lavoro pubblico, pur trattandosi, ormai, di rapporto di lavoro privato. Tutti coloro che avevano stipulato quei contratti prima del 30 giugno 1997 erano soggetti alla stessa regola sostanziale, seppur negativa, indipendentemente da quando avessero iniziato il processo. Con l'art. 21 D.l. 112/2008 la differenza, invece, la fa proprio l'avere o no in corso un processo alla data di entrata in vigore della legge, dimodoché, in presenza di medesimi vizi del contratto a termine, alcuni processi devono concludersi in un modo ed altri in un altro, rispettivamente senza o con reintegro nel posto di lavoro.&lt;br /&gt;La discriminante, dunque, è l'essersi già rivolti alla giustizia e non la situazione sostanziale riguardante il contratto di lavoro. Anche qui, dunque, leggendo «in trasparenza» la sentenza della Corte Costituzionale n. 416/2000, ci si rende conto che la «morte», o abrogazione dell'art. 21 D.l. 112/2008 per incostituzionalità è già annunziata. Spetta, però, a noi tutti, nei nostri diversi ruoli, far sì che ciò avvenga quanto prima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Piergiovanni Alleva, &lt;em&gt;Il Manifesto&lt;/em&gt;, 8 agosto 2008&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-3559848592932938986?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/3559848592932938986/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=3559848592932938986' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/3559848592932938986'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/3559848592932938986'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2008/08/lincostituzionalit-annunciata.html' title='L&apos;incostituzionalità annunciata'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-7974258529211807015</id><published>2008-07-31T18:28:00.001+02:00</published><updated>2008-12-09T20:14:20.199+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='VIGNETTE-PHOTOGALLERY-IMMAGINI'/><title type='text'>Olimpic blood</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SJHoexIV-wI/AAAAAAAAAa4/TA8aID22m48/s1600-h/notorch.png"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5229216257635908354" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SJHoexIV-wI/AAAAAAAAAa4/TA8aID22m48/s400/notorch.png" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-7974258529211807015?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/7974258529211807015/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=7974258529211807015' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/7974258529211807015'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/7974258529211807015'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2008/07/olimpic-blood.html' title='Olimpic blood'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SJHoexIV-wI/AAAAAAAAAa4/TA8aID22m48/s72-c/notorch.png' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-4359536636395211474</id><published>2008-07-26T02:13:00.005+02:00</published><updated>2008-12-09T20:14:20.691+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='EUROPA e MEDITERRANEO'/><title type='text'>Il boia alla sbarra</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Il quotidiano di Belgrado Danas commenta l'arresto di Radovan Karadzic. E si augura, per il bene della Serbia, che presto sia catturato anche il generale Ratko Mladic.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Radovan_Karad%C5%BEi%C4%87"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5227111471708717010" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SIpuMGiRP9I/AAAAAAAAAaQ/x9YxOJT2ZPg/s200/Radovan_Karadzic_3MAR94.jpg" border="0" /&gt;&lt;strong&gt;Radovan Karadzic&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, accusato della morte e delle sofferenze di migliaia di persone, non è ormai più un pericolo per nessuno. Nonostante da anni i governi che si sono succeduti continuassero a giurare che non fosse in Serbia, è stato arrestato lunedì sera a Belgrado. Solo dopo la notizia dell'arresto è diventato chiaro perché quel giorno il governo avesse tenuto una riunione straordinaria e la seduta parlamentare in corso fosse stata sospesa d'urgenza e rinviata di due settimane. I radicali e i democratici di Vojislav Kostunica loro alleati non avevano il minimo il sentore dell'arresto fino a quando non ne è stata data notizia. Si tratta di un particolare positivo, perché dimostra che hanno perso ogni collegamento con le strutture della polizia e dei servizi segreti. E questo spiega la reazione al limite del panico del leader dei radicali, Aleksandar Vucic.&lt;br /&gt;Secondo fonti del nostro giornale, le autorità sarebbero sulle tracce anche di un altro criminale ricercato dal Tribunale dell'Aia, &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ratko_Mladic"&gt;&lt;strong&gt;Ratko Mladic&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;. La Serbia ha fatto quello che avrebbe fatto qualsiasi paese serio: ha privato della libertà, in conformità alla legge, una persona di eccezionale pericolosità. Chi in tutti questi anni ha coperto l'ex presidente dell'autoproclamata Republika Srpska, quali personaggi influenti della Serbia lo abbiano aiutato a sfuggire alle proprie responsabilità e alle accuse rivoltegli, sono altre domande ai quali il governo dovrà rispondere. Per ora la cosa più importante è che lo stato abbia agito in modo coraggioso e deciso, come deve agire uno stato che rispetta i propri cittadini e applica la legge, indipendentemente dal fatto che si tratti di un ladro, di un narcotrafficante o del responsabile di eccidi.&lt;br /&gt;Molti dubitavano dell'attuale coalizione di governo e del suo orientamento filoeuropeo, ritenendo che le dichiarazioni dei socialisti riguardo alla necessità di collaborare con il &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tribunale_Penale_Internazionale_per_l%27ex-Jugoslavia"&gt;&lt;strong&gt;Tribunale Penale Internazionale per la ex-Jugoslavia&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; dell'Aja fossero frasi vuote. Per fortuna si sono sbagliati. Naturalmente nei prossimi giorni la coalizione sarà esposta a pressioni di ogni tipo, provenienti dall'interno e dall'esterno. Le forze che sono state sconfitte alle elezioni non rimarranno zitte e ciò inquieta, perché è ancora fresca la memoria dei disordini che hanno causato a Belgrado nello scorso febbraio. Il nuovo governo ha la responsabilità di adottare misure per garantire la sicurezza dei cittadini e la stabilità del paese. Con l'arresto di Karadzic lo stato ha dimostrato che Belgrado non è più un rifugio sicuro per i ricercati dal Tribunale dell'Aja. Ora deve venire il turno di Ratko Mladic e di &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Goran_Hadzic"&gt;&lt;strong&gt;Goran Hadzic&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;. Fino a quando saranno liberi, nessuno in questo paese avrà il diritto di dormire tranquillo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;tratto da &lt;em&gt;Internazionale&lt;/em&gt;, Primo Piano&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;"&gt;&lt;strong&gt;APPROFONDIMENTI:&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;"&gt;- &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Guerre_jugoslave"&gt;&lt;strong&gt;Le guerre nell'ex-Jugoslavia&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;"&gt;- &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Assedio_di_Sarajevo"&gt;&lt;strong&gt;L'assedio di Sarajevo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;"&gt;- &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_Srebrenica"&gt;&lt;strong&gt;Il massacro di Sebrenica&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;"&gt;- &lt;a href="http://altrenotizie.org/alt/modules.php?op=modload&amp;amp;name=News&amp;amp;file=article&amp;amp;sid=58530&amp;amp;mode=thread&amp;amp;order=0&amp;amp;thold=0"&gt;&lt;strong&gt;Il boia della Bosnia-Erzegovina&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;"&gt;- &lt;a href="http://temi.repubblica.it/limes/larresto-di-karadzic/"&gt;&lt;strong&gt;L'arresto di Karadzic&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-4359536636395211474?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/4359536636395211474/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=4359536636395211474' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/4359536636395211474'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/4359536636395211474'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2008/07/un-arresto-coraggioso.html' title='Il boia alla sbarra'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SIpuMGiRP9I/AAAAAAAAAaQ/x9YxOJT2ZPg/s72-c/Radovan_Karadzic_3MAR94.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-602421704095463732</id><published>2008-07-18T18:30:00.002+02:00</published><updated>2008-07-18T18:39:10.695+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ITALIA'/><title type='text'>Immunodelinquenza acquisita</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;Mentre Robin Tremood paventa &lt;em&gt;«un nuovo 1929»&lt;/em&gt;, Al Tappone teme un nuovo 1992. Gli son bastate tre paroline - socialista, tangenti, manette - per ripiombarlo nel più cupo sconforto. Tant’è che ha ricominciato a delirare di «riforma della giustizia», cioè del ritorno all’immunità parlamentare. Intanto l’apposito Angelino Jolie gli ha regalato il patteggiamento gratis, con una norma del pacchetto sicurezza che consente agli imputati di patteggiare anche durante il dibattimento, anche un minuto prima della sentenza. Così lo Stato non ci guadagna nulla, anzi perde tempo e denaro a fare i processi, e alla fine il delinquente incassa lo sconto di un terzo della pena e cumularlo col bonus di 3 anni dell’indulto, se ha avuto l’accortezza di delinquere prima del maggio 2006. Come per esempio, se sarà ritenuto colpevole, il fido avvocato Mills. Se fosse italiano, sarebbe già deputato. Essendo inglese, deve accontentarsi del patteggiamento omaggio: potrà comodamente concordare una pena simbolica, evitare il carcere e soprattutto una sentenza motivata che spieghi chi gli ha dato i soldi (quello che lui, nella famosa lettera, chiama &lt;em&gt;«Mr.B.»&lt;/em&gt;, e s’è appena messo al sicuro col lodo Alfano). Questo indulto-bis, che eviterà la galera ai condannati fino a 9 anni, sempre all’insegna della sicurezza, è stato denunciato da Di Pietro, mentre qualche buontempone del Pd parlava addirittura di dire qualche sì. È il caso del sagace Pierluigi Mantini, che all’indomani dell’arresto di Del Turco s’è precipitato a rendergli visita nel carcere di Sulmona a braccetto col senatore Pera. I due apostoli del garantismo sono specializzati nel precetto evangelico «visitare i carcerati», ma solo se c’è dentro qualche membro della Casta. Mai che gli scappi, per dire, una visitina a un tossico. Del Turco è in isolamento per tre giorni, dunque non può ricevere parenti né avvocati. Ma, pover’uomo, gli tocca sorbirsi Mantini e poi Pera. I quali, per aggirare l’isolamento, si sono inventati su due piedi un’«ispezione al carcere di Sulmona»: irrefrenabile esigenza nata, guardacaso, proprio con l’arresto del governatore. «La presenza del presidente Del Turco &amp;shy; ha spiegato Mantini, restando serio &amp;shy; è stata un motivo in più per procedere all’ ispezione di un carcere che tengo particolarmente monitorato». Ma certo, come no. En passant, dopo aver ragguagliato la Nazione sulla colazione del governatore, l’onorevole margherito domanda &lt;em&gt;«se vi siano concreti pericoli di fuga, inquinamento delle prove e reiterazione del reato»&lt;/em&gt;. Ottima domanda, se non fosse che non spetta ai deputati rispondere, ma al gip (che ha già risposto di sì), poi al Riesame e alla Cassazione. Altri, come Il Giornale e l’acuto Capezzone, inorridiscono perché Del Turco &lt;em&gt;«è trattato come un boss mafioso»&lt;/em&gt;. Ma la legge prevede l’isolamento non solo per i boss, bensì per chiunque possa, comunicando con l’esterno, influenzare i testimoni (e Del Turco aveva già tentato di inquinare le prove contattando addirittura il Procuratore generale d’Abruzzo). Con buona pace di Bobo Craxi, per il quale &lt;em&gt;«la custodia cautelare e l’isolamento sono misure erogate ai criminali, non agli eletti dal popolo»&lt;/em&gt;. Ma l’una cosa non esclude l’altra, come dovrebbe sapere. Quello con le mèches del Giornale racconta che nel ‘93 finì in carcere l’intera giunta abruzzese, dopodiché furono &lt;em&gt;«tutti assolti con formula piena»&lt;/em&gt;. Storie: ci volle la depenalizzazione dell’abuso d’ufficio non patrimoniale per salvare gli assessori, mentre il presidente Rocco Salini fu condannato in Cassazione per falso (s’erano dimenticati di depenalizzare anche quello), dunque promosso deputato da FI, prima di andare ad arricchire la collezione di Mastella. Pure Al Tappone millanta un’assoluzione mai avvenuta: la sua a Tempio Pausania dall’accusa di abusivismo edilizio a villa La Certosa. Forse non sa che in quel processo non era imputato lui, ma il suo amministratore Giuseppe Spinelli; e che il processo è finito nel nulla non perché si fondasse su un «teorema», ma grazie a vari condoni, almeno uno varato dal suo governo. Resta da capire perché, con tutti i processi che ha, ne inventi di inesistenti. Forse sono i suoi avvocati che abbondano un po’ sul numero, e sulle parcelle: &lt;em&gt;«Eh, Cavaliere, ci sarebbe poi quel processo a Vipiteno per furto di bestiame, una storia bruttina, ma pagando il giusto sistemiamo tutto noi…»&lt;/em&gt;. O forse i processi se li aggiunge lui, per fare bella figura. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.antimafiaduemila.com/content/view/8066/78/"&gt;Marco Travaglio, &lt;em&gt;L'Unità&lt;/em&gt;, 17/07/2008&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-602421704095463732?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/602421704095463732/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=602421704095463732' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/602421704095463732'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/602421704095463732'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2008/07/immunodelinquenza-acquisita.html' title='Immunodelinquenza acquisita'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-1155805728588082338</id><published>2008-07-11T16:23:00.003+02:00</published><updated>2008-12-09T20:14:20.898+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ECONOMIA-ENERGIA-AMBIENTE'/><title type='text'>Quale alternativa al dollaro?</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SHqQxgSxJ_I/AAAAAAAAAaI/Iu2VjXJl0PQ/s1600-h/dollar_euro.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5222645898046154738" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SHqQxgSxJ_I/AAAAAAAAAaI/Iu2VjXJl0PQ/s400/dollar_euro.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;La crisi dei mutui &lt;em&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Subprime"&gt;&lt;strong&gt;subprime&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/em&gt; negli Stati Uniti ha rappresentato la miccia che ha acceso il fuoco della destabilizzazione, a lungo sopito sotto la cenere di squilibri negli scambi internazionali e nei &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tassi_di_cambio"&gt;&lt;strong&gt;tassi di cambio&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;. La miscela esplosiva era composta da mutui erogati a debitori ad alto rischio, da bassi &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tasso_di_interesse"&gt;&lt;strong&gt;tassi di interesse&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; iniziali (ma poi indicizzati), dal collaterale uso spregiudicato dela cosiddetta ‘finanza creativa’ (in particolare, &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cartolarizzazione"&gt;&lt;strong&gt;cartolarizzazioni&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; e &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Derivati"&gt;&lt;strong&gt;derivati&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;) e da una colpevole carenza di controlli istituzionali. I successivi aumenti dei tassi di interesse ufficiali (quintuplicati in pochi mesi tra il 2006 e il 2007) decisi dalla Fed per tenere sotto controllo l’inflazione hanno reso insolventi i mutuatari marginali a fronte di rate maggiorate. Le conseguenze sono rimbalzate su banche, intermediari specializzati, mercati finanziari internazionali, nonché sul mercato immobiliare interno agli Stati Uniti.&lt;br /&gt;La concatenazione degli effetti di questa crisi, rapidamente propagatasi a livello internazionale, ha rivelato la potenziale vulnerabilità e i rischi di contagio del sistema finanziario globalizzato. E’ necessario, pertanto, adattare il sistema monetario internazionale alla maggiore complessità dell’economia mondiale, che non può più contare sulla stabilità del dollaro come principale moneta di scambio e di riserva. Nel giro di poco tempo, gli Stati Uniti da paese creditore del resto del mondo sono diventati il maggior debitore, e i nuovi paesi emergenti – Cina e India in testa – hanno attualmente preso il loro posto. Troppo a lungo i tassi di cambio sono rimasti invariati, a causa della convenienza dei creditori a non rivalutare le proprie monete e, contemporaneamente, degli Usa a non svalutare il dollaro. E’ evidente che ogni &lt;em&gt;shock&lt;/em&gt; - come appunto quello dei mutui &lt;em&gt;subprime&lt;/em&gt; - provoca una grave crisi di fiducia, con forti vendite di attività finanziarie denominate in dollari sui mercati internazionali e conseguente svalutazione della divisa americana.&lt;br /&gt;Il dilemma principale sta nel fatto che nell’attuale fase storica non c’è una moneta internazionale alternativa al dollaro. Non lo è ancora l’euro, che sconta la perdurante incompiutezza dell’integrazione finanziaria europea e che non può contare sull’unico centro finanziario alternativo a &lt;em&gt;Wall Street&lt;/em&gt;, visto che Londra si tiene ancora fuori dalla cosiddetta ‘eurolandia’. Benché indebolito, dunque, il dollaro continua ad essere indispensabile, e tutti avrebbero da perdere da un suo perdurante tracollo. Le conseguenze che si temono potrebbero essere devastanti: forte innalzamento dei tassi di interesse, recessione mondiale, tentazioni protezionistiche, destabilizzazione dell’ordine economico e politico mondiale.&lt;br /&gt;Gli strumenti ordinari delle banche centrali non sono però sufficienti a contenere questi rischi di fragilità intrinseca del sistema monetario internazionale. Gli interventi della Fed e della Bce per fronteggiare la crisi subprime con drastiche immissioni di liquidità e – per ora solo da parte della Fed – con affrettate riduzioni dei tassi ufficiali sono stati tardivi, poco efficaci e rischiano di essere controproducenti nel lungo periodo a causa del rilancio dell’inflazione. La crisi è strutturale e va gestita con interventi di adattamento alla mutata realtà di un’economia mondiale sempre più policentrica. Le banche centrali più rappresentative dovrebbero assumersi la responsabilità di cooperare seriamente con l’obiettivo comune di una svalutazione graduale del dollaro non solo nei confronti dell’euro, ma soprattutto verso le monete delle economie emergenti dell’Asia, in particolare quela cinese. La soluzione più fattibile – l’unica forse con effetti più immediati e progressivi – è probabilmente quella di adottare un sistema di compensazione sovranazionale di debiti e crediti tra la Fed, la Bce e – almeno – la banca centrale cinese. L’idea di fondo è la stessa del piano proposto a suo tempo da &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/John_Maynard_Keynes"&gt;&lt;strong&gt;Keynes&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, ma che fu bocciato alla &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Conferenza_di_Bretton_Woods"&gt;&lt;strong&gt;Conferenza di Bretton Woods&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; nel 1944 a causa della forza del dollaro. Alla Conferenza vennero presentati, infatti, due progetti: quello di &lt;a class="new" title="Harry Dexter White (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Harry_Dexter_White&amp;amp;action=edit&amp;amp;redlink=1"&gt;&lt;strong&gt;Harry Dexter White&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, delegato USA, e quello appunto di Keynes, delegato inglese, ma venne approvato il piano White. Il progetto di Keynes prevedeva la costituzione di una stanza di compensazione all'interno della quale i paesi membri avrebbero partecipato con quote rapportate al volume del loro commercio internazionale, in base alla media dell'ultimo triennio. La compensazione tra debiti e crediti avveniva tramite una moneta denominata &lt;a class="new" title="Bancor (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Bancor&amp;amp;action=edit&amp;amp;redlink=1"&gt;&lt;strong&gt;Bancor&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;. Dal piano White venne creato il &lt;a title="Fondo Monetario Internazionale" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fondo_Monetario_Internazionale"&gt;&lt;strong&gt;Fondo Monetario Internazionale&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, la &lt;a class="mw-redirect" title="Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Banca_internazionale_per_la_ricostruzione_e_lo_sviluppo"&gt;&lt;strong&gt;Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; mentre il dollaro venne praticamente accettato come valuta di riferimento per gli scambi. La debolezza attuale della divisa a stelle&amp;amp;strisce apre la strada – più di 60 anni dopo – a riconsiderare soluzioni e alternative più avanzate e adatte alla maggiore complessità del sistema economico del mondo globalizzato. Meglio tardi che mai.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;APPROFONDIMENTI:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;- Lo tsunami finanziario&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; (&lt;em&gt;F. William Engdahl&lt;/em&gt;, Globalresearch, traduzione di comedonchisciotte):&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;amp;file=article&amp;amp;sid=4003"&gt;&lt;strong&gt;I) Il debito ipotecario subprime&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;amp;file=article&amp;amp;sid=4287"&gt;&lt;strong&gt;II) Le fondamenta finanziarie del 'secolo americano'&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;amp;file=article&amp;amp;sid=4386"&gt;&lt;strong&gt;III) Il grande progetto di Greenspan&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;amp;file=article&amp;amp;sid=4612&amp;amp;mode=thread&amp;amp;order=0&amp;amp;thold=0"&gt;&lt;strong&gt;IV) La cartolarizzazione: l'ultimo tango&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;amp;file=article&amp;amp;sid=4543"&gt;&lt;strong&gt;V) Atto speculativo: la crisi del sistema finanziario mondiale&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[&lt;strong&gt;&lt;em&gt;comedochisciotte&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;]:&lt;br /&gt;- &lt;a href="http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;amp;file=article&amp;amp;sid=4610&amp;amp;mode=thread&amp;amp;order=0&amp;amp;thold=0"&gt;&lt;strong&gt;L'economia keynesiana oggi (1977)&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;;&lt;br /&gt;- &lt;a href="http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;amp;file=article&amp;amp;sid=4590&amp;amp;mode=thread&amp;amp;order=0&amp;amp;thold=0"&gt;&lt;strong&gt;Credibilità del sistema&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;;&lt;br /&gt;- &lt;a href="http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;amp;file=article&amp;amp;sid=4617&amp;amp;mode=thread&amp;amp;order=0&amp;amp;thold=0"&gt;&lt;strong&gt;Le transazioni finanziarie internazionali sotto il controllo americano&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;;&lt;br /&gt;- &lt;a href="http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;amp;file=article&amp;amp;sid=4639&amp;amp;mode=thread&amp;amp;order=0&amp;amp;thold=0"&gt;&lt;strong&gt;Economia di rischio&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;;&lt;br /&gt;- &lt;a href="http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;amp;file=article&amp;amp;sid=4401"&gt;&lt;strong&gt;Perché il dollaro vale così poco&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[&lt;strong&gt;&lt;em&gt;altrenotizie&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;]:&lt;br /&gt;- &lt;a href="http://altrenotizie.org/alt/modules.php?op=modload&amp;amp;name=News&amp;amp;file=article&amp;amp;sid=38568&amp;amp;mode=thread&amp;amp;order=0&amp;amp;thold=0"&gt;&lt;strong&gt;Mutui subprime: scattano le manette&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;;&lt;br /&gt;- &lt;a href="http://altrenotizie.org/alt/modules.php?op=modload&amp;amp;name=News&amp;amp;file=article&amp;amp;sid=38408&amp;amp;mode=thread&amp;amp;order=0&amp;amp;thold=0"&gt;&lt;strong&gt;Crisi dei mutui: quello che le banche non dicono&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;;&lt;br /&gt;- &lt;a href="http://altrenotizie.org/alt/modules.php?op=modload&amp;amp;name=News&amp;amp;file=article&amp;amp;sid=38374&amp;amp;mode=thread&amp;amp;order=0&amp;amp;thold=0"&gt;&lt;strong&gt;Crisi delle borse? E' il liberismo, bellezza&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;;&lt;br /&gt;- &lt;a href="http://altrenotizie.org/alt/modules.php?op=modload&amp;amp;name=News&amp;amp;file=article&amp;amp;sid=28487&amp;amp;mode=thread&amp;amp;order=0&amp;amp;thold=0"&gt;&lt;strong&gt;Mutui: una crisi inevitabile?&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-1155805728588082338?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/1155805728588082338/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=1155805728588082338' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/1155805728588082338'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/1155805728588082338'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2008/07/quale-alternativa-al-dollaro.html' title='Quale alternativa al dollaro?'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SHqQxgSxJ_I/AAAAAAAAAaI/Iu2VjXJl0PQ/s72-c/dollar_euro.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-8035105508895464652</id><published>2008-07-07T18:31:00.003+02:00</published><updated>2008-12-09T20:14:20.986+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='AMERICA LATINA'/><title type='text'>Finalmente libera!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;La liberazione della Betancourt – moralmente cambiata dopo 6 anni di prigionia - si è rivelata un successo strategico e politico. La popolarità del presidente Uribe è ora alle stelle, superata solo da quella della stessa Betancourt, ma sarà importante vedere che tipo di compromesso raggiungeranno. Chavez e le Farc sono i grandi sconfitti di un evento che segnerà inevitabilmente una svolta nella tumultuosa storia della Colombia.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SI-kzhRJjVI/AAAAAAAAAaY/m1wB4t_L7vg/s1600-h/betancourt+libera.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5228578897411018066" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SI-kzhRJjVI/AAAAAAAAAaY/m1wB4t_L7vg/s400/betancourt+libera.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;LA NUOVA INGRID E IL FUTURO DELLA COLOMBIA -&lt;/strong&gt; Prima del suo ritorno alla libertà, &lt;/span&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ingrid_Betancourt"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;Ingrid Betancourt&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt; era una politica decisamente agguerrita. Dimostrando sempre un grande coraggio, non ha mai esitato a scagliarsi contro l’&lt;em&gt;establishment&lt;/em&gt; politico. Non risparmiava nessuno ed era ossessivamente contestatrice, moralista, rigorosa e molto critica. Ma per quanto le sue denunce fossero giuste, le sue posizioni a volte estremistiche danneggiavano la sua credibilità: era una radicale, e per questo ha sempre suscitato un fascino speciale. Probabilmente le sue idee innovatrici in politica erano dovute alla formazione progressista, privilegio di pochi in Colombia. Nelle sue campagne elettorali ricorreva a gesti originali e provocatori (come distribuire preservativi per strada) o a proteste di una certa visibilità, come lo sciopero della fame che fece in Parlamento, uscendone dopo molti giorni in barella e disidratata davanti alle telecamere. Clamoroso fu il suo movimentato intervento al congresso del Partito Liberale del 1997, a metà della presidenza di &lt;/span&gt;&lt;a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Ernesto_Samper"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;Ernesto Samper&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;, quando accusò il partito di complicità con l’assassinio di &lt;/span&gt;&lt;a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Luis_Carlos_Gal%C3%A1n"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;Luis Carlos Galan&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;, il candidato alla massima carica &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.feltrinellieditore.it/FattiLibriInterna?id_fatto=5335"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;ucciso nel 1989&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;. In quell’occasione fu costretta a scendere dal podio a causa delle grida e degli insulti della platea: era talmente radicale da essere emarginata dal cuore stesso della politica colombiana.&lt;br /&gt;La nuova Ingrid non ha mostrato rabbia, è apparsa dolce e conciliante, senza un briciolo di amarezza. Con la sua dignità è riuscita ad ottenere ciò che nessun rivoluzionario ha ottenuto con le armi nella &lt;/span&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_della_Colombia"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;violenta storia della Colombia&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;: ha conquistato il cuore e la mente del popolo. Se la ricomparsa della Betancourt ha commosso il paese (e il mondo), il suo parlare l’ha semplicemente soggiogato. Dopo 6 anni di prigionia, l’umiliazione e le malattie, è tornata trasformata in una donna universale, con la grande forza morale tipica di chi ha la consapevolezza del destino del paese. Ora la sua lotta continua. Le sue dichiarazioni sono apparse subito un vero e proprio manifesto politico, in cui sono stati toccati tutti i temi: guerra e pace, stato, rielezione, sequestro e trattative politiche. La sua popolarità è alle stelle. Di fronte al fenomeno politico in cui si è trasformata subito dopo la sua liberazione, la domanda che tutti oggi si fanno in Colombia è: sarà il prossimo presidente?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;LA VITTORIA DI URIBE, LA SCONFITTA DI CHAVEZ –&lt;/strong&gt; A parte il giallo sulla liberazione, il vero vincitore - colui che trae da questa vicenda il vantaggio maggiore - è sicuramente il presidente colombiano Alvaro Uribe. Per &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.eltiempo.com/"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;El Tiempo&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt; (nato nel 1911, è uno dei principali quotidiani colombiani e dei più illustri di tutta la stampa latinoamericana. Di orientamento liberale, vende circa 300mila copie) Uribe si è comportato come uno stratega e ha &lt;em&gt;“dimostrato ancora una volta di non avere paura di agire. Solo un vero leader è capace di assumersi dei rischi, e il presidente Uribe l’ha fatto in un brutto periodo: la perdita anche di un solo ostaggio avrebbe potuto inasprire le conseguenze politiche del suo scontro con la Corte Suprema. In piena crisi istituzionale ha sfidato i familiari dei sequestrati, che si opponevano ad un’operazione militare; l’opposizione politica, che gli avrebbe fatto pagare caro un errore; il presidente francese Nicolas Sarkozy, che in nome di chissà quale autorità gli aveva proibito l’uso della forza; e al presidente venezuelano Hugo Chavez, che aveva vincolato il futuro dei rapporti tra i due paesi a una sua mediazione nelle trattative per la liberazione. La scommessa ha dato i suoi frutti e Uribe ha dimostrato che è possibile liberare ostaggi, ha ridato fiducia ai colombiani e ha messo in luce la professionalità dell’esercito. Ha dimostrato di avere coraggio in tempo di guerra: è arrivato il momento di avere coraggio in tempo di pace”&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;Sulla stessa linea anche il quotidiano venezuelano &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.el-universal.com/"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;El Universal&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt; (il principale quotidiano venezuelano - serio e indipendente - fondato nel 1909 dal poeta Andrés Mata e acquistato dai suoi eredi nel 1992) secondo il quale &lt;em&gt;“Se le Farc hanno subito un altro grave colpo si deve soprattutto alla tenacia, al valore e all’intelligenza con cui Uribe ha gestito la situazione. Non ha ascoltato chi gli chiedeva di riconoscere le Farc né le proteste ecuadoriane per le presunte violazioni della sovranità territoriale. Non ha ceduto e oggi è un eroe davanti al mondo”&lt;/em&gt;. Ancora più duro &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.elmundo.com.ve/"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;El Mundo&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt; (quotidiano venezuelano che esce il pomeriggio, nato nel 1958 con una linea editoriale di sinistra, difende i valori della democrazia seguendo lo slogan ‘meglio una libertà pericolosa che una schiavitù tranquilla’. Oggi è più moderato, ma resta comunque critico nei confronti del governo) che intravede la fine delle Farc e sollecita Chavez a meditare e imparare dai suoi errori: &lt;em&gt;“Il suo fiuto politico dovrebbe dirgli perché il suo comportamento e la sua tattica si sono rivelati sbagliati. I suoi seguaci più spudorati hanno già cominciato a cercare di screditare la Betancourt. Se Chavez continua in questa direzione commette un errore grossolano. Ha chiesto alle Farc di liberare gli ostaggi, ha annunciato un incontro con Uribe, ha detto che la rivoluzione va vinta con i voti e non con i fucili. Speriamo non sia solo una tattica, ma un cambio di strategia. Altrimenti sarà la fine anche di Chavez”&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SI-ofoIYIeI/AAAAAAAAAaw/-Bb4NEqVB8U/s1600-h/colombia_guerriglie.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5228582953702400482" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SI-ofoIYIeI/AAAAAAAAAaw/-Bb4NEqVB8U/s400/colombia_guerriglie.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;LA FINE DELLE FARC? – &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76810"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;La liberazione della Betancourt&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt; (insieme a 7 militari, 4 poliziotti e 3 cittadini statunitensi), al di là del &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.corriere.it/esteri/08_luglio_05/betancourt_giallo_riscatto_dettagli_liberazione_eafb07a6-4a6f-11dd-9da4-00144f02aabc.shtml"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;giallo sul riscatto&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt; o delle &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.corriere.it/esteri/08_luglio_04/caso_betancourt_molte_verita_359c07d6-49cd-11dd-9284-00144f02aabc.shtml"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;molte verità raccontabili&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;, è, dunque, un avvenimento destinato ad avere un’enorme ripercussione sulla vita politica del paese. Le &lt;/span&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Forze_Armate_Rivoluzionarie_della_Colombia"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;Farc (Fuerzas armadas revolucionarias de Colombia)&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt; hanno ricevuto un durissimo colpo che si somma a una serie di sconfitte cominciate nel 2003, ma dispongono ancora di una struttura solida, di un’efficiente unità di comando e di migliaia di uomini che godono del sostegno incondizionato della popolazione rurale (e quindi più povera), in un paese in cui non c’è mai stata una vera riforma agraria. Davanti alle Farc si aprono ora diverse strade: un disperato inasprimento della via militare, la ricerca di una alternativa politica realistica e urgente alla lotta armata, la frammentazione in gruppi comandati da &lt;em&gt;caudillos&lt;/em&gt; senza una vera ideologia che faccia da collante, e aperti a qualsiasi genere di alleanza di convenienza con formazioni paramilitari o narcotrafficanti. Scegliere una alternativa diversa da quella politica causerebbe inevitabilmente gravi sofferenze alla popolazione, metterebbe ancor più in pericolo gli ostaggi che ancora si trovano nella foresta e inasprirebbe una guerra civile che è già latente, oltre a giustificare la militarizzazione e il consolidamento di una sorta di ‘autoritarismo carismatico’, plasmato – almeno per il momento - sulla figura di Uribe.&lt;br /&gt;Sempre &lt;strong&gt;&lt;em&gt;El Tiempo&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; effettua una mirabile analisi, indicando che &lt;em&gt;“lo scenario peggiore è quello della frammentazione delle Farc in piccole bande criminali e anarchiche. Per questo bisogna fare una proposta di pace generosa, almeno finché i rivoluzionari hanno almeno una parvenza di strutture di comando e di disciplina. Non basta offrire una pace che si limiti al disarmo, né è sufficiente ripetere fino alla nausea che il governo è disposto al dialogo. Negli ultimi tempi è emerso sempre più chiaramente che non resta niente della cosiddetta ala politica delle Farc. Se esiste ancora è il momento che faccia un passo avanti e che si tenti di mediare con essa. E’ inconcepibile che una guerriglia che si autodefinisce rivoluzionaria non presenti nessuna proposta politica rilevante da anni. Se le Farc non sfrutteranno quest’opportunità per costruire insieme un paese migliore, si lasceranno alle spalle solo una lunga strada insanguinata che dura da più di 40 anni”&lt;/em&gt;. Anche secondo un altro quotidiano venezuelano, &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.talcualdigital.com/"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;TalCual&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;, è evidente che le Farc si stanno disintegrando. &lt;em&gt;“L’abisso morale di una narcoguerriglia che viola i diritti umani è uno dei migliori alleati della politica di ‘sicurezza democratica’ portata avanti dal presidente colombiano Alvaro Uribe. La politica dei sequestri ha, insomma, messo in luce le loro carenze morali”&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;LA DIMENSIONE POLITICA DELLA BETANCOURT -&lt;/strong&gt; Oggi la dimensione politica della Betancourt ha di fronte tre sfide. La prima, di carattere politico-elettorale, registra la sua enorme popolarità, ma non equivale certo ad una autostrada dritta verso la presidenza. Una cosa è la popolarità nata dall'orgia massmediatica del momento, un'altra cosa è conquistare i voti necessari nel durissimo braccio di ferro elettorale del 2010. Se nel paese l'appoggio a Uribe resta forte come oggi, la Betancourt non avrà sufficiente benzina per andare lontano; se invece la Colombia seguirà la svolta a sinistra in atto nel continente - puntando soprattutto sulla riconciliazione e sulle questioni sociali - è certo che la protagonista della nuova stagione sarà lei. La seconda sfida si estende, invece, al di fuori del paese e concerne i rapporti con l'estero, in particolare con gli altri stati dell'America latina. Ingrid potrebbe trovare buoni interlocutori in Cristina Kirchner, Lula e Alan Garcia (rispettivamente presidenti di Argentina, Brasile e Perù), ma non dubita sulla necessità di coinvolgere nell'ambito di una cooperazione più vasta Chavez e l'equadoriano Rafael Correa. Infine, &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idpa=&amp;amp;idc=9&amp;amp;ida=5&amp;amp;idt=&amp;amp;idart=113"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;la pace in Colombia&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt; – quella che sarà probabilmente la sua bandiera oltre che la sua sfida più grande. La Betancourt ha diversi argomenti interessanti per convincere l’opinione pubblica a seguirla in uno scenario che oggi appare difficilmente immaginabile: negoziare una volta per tutte con le Farc. Per parlare di pace e riconciliazione nessuno è in una posizione migliore della sua. E’ già un simbolo universale dell’orrore dei sequestri perché è stata vittima della guerriglia, è riconosciuta in ambito nazionale ed internazionale, gode di fortissima credibilità all’interno dello stato, delle sue istituzioni politiche e delle forze armate.&lt;br /&gt;Nonostante ciò – euforia della liberazione a parte – il cammino di Ingrid e della Colombia è ancora lungo, incerto e difficile. Lungo, perché la realtà del paese cambia molto velocemente, e con essa anche l’orientamento dei colombiani; incerto, perché Uribe non ha ancora deciso se ripresentarsi alle prossime elezioni, e questo cambierebbe totalmente le carte in tavola; difficile, perché dietro a quello che è divantato un simbolo che ha commosso il paese si nasconde pur sempre una donna che deve affrontare le inevitabili sofferenze di una prigionia lunga 6 anni. Senza contare gli ostacoli confezionati ad arte dall’interno e dall’esterno che dovrà superare…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;FONTE PRINCIPALE:&lt;/strong&gt; Internazionale n. 753&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;APPROFONDIMENTI:&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://temi.repubblica.it/limes?s=%22Dossier+liberazione+Betancourt%22"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;Dossier liberazione Betancourt&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;"&gt; - limesonline&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://altrenotizie.org/alt/modules.php?op=modload&amp;amp;name=News&amp;amp;file=article&amp;amp;sid=58493&amp;amp;mode=thread&amp;amp;order=0&amp;amp;thold=0"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;Bentornata Ingrid&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;"&gt; - altrenotizie&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;amp;file=article&amp;amp;sid=4784"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;La sesta vita di Ingrid Betancourt&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;"&gt; - comedonchisciotte&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idpa=&amp;amp;idc=9&amp;amp;ida=5&amp;amp;idt=&amp;amp;idart=113"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;Colombia_Scheda Conflitto&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;"&gt; - peacereporter&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;IN LIBRERIA &lt;/strong&gt;&lt;em&gt;(libri sulla Colombia consigliati da Internazionale acquistabili online da Ibs Italia)&lt;/em&gt;:&lt;br /&gt;• Alfio Neri, &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2170&amp;amp;isbn=8888684786"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;Società e crisi politica nella Colombia contemporanea&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;"&gt;, L'Harmattan Italia, 2004 [25,50 euro];&lt;br /&gt;• Guido Piccoli, &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2170&amp;amp;isbn=8807170841"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;Colombia, il paese dell'eccesso. Droga e privatizzazione della guerra civile&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;"&gt;, Feltrinelli 2003 [12,00 euro];&lt;br /&gt;• Guido Piccoli, &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.internazionale.it/home/primopiano.php?id=7211"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;Colombiani. Storie da un paese sotto sequestro&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;"&gt;, Internazionale, 2000 [5,16 euro].&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-8035105508895464652?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/8035105508895464652/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=8035105508895464652' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/8035105508895464652'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/8035105508895464652'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2008/07/finalmente-libera.html' title='Finalmente libera!'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SI-kzhRJjVI/AAAAAAAAAaY/m1wB4t_L7vg/s72-c/betancourt+libera.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-8408598115294658558</id><published>2008-07-05T02:05:00.000+02:00</published><updated>2008-12-09T20:14:21.518+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ASIA e PACIFICO'/><title type='text'>La pesante eredità di Suharto</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Il decennale dell'abdicazione di Suharto è praticamente passato inosservato in Italia. Nonostante il tempo e gli sforzi, l'&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Indonesia"&gt;Indonesia&lt;/a&gt; resta un paese povero, privo di un vero sviluppo e deficitario quanto a democrazia. Lo spirito di Suharto aleggia, insomma, ancora incontrastato.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SHf2Sd6y81I/AAAAAAAAAZw/gaoXzUDm1QE/s1600-h/IDP-Indonesia.gif"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5221913090088694610" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SHf2Sd6y81I/AAAAAAAAAZw/gaoXzUDm1QE/s400/IDP-Indonesia.gif" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Sono passati 10 anni da quando il presidente dell’Indonesia &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Suharto"&gt;&lt;strong&gt;Suharto&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; pronunciava la famosa frase &lt;em&gt;“I quit”&lt;/em&gt;, me ne vado. Dopo 32 anni di potere assoluto era come assistere alla caduta di una divinità. Correva il giorno 21 maggio 1998, ma il decennale è passato decisamente inosservato: dopo questi anni di ‘transazione democratica’, del resto, nessuno in Indonesia è probabile che voglia fare bilanci, in particolare rispetto al passato regime. Fa eccezione &lt;a href="http://www.tempointeractive.com/"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Tempo&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; - uno dei settimanali più venduti nel paese – che ha rivisitato la storia recente indonesiana analizzandola dal punto di vista economico: &lt;em&gt;“Elezioni più democratiche, autonomia delle province, volti nuovi nella politica sono stati certamente conseguenze positive del cambiamento. L'economia del paese, grazia alla novità del libero mercato, si è ripresa rapidamente. Ma a muovere le fila del mercato nazionale sono sempre gli stessi attori di un tempo. La deregolamentazione e gli aiuti statali hanno permesso a chi già dominava il mercato prima della crisi di mantenere il controllo sul proprio giro di affari, con più facilità di investimento. A quanto pare l'unico ad aver perso denaro è lo stato, che nel febbraio 2004, alla chiusura dell'Agenzia per la ristrutturazione delle banche Indonesiane (Ibra), lamentava una perdita di 600 miliardi di rupie (circa 42 milioni di euro). I ricchi di un tempo in quattro anni si erano ripresi dalla crisi, sfruttando le nuove leggi che eliminavano alcuni monopoli e aprivano il mercato alla libera concorrenza”&lt;/em&gt; [13 maggio 2008].&lt;br /&gt;L’ex presidente è morto lo scorso gennaio nel suo letto senza mai essere processato né per le malversazioni e i casi di corruzione di cui era stato imputato, né tantomeno per la violenta repressione che ha caratterizzato il suo regime – su cui pure la Commissione nazionale per i diritti umani aveva avviato alcune inchieste, nessuna arrivata a conclusione. Eppure, la lotta alla corruzione in Indonesia sembra infinita, malgrado gli sforzi compiuti negli ultimi anni dal governo di Jakarta. L'episodio più recente ha coinvolto l'ufficio della procura generale (Ago), in particolare la sezione crimini speciali, che indaga su casi di corruzione particolarmente gravi. Tutto è cominciato il 2 marzo con l'arresto di Urip Tri Gunawan, capo di una squadra investigativa che in passato si è occupata dell'attentato di Bali. L'uomo, trovato in possesso di 660mila dollari di origine sospetta, è stato fermato nella capitale dagli ufficiali della commissione anticorruzione (Kpk). Secondo il settimanale &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Tempo&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;, il caso ha spinto le autorità ad avviare altre indagini all'interno dell'Ago e nelle ultime settimane sono stati sospesi diversi funzionari dell'ufficio, tra cui il viceprocuratore generale e il direttore del reparto investigativo. Questa doppia rimozione è stata un duro colpo alla credibilità della sezione. Come spiega al settimanale il procuratore generale, Hendarman Supandji, &lt;em&gt;"la nostra priorità, ora, è sostituire queste persone e selezionare con più cura chi ne prenderà il posto. Dopo queste vicende dobbiamo riuscire a migliorare l'immagine della procura agli occhi dei cittadini indonesiani"&lt;/em&gt; [25 marzo 2008]. Intanto, per la prima volta in Indonesia è stato quantificato il patrimonio della famiglia Suharto: 14mila miliardi di rupie indonesiane (poco più di un miliardo di euro), cifra rivelata nel corso della causa di divorzio del terzo figlio di Suharto, Bambang Trihatmodjo. La moglie di Bambang ha presentato al giudice un elenco delle proprietà di famiglia chiedendone la confisca. Secondo la lista, le ricchezze dei Suharto si estendono ormai a tutti i settori dell'economia indonesiana: un'emittente televisiva, una società telefonica, un'industria automobilistica, alberghi, intere isole e terreni per oltre mille ettari, mentre alcuni attribuiscono all'ex dittatore anche nove miliardi di dollari trasferiti su conti correnti esteri ai tempi del regime. Ma i danni non finiscono qui.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SHgImL8FL0I/AAAAAAAAAZ4/VLTlvpYV8eQ/s1600-h/indonesia_econ.activity.gif"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://4.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SHgImL8FL0I/AAAAAAAAAZ4/VLTlvpYV8eQ/s400/indonesia_econ.activity.gif" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5221933220068929346" /&gt;&lt;/a&gt;Per trasformare un paese povero, rurale e molto popoloso in una ‘tigre’ asiatica, durante la sua lunga dittatura il ‘padre dello sviluppo’ (come si faceva chiamare) ha applicato minuziosamente le ricette del libero mercato, spinto a questo anche dalle amministrazioni di Washington, salvo farle funzionare solo per la sua famiglia e i suoi &lt;em&gt;clientes&lt;/em&gt;. A pagarne il prezzo sono state le foreste, le risorse naturali e le popolazioni rurali e indigene del paese. Lo sviluppo è cominciato con le grandi concessioni minerarie – per esempio quella del 1965, e ancora attuale, alla &lt;a href="http://www.diario-prevenzione.it/index.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=333&amp;amp;Itemid=2"&gt;&lt;strong&gt;Freeport McMoran&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; che ottenne i diritti esclusivi sulla più grande miniera a cielo aperto di rame e oro a Papua occidentale – da cui le multinazionali hanno tratto miliardi di dollari di profitto, mentre solo una piccola percentuale è andata in royalties allo stato indonesiano. Di più: le attività di estrazione hanno inquinato la zona in modo irrecuperabile e l’interesse economico correlato alle miniere ha contribuito alla repressione delle popolazioni locali, anche finanziando l’esercito. Dopo le miniere, le foreste: tra il 1965 e il 1997, l’Indonesia ha perso tra 40 e 50 milioni di ettari di foresta tropicale, a causa di un misto tra sfruttamento selvaggio del legname commerciabile, espansione di grandi piantagioni, miniere, progetti di infrastrutture e urbanizzazione. &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Tempo&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; denuncia, appunto, come l'esportazione illegale di legno pregiato stia causando danni gravissimi alle foreste indonesiane, ma sottolinea anche che di recente gli sforzi della polizia per combattere il fenomeno sono stati premiati: un'operazione ha portato all'arresto di 27 persone nella regione di Ketapang, nel Kalimantan Occidentale. &lt;em&gt;"Per anni, una mafia del legno è stata attiva nelle foreste di Ketapang. Sono trafficanti, tagliatori, membri dell'ufficio forestale, della polizia, del ministero delle foreste e dell'amministrazione locale. Secondo le stime della squadra congiunta formata dall'ufficio nazionale di polizia e dal ministero delle foreste, la loro attività causa perdite annuali per più di 32mila miliardi di rupie (circa due miliardi di euro). All'inizio di marzo la squadra ha lanciato un'operazione di smantellamento della rete mafiosa, arrestando tra l'altro il capo dell'ufficio forestale di Ketapang, il capo del distretto di polizia locale e un candidato alla carica di governatore della regione. L'operazione, però, non è ancora conclusa: molti pesci grossi, infatti, sono riusciti a evitare l'arresto. Poi c'è da chiedersi se la polizia e la magistratura sapranno lavorare insieme per assicurare i colpevoli alla giustizia. E intanto le foreste stanno scomparendo"&lt;/em&gt; [15 aprile 2008].&lt;br /&gt;Oltre al danno ambientale, è stato un disastro per milioni di persone che dipendono dalla terra. Forse il più grande disastro sociale e ambientale insieme al programma di “trasmigrasi”: tra il 1969 e il 1999 circa 4 milioni e mezzo di persone dalle isole più sovraffollate – Java, Madura e Bali – sono state risistemate nelle isole esterne dell’arcipelago, per lo più Kalimantan (o Borneo indonesiano) e Papua, con il massiccio – e criminale! - sostegno finanziario della Banca Mondiale. In teoria la trasmigrazione serviva a dare uno sfogo alla pressione demografica, ridurre la povertà e sviluppare l’agricoltura, ma la realtà è ben diversa. Spesso i progetti di colonizzazione agricola sono andati a rotoli perché le terre non erano adatte o perché non c’erano le infrastrutture necessarie e i mercati su cui operare, mentre i trasmigranti (&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Internally_displaced_persons"&gt;&lt;strong&gt;IDPs, Internally displaced persons&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;) sono finiti a fare da manodopera sfruttata per imprese di deforestazione o in piantagioni. Ciò ha indubbiamente contribuito alla nascita di conflitti con le popolazioni autoctone, a cui erano state sottratte terre e foreste senza alcuna considerazione per i propri diritti. Le popolazioni locali si sono trovate, insomma, sempre più emarginate e impoverite, e questo ha anche acutizzato il senso di ingiustizia e alimentato rivendicazioni separatiste, da Papua ad Aceh. L’attuale clima politico non favorisce certo un alto grado di stabilità. Le ultime tensioni si sono verificate a febbraio, quando il presidente indonesiano &lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Susilo_Bambang_Yudhoyono"&gt;&lt;strong&gt;Susilo Bambang Yudhoyono&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; ha dovuto rinunciare al vertice della Fao di Roma. Il recente rincaro della benzina - il terzo stabilito dal suo governo - ha causato un malumore diffuso nel paese e dopo le manifestazioni di protesta del 28 maggio, il presidente ha deciso di restare a casa. La sua vera preoccupazione è stata quella di non rifare l'errore commesso dieci anni fa dall'ex dittatore Suharto. Durante gli scontri del maggio del 1998 furono uccisi quattro studenti universitari. La crisi politica che ne seguì causò la caduta del regime di Suharto, al potere da 32 anni. Così per evitare che la storia si ripetesse, il governo di Jakarta ha proibito alla polizia di portare armi da fuoco quando è in servizio durante le manifestazioni. Secondo i sostenitori di Yudhoyono, le proteste sono organizzate dai suoi avversari, che vorrebbero ridurne la popolarità in previsione delle elezioni del 2009. &lt;em&gt;“I servizi segreti&lt;/em&gt; - scrive &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Tempo&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; - &lt;em&gt;pensano che a capo delle proteste ci sia un ex ministro e non è difficile intuire che si riferiscono a Rizal Ramli, ex ministro dell'economia. Ma Ramli respinge l'accusa di essere il manipolatore degli studenti, affermando che questa insinuazione è un insulto all'intelligenza degli studenti”&lt;/em&gt;. [12 febbraio 2008]&lt;br /&gt;Anche dal punto di vista dell’economia il paese non dorme sonni tranquilli. L’allarme lanciato sempre da &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Tempo&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; [4 dicembre 2007] non ha ricevuto adeguate risposte. L'Indonesia in futuro avrà, infatti, bisogno di produrre più energia elettrica. Gli esperti prevedono che per il 2009, anno delle elezioni, il paese sarà a rischio &lt;em&gt;black out&lt;/em&gt;. Il governo sta cercando di prevenire questa eventualità con la costruzione di nuove centrali, che dovrebbero fornire al paese il 40 per cento in più di energia elettrica. Per l'azienda elettrica nazionale (Pln) si tratta di un investimento enorme che prevede la costruzione di 35 centrali termoelettriche alimentate a carbone, di cui l'Indonesia è il principale produttore mondiale, e a gas. Il petrolio non sarà usato a causa dei prezzi troppo alti. Inizialmente sembrava che le imprese costruttrici e le banche statali cinesi sarebbero state le uniche finanziatrici e partner di questo progetto. Tuttavia, poiché gli istituti bancari hanno fissato dei limiti di tempo troppo rigidi per la restituzione dei crediti, la Pln ha cercato finanziamenti altrove. Oggi, delle cinque banche che hanno partecipato all'appalto, una è cinese, tre sono indonesiane e un'altra è la Barclays. Il governo e la Pln sperano in questo modo di poter realizzare i lavori più urgenti per ottenere una produzione di 2.100 megawatt per il 2009 ed evitare la crisi energetica nel 2009.&lt;br /&gt;Ad ogni modo il bilancio attuale resta disastroso. Secondo &lt;a href="http://www.downtoearth.org.in/"&gt;&lt;strong&gt;Down to Earth&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; – bollettino on line della ‘Campagna per la giustizia ecologica in Indonesia’ – &lt;em&gt;“il problema è che l’economia indonesiana resta basata sull’export e sullo sfruttamento intensivo delle sue risorse naturali, le miniere, la deforestazione e le piantagioni intensive"&lt;/em&gt;. A distanza di 10 anni, il modello di ‘sviluppo’ di Suharto è, insomma, ancora vivo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SHgJP1xKcPI/AAAAAAAAAaA/1qjFNqGnZY8/s1600-h/indonesia_econ.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://4.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SHgJP1xKcPI/AAAAAAAAAaA/1qjFNqGnZY8/s400/indonesia_econ.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5221933935672062194" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;APPROFONDIMENTI:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;- &lt;a href="http://www.ecplanet.com/canale/ecologia-6/ambiente-48/0/0/4665/it/ecplanet.rxdf"&gt;&lt;strong&gt;Cosa accade in Indonesia&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; (fonte: Amnesty International; Down to Earth; WWF International);&lt;br /&gt;- &lt;a href="http://www.internal-displacement.org/"&gt;&lt;strong&gt;Internal Displacement Monitoring Centre (IDMC)&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;;&lt;br /&gt;- &lt;a href="http://www.internal-displacement.org/8025708F004CE90B/(httpCountries)/E3D2627E89F1EE56802570A7004BC2BF?OpenDocument"&gt;&lt;strong&gt;IDMC: Indonesia profile&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;;&lt;br /&gt;- &lt;a href="http://www.internal-displacement.org/8025708F004BE3B1/(httpInfoFiles)/C84F209D4D9491238025709F0055391A/$file/MapIDPs-Indonesia.pdf"&gt;&lt;strong&gt;IDMC maps: IDPs situation throughout Indonesia, as of june 2003&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-8408598115294658558?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/8408598115294658558/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=8408598115294658558' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/8408598115294658558'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/8408598115294658558'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2008/07/la-pesante-eredit-di-suharto.html' title='La pesante eredità di Suharto'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SHf2Sd6y81I/AAAAAAAAAZw/gaoXzUDm1QE/s72-c/IDP-Indonesia.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-5141151979416093965</id><published>2008-07-02T23:57:00.001+02:00</published><updated>2008-12-09T20:14:21.977+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ITALIA'/><title type='text'>Il Cavaliere, lo statista e il faccendiere</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SGwOE5cJfrI/AAAAAAAAAZQ/8UAdw1QWMvU/s1600-h/autoimmune.GIF"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5218561545516711602" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SGwOE5cJfrI/AAAAAAAAAZQ/8UAdw1QWMvU/s320/autoimmune.GIF" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;L’italiano è scaltro e certe cose le fiuta in anticipo; troppo spesso però, curiosamente, l’irrazionale prevale sull’ovvio, e le cose prendono una brutta piega. E’ successo nel ’94, di nuovo nel 2001 e, siccome non vogliamo farci mancare nulla, siamo punto e a capo nel 2008. Sarà la “sindrome del balcone” come la chiama qualcuno o, più realisticamente, masochismo, ma sta di fatto che, anche questa volta, l’”uomo della provvidenza” non c’è. Il cavaliere ha messo giù la maschera e al solito c’è il caimano. Appena due mesi. Tanto è durata la “commedia dello statista appassionato”. La trama – sano populismo e tanta demagogia – è quella tipica del regista di Arcore. La sceneggiatura è molto carente, ma c’era da aspettarselo. Quanto a “bassezze”, Berlusconi non ha mai deluso. Aveva inaugurato la legislatura affossando definitivamente Alitalia e mandando in fumo la trattativa con Air France. Poi è arrivato il “miracolo” della spazzatura. Tre anni, l’esercito, qualche ditta fidata per la costruzione dei termovalorizzatori, un paio di manette a chi non è d’accordo ed il problema è risolto. Ma per “zio Silvio” – come lo chiamano gli amici di Napoli – è ancora poco. Serve qualcosa di più incisivo. La soluzione? Il nucleare. Quello “alla Scajola” parte nel 2013, per il “come” si vedrà. “Santo subito!” urla qualcuno. Parte quindi la crociata anti-immigrati ed uno sbalorditivo pacchetto-sicurezza. E guai a chiamarlo razzismo, è la tolleranza zero. Per il resto, ICI, detassazione degli straordinari, sfoltimento delle province, tagli agli enti locali ed alla pubblica amministrazione, sono una ricetta che il cavaliere propone da una vita. La sola novità è la “Robin Hood Tax”. Una tassa “etica”, a detta di Tremonti, che vuole far rabbrividire banchieri e petrolieri, minacciandone i profitti congiunturali. Come se il governo potesse decidere quando i profitti sono eccessivi…&lt;br /&gt;E’ inutile l’opposizione agguerrita dell’Italia dei Valori, Di Pietro non ha i numeri per impensierire il premier. Inutili anche i richiami dell’ex pm all’indirizzo di un più che pacato Veltroni. Va tutto a meraviglia per Berlusconi&amp;amp;co. La stampa di regime parla di un paese in rapida ripresa, lontano dalla litigiosità di un sistema eccessivamente frammentato e pronto ad ubriacarci con centinaia di pareri politico-ideologici. Una strada in discesa per il faccendiere di Arcore. Ma quel ruolo da buon samaritano inizia a stargli stretto. Il cavaliere è abituato ad operare diversamente e, sebbene gradisca la placidità del tandem Veltroni-Casini, non resiste alla tentazione di rimboccarsi le maniche per accomodare qualche questione personale. Siamo alla fine di maggio. L’occasione è la conversione in legge del decreto cd.“salva-infrazioni”. L’Italia rischia il deferimento alla corte di giustizia europea ed una multa di quasi 400 mila euro al giorno, “poiché il regime di assegnazione delle frequenze televisive, non rispetta il principio della libera prestazione dei servizi”. Il problema in concreto è Rete4. Dal ’99, lo Stato italiano consente all’emittente del Presidente del Consiglio di trasmettere abusivamente ed a danno di Europa7, reale concessionaria di quella rete. Rete4 va oscurata o spedita sul satellite, le frequenze consegnate ad Europa7. Mediaset ha appena acquisito il 25% di Nessma Tv (un bacino di 7,5 milioni di famiglie), canale satellitare tunisino di proprietà del gruppo Karoui&amp;amp;Karoui World. Figurarsi dunque se, dopo il colpo messo a segno in trasferta, il caimano possa essere intenzionato ad abbandonare la partita in casa. Il provvedimento però, non solo indispettisce Veltroni, ma riesce a far bofonchiare persino Casini. “Sua Emittenza” è costretto ad arrendersi ed i suoi colonnelli ritirano l’emendamento. Il fuoco incrociato dell’opposizione ha funzionato. Il caso si chiude senza troppo rumore. Sembra, addirittura, che non vi siano pericoli per il dialogo maggioranza-opposizione, ormai assurto a “valore supremo” di tutta la legislatura.&lt;br /&gt;Il cavaliere incassa. Fa buon viso a cattivo gioco. Rete4 è solo uno tra i suoi tanti crucci e neanche il più assillante, la partita più importante è quella con la giustizia. Lì non sono ammessi errori. Sul piatto c’è una condanna di primo grado a sei anni, per corruzione in atti giudiziari. Tra l’altro, l’accelerazione imposta proprio al processo Mills, in cui è imputato per via della falsa testimonianza dell’avvocato londinese, gli ha messo il sale sulla coda. La riapertura delle ostilità con i togati è stato, quindi, un passaggio obbligato. Il premier non scherza, non può permettersi che i processi di Milano arrivino a sentenza. Bisogna ridimensionare l’aggressività dei magistrati. La prima mossa, il ddl Berlusconi-Alfano-Ghedini sulle intercettazioni, è solo un antipasto. Una “proposta indecente” con cui il cavaliere ha cercato di ovviare a quella che definisce una “drammatica emergenza del paese, dilaniato dai costi sia economici che morali delle registrazioni telefoniche”; in realtà, punta di mettere la museruola ad una certa stampa, troppo attenta alle beghe giudiziarie del palazzo. Ipotesi prelibata, quest’ultima, che all’interno come all’esterno delle aule parlamentari ha molto ingolosito i numerosi “giannizzeri della privacy”, pronti ad applaudire la stretta sui media.&lt;br /&gt;Ma il piatto forte resta il processo Mills. Argomento che detta l’agenda del premier e del suo governo. L’accoppiata Ghedini-Alfano non sembra intenzionata a deludere il cavaliere, per questo le sta studiando tutte. Inizialmente si era pensato di approfittare del decreto legge sulla sicurezza, già in fase di conversione, per far viaggiare spedita una norma sul “patteggiamento allargato”. Ma figurarsi se Berlusconi poteva accettare un’offerta simile. La seconda ipotesi invece, ha affascinato così tanto il cavaliere, da convincerlo ad inserire tutto e subito nel dl sicurezza, anche a costo di scontrarsi con Maroni. La Lega infatti, mal digerisce quei tentativi di legge prêt-à-porter che il premier cerca di cucirsi addosso. Provvedimenti che manderanno su di giri Berlusconi, ma non l’elettorato padano. Ciò nonostante lo scorso 16 giugno, Filippo Berselli e Carlo Vizzini presentano nell’aula di Palazzo Madama i due emendamenti al dl sicurezza che l’opposizione ha subito ribattezzato“salva premier”. Prevista la sospensione per un anno dei processi penali per fatti commessi fino al 2002 e riguardanti delitti di non rilevante gravità, con pene detentive inferiori ai 10 anni, in svolgimento e compresi tra la fissazione dell’udienza preliminare e la chiusura del dibattimento di primo grado. Il dibattito diviene rovente, quando Schifani legge in aula una lettera, in cui il premier esalta un “provvedimento di legge a favore di tutta la collettività” che “garantisce ai cittadini una risposta forte per i reati più gravi e più recenti”. “Contro di me – conclude Berlusconi – fantasiosi processi che magistrati di estrema sinistra hanno intentato per fini di lotta politica”. L’opposizione insorge compatta. “E’ una truffa!” A suonare la carica è la vice presidente del senato Emma Bonino. “Questo decreto – tuona la radicale – non è lo stesso di cui hanno discusso le commissioni e che è stato firmato dal Presidente della Repubblica, in esso surrettiziamente sono state introdotte norme che sono totalmente estranee alla materia della sicurezza.” “Le iniziative dissennate di queste ore – attacca Casini – fanno capire perchè l’Udc non fa parte della maggioranza”. Di Pietro parla di “strategia criminale”. Alla fine s’indigna persino Veltroni. “Per un mese il Parlamento è stato bloccato a discutere di questioni che riguardano gli interessi personali del presidente del Consiglio”. Alla fine “si sono presentati due emendamenti per evitargli un processo che lo vede sul banco degli imputati.” Analizza il segretario del PD. “A questo punto è chiaro che non può esserci dialogo, Berlusconi ha scelto lo scontro”.&lt;br /&gt;Alle numerose critiche dell’opposizione si aggiungono quelle dell’Anm che interviene sulle accuse rivolte da Silvio Berlusconi ai magistrati del processo Mills. “Chi governa il paese non può denigrare e delegittimare i giudici e l’istituzione giudiziaria quando è in discussione la sua posizione personale. Questi comportamenti – afferma l’associazione di categoria delle toghe – rischiano infatti di minare alla radice la credibilità delle istituzioni”. Ma il cavaliere non presta troppa attenzione ai moniti dei magistrati ed anzi, intervenuto all'assemblea annuale della Confesercenti, ribadisce la sua innocenza e non perde l’occasione per un attacco a quei “magistrati politicizzati”, che sono “la metastasi della democrazia”.&lt;br /&gt;Nel frattempo, dopo mille polemiche, mentre la maggioranza vacilla sulla blocca-processi, fortemente osteggiata persino dal Quirinale, c’è il via libera del Consiglio dei ministri al disegno di legge sulla “immunità delle più alte cariche istituzionali”, il cd. “lodo Alfano”. Il provvedimento, una sorta di “piano B per la salvezza definitiva del cavaliere”, esonera per tutta la durata del mandato le prime quattro cariche dello Stato (presidente della Repubblica, presidente del Consiglio, presidenti del Senato e della Camera) da tutti i “reati extrafunzionali”, non commessi cioè nell’esercizio delle loro funzioni. D’altronde, ammette lo stesso Berlusconi “stiamo diventando un Paese normale. O faccio il presidente del Consiglio o dedico il mio tempo a preparare le udienze. Tutte e due le cose non si possono fare”. Ma nonostante il lodo avanzi, il Quirinale continua a mostrarsi scettico, soprattutto sulla sospensione dei processi. La norma va modificata. Bisogna cercare un punto d’equilibrio attraverso un confronto realistico o la firma del capo dello Stato sotto il dl sicurezza potrebbe essere seguita da un messaggio alle Camere contro gli eccessi dei decreti e gli sconfinamenti nella materia. Ma su questo punto è Berlusconi ad essere categorico. “La norma si cambia solo se mi date la garanzia che i giudici di Milano non arrivano alla sentenza prima che il lodo venga approvato. Altrimenti io vado avanti. Ho i numeri per farlo. La sospensione passa com’è. E me ne avvalgo pure”. Impunità. Questo è l’imperativo categorico del cavaliere, sferzante, come lo schiocco di una frusta all’indirizzo dei destrieri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;SAVERIO MONNO, Altrenotizie&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-5141151979416093965?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/5141151979416093965/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=5141151979416093965' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/5141151979416093965'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/5141151979416093965'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2008/07/il-cavaliere-lo-statista-e-il.html' title='Il Cavaliere, lo statista e il faccendiere'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SGwOE5cJfrI/AAAAAAAAAZQ/8UAdw1QWMvU/s72-c/autoimmune.GIF' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-7568609338460289037</id><published>2008-06-30T23:18:00.005+02:00</published><updated>2008-12-09T20:14:22.149+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='AFRICA'/><title type='text'>Il saccheggio del Congo</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SGletUY3ZoI/AAAAAAAAAZA/hn9uzLPK1Tw/s1600-h/zaire_mineral.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5217805775945557634" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SGletUY3ZoI/AAAAAAAAAZA/hn9uzLPK1Tw/s400/zaire_mineral.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;1.&lt;/strong&gt; La storia della &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Repubblica_Democratica_del_Congo"&gt;&lt;strong&gt;Repubblica Democratica del Congo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; – l’ex &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Zaire"&gt;&lt;strong&gt;Zaire&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, un paese grande come un quarto dell'Europa - è segnata da numerosi conflitti finalizzati spesso al controllo delle immense risorse naturali di cui dispone: oro, diamanti, uranio, cobalto, rame e &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Coltan"&gt;&lt;strong&gt;coltan&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; (columbite-tantalite, metallo utilizzato nella telefonia cellulare e per le componenti informatiche), legno pregiato e gomma arabica. Ricchezze delle quali i congolesi non hanno mai usufruito: sfruttato prima dalla colonizzazione belga, poi dalla trentennale dittatura di &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mobutu"&gt;&lt;strong&gt;Sese Seko Mobutu&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; (1965-1997) quindi, a partire dagli anni '90, invaso dagli eserciti dei paesi vicini e da bande mercenarie che hanno sostenuto e alimentato la guerra civile e gli scontri tra le componenti etniche delle province frontaliere. Il conflitto in corso nella Repubblica Democratica del Congo è il più sanguinoso dai tempi della Seconda guerra mondiale e, anche a causa del gran numero di eserciti dei paesi limitrofi che ha coinvolto, è stato definito "Guerra mondiale africana". Nonostante i primi accordi di pace firmati nel 1999, i conflitti hanno avuto il loro apice tra il 1998 e il 2002, causando oltre 3,3 milioni di morti e circa 3 milioni di sfollati.&lt;br /&gt;Keith Harmon Snow, un investigatore indipendente per i diritti umani e corrispondente di guerra per le organizzazioni &lt;a href="http://www.survivorsrightsinternational.org/"&gt;&lt;strong&gt;Survivors Rights International&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; e &lt;a href="http://www.genocidewatch.org/"&gt;&lt;strong&gt;Genocide Watch&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; e per le Nazioni Unite, ha recentemente riferito che nell'ottobre del 1996 ci sono stati almeno 1,5 milioni di rifugiati ruandesi e del Burundi nello Zaire orientale [Congo]. L'invasione a tutta scala è iniziata più formalmente quando le forze delegate dalla &lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Rwandan_Patriotic_Front"&gt;&lt;strong&gt;Rwandan Patriotic Army&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; e dalla &lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Rwandan_Armed_Forces#Rwandan_Armed_Forces_.7E1960-1994"&gt;&lt;strong&gt;Ugandan Patriotic Defense&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; bombardarono con l'artiglieria i campi profughi, uccidendo centinaia di migliaia di persone in un &lt;em&gt;“chiaro caso di genocidio”&lt;/em&gt;. Il medesimo rapporto faceva anche notare che il numero di morti in Congo ha raggiunto livelli paragonabili a quelli del genocidio voluto dal &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Leopoldo_II_del_Belgio"&gt;&lt;strong&gt;re belga Leopoldo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; in Congo più di 100 anni prima, con &lt;em&gt;“oltre 10 milioni di morti in Congo dal 1996, e milioni in più in Uganda e Rwanda”&lt;/em&gt;. Esso ha definito le morti come “ prodotti delle amministrazioni Bush-Clinton-Bush” (&lt;a href="http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&amp;amp;aid=7957"&gt;&lt;strong&gt;Keith Harmon Snow, The War that did not make the Headlines: Over Five Million Dead in Congo? Global Research: January 31, 2008&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;Nell'aprile del 2001 il membro del Congresso Cynthia McKinney tenne un'udienza sul coinvolgimento occidentale nel saccheggio dell'Africa, in cui affermava che &lt;em&gt;“al cuore della sofferenza dell'Africa c'è il desiderio dell'Occidente, e soprattutto degli Stati Uniti, di accedere ai diamanti, al petrolio, al gas naturale e ad altre preziose risorse africane... l'Occidente, e in particolare gli Stati Uniti, hanno messo in moto una politica di oppressione, destabilizzazione motivata, non da principi morali, ma da uno spietato desiderio di arricchirsi con le favolose ricchezze dell'Africa”&lt;/em&gt; (John Perkins, &lt;em&gt;The Secret History of the American Empire&lt;/em&gt;, Penguin Group, New York, 2007). Sembrerebbe quasi che re Leopoldo II sia tornato in Congo. Ma se ne era mai andato?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;2.&lt;/strong&gt; A parte la complessità e la carenza di informazioni documentabili, è evidente – basta semplicemente dare uno sguardo sommario alle parti combattenti – che si tratta del classico conflitto ‘per procura’, in cui potenze esterne fanno il doppio gioco con lo scopo di cristallizzare l’instabilità del paese e poter, così, gestire i loro affari: &lt;strong&gt;1997/2002&lt;/strong&gt; - guerriglieri Tutsi del Raggruppamento Congolese per la Democrazia (Rcd), appoggiati dal Ruanda, e del Movimento di Liberazione del Congo (Mlc), sostenuto dall'Uganda, contro il governo di Laurent Kabila (dal 2001 di suo figlio Joseph), appoggiato dagli eserciti di Angola, Namibia e Zimbabwe, nonché da varie milizie filo-governative (Mayi-Mayi e Hutu Interahamwe); &lt;strong&gt;1999/2003&lt;/strong&gt; - scontri tra le fazioni rivali in cui si è diviso nel 1999 l'RCD, ovvero l'RCD-Goma (sostenuto dal Ruanda) e l'RCD-Kisangani ("ammutinati" sostenuti dall'Uganda); &lt;strong&gt;1999/2005&lt;/strong&gt; - milizie degli Hema dell’Unione dei Patrioti Congolesi (Upc) contro milizie Lendu del Fronte Nazionalista Integrazionista (Fni) nella regione nord-orientale dell'Ituri. Ulteriore elemento della vastità degli interessi esteri in gioco, il fatto che il governo abbia ricevuto armi da Stati Uniti, Francia, Cina, Corea del Nord, Georgia, Polonia, altri Paesi dell'Europa dell'ex blocco sovietico (oltre che il diretto sostegno militare di Angola, Namibia e Zimbabwe), mentre i guerriglieri dell'Rcd dal Ruanda, quelli dell'Mlc dall'Uganda. La solita sporca storia.&lt;br /&gt;Dopo l'assassinio di &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Laurent-D%C3%A9sir%C3%A9_Kabila"&gt;&lt;strong&gt;Laurent Kabila&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; nel 2001, il figlio &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Joseph_Kabila"&gt;&lt;strong&gt;Joseph&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; ha avviato nel 2002 il processo di pace (dialogo intercongolese, tenutosi in Sudafrica) che ha portato al ritiro degli eserciti stranieri alleati del governo (Angola, Namibia e Zimbabwe) e di quelli che sostenevano i ribelli (Ruanda e Uganda). Nonostante questo la presenza di milizie nelle regioni orientali del Paese resta considerevole, e nel Kivu si registrano sporadici scontri tra gli uomini del Rcd-Goma e le milizie Mayi-Mayi, che operano anche nel Katanga con attacchi frequenti alle truppe regolari congolesi. La presenza dei ribelli Hutu delle Fdlr (Forze Democratiche di Liberazione del Ruanda), sostenute durante la guerra dal governo congolese, è un ulteriore fattore di instabilità per la regione. Dalla primavera del 2005 le Fdlr hanno rinunciato ufficialmente alla lotta armata, ma il programma di disarmo e rimpatrio non è ancora cominciato. In Kivu si registrano periodicamente movimenti di truppe a cui non sarebbero estranei contingenti militari del Ruanda, più volte accusato di destabilizzare la regione. Le truppe del Rcd-Goma, che in seguito all'accordo di pace sono entrate a far parte dell'esercito nazionale, sono sospettate di avere ancora legami molto stretti con le autorità ruandesi, tanto che dal 2003 vi sono stati numerosi casi di ammutinamento tra i contingenti militari appartenenti all'ex-gruppo ribelle. Il più famoso tra questi gruppi di dissidenti è quello capeggiato dal generale Laurent Nkunda, che nel 2004 è riuscito a occupare per diversi giorni la città di Bukavu impegnando severamente l’esercito e i caschi blu della Monuc, la missione Onu nel Paese. I dissidenti di Nkunda sono poi tornati a colpire nel gennaio 2006, quando per alcuni giorni hanno occupato la città di Rushturu e altri centri abitati minori nelle circostanze. La Monuc tenta con scarso successo di stabilizzare la situazione, anche perché i dissidenti sconfinano spesso in Ruanda per sfuggire alla cattura.&lt;br /&gt;Nella primavera del 2005 c'è stata una recrudescenza del conflitto in Ituri, regione che negli anni precedenti non era stata toccata dal programma di disarmo. I frequenti scontri tra le milizie che si contendono il territorio hanno causato centinaia di vittime e hanno provocato la fuga di milioni di persone. La Monuc ha conseguentemente avviato un programma di smantellamento forzato delle circa sette milizie che si fronteggiavano nella regione. L'operazione è sostanzialmente riuscita, visto che la maggior parte dei capi miliziani è stata arrestata e imprigionata, ma gli scontri nella regione continuano anche se con minore intensità. Un ulteriore fattore di destabilizzazione è costituito dai ribelli ugandesi del Lra (Lord’s Resistance Army) che dalle loro basi nel sud del Sudan sconfinano spesso nel Congo settentrionale, attaccando la popolazione in cerca di soldi e viveri. A inizio 2006 la Monuc si è scontrata più volte con i ribelli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;3.&lt;/strong&gt; Il mese scorso, Jean-Pierre Bemba Gombo, ex vice-Presidente e maggiore leader dell’opposizione dopo le ultime elezioni del 2006, che consegnarono il Paese all’attuale Presidente Joseph Kabila, è stato arrestato a Bruxelles sabato notte. L’ordine di arresto è arrivato dalla Corte Penale Internazionale, per richiesta del Procuratore Moreno-Ocampo. L’ex leader del Movimento per la Liberazione del Congo (MLC) è accusato di aver commesso crimini di guerra e contro l’umanità nella Repubblica Centrafricana tra l’ottobre del 2002 ed il marzo del 2003. Nello specifico le accuse sono di stupro e tortura per quanto riguarda i crimini contro l’umanità, cui si aggiungono quelle che riguardano i crimini di guerra: oltre i due reati precedenti, vi è l’offesa alla dignità umana (trattamenti umilianti e degradanti) e il saccheggio di villaggi. Bemba aveva lasciato la Repubblica Democratica del Congo l’anno scorso, temendo per la sua vita dopo che le sue milizie erano state coinvolte in violenti scontri interni, e si era rifugiato con la sua famiglia in Portogallo. Attualmente l’ex Comandante del MLC è il primo arrestato nell’ambito dell’inchiesta della Corte Penale Internazionale sui crimini di guerra nella Repubblica Centrafricana, iniziata nel 2007. Lo stesso Tribunale Internazionale, con sede all’Aja, sta indagando anche su altri fatti di guerra in Paesi africani, come l’Uganda, la stessa Repubblica Democratica del Congo e il Sudan (per i crimini legati al conflitto in Darfur).&lt;br /&gt;L’arresto di Jean-Pierre Bemba a Bruxelles, per ordine di autorità belghe, pone nuovamente il dibattito sulla responsabilità dei processi penali per crimini di guerra. Il Tribunale Penale Internazionale, attivo dal 2002, dovrebbe essere l’organo preposto dalle Nazioni Unite a giudicare questo tipo di reati, ma più volte si è posta la questione della riluttanza di alcuni Paesi (Stati Uniti in testa) a consegnare propri concittadini al Tribunale olandese. Si ripropone anche la questione dei rapporti dei Paesi africani con quelli europei, in particolar modo gli ex colonizzatori. Al momento il governo di Kinshasa ha richiamato il proprio ambasciatore a Bruxelles, creando i presupposti per una crisi diplomatica. Crisi, peraltro, già aperta recentemente, da quando il Ministro degli Esteri belga Karel De Gucht ha accusato la RDC di corruzione e violazione dei diritti umani, oltre che dei suoi rapporti con la Cina. Proprio il gigante asiatico sta diventando il partner privilegiato dei governi dell’Africa centrale, a discapito degli alleati storici, come Francia e Belgio. L’arresto di Bemba pone infatti l’accento su una distinzione fondamentale tra l’Europa e la Cina nei confronti dei Paesi africani, dal momento che Pechino, almeno fino ad ora, non ha mai vincolato i legami politico-economici al rispetto dei diritti umani e dei principi democratici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;APPROFONDIMENTI:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;- &lt;a href="http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%255E1078609,00.html"&gt;&lt;strong&gt;FURTO DI STATO&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; (puntata di Report dedicata ad un materiale strategico ed ambitissimo, il coltan (o tantalio), di cui la RDC è primo produttore mondiale).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;- &lt;a href="http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=859"&gt;&lt;strong&gt;L'equilibrio instabile del Congo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, Affari internazionali, 17/06/2008.&lt;br /&gt;- &lt;a href="http://www.altrenotizie.org/alt/modules.php?op=modload&amp;amp;name=News&amp;amp;file=article&amp;amp;sid=5634"&gt;&lt;strong&gt;Kabila si riprende il Congo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, Altrenotizie, 17/11/2006.&lt;br /&gt;- &lt;a href="http://www.altrenotizie.org/alt/modules.php?op=modload&amp;amp;name=News&amp;amp;file=article&amp;amp;sid=721"&gt;&lt;strong&gt;Congo, la vittoria annunciata&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, Altrenotizie, 04/08/2006.&lt;br /&gt;- &lt;a href="http://www.altrenotizie.org/alt/modules.php?op=modload&amp;amp;name=News&amp;amp;file=article&amp;amp;sid=360"&gt;&lt;strong&gt;Congo, prove di democrazia&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, Altrenotizie, 04/04/2006.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-7568609338460289037?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/7568609338460289037/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=7568609338460289037' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/7568609338460289037'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/7568609338460289037'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2008/06/il-saccheggio-del-congo.html' title='Il saccheggio del Congo'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SGletUY3ZoI/AAAAAAAAAZA/hn9uzLPK1Tw/s72-c/zaire_mineral.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-797028777831818656</id><published>2008-06-28T22:40:00.005+02:00</published><updated>2008-12-09T20:14:26.352+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='VIGNETTE-PHOTOGALLERY-IMMAGINI'/><title type='text'>Detassazione degli straordinari</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;"&gt;Una delle misure del governo Berlusconi accolte più favorevolmente dall'opinione pubblica è la detassazione degli straordinari. Una misura, a guardar bene, esaltata e sbandierata come manna dal cielo, ma che in realtà si rivela populistica, che non risolve certo il problema dell'erosione del potere d'acquisto per i lavoratori e che rappresenta in definitiva solo un esile palliativo. Devo, infatti, capire quali siano queste aziende bisognose di un gran numero di ore lavorative in più rispetto a quelle normali, vista l'aria di crisi che tira - o che almeno si dice che tiri. Non capisco, quindi, come sia possibile che le aziende italiane licenzino costantemente lavoratori - o li mettano in mobilità, etc. - ma abbiano allo stesso tempo bisogno di ore di straordinario. Tale misura si rivela, in buona sostanza, uno slogan propagandistico privo di una qualsiasi efficacia ed utilità. Gli unici che ci guadagnano sono forse gli imprenditori che si ritrovano ora un' arma in più.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SGakInI6kSI/AAAAAAAAAYo/5D9kdiOpQD0/s1600-h/middle+ages+todayII.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5217037686207582498" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SGakInI6kSI/AAAAAAAAAYo/5D9kdiOpQD0/s400/middle+ages+todayII.JPG" border="0" /&gt; &lt;p align="center"&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;vignetta di Marco Viviani&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-797028777831818656?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/797028777831818656/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=797028777831818656' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/797028777831818656'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/797028777831818656'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2008/06/detassazione-degli-straordinari.html' title='Detassazione degli straordinari'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SGakInI6kSI/AAAAAAAAAYo/5D9kdiOpQD0/s72-c/middle+ages+todayII.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-709992780847860878</id><published>2008-06-25T00:53:00.005+02:00</published><updated>2008-12-09T20:14:27.183+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='GEOPOLITICA-DIRITTO INTERNAZIONALE'/><title type='text'>Il 'grande gioco' dall Asia al Mediterraneo</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SGZBVepPFMI/AAAAAAAAAYQ/9Xqu_zkhGuw/s1600-h/nabucco_south+stream.gif"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5216929055614375106" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SGZBVepPFMI/AAAAAAAAAYQ/9Xqu_zkhGuw/s400/nabucco_south+stream.gif" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;UE, LE DIFFICOLTA’ DEL NABUCCO -&lt;/strong&gt; Benita Ferrero-Waldner, responsabile delle relazioni estere della Commissione Europea, ha incontrato lo scorso 5 maggio i responsabili energetici della Turchia e di alcuni paesi mediorientali al fine di discutere sulla possibilità che questi ultimi forniscano la materia prima per il funzionamento del nuovo gasdotto Nabucco. L’infrastruttura dovrebbe entrare in funzione nel 2010, anche se la data più probabile per la sua inaugurazione sembra essere il 2012. Il gasdotto fungerà da collegamento tra la Turchia e l’Austria e lo scopo principale della sua costruzione è garantire la diversificazione energetica in Europa allentando, seppur in maniera limitata, la dipendenza di Bruxelles dal gas russo. I giacimenti del Mar Caspio dovrebbero, quindi, garantire la diversificazione energetica in Europa. In realtà, però, il progetto presenta ancora una serie di incognite: a tutt’oggi non si conosce, infatti, la reale capacità produttiva dell’Azerbaijan e i 10 miliardi di metri cubi garantiti dal Turkmenistan difficilmente potranno garantire il funzionamento di lungo periodo del gasdotto. Del progetto dovrebbe essere parte integrante anche l’Iraq che ha già garantito una fornitura annuale pari a 5 miliardi di metri cubi, ma la situazione interna del paese rende difficile organizzare un piano di lungo periodo. Un altro possibile partner del Nabucco potrebbe essere l’Iran, ma come per l’Iraq, è al momento difficile poter contare appieno sull’appoggio degli Ayatollah al progetto, per non parlare delle riserve americane su un partenariato energetico euro-iraniano. Oltre ai problemi legati all’individuazione del gas necessario al suo pieno funzionamento il Nabucco deve anche far fronte alla concorrenza di un altro progetto sponsorizzato da Mosca, il South Stream che collegherà il Mar Nero al Mediterraneo e che a differenza del progetto di Bruxelles non deve far fronte a problemi di approvvigionamento vista l’enorme disponibilità energetica russa. Se nel lungo periodo, anche a fronte di una crescente domanda europea, i due gasdotti potrebbero essere entrambi vantaggiosi e garantire un ritorno economico, nel breve periodo la presenza di South Stream rischia di penalizzare fortemente il Nabucco. Il nuovo progetto di Bruxelles rappresenta sì un passo in avanti nella diversificazione energetica ma non è ancora sufficiente a garantire un’indipendenza significativa dalle forniture russe. Un’alternativa potrebbe essere rappresentata dagli idrocarburi algerini che però non sembrano essere in grado di sostituirsi a quelli russi. Il futuro energetico dell’UE dipenderà molto probabilmente anche dall’evoluzione dei rapporti con l’Iran e dalla stabilità della situazione irachena, ma sembra destinato almeno nel breve–medio periodo ad essere legato a doppio filo alla Russia e alla compagnia di bandiera Gazprom.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SGZB2Xn1_DI/AAAAAAAAAYY/kKsr4_fbyH0/s1600-h/corridoio+meridionale.bmp"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5216929620665170994" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SGZB2Xn1_DI/AAAAAAAAAYY/kKsr4_fbyH0/s400/corridoio+meridionale.bmp" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;IL CORRIDOIO MERIDIONALE -&lt;/strong&gt; Il Nabucco sarà molto probabilmente destinato ad allacciarsi al cosiddetto Corridoio Meridionale (o Trans Asian Railway) - forse il progetto più complesso tra quelli varati dall’ESCAP (Economic and Social Commission for Asia and the Pacific) nell’ambito dei trasporti – che si propone di collegare Cina ed Asia Meridionale all’Europa operando anche un programma di miglioramento ed ‘infittimento’ delle maglie delle reti ferroviarie locali (creando, ad esempio, nuove interconnessioni tra città, zone di produzione agricola e centri industriali). Questa rete avrebbe l’obiettivo di sostenere ed incentivare il traffico commerciale, principalmente quello containerizzato, integrando il sistema di collegamenti eurasiatico. La linea principale che dovrebbe attraversare questo corridoio, però, necessita non solo della realizzazione di strutture ex-novo, ma sopratutto del superamento di limitazioni tecniche e gestionali derivanti essenzialmente dall’attraversamento di sette Stati. Il contesto geopolitico, caratterizzato da discordanza e da squilibri socio-economici, genera una maggiore difficoltà ad applicare degli standards operativi necessari alla riuscita del progetto e alla sua efficienza economica (dal momento che dovranno essere recuperate ingenti quantità di capitali investiti). Le problematiche che devono essere affrontate vanno dai diversi scartamenti ferroviari impiegati e all’uso di materiale rotabile differente, fino ai disaccordi sulle pratiche doganali e sulle modalità d’ispezione dei convogli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SGZECI76BWI/AAAAAAAAAYg/-nQLn45U3Hk/s1600-h/caspio_rivieraschi.gif"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5216932021904475490" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SGZECI76BWI/AAAAAAAAAYg/-nQLn45U3Hk/s400/caspio_rivieraschi.gif" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;UNA DISPUTA DEL 'CASPIO' –&lt;/strong&gt; Un altro fattore di incertezza che pesa sui progetti di diversificazione energetica europea è la controversia relativa al mar Caspio, discussa per l’ultima volta il 16 ottobre, a Teheran, dai presidenti dei cinque paesi rivieraschi (Russia, Kazakhstan, Azerbaijan, Turkmenistan e Iran) con l’obiettivo di decidere se il Caspio sia un mare o un lago. Un quesito che sembra capzioso, ma che in realtà ha delle importanti conseguenze: se il Caspio venisse ritenuto d’acqua dolce, i proventi delle estrazioni energetiche effettuate al largo sarebbero divisi tra tutti i paesi rivieraschi; se la sua acqua fosse considerata salata, invece, ognuno avrebbe la sua porzione di mare e di fondale: una disdetta per l’Iran, cui toccherebbe in questo modo la parte meno ricca. Il risultato del vertice è stato…non decidere, anche se i paesi interessati hanno affermato che la risoluzione del problema è affar loro, senza che nessun paese estero debba sentirsi in onere di interferire nella questione. Chiaro riferimento agli Stati Uniti (e indirettamente all’Unione Europea), che hanno alcune compagnie petrolifere bramose di esplorare il Caspio [&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.iht.com/articles/2007/10/17/business/caspian.php"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;International Herald Tribune&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;] insieme ai governi kazako e azero. Se si aggiunge il progetto della costruzione della Trans-Caspian Pipeline (TCP), con cui trasportare il gas sotto il Caspio, dal Turkmenistan all’Azerbaijan e quindi all’Europa (bypassando in tal modo la Russia) si capisce la preoccupazione del Cremlino per quelle opzioni che potrebbero limitare notevolmente la possibilità di Gazprom di investire nella regione [&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.themoscowtimes.com/stories/2007/10/16/001.html"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;Moscow Times&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;]. Ovviamente Putin osteggia il progetto [&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.jamestown.org/edm/article.php?article_id=2372508"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;Jamestown Foundation&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;], trincerandosi dietro vaghe preoccupazioni ambientaliste e affermando che la costruzione di un gasdotto dovrebbe avere l’approvazione di tutti i governi rivieraschi. Non è tardata la risposta dell’Azerbaijan [&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.eurasianet.org/departments/insight/articles/eav102207a.shtml"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;Eurasianet&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;], secondo cui l’attuale status del Caspio non pone problemi legali di sorta alla costruzione della TCP. A fronte di tali crepe, il vertice ha deciso che il trasporto, la pesca e la navigazione nel Caspio potrà essere effettuata esclusivamente da natanti battenti una delle bandiere dei cinque paesi [&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.jamestown.org/edm/article.php?article_id=2372518"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;Jamestown Foundation&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;]. È stato anche messo in cantiere il progetto di un'organizzazione regionale del Caspio che, però, non sembra di prossima nascita. In ogni caso i cinque paesi hanno stabilito di non lanciarsi attacchi militari l’un l’altro e soprattutto di non ospitare sul proprio territorio truppe di uno Stato terzo che volessero colpire uno di loro. Presa di posizione importante nell’ottica di un eventuale attacco americano all’Iran, vero trionfatore del vertice [&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.atimes.com/atimes/Middle_East/IJ18Ak01.html"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;Asia Times&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;]. Il tentativo moscovita di smarcarsi strategicamente dagli Usa, infatti, ha portato ad un riavvicinamento con gli ayatollah, anche se la politica putiniana rischia di rappresentare un autogol se i persiani persisteranno nella loro corsa nucleare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;APPROFONDIMENTI:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;- &lt;a href="http://www.quadranteuropa.it/articolo.asp?idarticolo=7175"&gt;&lt;strong&gt;Mar Caspio - La battaglia dei paesi rivieraschi per le risorse&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;- &lt;a href="http://www.eurasia-rivista.org/cogit_content/articoli/EEAFEVpAlEcbEdFzlS.shtml"&gt;&lt;strong&gt;Il "Grande Gioco" entra nel Mediterraneo: gas, petrolio, guerra e geopolitica&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;- &lt;a href="http://www.proteo.rdbcub.it/article.php3?id_article=158"&gt;&lt;strong&gt;Risorse energetiche e controllo geopolitico. Il Grande Gioco nell’Asia centrale&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;- &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Grande_gioco"&gt;&lt;strong&gt;Grande gioco (origine dell'espressione)&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;- Mappe: regione del mar Caspio - &lt;a href="http://www.lib.utexas.edu/maps/middle_east_and_asia/caspian_sea_n_rel01.jpg"&gt;&lt;strong&gt;NORD&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; , &lt;a href="http://www.lib.utexas.edu/maps/middle_east_and_asia/caspian_sea_s_rel01.jpg"&gt;&lt;strong&gt;SUD&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; , &lt;a href="http://www.lib.utexas.edu/maps/middle_east_and_asia/caspian_sea_legend01.jpg"&gt;&lt;strong&gt;LEGENDA MAPPE&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;.&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-709992780847860878?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/709992780847860878/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=709992780847860878' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/709992780847860878'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/709992780847860878'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2008/06/il-grande-gioco-dall-asia-al.html' title='Il &apos;grande gioco&apos; dall Asia al Mediterraneo'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SGZBVepPFMI/AAAAAAAAAYQ/9Xqu_zkhGuw/s72-c/nabucco_south+stream.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-9144443086939005068</id><published>2008-06-12T13:59:00.007+02:00</published><updated>2008-12-09T20:14:27.807+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='EUROPA e MEDITERRANEO'/><title type='text'>Lettera aperta di Evo Morales all'Ue</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SFxag8z81dI/AAAAAAAAAYI/wpOWUKsKTZQ/s1600-h/evo_morales.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5214141990714529234" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SFxag8z81dI/AAAAAAAAAYI/wpOWUKsKTZQ/s400/evo_morales.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Fino alla fine della Seconda guerra mondiale l'Europa è stata un continente di emigranti. Decine di milioni di europei partirono per le Americhe per fondare colonie, sfuggire alle carestie, alle crisi finanziarie, alle guerre o ai totalitarismi europei e alla persecuzione delle minoranze etniche. Oggi sto seguendo con preoccupazione l'evoluzione della cosiddetta "direttiva ritorno". Il testo, approvato il 5 giugno scorso dai ministri dell'interno dei 27 paesi dell'Unione Europea, è in attesa di essere votato il 18 giugno al Parlamento Europeo. Osservo con rammarico che renderà drasticamente più rigide le regole di detenzione ed espulsione dei migranti privi di documenti, a prescindere dal loro tempo di permanenza nei paesi europei, dalla loro situazione lavorativa, dai loro legami familiari, dal loro desiderio di integrazione e dalle loro conquiste.&lt;br /&gt;Gli europei arrivarono nei paesi dell'America Latina e del Nord America in massa, senza visti né condizioni imposti dalle autorità. Furono sempre i benvenuti, e continuano a esserlo, nei nostri paesi del continente americano che assorbirono allora la povertà economica europea e le sue crisi politiche. Giunsero nel nostro continente a sfruttare ricchezze e a portarle in Europa, con costi altissimi per le popolazioni americane autoctone. Come nel caso del nostro Cerro Rico de Potosí e delle sue favolose miniere d'argento che rifornirono di denaro il continente europeo dal XVI al XIX secolo. Le persone, i beni e i diritti dei migranti europei sono stati sempre rispettati. Oggi l'Unione Europea è la principale destinazione dei migranti del mondo: ciò è il risultato della sua immagine positiva in quanto zona di benessere e di libertà civili. L'immensa maggioranza dei migranti giunge nell'Unione Europea per contribuire a questo benessere, non per approfittarsene. Vengono impiegati nella realizzazione di opere pubbliche, nell'edilizia, nei servizi alla persona e negli ospedali, tutti posti che gli europei non possono o non vogliono occupare. Contribuiscono al dinamismo demografico del continente europeo, a mantenere il rapporto tra attivi e inattivi che rende possibile i suoi generosi sistemi di sicurezza sociale e dinamizzano il mercato interno e la coesione sociale. I migranti offrono una soluzione ai problemi demografici e finanziari dell'Unione Europea.&lt;br /&gt;Per noi, i nostri migranti rappresentano quell'aiuto allo sviluppo che gli europei non ci danno – considerato che pochi paesi raggiungono realmente l'obiettivo minimo dello 0,7% del proprio PIL in aiuti allo sviluppo. Nel 2006 l'America Latina ha ricevuto 68.000 milioni di dollari in rimesse familiari, cioè più di tutti gli investimenti stranieri nei nostri paesi. A livello mondiale raggiungono i 300.000 milioni di dollari, che superano i 104.000 milioni concessi con gli aiuti allo sviluppo. Il mio paese, la Bolivia, ha ricevuto più del 10% del PIL in rimesse (1100 milioni di dollari), o un terzo delle nostre esportazioni annue di gas naturale. Questo significa che i flussi di migrazione sono benefici sia per gli europei sia marginalmente per noi del Terzo Mondo che però perdiamo anche milioni di persone che costituiscono la nostra manodopera qualificata, nella quale in un modo o nell'altro i nostri Stati, benché poveri, hanno investito risorse umane e finanziarie.&lt;br /&gt;Purtroppo il progetto della "direttiva ritorno" complica tremendamente questa realtà. Se riteniamo che ogni Stato o gruppo di Stati possa definire le sue politiche migratorie in assoluta sovranità, non possiamo accettare che i diritti fondamentali delle persone vengano negati ai nostri connazionali e fratelli latinoamericani. La "direttiva ritorno" prevede la possibilità di incarcerazione fino a 18 mesi dei migranti senza documenti prima della loro espulsione – o "allontanamento", secondo il termine usato dalla direttiva. 18 mesi! Senza processo né giustizia! Nella sua forma attuale il progetto della direttiva viola chiaramente gli articoli 2, 3, 5, 6, 7, 8 e 9 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948. In particolare l'articolo 13 che recita: "1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato. 2. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese". E, ancor peggio, esiste la possibilità di rinchiudere madri di famiglia e minorenni, senza tener conto della loro situazione familiare o scolastica, in questi centri di detenzione dove sappiamo che si verificano depressioni, scioperi della fame, suicidi. Come possiamo accettare senza reagire che siano rinchiusi in questi campi i nostri connazionali e fratelli latinoamericani privi di documenti, la maggior parte dei quali ha trascorso anni lavorando e integrandosi? Dove sta oggi il dovere di intervento umanitario? Dove sta la "libertà di movimento", la protezione contro le detenzioni arbitrarie?&lt;br /&gt;Parallelamente, l'Unione Europea sta cercando di convincere la Comunità Andina delle Nazioni (Bolivia, Colombia, Ecuador e Perù) a firmare un "Accordo di Associazione" che comprende un Trattato di Libero Scambio caratterizzato dalla stessa natura e contenuti di quelli imposti dagli Stati Uniti. Siamo sottoposti a intense pressioni da parte della Commissione Europea, che vuole farci accettare condizioni di profonda liberalizzazione nel commercio, nei servizi finanziari, nella proprietà intellettuale e nei nostri servizi pubblici. Inoltre a titolo di protezione giuridica subiamo pressioni a causa del processo di nazionalizzazione dell'acqua, del gas e delle telecomunicazioni realizzato nella Giornata Mondiale dei Lavoratori. La mia domanda è: in questo caso, dove sta la "sicurezza giuridica" per le nostre donne, i nostri adolescenti, bambini e lavoratori che cercano prospettive di una vita migliore in Europa? Promuovere la libertà di movimento delle merci e delle finanze, mentre assistiamo all'incarcerazione senza processo dei nostri fratelli che hanno cercato di muoversi liberamente. Questo significa negare le basi della libertà e dei diritti democratici.&lt;br /&gt;In queste condizioni, se fosse approvata la "direttiva ritorno" ci troveremmo nell'impossibilità etica di approfondire i negoziati con l'Unione Europea, e ci riserviamo il diritto di applicare ai cittadini europei lo stesso regime dei visti che imposto ai boliviani dal 1° aprile 2007, secondo il principio diplomatico della reciprocità. Finora non abbiamo esercitato questo diritto sperando giustamente in un segnale positivo dall'Unione Europea. Il mondo, i suoi continenti, i suoi oceani e i suoi poli conoscono gravi difficoltà: il surriscaldamento globale, l'inquinamento, la scomparsa lenta ma inesorabile delle risorse energetiche e delle biodiversità mentre la fame e la povertà aumentano in tutti i paesi, rendendo più fragili le nostre società. Trasformare i migranti, provvisti o no di documenti, in capri espiatori di questi problemi globali non è una soluzione. Non corrisponde ad alcuna realtà. I problemi di coesione sociale dei quali soffre l'Europa non sono colpa dei migranti, ma il risultato del modello di sviluppo imposto dal Nord, che distrugge il pianeta e disintegra le società degli uomini.&lt;br /&gt;In nome del popolo della Bolivia, di tutti i miei fratelli del continente e delle regioni del mondo come il Maghreb, l'Asia e i paesi africani, mi richiamo alla coscienza dei governanti e dei deputati europei, dei loro popoli, cittadini e attivisti d'Europa, perché non sia approvato il testo della "direttiva ritorno". Come la conosciamo oggi, questa è una direttiva della vergogna. Chiedo inoltre all'Unione Europea di elaborare, nei prossimi mesi, una politica migratoria rispettosa dei diritti umani che permetta di mantenere questo slancio positivo per entrambi i continenti e che ripaghi una volta per tutte il tremendo debito storico che i paesi dell'Europa hanno nei confronti di gran parte del Terzo Mondo, chiudendo subito le vene ancora aperte dell'America Latina. Oggi le loro "politiche di integrazione" non possono fallire come hanno fatto con la presunta "missione civilizzatrice" al tempo delle colonie. A tutti voi, autorità, europarlamentari, compagne e compagni, invio saluti fraterni dalla Bolivia. E in particolare la nostra solidarietà a tutti i "clandestini".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Evo Morales Ayma - Presidente della Repubblica di Bolivia&lt;br /&gt;Fonte: &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.rebelion.org/portada.php"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Rebelión&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-9144443086939005068?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/9144443086939005068/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=9144443086939005068' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/9144443086939005068'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/9144443086939005068'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2008/06/lettera-aperta-di-evo-morales-allue.html' title='Lettera aperta di Evo Morales all&apos;Ue'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SFxag8z81dI/AAAAAAAAAYI/wpOWUKsKTZQ/s72-c/evo_morales.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-412288715905632149</id><published>2008-06-10T16:08:00.005+02:00</published><updated>2008-12-09T20:14:28.299+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='GREATER MIDDLE EAST'/><title type='text'>Il Libano tra Damasco e Tel Aviv</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Il conflitto tra Hizbullah e Israele dell’estate 2006 ha riportato a galla una verità ignorata solo dalla retorica politica: in Libano, lo stato come viene concepito in Europa non esiste. Dietro la facciata delle istituzioni, il potere è gestito da diversi centri di interesse, alternativi e paralleli a quelli ufficiali, solo apparentemente periferici, ma in realtà espressione delle esigenze delle differenti comunità del paese. Questo dato fa del Libano un paese estremamente debole, vittima di ricorrenti fasi di instabilità cronica determinate da tensioni sociali interne e da continui tentativi esterni di influenzare la sua vita politica. Dopo 18 mesi di paralisi politico-istituzionale e di opposizione nelle piazze per l’elezione del Presidente della Repubblica, la crisi politica libanese ha assunto un’accelerazione improvvisa a causa dello scontro militare tra le milizie filo-governative e quelle dell’opposizione. La firma dell’accordo di Doha e l’elezione di Suleiman alla presidenza chiudono la prima fase di riassestamento del Libano post-siriano.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SE77YZShNEI/AAAAAAAAAWQ/y5BD48RYUp8/s1600-h/lebanon_religions.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5210378215438234690" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SE77YZShNEI/AAAAAAAAAWQ/y5BD48RYUp8/s400/lebanon_religions.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;CONFESSIONALISMO POLITICO: GARANZIA DI STABILITA' O 'PECCATO ORIGINALE'? -&lt;/strong&gt; Il Libano moderno, con i suoi confini attuali, nasce nel 1920. Fino ad allora esistevano vari territori uniti sotto l’autorità formale ottomana e gestiti da rappresentanti locali dell’impero o da diversi capiclan. La Repubblica libanese vede, invece, la luce tre anni più tardi e a carta costituzionale, che ribadisce il principio secondo il quale il potere deve essere diviso in base alla consistenza di ciascuna comunità confessionale, è del 1926. Da allora, ogni incarico di governo è assegnato secondo la divisione proporzionale. Il Capo di Stato - la figura istituzionale più importante del nuovo Libano - fu per la prima volta un greco-ortodosso (Charles Dabbas), ma successivamente tale carica fu sempre scelta tra i rappresentanti dei clan maroniti. E così, senza un accordo scritto, agli sciiti fu assegnato l’incarico di presiedere il Parlamento, mentre ai sunniti fu riservata la guida dell’esecutivo. Dai vertici dello stato fino alle cariche minori questo principio fu rispettato in seguito in maniera capillare, anche se la preminenza maronita era evidente: provenivano da famiglie maronite anche i vertici dell’esercito, il capo delle due agenzie dei servizi di sicurezza, il direttore generale del ministero degli affari esteri, il governatore della banca centrale e il rettore dell’università pubblica. Questo squilibrio nella ripartizione dei poteri ha finito per riflettersi profondamente sul diverso sviluppo sociale delle varie regioni del nuovo Libano, segnando la vita politica dei decenni successivi. &lt;em&gt;“La prima ragione dell’attuale fragilità libanese va ricercata proprio nella struttura di uno stato pluricomunitario costruito dalla Francia attorno ai cristiani, o più esattamente attorno ai maroniti, e per loro”&lt;/em&gt; &lt;strong&gt;[1]&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;Tra il 1943 - anno in cui le diverse comunità si univano in un Patto nazionale (non scritto) che gettava le basi per uno stato diviso tra cristiani e musulmani – e l’indipendenza del 1946, il progetto libanese rimaneva ancorato al principio del confessionalismo, percepito ancora come fattore di stabilità e garanzia di rappresentanza per i diversi gruppi, piuttosto che come elemento di debolezza o di ostacolo allo sviluppo politico e sociale. Ma le contraddizioni erano destinate a riemergere e le tensioni insite nella natura dello stato. La rappresentanza politica basata sulla divisione confessionale generava inevitabilmente una serie di pratiche clientelari che assicuravano lo strapotere dei clan dell’entroterra o dei notabili urbani, sfavorendo la gran parte della popolazione. Questi meccanismi venivano riproposti nelle lotte politiche della capitale, dove ciascun leader cercava di volta in volta l’appoggio di un altro leader in funzione di un terzo che, in quel momento, era valutato più pericoloso. Un altro elemento contribuisce a spiegare lo strapotere di cui godevano – e godono tutt’ora – i clan: la capacità di questi ultimi ad attrarre e tenere unito il consenso. Il fattore confessionale non basta, infatti, a spiegare la complessità della politica libanese. Esso giocava – e gioca – un ruolo ad intensità variabile, smentendo le analisi di chi vorrebbe leggere la storia libanese solo in termini di scontri religiosi: è molto difficile per i partiti non legati all’autorità che i capiclan esercitano di fatto sui singoli territori, riuscire a formare una propria base di elettori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;MANOVRE STRANIERE, GUERRA CIVILE E CONFLITTO REGIONALE: LE MACERIE DEL LIBANO -&lt;/strong&gt; Intanto il Libano continuava ad essere terreno di scontro delle potenze regionali e mondiali. Se la prima guerra arabo-israeliana coinvolse solo marginalmente il paese dei cedri, le ripercussioni internazionali non mancarono di manifestarsi già con la crisi di Suez del 1956, quando il presidente filoamericano Camille Chamoun si rifiutò di scendere in campo a fianco a Nasser contro Israele, Francia e Gran Bretagna. Forti proteste attraversarono il paese e fu proclamato lo stato d’emergenza. Washington interveniva assicurando un lauto pacchetto di aiuti economici (15 milioni di dollari) e militari (invio di marines a Beirut, circa 10 mila) contro chi vedeva con favore il panarabismo di Egitto e Siria sotto egida sovietica. La costituzione della RAU (1958-61) tra i due paesi suscitò in Libano ampi scontri tra chi ne chiedeva l’ingresso e chi rivendicava l’indipendenza nazionale. Un fatto era ormai chiaro: ciascun attore internazionale attivava le proprie alleanze interne al Libano dividendo il paese tramite promesse ad ogni singolo leader politico di Beirut. Come se non bastasse, si aggiungeva il problema dei profughi della &lt;em&gt;nakba&lt;/em&gt; palestinese, stanziati nei campi del sud. L’afflusso si fece ancora maggiore in seguito alla guerra del 1967 e agli eventi del settembre nero del 1970, allorquando la dirigenza di Fatah ed un numero imprecisato di palestinesi vennero cacciati dalla Giordania di re Hussein: ha inizio la cosiddetta ‘palestinizzazione’ del Libano con il crescente controllo del territorio da parte dei combattenti di Arafat (quello che fu per anni chiamato &lt;em&gt;Fatahland&lt;/em&gt; in seguito agli accordi del Cairo del novembre 1969 che formalizzarono di fatto la presenza armata palestinese nel paese). Così, ancora una volta, il paese è scosso da tensioni sociali interne e antiche rivalità claniche, sottostanti a logiche e interessi di attori esterni contrapposti su scala regionale o globale. In questo quadro, lo scoppio della guerra civile nell’aprile 1975 è un evento ineluttabile.&lt;br /&gt;Ancora oggi si discute in Libano e all’estero se si sia trattato davvero di una guerra civile oppure di una guerra combattuta per procura sul suo territorio. Secondo alcuni &lt;strong&gt;[2]&lt;/strong&gt; alla luce dei fattori che hanno scatenato le violenze (protrattesi fino al 1991 con più di 150 mila vittime) sarebbe possibile affermare che si sia trattato di entrambe le cose: le fazioni locali hanno preso le armi contro loro concittadini, agendo per interessi propri e per quelli di attori esterni come Siria, Iran, Urss da una parte e Israele, Francia, Stati Uniti dall’altra. Nel giugno 1976, preoccupato che la guerra civile potesse recare danno al suo regime e sostenuto da Mosca, il presidente siriano Hafiz al-Assad decise di installare le sue truppe sul territorio del fragile vicino e nel 1979 l’influenza della rivoluzione islamica iraniana contribuiva a segnare lo sviluppo del nuovo scenario libanese. Ma l’evento principale fu probabilmente l’invasione israeliana del paese (in cui già dal 1978 erano presenti nel sud) con la scusa di annientare le milizie palestinesi. Una forza multinazionale (Usa, Francia e Italia) fu dispiegata a Beirut, ma il contingente fu costretto a sloggiare già a partire dal 1983 a causa dei sempre più frequenti attacchi: il Libano era di fatto lasciato al suo destino, spaccato in due zone di influenza che vedevano la Siria installarsi al nord e Israele controllare il sud. Sul terreno, a combattere ci sono la destra maronita, prima sostenuta da Damasco e poi abbandonata a favore delle sinistre filo-palestinesi, le quali erano appoggiate da Amal (sciiti guidati dall’attuale presidente del Parlamento, Nabih Birri) salvo poi diventarene, su richiesta siriana, uno dei principali obiettivi. Da parte sua Israele non resta certo a guardare: con un amano addestra i falangisti maroniti sul proprio territorio e li manda a combattere in Libano contro i palestinesi (massacro di Sabra e Chatila del settembre 1982), con l’altra si appoggia ai collaborazionisti, tanto cristiani quanto sciiti, per la lotta contro Hizbullah. Il partito di dio nasce nel 1982 proprio dal vuoto venutosi a creare con l’invasione israeliana e dalla spinta della rivoluzione iraniana, soprattutto in un paese in cui la maggioranza degli sciiti costituiva la parte più povera ed emarginata. La fine della guerra civile si ha nel 1991 con la definitiva installazione dei siriani nel paese, in un momento in cui Damasco era utile a Washington in funzione anti-irachena: il Libano, ancora una volta, era merce di scambio di accordi tra soggetti esterni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SE7893o-E5I/AAAAAAAAAWg/NlufFXW-8Kw/s1600-h/20060719-lebanon.gif"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5210379958752252818" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SE7893o-E5I/AAAAAAAAAWg/NlufFXW-8Kw/s400/20060719-lebanon.gif" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;LA STABILIZZAZIONE IMPOSSIBILE -&lt;/strong&gt; Gli eventi sono, però, destinati a susseguirsi senza sosta e senza che venga raggiunta una soluzione stabile: nella primavera del 2000, sotto la pressione di un’opinione pubblica insofferente, il premier israeliano Ehud Barak annuncia il ritiro delle truppe, anche se Tsahal rimane in alcune zone strategiche lungo il confine come le fattorie di Shiba e tre villaggi poco distanti (Kfar Shuba, Kfar Kila e Giagiar). Poche settimane dopo muore a Damasco Hafiz al-Assad che lascia il potere al figlio 34enne Basshar, già incaricato del dossier libanese, il quale si rivelerà troppo inesperto e delapiderà in poco tempo il capitale politico e strategico costruito per anni dal padre. Intanto Hizbullah riesce a guadagnare consensi sul terreno strategico e politico. Mantiene inalterato –anzi potenzia – il proprio arsenale militare con la giustificazione della lotta ad Israele che occupa ancora il suolo libanese e ne viola la sovranità (dal 2000 ad oggi sarebbero più di 12 mila le violazioni israeliane dello spazio aereo e marittimo libanese), ottenedo, sul piano politico, ottimi risultati alle elezioni legislative del 1992 (12 parlamentari) e alle consultazioni del 2000 per la Camera nazionale (16 seggi). Dal 2000 in poi la politica libanese si caratterizza per lo scontro tra il capo di stato Emile Lahoud (appoggiato da Hizbullah) e il premier antisiriano Rafiq Hariri. Invece di concludersi nel 2004, il mandato di Lahoud viene prolungato con l’interferenza di Damasco, provocando nuove tensioni e ulteriori divisioni, questa volta tra filo siriani e antisiriani. Il primo fronte (fedele a Lahoud e sostenuto da Iran e Siria) è costituito dal duo sciita Hizbullah e Amal, dal partito del generale cristiano Michael Aoun (rientrato poi nel maggio 2005 dopo anni di esilio) e da una serie di piccole formazioni tradizionalmente fedeli a Damasco. Il secondo fronte (quello di Hariri, sponsorizzato da Usa e Francia, ma anche da lobbies economiche occidentali) si compone del partito ‘personale’ della sua famiglia, la Corrente del futuro (&lt;em&gt;Tayyal al-Mustaqbal&lt;/em&gt;, sunnita), dal clan druso di Walid Giumblatt (un partito socialista progressista), dai due partiti ultracristiani delle Falangi (clan &lt;em&gt;Giumayyil&lt;/em&gt;) e dalle Forze libanesi di Samir Giagia, oltre a vari politici per lo più cristiani considerati indipendenti. Lo scontro si fa drammatico in seguito all’attentato del 14 febbraio 2005 nel centro di Beirut in cui muoiono Hariri e altre 22 persone (la ‘strage di san Valentino’) e per effetto della protesta del 14 marzo (1 milione di libanesi in piazza) contro l’occupazione siriana. Nell’aprile seguente Damasco annuncia il ritiro dal Libano, ma come al solito la situazione è destinata a precipitare. Il paese dei cedri è momentaneamente libero dalla morsa siriana, ma la questione di Hizbullah rimane insoluta. Usa e Israele, impegnate nel confronto con l’Iran, continuano a vedere nell’ala armata del partito di dio la principale minaccia alla sicurezza dello stato ebraico, mentre per i vertici sciiti, per Teheran e per Damasco, la resistenza islamica deve continuare fino a quando esisterà il pericolo strategico sionista. Già a fine dicembre 2005 si accendono pesanti scontri lungo la linea blu, anche se le prove generali hanno luogo solo nel maggio 2006 con un botta e risposta di 16 ore tra Tsahal e Hizbullah. La notizia il 12 luglio dello scoppio della guerra – che meriterà uno spazio a sé in un’altra occasione - è una sorpresa per molti, ma non per tutti: iraniani e siriani, americani e israeliani erano senza dubbio già pronti ad una nuova guerra a spese del Libano. Dopo 33 giorni di bombardamenti, il cessate il fuoco investe l’Unifil di nuovi compiti e lascia il paese in balia delle tensioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SFEPxufSA-I/AAAAAAAAAYA/xbsVxXaZwUk/s1600-h/Beirut-8-5-08.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5210963590811616226" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SFEPxufSA-I/AAAAAAAAAYA/xbsVxXaZwUk/s400/Beirut-8-5-08.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;BLOCCO POLITICO ED ELEZIONE DI SULEIMAN -&lt;/strong&gt; L’&lt;em&gt;impasse&lt;/em&gt; politica domina il Libano dopo l'estate 2006 e caratterizza pesantemente la sua vita politica con lo scontro tra la maggioranza sunnita filo-occidentale (che appoggia Siniora) e opposizione cristiano-sciita che, sotto la guida di Hizbullah, sponsorizza l'alleanza con la Siria e l'Iran. Il nodo centrale del contendere si riflette nella politica interna e turba la promulgazione di un governo di unità nazionale, oltre ad impedire per ben 18 mesi - ed in seguito a 19 falliti tentativi - l’elezione del nuovo capo dello stato alla fine del mandato di Lahoud. La situazione si fa davvero pesante, rischiando di far precipitare il Libano in una nuova guerra civile, ai primi di maggio. L'8 e 9 maggio, Hizbullah e gli alleati di Amal occupano, in una sorta di azione dimostrativa, tutte le aree strategiche di Beirut, rimarcando - se ce ne fosse bisogno - la propria potenza militare e strategica. In segno di moderazione, Nasrallah riconsegnerà tutte le zone occupate all'esercito, ma non mancherà di accentuare, con aspre parole, come il gesto sia da attribuire al rispetto che Hizbullah nutre per le istituzioni libanesi. La recente elezione di Suleiman quale Presidente della Repubblica è storia dei nostri ultimi giorni. La tensione sembra per il momento essersi allentata, ma sono sempre carichi di sciagure i venti che spirano da una parte all’altra del paese dei cedri. La via che va da Tel Aviv a Damasco passa sempre per Beirut.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;NOTE:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;[1]&lt;/strong&gt; &lt;span style="font-size:85%;"&gt;Samir Kassir (storico libanese assassinato il 2 giugno 2005), &lt;em&gt;La guerre du Liban - De la dissension nazionale au conflit régional&lt;/em&gt;, Parigi, 1994.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;[2]&lt;/strong&gt; &lt;span style="font-size:85%;"&gt;G. Tueni, &lt;em&gt;Une guerre pour les autres&lt;/em&gt;, Parigi, 1985.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;APPROFONDIMENTI :&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;a href="http://www.internazionale.it/home/primopiano.php?id=19359"&gt;&lt;strong&gt;Il futuro del Libano&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; – Internazionale (commenti della stampa araba sugli accordi di Doha)&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://temi.repubblica.it/limes/il-libano-di-suleiman/"&gt;Il Libano di Suleiman&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; – limes on line (sito nuovo), 09/06/2008&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=850"&gt;&lt;strong&gt;Il Libano tra spinte conservatrici e nuovi rapporti di forza&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; – affari internazionali, 09/06/2008&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.internazionale.it/firme/articolo.php?id=19349"&gt;&lt;strong&gt;Il vento del Libano&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; - Internazionale 746, 29/05/2008&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=823"&gt;&lt;strong&gt;Siria, Israele e Libano: verso una ricomposizione regionale?&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; – affari internazionali, 26/05/2008&lt;br /&gt;&lt;a href="http://altrenotizie.org/alt/modules.php?op=modload&amp;amp;name=News&amp;amp;file=article&amp;amp;sid=38503"&gt;&lt;strong&gt;Libano: trincea per una nuova guerra fredda&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; – altrenotizie, 21/05/2008&lt;br /&gt;&lt;a href="http://temi.repubblica.it/limes/category/rubriche/trombetta/"&gt;&lt;strong&gt;Rubrica Damasco-Beirut&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; – limes on line (sito nuovo, dopo 1 maggio 2008)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;a href="http://limes.espresso.repubblica.it/category/news/trombetta/"&gt;&lt;strong&gt;Rubrica Damasco-Beirut&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; – limes on line (sito vecchio, fino al 30 aprile 2008)&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.osservatorioiraq.it/modules.php?name=News&amp;amp;file=categories&amp;amp;op=newindex&amp;amp;catid=2"&gt;&lt;strong&gt;Libano: archivio articoli&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; - osservatorio iraq&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idpa=&amp;amp;idc=9&amp;amp;ida=4&amp;amp;idt=&amp;amp;idart=5866"&gt;&lt;strong&gt;Libano-Israele: scheda conflitto&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; – peacereporter&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.guardian.co.uk/flash/0,,1807749,00.html"&gt;&lt;strong&gt;Lebanon under siege&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; - The Guardian&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-412288715905632149?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/412288715905632149/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=412288715905632149' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/412288715905632149'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/412288715905632149'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2008/06/il-libano-tra-damasco-e-tel-aviv.html' title='Il Libano tra Damasco e Tel Aviv'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SE77YZShNEI/AAAAAAAAAWQ/y5BD48RYUp8/s72-c/lebanon_religions.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-2120804928266279359</id><published>2008-06-08T02:45:00.007+02:00</published><updated>2008-12-09T20:14:28.410+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='VATICANO'/><title type='text'>Le interferenze della chiesa e la debolezza dello Stato</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;"Compito della chiesa è quello di indicare come si vadi in cielo, e non come vadi il cielo" - Leonardo da Vinci, Dialogo sopra i massimi sistemi dell'universo.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SEstUSvnzfI/AAAAAAAAAVg/WauWiL1v_UA/s1600-h/arcivescovo-bagnasco.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5209307220636323314" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SEstUSvnzfI/AAAAAAAAAVg/WauWiL1v_UA/s200/arcivescovo-bagnasco.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, cioè dei vescovi italiani, all'apertura dell'assemblea annuale di questo consesso, ha indicato, sia pur nel linguaggio curiale che gli si conviene, la priorità dell'agenda politica del governo Berlusconi, l'emergenza rifiuti, "l'aiuto a chi ha perso potere d'acquisto", le questioni della sicurezza e degli immigrati, ha attaccato - qui senza troppe perifrasi - le linee-guida della legge 140 che consente l'indagine pre-impianto sugli embrioni nella fecondazione assistita e ha infine auspicato "un'operosa stabilità politica alla quale contribuiscono maggioranza e opposizione".&lt;br /&gt;"Ma di Gesù Cristo ha parlato?" ha commentato sarcasticamente il filosofo Massimo Cacciari, che pur non è un laico trinariciuto, ma anzi molto attento alle tematiche religiose (sono noti i suoi studi sull'angelismo). Ed Emma Bonino ha constatato: "Non conosco Paese al mondo in cui si alza un vescovo e dà indicazioni su qualsiasi cosa, neanche fosse un altro governo ombra". Difficile darle torto. Stiamo diventando una repubblica teocratica o quantomeno un Paese dove le autorità religiose si affiancano a quelle di governo non solo sulle questioni etiche ma anche su quelle politiche. Non è detto che ciò sia di per sè un male.&lt;br /&gt;In fondo tutto il medioevo europeo si è basato sui precetti della Chiesa, sia in campo etico che sociale, economico e politico, che poi venivano recepiti dagli statuti civili. E si deve alla generosa, e per molti secoli vittoriosa, battaglia degli scolastici, di Tommaso d'Aquino, Alberto Magno, Nicola Oresme, Giovanni Buridano, Gabriel Biel, Molina, De Lugo, contro non solo l'usura (come oggi si fa credere) ma contro l'interesse in quanto tale (con un'argomentazione sottile: il tempo è di Dio, e quindi di tutti, e non può essere oggetto di mercato) e per "il giusto prezzo", se quel mondo rimase meno sperequato di quello attuale governato, dopo l'esplosione della Rivoluzione industriale, dal dominio dell'economia, del mercato, della "libera intrapresa".&lt;br /&gt;Ma l'Italia di oggi non è più una semiteocrazia come ai tempi del medioevo. È una democrazia liberale. E uno dei fondamenti della liberaldemocrazia è la rigida separazione dei poteri fra Stato e Chiesa ("Libera Chiesa in libero Stato" aveva sintetizzato Cavour). Come sarebbe inammissibile che un ministro italiano mettesse in duscussione il dogma della verginità della Madonna, altrettanto inammissibile è che i rappresentanti della Chiesa indichino a quelli dello Stato ciò che devono o non devono fare. Oltretutto questa confusione di ruoli non giova nè allo Stato nè alla Chiesa. Non giova allo Stato perchè deve operare in un contesto internazionale, cui è strettamente legato, che ha esigenze diverse da quelle della Chiesa, non giova alla Chiesa perchè a furia di occuparsi delle cose del mondo ha finito per mettere in secondo piano (come notava Cacciari) le ragioni istituzionali, diciamo così, del suo esistere, perdendo in credibilità come è dimostrato dalla crisi verticale delle vocazioni e, più in generale, dal processo di desacralizzazione che colpisce l'intero mondo occidentale.&lt;br /&gt;Infine assistiamo a un curioso paradosso. Mentre l'Occidente (perchè il fenomeno non riguarda solo l'Italia, si pensi ai teodem americani) contraddicendo se stesso tende a diventare teocratico o semiteocratico per motivi politici che nulla hanno a che fare col sacro (nel medioevo avveniva esattamente il contrario), nello stesso tempo muove una battaglia feroce a quei Paesi (vedi l'Afghanistan talebano, vedi l'Iran) che sono coerentemente teocratici perchè la legge del Corano è la legge dello Stato. Noi dobbiamo deciderci. O siamo laici, con tutti i prezzi - per esempio sull'istituto familiare - che si devono pagare. O siamo teocratici, con altri e diversi prezzi che pur si devono pagare. Ma non possiamo essere tutte e due le cose insieme. E soprattutto dobbiamo smetterla di andare a bombardare, ideologicamente e materialmente, le Istituzioni altrui, quando, con tutta evidenza, non siamo più tanto convinti delle nostre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Fonte: http://www.massimofini.it/ &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-2120804928266279359?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/2120804928266279359/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=2120804928266279359' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/2120804928266279359'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/2120804928266279359'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2008/06/le-interferenze-della-chiesa-e-la.html' title='Le interferenze della chiesa e la debolezza dello Stato'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SEstUSvnzfI/AAAAAAAAAVg/WauWiL1v_UA/s72-c/arcivescovo-bagnasco.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-4430771116470721859</id><published>2008-06-05T19:20:00.007+02:00</published><updated>2008-12-09T20:14:28.792+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ECONOMIA-ENERGIA-AMBIENTE'/><title type='text'>Vertice FAO, l'ignobile farsa</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Milioni di individui muoiono nel mondo per fame. Berlusconi dice che è ora di passare dalle parole ai fatti, ma intanto condivide l'idiozzia di chi vorrebbe usare le basi del sostentamento alimentare globale per produrre energia e soddisfare i 'bisogni' del mondo industrializzato. Di ricette serie se ne sono viste poche, ma in cambio non sono mancate le polemiche ideologiche. Tutte rivolte ad un solo soggetto: Mahmoud Ahmadi-Nejad.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SFAOoViuDSI/AAAAAAAAAXY/oalFJ5Lwx-o/s1600-h/vertice+fao_vauro040608.gif"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5210680855007989026" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SFAOoViuDSI/AAAAAAAAAXY/oalFJ5Lwx-o/s400/vertice+fao_vauro040608.gif" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Tante chiacchiere, ma pochi fatti. Con questa frase può essere riassunto il senso del vertice Fao di Roma. Sulla fame nel mondo si sono spese le solite parole di circostanza, mentre il &lt;em&gt;leit-motiv&lt;/em&gt; degli incontri tra le delegazioni è stato il dibattito sulla presenza e sulle esternazioni del presidente iraniano, Mahmoud Ahmadi-Nejad. Il quale, sentendosi sotto i riflettori, non ha lesinato il suo costante sprezzo verso Israele e gli Stati Uniti. Ad onor del vero, però, è importante sottolineare come tale questione sia stata eccessivamente strumentalizzata dai media, i quali - come d'abitudine, ma non è più ormai un'usanza che desta sorpresa - hanno dato ampia enfasi alle sue parole, con lo scopo di offrire quella che è un'interpretazione preconcetta. Così nessuno ha pensato agli 862 milioni di individui che oggi soffrono la fame, destinati ad aumentare vertiginosamente in pochi anni se prenderà piede - come purtroppo sembra - la folle idea che ci si possa affrancare dalla dipendenza dal petrolio sviluppando energia da quelli che sono i prodotti della terra. E se dovesse convenire più investire nelle colture da bioenergia piuttosto che usare quella risorsa per il fabbisogno alimentare mondiale? Cosa andremo a mangiare nel futuro? O meglio, quanti di noi potranno ancora permettersi di alimentarsi?&lt;br /&gt;E invece al centro delle cronache sono balzate le parole dell’ex sindaco di Teheran e tutta la querelle diplomatica che ne è seguita: “Israele sarà cancellata dalle mappe geografiche”! Pur essendo un personaggio quantomeno ambiguo, esponente di una ‘teocrazia militare’ – per la commistione tra potere religioso e controllo dei Pasdaran - molto lontana dai nostri canoni democratici, è innegabile che nei discorsi del presidente iraniano tali parole non compaiano affatto (vedere intervista). Per esempio, Ahmadi-Nejad non dice mai “Israele”, ma “entità sionista”: frutto questo di una visione che non può concepire uno stato puramente ebraico su tutto il territorio della Palestina storica come il precetto sionista imporrebbe. Ed è utile ricordare che il sionismo in quanto categoria politica non ha nulla ha che vedere con l’ebraismo e il popolo ebraico: non è un fatto di razza o religione, ma un’idea politica che, come qualsiasi altra, è criticabile senza che si presupponga il concorso di ideologie razziste o antisemite. Non parla mai di “ebrei” che verranno sterminati dai musulmani. Semplicemente non riconosce lo &lt;em&gt;status quo&lt;/em&gt; in Palestina, contraddistinto dalla presenza di uno stato propriamente detto e di una moltitudine di disperati che vivono in lembi di territorio. Non parla mai di “mappe”, non usa il termine “cancellare”. Dice che il “regime sionista è destinato a finire”, intendendo che non ci saranno più l’occupazione e la colonizzazione, che non ci sarà più un solo stato, che i profughi del’48 troveranno una sistemazione definitiva (possibilmente col diritto al ritorno), che Gerusalemme tornerà ad essere anche araba.&lt;br /&gt;Ahmadi-Nejad è solo di passaggio nello scenario geopolitico mediorientale. Gli sforzi vanno concentrati in ottica futura per la soluzione definitiva dell’annoso problema, e finché la volontà di dialogo sarà sottoposta ad interessi strategici ed economici, non vi è possibilità che si giunga alla sua eliminazione dalla radice. Nel frattempo i prezzi della catena alimentare aumentano a dismisura e generano nei paesi più poveri morte e sofferenza, mentre dall’altra parte della barricata c’è chi consuma grano anche per fare il pieno al Suv.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;APPROFONDIMENTI:&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/in_depth/world/2008/costoffood/default.stm"&gt;&lt;strong&gt;Food price crisis&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; - BBC special reports&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;a href="http://www.rai.tv/mpplaymedia/0,,News%5E0%5E91917,00.html"&gt;&lt;strong&gt;Intervista video&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; di Ahmadi-Nejad alla Rai e &lt;a href="http://www.tg1articolo.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,,1067150%5e1078765,00.html"&gt;&lt;strong&gt;testo integrale&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=832"&gt;&lt;strong&gt;Uno tsumani davvero “poco” silenzioso&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; – Affari internazionali&lt;br /&gt;&lt;a href="http://altrenotizie.org/alt/modules.php?op=modload&amp;amp;name=News&amp;amp;file=article&amp;amp;sid=38535&amp;amp;mode=thread&amp;amp;order=0&amp;amp;thold=0"&gt;&lt;strong&gt;Vertice Fao, chiacchiere su chiacchiere&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; - Altrenotizie&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;amp;file=article&amp;amp;sid=4689"&gt;&lt;strong&gt;Le radici storiche della fame&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; – Come don Chisciotte&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;amp;file=article&amp;amp;sid=4687"&gt;&lt;strong&gt;La farsa tra Ahmadi-Nejad e la comunità ebraico romana&lt;/strong&gt; &lt;/a&gt;– Come don Chisciotte&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.monde-diplomatique.it/LeMonde-archivio/Maggio-2008/pagina.php?cosa=0805lm01.01.html"&gt;&lt;strong&gt;La fame e l'Fmi&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; - Serge Halimi, &lt;em&gt;Le Monde Diplomatique&lt;/em&gt;, maggio 2008&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-4430771116470721859?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/4430771116470721859/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=4430771116470721859' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/4430771116470721859'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/4430771116470721859'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2008/06/vertice-fao-lignobile-farsa.html' title='Vertice FAO, l&apos;ignobile farsa'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SFAOoViuDSI/AAAAAAAAAXY/oalFJ5Lwx-o/s72-c/vertice+fao_vauro040608.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-2681511002582651996</id><published>2008-05-30T03:15:00.006+02:00</published><updated>2008-12-09T20:14:28.939+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='VIGNETTE-PHOTOGALLERY-IMMAGINI'/><title type='text'>Shadow cabinet</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Durante l'esecutivo Prodi era fin troppo evidente che, in realtà, un governo non ci fosse nemmeno. Ora ne abbiamo due: quello reale, uscito dalle elezioni, e quello 'ombra'. Il motivo ufficiale quello di addivenire a non meglio pervenute 'riforme condivise'. Scomparsa la sinistra, chi è che coprirà quel delicatissimo ruolo che la teoria democratica consegna all'opposizione?&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SEAP4rCkOxI/AAAAAAAAAVI/0ENzbgjZqtw/s1600-h/22052008228.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5206178635540871954" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SEAP4rCkOxI/AAAAAAAAAVI/0ENzbgjZqtw/s400/22052008228.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-2681511002582651996?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/2681511002582651996/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=2681511002582651996' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/2681511002582651996'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/2681511002582651996'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2008/05/shadow-cabinet.html' title='Shadow cabinet'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SEAP4rCkOxI/AAAAAAAAAVI/0ENzbgjZqtw/s72-c/22052008228.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-3858766357090918723</id><published>2008-05-25T17:37:00.008+02:00</published><updated>2008-12-09T20:14:29.090+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='AFRICA'/><title type='text'>Violenze in Sudafrica: ritorno al passato?</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Le violenze sono state etichettate molto sbrigativamente come xenofobe, ma le cause sono molto più complesse. Dalla guerra tra poveri alle negligenze politiche. E una domanda che dal passato torna tristemente foriera di orrori: il razzismo è inevitabilmente strutturato nella società sudafricana?&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SDmQzmNRZJI/AAAAAAAAAVA/VzBNO1XHklo/s1600-h/l%27impero+sudafricano.gif"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5204350060507260050" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SDmQzmNRZJI/AAAAAAAAAVA/VzBNO1XHklo/s400/l%27impero+sudafricano.gif" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;1.&lt;/strong&gt; Secondo le prime stime dell’&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.iom.int/jahia/jsp/index.jsp" target="blank"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;Ufficio delle migrazioni internazionali&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt; (OIM), circa 13.000 immigrati avrebbero abbandonato i quartieri poveri di Johannesburg. Nel week-end scorso, &lt;/span&gt;&lt;a href="http://blog.panorama.it/mondo/2008/05/19/sudafrica-e-caccia-aperta-allimmigrato/"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;centinaia di giovani neri sudafricani armati di coltelli, maceti e fucili hanno dato sfogo alla loro rabbia contro gli immigrati&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt; prendendo di mira cittadini originari dei paesi confinanti (tra cui lo Zimbabwe) e residenti nelle bidonville che accerchiano la capitale economica sudafricana. L’orgia di violenza - il bilancio ufficiale delle aggressioni è di 42 morti e di un centinaio di feriti - ha messo sotto shock la classe politica del Sudafrica, ormai decisa a reprimere sul nascere qualsiasi tentativo di aggressione armata attraverso il dispiegamento delle forze dell’ordine. Episodi come quello di Reige Park, dove alcuni migranti sono stati arsi vivi, è purtroppo sintomo che tra le comunità immigrate si sta diffondendo a macchia d’olio il sentimento di vendetta.&lt;br /&gt;Al pari dei leader politici, giornalisti e esperti del Sudafrica si interrogano sui motivi che hanno spinto i neri sudafricani a prendersela con i migranti. La stampa locale condanna le violenze contro gli immigrati che negli ultimi giorni hanno causato più di quaranta morti in tutto il paese. Secondo il quotidiano &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Cape Argus&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;, &lt;em&gt;"le manifestazioni di xenofobia devono naturalmente essere condannate, ma questo è solo l'inizio. Bisogna elaborare al più presto una politica sui rifugiati e riportare la situazione alla normalità: i nostri fratelli africani non devono più sentirsi in pericolo in Sudafrica solo perché sono stranieri"&lt;/em&gt;. Oggi il 23% dei sudafricani è disoccupato, e se si tiene conto dei lavori frustranti e sfruttati la proporzione sale al 43%. Nelle tonwship si lotta ogni giorno per sopravvivere. Purtroppo, vedendo sbarcare gli immigrati disposti a tutto pur di mandare a casa qualche soldo ai familiari, qualcuno tra i neri si è convinto che il migrante è un ormai il primo nemico sul mercato del lavoro. Ma non è così. Di recente, alcuni studi hanno dimostrato che la presenza degli immigrati era sopravalutata. Si dice che attualmente ci siano oltre tre milioni di cittadini zimbabweiani presenti in Sudafrica, ma è probabile che si tratti di una cifra gonfiata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;2.&lt;/strong&gt; Non tutti concordano sulle cause dell'ondata di violenze. &lt;em&gt;"Le autorità parlano di azioni xenofobe commesse da criminali, ma questa tesi è riduttiva e rischia di alimentare le violenze. Bisogna trovare le vere cause di questo odio e, nel frattempo, trattenersi dal rilasciare dichiarazioni irresponsabili"&lt;/em&gt;, osserva &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Pretoria News&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;. Vero è che si è in presenza di sentimenti di frustrazione dilaganti tra le comunità nere del Sudafrica rimaste escluse dall’ascesa sociale del periodo post-apartheid. Dopo decenni di segregazione razziale, i neri erano convinti che la conquista del potere dell’Anc (&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.anc.org.za/" target="blank"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;African National Congress&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;, il partito di Nelson Mandela) avrebbe consentito loro di accedere a una vita migliore. Purtroppo si è verificato esattamente il contrario. L’accesso ai posti di potere politico ed economico è stato un fenomeno riservato a un’infima minoranza che oggi non esita a ostentare i segni di ricchezza: tutti simboli che hanno minato le speranze di quelli rimasti ai bordi della strada. Secondo alcuni commentatori il governo sudafricano ha sbagliato a ignorare la crisi nel vicino Zimbabwe, all'origine degli enormi flussi di profughi che si sono riversati oltre la frontiera. Il columnist di &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Cape Times&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;, Peter Fabricius, sostiene che &lt;em&gt;"l'esplosione di violenza deve essere analizzata nel più ampio contesto della politica estera sudafricana. Pretoria ha sempre negato l'esistenza di una crisi in Zimbabwe e, di conseguenza, non ha saputo gestire l’impatto che questa ha avuto sul nostro paese"&lt;/em&gt;. Sul &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Times&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;, Justice Malala ricorda che in Sudafrica vivono tre milioni di zimbabwiani e osserva: &lt;em&gt;"Queste persone non sarebbero qui se nove anni fa il presidente Thabo Mbeki avesse osato affrontare il suo amico Robert Mugabe"&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;Se si scava a fondo nella questione, si viene a conoscenza che non è mai esistito un programma chiaro per gestire la presenza degli immigrati in territorio Sudafrica. A questo si aggiunge il problema delle frontiere che non sono controllate, ma la cosa più grave è che molti sudafricani non fanno la differenza tra una presenza illegale da quella legale. In passato, si sono verificati molti casi di immigrati buttati in carcere per motivi futili quando invece erano totalmente in regola con l’amministrazione sudafricana. L’aspetto peggiore risiede, quindi, nel fatto che il governo non ha mai fatto nulla per contrastare la xenofobia: già nel 1997 la &lt;a href="http://www.sahrc.org.za/sahrc_cms/publish/cat_index_26.shtml"&gt;&lt;strong&gt;Southafrican Human Rights Commission&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; aveva denunciato in un rapporto che il razzismo era il pericolo più grande a cui era confrontata la nazione, ma da allora, la classe politica non ha mosso un dito per arginare questo fenomeno. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: la società sudafricana è una delle più violente del mondo (&lt;a href="http://www.sahrc.org.za/sahrc_cms/downloads/CERD_Shadow%20Report.pdf"&gt;&lt;strong&gt;qui un report di giugno 2006&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;3.&lt;/strong&gt; Molti, però, pensano che l’ostilità dei sudafricani verso gli stranieri sia radicata nella storia del paese. &lt;em&gt;"Non abbiamo saputo decolonizzare le nostre menti"&lt;/em&gt;, scrive Andile Mngxitama su &lt;strong&gt;&lt;em&gt;City Press&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;, mentre un editoriale dello stesso quotidiano lancia un appello: &lt;em&gt;"Noi più di qualunque altra nazione al mondo dovremmo rifuggire la xenofobia. Questa follia deve finire"&lt;/em&gt;. In questo senso, è molto approfondita l’analisi che fa &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.newswise.com/articles/view/541029/" target="blank"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;Elke Zuern&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt; (ricercatrice presso il Dipartimento di Studi politici del Sarah Lawrence College, Stati Uniti), da anni impegnata nell’analisi dei fenomeni politici e sociali del continente africano, in special modo del Sudafrica a cui sta dedicando un progetto di ricerca sulle disuguaglianze socio-economiche del periodo post-Apartheid. Secondo la Zuern, la tesi che un certo senso di xenofobia sia radicato nella storia del Sud Africa è decisamente plausibile. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;em&gt;“Basta guardare alla sua storia. Durante l’apartheid, il razzismo violento era un fenomeno strutturale nella società sudafricana. Escludere e uccidere un nero era considerato normale fino agli anni ‘80, così come prendersela con un bianco per motivi di vendetta. Oggi molti si dicono sorpresi del fatto che cittadini neri se la prendono con altri neri provenienti dallo Zimbabwe piuttosto che dalla Somalia. Ma qualcuno dovrebbe riflettere sul modo con cui i sudafricani sono stati cresciuti nel XX secolo. Si tratta innanzitutto di un problema culturale che peraltro non ha colpito soltanto la comunità bianca. Certo, il regime dell’apartheid è stato opera degli afrikaneers, ma anche tra i neri c’è chi ha coltivato sentimenti xenofobi e una certa cultura della violenza. &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;em&gt;Basta osservare la striscia di sangue che ha accompagnato l’ascesa di Mandela al potere. Il premio Nobel per la pace viene scarcerato nel 1989, per poi trionfare alle elezioni nel 1994. Tutti hanno sottolineano il carattere epocale di questa svolta politica, e sono la prima a salutare questo cambiamento, ma in pochi ricordano che durante questi anni sono state uccise 60.000 persone per aggressioni fisiche”&lt;/em&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;"&gt;&lt;strong&gt;APPROFONDIMENTI:&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;font-size:85%;"&gt;- &lt;a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/24-Maggio-2008/art36.html"&gt;&lt;strong&gt;L'onda xenofoba va&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, Irene Panozzo (lettera 22) - Il Manifesto, 24/05/2008;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;font-size:85%;"&gt;- &lt;a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/24-Maggio-2008/art34.html"&gt;&lt;strong&gt;Il fallimentare successo di Thabo Mbeki&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, Maurizio Matteuzzi - Il Manifesto 24/05/2008;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;font-size:85%;"&gt;- &lt;a href="http://altrenotizie.org/alt/modules.php?op=modload&amp;amp;name=News&amp;amp;file=article&amp;amp;sid=38506&amp;amp;mode=thread&amp;amp;order=0&amp;amp;thold=0"&gt;&lt;strong&gt;Sud Africa: violenze contro gli immigrati&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; - Altrenotizie;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;font-size:85%;"&gt;- &lt;a href="http://www.internazionale.it/cartoline/cartolina.php?id=19277&amp;amp;issue_id=338&amp;amp;oid=55"&gt;&lt;strong&gt;CARTOLINE: SUDAFRICA&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; - Internazionale.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-3858766357090918723?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/3858766357090918723/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=3858766357090918723' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/3858766357090918723'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/3858766357090918723'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2008/05/violenze-in-sudafrica-ritorno-al.html' title='Violenze in Sudafrica: ritorno al passato?'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SDmQzmNRZJI/AAAAAAAAAVA/VzBNO1XHklo/s72-c/l%27impero+sudafricano.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-1416566313941273807</id><published>2008-05-19T16:46:00.003+02:00</published><updated>2008-12-09T20:14:29.542+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ITALIA'/><title type='text'>Rigurgito fascista</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Sprezzo del cittadino e dell'opinione pubblica, toni e comportamenti populistici, fomentazione dell'insicurezza e prevenzione sommaria, ondata xenofoba e inasprimento normativo, imposizione coercitiva e rifiuto del dissenso: il nuovo autoritarismo è servito.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SFAeTrlffaI/AAAAAAAAAXg/PHGGCFuCN4M/s1600-h/berlu-putin01.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5210698092333989282" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SFAeTrlffaI/AAAAAAAAAXg/PHGGCFuCN4M/s400/berlu-putin01.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Sono bastate poche settimane per capire come saranno i 5 anni - in caso di durata normale del governo - che ci attendono. Anzi, già prima dell'insediamento a Palazzo Chigi, Berlusconi aveva dato un assaggio del boccone amaro, una sorta di anticipazione sul come si sarebbe caratterizzata la sua presenza alle redini del cavallo Italia. Nella suggestiva cornice della sua villa in Sardegna, che diveniva per l'occasione sede di un &lt;em&gt;meeting&lt;/em&gt; ufficiale (specchio di una concezione personalistica e quasi patrimonialistica dello stato), accoglieva il suo amico Putin e dimostrava di aver ben studiato - e appreso - il modello di democrazia in voga a Mosca, mimando il gesto del mitra rivolto ad una giornalista russa - con Vladimir evidentemente compiaciuto - rea di aver fatto una domanda fuori dalle righe al capo del Cremlino. Se proprio non vogliono star zitti con le buone...Anna Politkovskaja &lt;em&gt;docet&lt;/em&gt;. Il suo alleato più fedele (e più esigente) lo seguiva a ruota, nel breve volgere di qualche giorno, dichiarando che i suoi uomini sono pronti ad imbracciare i fucili contro chiunque si opponga al progetto federalista e, in generale, rispolverando i vecchi argomenti della maggiore efficienza, ricchezza, legalità e, quindi, superiorità del nord. Con la vittoria di Alemanno a Roma, si è arrivati addirittura a ritenere lecito e normale episodi di pestaggi a morte, ronde fai da te e giustizia &lt;em&gt;self-service&lt;/em&gt;. E si sono viste manifestazioni di un pensiero che credevamo fosse ormai relegato al ventennio, con scandalosa caccia all'immigrato e sterile esaltazione dell'italianità più becera.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SFAe8Tb8OoI/AAAAAAAAAXw/ekNg9XXLRVg/s1600-h/discarica+delle+liberta.bmp"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5210698790226115202" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SFAe8Tb8OoI/AAAAAAAAAXw/ekNg9XXLRVg/s400/discarica+delle+liberta.bmp" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Ma il vero colpo di coda - almeno per ora - è sicuramente rappresentato dalla volontà di utilizzare l'esercito per pattugliare le grandi città (un modo come un altro per diffondere quel senso di paura, insicurezza e precarietà della vita sociale nel quale gente di tal genere sguazza allegramente) e per presidiare le zone della Campania nelle quali il genio di Palazzo Chigi ha stimato che possano sorgere i tanto contestati termovalorizzatori e le tanto temute discariche. Il dissenso non è ammesso, chi protesta sarà arrestato. Il confronto e il dialogo non sono contemplati, il cittadino esaurisce la sua funzione con il voto e in seguito non è più rilevante. In barba ai più elementari principi della tradizione democratica. Ma questo è, purtroppo, niente rispetto a quello che verrà. L'offensiva alla magistratura - vecchio pallino di Berlusconi, fin dai suoi esordi in politica - è già partita e non mancherà di suscitare aspre polemiche. &lt;em&gt;"Erano stati il conflitto di interessi e la sua rete di procedimenti legali che ci avevano portato a giudicare Berlusconi inadatto ad essere Primo Ministro. Il nostro punto di vista rimane quello [...] Quando suggerisce che i magistrati debbano sottoporsi a dei test sulla salute mentale, o quando uno dei suoi più vicini collaboratori, un senatore che sta ricorrendo in appello contro una condanna per associazione con la Mafia, dichiara che un killer condannato è stato un eroe, rimangono buone ragioni per sostenere che Berlusconi non dovrebbe guidare il paese"&lt;/em&gt;. &lt;a href="http://www.economist.com/opinion/displaystory.cfm?story_id=11050099"&gt;&lt;strong&gt;L'Economist ha ragione&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;: Berlusconi è "still unfit", non ancora adatto a governare l'Italia. E mai lo sarà...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SFAehbsZatI/AAAAAAAAAXo/S2bh6u2MdAM/s1600-h/vauro_marcia+su+rom.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5210698328586152658" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SFAehbsZatI/AAAAAAAAAXo/S2bh6u2MdAM/s400/vauro_marcia+su+rom.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-1416566313941273807?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/1416566313941273807/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=1416566313941273807' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/1416566313941273807'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/1416566313941273807'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2008/05/rigurgito-fascista.html' title='Rigurgito fascista'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SFAeTrlffaI/AAAAAAAAAXg/PHGGCFuCN4M/s72-c/berlu-putin01.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-139523299038568238</id><published>2008-05-14T16:54:00.008+02:00</published><updated>2008-12-09T20:14:30.092+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='GREATER MIDDLE EAST'/><title type='text'>60 anni dopo, tra sogni e paure</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Il 14 maggio 1948 nasceva lo Stato di Israele e iniziava la Nakba palestinese. Otto ore dopo la dichiarazione di indipendenza, gli eserciti arabi invadevano il territorio del neo stato: libanesi dal nord, siriani dal nord-ovest, truppe transgiordane e irachene dal centro, egiziani dal sud. Era l'inizio della &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_arabo-israeliana_del_1948"&gt;prima guerra arabo-israeliana&lt;/a&gt;. Sessanta anni dopo non si intravede l'ombra di una minima soluzione.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SFAHorF6oNI/AAAAAAAAAW4/NnqGxr778qE/s1600-h/Palestine48-00.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5210673164211364050" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SFAHorF6oNI/AAAAAAAAAW4/NnqGxr778qE/s400/Palestine48-00.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Per comprendere il quadro di riferimento relativo all'inizio della disputa in terra santa, è necessario, almeno a grandi linee, ricostruire l'umore dell'epoca, passando in rassegna alcuni degli elementi che hanno contribuito a rendere il puzzle inestricabile. E' necessario, dunque, ripercorrere il clima politico-sociale che fece da sfondo alla costituzione dello Stato di Israele. Punto inamovibile è la totale uguaglianza dei diritti tanto degli ebrei quanto degli arabi su quella terra. L'elemento cruciale per cogliere il nodo storico della questione arabo-israeliana può, forse, essere indicato nella &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dichiarazione_Balfour_%281917%29"&gt;&lt;strong&gt;dichiarazione di Balfour&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; (dal nome del ministro degli esteri inglese) del 1917, nella quale si diceva che il Governo di Sua Maestà vedeva con favore la fondazione in Palestina di &lt;em&gt;"un focolare nazionale per il popolo ebraico"&lt;/em&gt;, ma avvertiva che &lt;em&gt;"nulla sarà fatto che possa recare pregiudizio ai diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche esistenti"&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;Dopo la prima GM e la seguente spartizione dell'Impero ottomano da parte di Francia e Gran Bretagna, l'agenda mediorientale si trascina tra Conferenze e Libri Bianchi fino alla &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Grande_Rivolta_Araba_%281936-1939%29"&gt;&lt;strong&gt;grande rivolta araba del 1936/39&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; (&lt;em&gt;al-thawrah al-arabiyyah al-kubra fi filastin&lt;/em&gt;), quando la situazione si fa molto tesa a causa dell'eccessiva e improvvisa immigrazione ebraica dovuta ai progrom (prima in Russia e poi con la folle e agghiacciante 'soluzione finale' hitleriana). Fu allora che, resisi conto dell'errore compiuto, gli inglesi tentarono di limitare i flussi in Palestina - commettendone in realtà uno ancora più grande - con la pubblicazione dell'ennesimo libro bianco (di Malcom Mac Donald), il quale ribadiva la validità della dichiarazione di Balfour e auspicava che &lt;em&gt;"lo stanziamento doveva avvenire per diritto reale e non per semplice tolleranza"&lt;/em&gt;, anche perché si precisava che &lt;em&gt;"non si voleva trasformare l'intera Palestina in focolare nazionale, ma più correttamente fondare in Palestina un focolare di tal genere".&lt;/em&gt; Il libro bianco fu ampiamente respinto e interpretato come una violazione della parola data. Da quel momento lo scontro si radicalizza, sia tra arabi ed ebrei che fino ad allora avevano vissuto pressoché tranquillamente, sia nel rapporto tra britannici e sionisti, con episodi di violenza terroristica da parte di bande come l'&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Irgun"&gt;&lt;strong&gt;Irgun&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, l'&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Haganah"&gt;&lt;strong&gt;Haganah&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; e la &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lohamei_Herut_Israel"&gt;&lt;strong&gt;Gang Stern&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;. Uno di questi avvenne in seguito all'irruzione (&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Operazione_Agatha"&gt;&lt;strong&gt;operazione Agatha o Black Sabbath&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;) delle forze britanniche nell'Agenzia ebraica di Gerusalemme, con confisca di documenti, 2500 arresti e 'uccisione di 7 membri dell'Irgun: il 22 luglio 1946 l'Irgun come ritorsione fa saltare in aria un'ala dell'&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/King_David_Hotel"&gt;&lt;strong&gt;hotel King David&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, sede del quartier generale inglese, causando 90 morti. Il 20 aprile 1947 gli inglesi, vista l'impossibilità di ricomporre le tensioni sociali, decide di rimettere la questione alle Nazioni Unite che nel novembre dello stesso anno approvano la risoluzione 181 per sancire la spartizione in 2 stati.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;"&gt;Dal gennaio al maggio 1948 si moltiplicarono gli attentati arabi, mentre la reazione dell'Irgun e della Stern si materializzò nel villaggio di &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Massacro_di_Deir_Yassin"&gt;&lt;strong&gt;Deir Yassin&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, nei sobborghi di Gerusalemme, il 9 aprile, subito seguita da rappresaglie arabe sul monte Scopus e a &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Massacro_di_Kfar_Etzion"&gt;&lt;strong&gt;Kfar Etzion&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;. Il 1° maggio gli inglesi lasciavano la Palestina nel caos più totale, dal quale ancora oggi, 60 anni dopo, non si riesce ad uscire. Dopo la guerra e gli accordi di pace bilaterali tra Israele, Transgiordania ed Egitto (Iraq, Arabia Saudita e Yemen addussero di non avere confini comuni con lo stato ebraico), il colpo di grazia per il possibile sviluppo di un dialogo fu dato dalla &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_dei_sei_giorni"&gt;&lt;strong&gt;guerra dei '6 giorni'&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; nel 1967 e dall'inizio dell'occupazione israeliana, contro la risoluzione 242 che imponeva il ritorno alla linea dell'armistizio del 1949 (&lt;em&gt;green line&lt;/em&gt;). Non è questa la sede per citare tutte le altre guerre 'ufficiali' o le rappresaglie 'ufficiose', ma è evidente che il 1967 segna uno spartiacque, la rottura di un equilibrio che per molti motivi penderà decisamente verso una parte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SFAIWUVtXsI/AAAAAAAAAXA/7E4eiLLWwwc/s1600-h/avanzi+di+palestina.gif"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5210673948377571010" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SFAIWUVtXsI/AAAAAAAAAXA/7E4eiLLWwwc/s400/avanzi+di+palestina.gif" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Alla luce di questa sommaria ricostruzione [&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Palestina"&gt;&lt;strong&gt;qui una ricostruzione più puntuale&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;], è ora possibile cercare di spiegare perché una parte dell'intellighenzia italiana di sinistra ritiene che Israele sià uno stato purtroppo privo di una piena legittimità. Con ciò non si vuole certo sostenere la tesi secondo la quale lo stato di Israele non abbia diritto di esistere, non si vuole dare adito a proclami antisemiti e non si vuole preticare nel modo più assoluto alcun tipo di negazionismo o revisionismo di tragici e incontrovertibili fatti storici. La non piena legittimità dello stato di Israele è semplicemente iscritta nello stesso atto che ne sancisce la nascita: la risoluzione 181, la quale parla in modo inconfutabile della nascita/creazione di 2 stati. Sessanta anni dopo questo ordine internazionale non esiste ancora. Va da sé che Israele sarà pienamente legittimo quando sarà realizzata la legittimità internazionale stabilita dalla risoluzione. A tal proposito si oppone sempre il rifiuto da parte araba del piano di spartizione. A mio modo di vedere, quel rifiuto andava preso come un'occasione di approfondimento dei termini della questione, cosa che avrebbe potuto anche permettere - ma ci sarebbe stato bisogno di tempo - la soluzione di un unico stato binazionale. L'affrettata e unilaterale proclamazione dello stato d'Israele da parte di Ben Gurion mise fine a quel possibile tentativo prima ancora che si avesse modo di pensarlo. La successiva occupazione Israeliana avrebbe affossato qualsiasi tipo di soluzione pacifica, e condotto alla situazione attuale, con i palestinesi ridotti in bantustans scollegati tra loro, parcellizzati da muri e check-points. I nodi sono sempre quelli: ritorno alla linea dell'armistizio del '49 (fine quindi dell'occupazione e della colonizzazione per mezzo dei coloni), diritto al ritorno per i profughi (sarà impossibile che tornino tutti) e la questione di Gerusalemme (ormai quasi completamente dearabizzata).&lt;br /&gt;In occasione del sessantesimo anniversario della fondazione, il &lt;a href="http://www.jrep.com/"&gt;&lt;strong&gt;Jerusalem Report&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; ricostruisce le tappe fondamentali che hanno portato il paese a vincere la difficile scommessa per la sopravvivenza, evidenziando come la legittimazione internazionale sia stata la carta fondamentale per lo strapotere odierno di Israele. &lt;em&gt;"Quando nel novembre del 1948 Israele chiese per la prima volta di essere ammesso tra i membri delle Nazioni Unite, solo cinque paesi votarono a favore. Il suo futuro sembrava appeso a un filo: senza la legittimazione internazionale, il nuovo stato non avrebbe mai ottenuto il sostegno diplomatico e militare di cui aveva bisogno per contrastare i paesi arabi. Negli anni cinquanta, dopo il riconoscimento formale, l'occidente e il blocco sovietico voltarono di nuovo le spalle a Israele per cercare di conquistare il sostegno del mondo arabo. Fu solo la vendita clandestina di armi da parte della Germania e della Francia a rendere possibile la vittoria nella guerra dei sei giorni nel 1967. Quella vittoria convinse gli Stati Uniti a puntare sullo stato ebraico come base strategica nel Medio Oriente e a garantire la sua protezione. Ma Israele ha anche commesso un grosso errore: rifiutando le opportunità di risolvere la questione palestinese ha contribuito a creare i nemici che lo minacciano oggi: Hezbollah, Hamas e, soprattutto, l'Iran"&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SFAI_ys_N4I/AAAAAAAAAXI/5Z0AkA8VY7Q/s1600-h/palestine+post_israel48.bmp"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5210674660902909826" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SFAI_ys_N4I/AAAAAAAAAXI/5Z0AkA8VY7Q/s400/palestine+post_israel48.bmp" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;APPROFONDIMENTI:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.monde-diplomatique.it/LeMonde-archivio/Maggio-2008/pagina.php?cosa=0805lm18.01.html"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Israele affronta la sua storia&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt; – Le Monde diplomatique_ediz. Ita., maggio 2008.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.monde-diplomatique.it/LeMonde-archivio/Maggio-2008/pagina.php?cosa=0805lm19.01.html"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;È un'invenzione il «popolo ebreo»?&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt; – Le Monde diplomatique_ediz. Ita., maggio 2008.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.monde-diplomatique.it/LeMonde-archivio/Maggio-2008/pagina.php?cosa=0805lm19.02.html"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;L'«altro giudaismo» di Avraham Burg&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt; – Le Monde diplomatique_ediz. Ita., maggio 2008.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://altrenotizie.org/alt/modules.php?op=modload&amp;amp;name=News&amp;amp;file=article&amp;amp;sid=38547&amp;amp;mode=thread&amp;amp;order=0&amp;amp;thold=0"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Ahmadinejad e Bush, perle di saggezza su Israele-Palestina&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt; – altrenotizie, 11/06/2008&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://altrenotizie.org/alt/modules.php?op=modload&amp;amp;name=News&amp;amp;file=article&amp;amp;sid=38484"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Israele e gli “arabi del ‘48”&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt; – altrenotizie, 12/05/2008.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-139523299038568238?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/139523299038568238/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=139523299038568238' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/139523299038568238'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/139523299038568238'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2008/05/60-anni-dopo-tra-sogni-e-paure.html' title='60 anni dopo, tra sogni e paure'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SFAHorF6oNI/AAAAAAAAAW4/NnqGxr778qE/s72-c/Palestine48-00.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-5772712406203640786</id><published>2008-05-14T00:06:00.002+02:00</published><updated>2008-12-09T20:14:30.180+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='VIGNETTE-PHOTOGALLERY-IMMAGINI'/><title type='text'>Emergenza perenne</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Come afferma la parola stessa, un'emergenza è un evento inaspettato, una circostanza inattesa di breve durata. Quando la situazione di emergenza diventa perenne non è più emergenza. Si parla allora di circostanza abituale. E sembra proprio che in Campania debbano fare l'abitudine all'immondizia. Neanche il 'supercommissariostraordinario' De Gennaro, evocato come deus ex machina, è riuscito - come del resto era ampiamente prevedibile - a risolvere il problema. In quanto pervaso da responsabilità più disparate e caratterizzato da anni di totale menefreghismo, è un problema molto complesso che, possiamo giurarci, non mancherà di tornare a galla.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SDGX9BsCuLI/AAAAAAAAAUw/AU_7uqKGEhI/s1600-h/emergenza+rifiuti.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5202106119270611122" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SDGX9BsCuLI/AAAAAAAAAUw/AU_7uqKGEhI/s400/emergenza+rifiuti.jpg" border="0" /&gt; &lt;p align="center"&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:78%;"&gt;&lt;em&gt;vignetta di Marco Viviani&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-5772712406203640786?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/5772712406203640786/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=5772712406203640786' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/5772712406203640786'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/5772712406203640786'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2008/05/emergenza-perenne.html' title='Emergenza perenne'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SDGX9BsCuLI/AAAAAAAAAUw/AU_7uqKGEhI/s72-c/emergenza+rifiuti.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-5297982591954030012</id><published>2008-05-14T00:04:00.006+02:00</published><updated>2008-12-09T20:14:30.397+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='MUSICA-SOCIETA&apos;-CULTURA'/><title type='text'>Demografia, la forza dei numeri</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;Il salone del libro ha dato luogo a roventi polemiche e non ha mancato di suscitare futili dibattiti pieni di accuse. Le manifestazioni culturali non vanno mai boicottate. Vanno, semmai, seguite ed incoraggiate, perché solo con il confronto culturale si può uscire dai pericoli di certe derive ideologiche. Allo stesso modo, le manifestazioni di dissenso (purché pacifiche, come mi sembra sia avvenuto a Torino) verso l'operato di certi paesi, in particolare dei loro governi, vanno non solo tollerate e aiutate, ma anche preservate da sterili strumentalizzazioni. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;Ciò vale tanto per la Cina quanto per Israele. &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Prendo a spunto il salone del libro per suggerire uno degli ultimi che ho letto. Il tema centrale - il ruolo che la demografia svolge all'interno dell'inestricabile questione israelo-palestinese - è uno di quelli meno evidenziati nei dibattiti odierni, ma anche uno di quelli che fungerà da fattore geopolitico preminente.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SCoRHBsCuKI/AAAAAAAAAUo/qR5T8zK-WkA/s1600-h/Israele_Palestina.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5199987532162578594" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SCoRHBsCuKI/AAAAAAAAAUo/qR5T8zK-WkA/s400/Israele_Palestina.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;Tra le tante chiavi di lettura del lungo conflitto tra israeliani e palestinesi c'è la demografia: vengono riportati numeri degli uni e degli altri e tracciati scenari in cui la parola chiave è sorpasso, quello che i palestinesi, demograficamente, compiranno prima o poi sugli israeliani. Numeri maneggiati spesso senza perizia e per sostenere il proprio argomento o scelte politiche, come il ritiro da Gaza del 2005, o per dibattere il dilemma tra demografia e democrazia. Sergio Della Pergola, demografo dell'Università Ebraica di Gerusalemme, ha scritto un libro che mette ordine in tutto questo: è un libro che, con chiarezza e leggibilità, propone alcuni punti fermi nel complesso universo di Israele e Palestina. Complessa soprattutto la componente israeliana, perché è a sua volta composta da gruppi molto più eterogenei, per provenienza di origine, per differenziazione politica, etnica e religiosa (un quinto degli israeliani non sono ebrei, ma arabi e in maggioranza musulmani). Un insieme di tessere che Della Pergola descrive rapidamente e ricompone per ricostruire il quadro storico e proporre possibili scenari. Gli ebrei di Israele hanno un tasso di natalità molto alto, il più alto dei paesi sviluppati. E ancora più alto è quello dei palestinesi di Gaza e della West Bank, con gli arabi israeliani in posizione intermedia. Il quadro proposto arriva al 2050, un'eternità in termini demografici, e quindi ha un'ampia banda di oscillazione, ma - salvo eventi del tutto imprevedibili - si arriva a una chiara conclusione: nell'area ex Palestina britannica ci sarà il sorpasso dei non ebrei sugli ebrei. Si arriva, in ipotesi media, a una previsione di popolazione ebraica allargata (compresi circa 500mila non ebrei in famiglie ebraiche) di circa 8,7 milioni, a fronte di 14,6 milioni di palestinesi - e compresi 3,1 milioni di arabi israeliani. Più vicino, la previsione del 2020 vede 6,7 milioni di ebrei e 7,6 milioni di palestinesi, compresi quasi 2 milioni di arabi israeliani.&lt;br /&gt;Ed è quando il demografo va sul terreno della politica che il lettore viene accompagnato a visitare le prospettive, con le possibili varianti. Tutto dipende da quali scenari si vorranno attuare, o in quali scenari si scivolerà per inazione. Fanno capolino idee ormai dimenticate, come l'opzione prevista dal piano di spartizione Onu del 1947 (ebrei che diventano cittadini palestinesi, arabi che diventano israeliani, e senza muoversi) ma anche la più nota ipotesi degli scambi di territorio tra le parti, magari in triangolazione con l'Egitto. Uno scambio territoriale prioritario dovrebbe coinvolgere gli arabi di Gerusalemme est (che votano solo nelle elezioni municipali) e quelli del cosiddetto Piccolo Triangolo (quindi cittadini israeliani), situato tra il mare e l'ex Linea verde, a nord di Tel Aviv: due punti in cui si concentrano quasi mezzo milione di arabi. Ma il secondo gruppo è assolutamente contrario all'idea, che incontrerebbe comunque altre enormi difficoltà. Un confine rispunta inoltre, con modifiche certo non felici di quello ante 1967, sotto forma di barriera di separazione - che di buono ha almeno una cosa, il ripristino del concetto di linea tra il qua e il là.&lt;br /&gt;Cifre e ragionamenti che vanno considerati anche in termini di risorse, come l'acqua, e di economia, ovvero prospettive di lavoro. Oggi, metà dei palestinesi ha meno di 15 anni. Anche i loro tassi di natalità scenderanno, ma rimane oggi il problema di dare una soluzione economica e non solo politica a un enorme numero di giovani palestinesi che hanno un alto tasso di istruzione, e quindi di aspettative frustrate. La panoramica demografica porta a ordinare i possibili scenari: la terra unica e omogenea, ovvero il disastro dell'una o dell'altra parte. Poi, e trascuriamo gli inestricabili diritti storici, la prevalenza attraverso la forza, ma la guerra o lotta permanente sono comunque soluzioni impraticabili. La subordinazione da parte di una terza forza sembra da escludere. Rimane la fine delle identità, che appare perlomeno prematura, e soprattutto rimane il compromesso, territoriale con due Stati, funzionale con una forma di federazione.&lt;br /&gt;Della Pergola passa infine a tratteggiare le due logiche: Israele e il "raccoglimento" (&lt;em&gt;hitkansut&lt;/em&gt;) - ovvero il ritiro da Gaza e possibilmente da parte o tutto il West Bank, per consolidare l'identità ebraica, storica e civile - e i palestinesi e la logica della tregua (&lt;em&gt;hudna&lt;/em&gt;), che non è certo smobilitazione, ma può permettere di dirigere le energie verso una soluzione del problema dei profughi, un rinnovamento della leadership e magari una modernizzazione in senso pluralistico dell'Islam. C'è un ruolo che l'Unione Europea può ricoprire, non solo politico ed economico, ma soprattutto con l'esempio di un progetto comune come rinuncia a parte dei progetti dei singoli.&lt;br /&gt;L'epilogo del libro ripercorre gli errori del passato: la mancata proclamazione di uno Stato palestinese nel 1948, la mancata telefonata degli israeliani dopo la guerra dei 6 giorni, ma soprattutto ribadisce che la priorità israeliana è la preservazione della democrazia e della predominanza dei valori ebraici, mentre quella palestinese è la creazione di uno Stato. Solo la separazione in due Stati può impedire alla demografia di alimentare il conflitto. Ma non è chiaro se esista la buona volontà e la capacità politica, delle due parti, per arrivare alla fine del conflitto, per scegliere tra visione e disastro. Il libro che, con grande chiarezza e passione, ha usato la forza dei numeri per parlare di politica finisce così per indicare, in modo implicito, il più grande dei nemici dei due popoli: la debolezza della politica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;* Sergio Della Pergola, &lt;em&gt;Israele e Palestina, la forza dei numeri - Il conflitto mediorientale fra demografia e politica&lt;/em&gt;, Il Mulino, Bologna 2007.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-5297982591954030012?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/5297982591954030012/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=5297982591954030012' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/5297982591954030012'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/5297982591954030012'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2008/05/demografia-la-forza-dei-numeri.html' title='Demografia, la forza dei numeri'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SCoRHBsCuKI/AAAAAAAAAUo/qR5T8zK-WkA/s72-c/Israele_Palestina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-3698800993257084309</id><published>2008-05-12T22:59:00.004+02:00</published><updated>2008-05-12T23:56:42.406+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='GEOPOLITICA-DIRITTO INTERNAZIONALE'/><title type='text'>Il riconoscimento dello stato nuovo</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;Secondo il diritto internazionale uno Stato, per essere considerato tale, deve possedere 3 caratteristiche sostanziali: un popolo (stanziato in un dato territorio e con una propria coscienza politica senza la necessità che risulti omogeneo in aspetti quali la cultura, la religione, etc, su cui esercitare il controllo), un territorio (il controllo va esercitato su di uno specifico territorio, pur non essendo importante che i suoi confini siano esattamente delineati) e una sovranità reale sul territorio e sul popolo (tanto interna - la capacità di uno stato di esercitare il proprio imperio all'interno del proprio territorio – quanto esterna - la capacità di esercitare il governo di una regione e di un popolo indipendentemente da ingerenze di altri stati). Da ciò deriva che i requisiti della soggettività internazionale dello Stato sono rintracciabili nella sua effettività, ossia nel controllo effettivo di una comunità territoriale (dal momento che la nascita di uno Stato è un processo ‘di fatto’ o politico o storico, e non giuridico, almeno secondo la &lt;em&gt;communis opinio&lt;/em&gt;) e nella sua indipendenza, ossia nel fatto che l’organizzazione di governo non dipenda da un altro Stato (la cosiddetta indipendenza dello Stato-organizzazione). In particolare, il requisito dell’indipendenza va inteso &lt;em&gt;cum grano salis&lt;/em&gt;. Se lo si volesse intendere come assoluta possibilità di determinarsi da sé, si giungerebbe alla conclusione che nessuno Stato (e forse nemmeno le grandi Potenze) sia soggetto di diritto internazionale, essendo l’interdipendenza una delle caratteristiche oggigiorno sempre più marcate delle relazioni internazionali. Che dire poi degli ‘Stati satelliti’, della sovranità limitata, della presenza di basi e truppe straniere, e di tutti gli altri condizionamenti messi in atto dagli Stati più forti nei confronti dei più deboli? Dove porre allora il limite oltre il quale non c’è indipendenza e, quindi, non c’è soggettività internazionale? &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;Nella dottrina prevalente (cfr. per esempio CONFORTI) si ritiene che non possa che farsi leva su di un dato formale: è indipendente e sovrano lo Stato il cui ordinamento sia originario, tragga la sua legittimità e forza giuridica da una propria Costituzione e non da quella (a volte anche imposta) di un altro Stato &lt;strong&gt;[1]&lt;/strong&gt;. Il che permette di spiegare – tra l’altro – perché normalmente si ritenga che non influiscano sulla soggettività la dimensione dello Stato, la sua pacificità e democraticità, nonché l’estensione materiale delle sue risorse economiche (si pensi, tra tutti, a San Marino e al Lichtenstein). Una sola eccezione può forse ammettersi (CRAWFORD): il dato formale non può più invocarsi – e deve cedere di fronte al dato reale – quando l’ingerenza da parte di un altro Stato nell’esercizio del potere di governo è totale, quando cioè il Governo indigeno è di fatto un ‘Governo fantoccio’ &lt;strong&gt;[2]&lt;/strong&gt;. L’organizzazione di governo che eserciti effettivamente ed indipendentemente il proprio potere su di una comunità territoriale diviene soggetto internazionale in modo automatico. Non è infatti necessario che essa sia riconosciuta dagli altri Stati. Solo per fare qualche esempio, si sa che l’Italia riconobbe la Repubblica democratica tedesca (e viceversa) solo nel 1973; che gli Usa e la Cina si riconobbero reciprocamente solo nel 1978-79, epoca in cui cessarono i rapporti diplomatici tra i primi e Taiwan; che la maggior parte degli Stati arabi non riconosce Israele; che l’Italia ed altri paesi hanno riconosciuto Croazia e Slovenia – proclamatesi indipendenti per scissione dall’ex-Jugoslavia – nel 1992. Orbene, tutto ciò ha scarsa rilevanza giuridica, dal momento che per il diritto internazionale – almeno secondo l’opinione che meglio corrisponde alla prassi seguita dagli Stati – il riconoscimento è un atto meramente lecito, così come il non-riconoscimento: entrambi non producono conseguenze giuridiche &lt;strong&gt;[3]&lt;/strong&gt;. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;Il riconoscimento appartiene, insomma, alla sfera squisitamente politica (QUADRI) e rivela null’altro che l’intenzione di stringere rapporti, scambiare rappresentanze diplomatiche e avviare forme di collaborazione che, a seconda del loro grado di intensità, viene solitamente sottolineata dalla formula del riconoscimento &lt;em&gt;de jure&lt;/em&gt; o &lt;em&gt;de facto&lt;/em&gt; &lt;strong&gt;[4]&lt;/strong&gt;. Quando si nega valore giuridico al riconoscimento – atto in ordine al quale le più varie teorie sono state sostenute – si viene a respingere soprattutto la tesi che esso sia costitutivo &lt;strong&gt;[5]&lt;/strong&gt; della personalità internazionale. Si viene cioè a respingere la tesi secondo cui, affermandosi una nuova organizzazione di governo con i caratteri dell’effettività e dell’indipendenza, gli Stati pre-esistenti possano esercitare nei suoi confronti (appunto mediante il riconoscimento) una sorta di potere di ammissione nella comunità internazionale &lt;strong&gt;[6]&lt;/strong&gt;. Bisogna però ammettere che tale tesi ha il merito di cogliere una tendenza che è stata sempre presente nella prassi internazionale, anche se non è mai riuscita a tradursi in precise norme giuridiche. Gli Stati pre-esistenti tendono, infatti, a giudicare se il nuovo Stato meriti o meno la soggettività, ancorando il loro giudizio ad un certo valore o ad una certa ideologia (come del resto ha fatto Bush nel caso del Kosovo): se in passato si usava non riconoscere uno Stato che non fosse monarchico o non fosse cristiano, in epoca attuale si tende a sostenere che non siano da riconoscere come soggetti internazionali i Governi affermatisi con la forza, gli Stati ‘non democratici’, quelli ‘non amanti della pace’ o che violano i diritti umani, etc. L’unica verità in tutto ciò è che questa tendenza non si è mai tradotta in norme internazionali per il semplice fatto che gli Stati, anche quando si trovano d’accordo sul valore da porre a base del riconoscimento, divergono poi (il più delle volte per ragioni politiche) sulla sua riscontrabilità in ciascun caso concreto. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;Se, quindi, i requisiti necessari affinché lo Stato acquisti (automaticamente) la personalità internazionale sono quelli dell’effettività e dell’indipendenza, resta da chiedersi se essi siano anche sufficienti o se ne occorrano altri. Tralasciando le evidenti esagerazioni delle già citate Dichiarazioni di Bruxelles (che contengono una lunga lista di requisiti che non trova precedenti nella prassi), sarà sufficiente in questa sede limitarsi ai requisiti che oggi più frequentemente ricorrono, e cioè che lo Stato nuovo non costituisca una minaccia per la pace e la sicurezza internazionale, goda del consenso del popolo – espresso tramite libere elezioni – e non violi i diritti umani. Può effettivamente dirsi che non siano da considerare come soggetti internazionali gli Stati che tengano comportamenti del genere? La risposta è da ritenersi negativa. In realtà, tali requisiti, se considerati non come requisiti ai quali uno Stato pre-esistente subordina l’instaurazione di rapporti di amicizia con uno Stato nuovo, ma come presupposti della personalità internazionale – e quindi come presupposti che devono sussistere non solo affinché la personalità si acquisti, ma affinché essa non si perda – non trovano alcun riscontro nella realtà. Stati che, permanentemente o temporaneamente, minacciano la pace o sono autoritari o violano i diritti umani non mancano nella comunità internazionale. E non sono neppure pochi. Anzi, a ben guardare, costituiscono larga maggioranza. Ma non è tutto: se è sicuramente vero che, secondo sicuri principi del diritto internazionale contemporaneo, uno Stato è obbligato a non minacciare la pace e a rispettare i diritti umani, è altrettanto vero che simili obblighi, in quanto tali, non condizionano ma, anzi, presuppongono e, in ultima analisi, contribuiscono a definire la personalità giuridica dello Stato medesimo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;NOTE:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;[1]&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; Tale concezione solleva diversi dubbi, per esempio, sulla classificazione giuridica dell’Iraq, la cui Costituzione è stata de facto imposta dall’occupante statunitense e, addirittura, scritta in inglese per poi essere tradotta in arabo, con tutte le difficoltà e le incongruenze della traduzione.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;[2]&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; Governi fantoccio, come tali privi di soggettività internazionale, si ebbero ad esempio durante la 2nda GM nei territori occupati dai Nazisti (Governo Quisling in Norvegia, Repubblica sociale italiana, etc.). Un esempio attuale di Governo fantoccio è da molti considerato quello della Repubblica turco-cipriota, insediata dalle forze militari turche nella parte settentrionale di Cipro e controllata dalla stessa Turchia. Di questo avviso è in particolare la Corte europea dei diritti dell’uomo (sent. del 18/12/1996 nel caso &lt;em&gt;Loizidou c. Turchia&lt;/em&gt;) che ritiene responsabile la Turchia per la violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo perpetrate in quel territorio. Nello specifico, secondo la Corte, &lt;em&gt;“Non occorre accertare se…la Turchia eserciti nel dettaglio un controllo sulla politica e sulle azioni delle autorità della Repubblica turca di Cipro del Nord. Il gran numero di soldati&lt;/em&gt; [turchi] &lt;em&gt;che partecipano a missioni attive nel Nord di Cipro…attesta che l’esercito turco ha in pratica un controllo globale di questa parte dell’isola…Tale controllo implica la responsabilità della Turchia in ragione della politica e delle azioni della Repubblica”&lt;/em&gt; (par.44).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;[3]&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; L’irrilevanza del riconoscimento (e del non-riconoscimento) sull’esistenza dello Stato è efficacemente messa in luce in una sentenza della Corte d’appello degli Stati Uniti (2° circuito, 24/01/1992, &lt;em&gt;New York Chinese TV Programs Inc. v. UE Enterprises Inc.&lt;/em&gt;, ILR, vol.96, 81ss., partic.88). La Corte si rifiuta di considerare come estinto – per estinzione di uno dei soggetti contraenti – un trattato tra Usa e Taiwan, Stato non più riconosciuto dai primi dopo il 1979 ma, a giudizio della Corte, ancora dotato degli attributi statali. La sentenza contiene anche un riferimento ai trattati tra Usa e altri Stati, come Iran e Cuba, da essi non riconosciuti.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;[4]&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; Più approfonditamente, il riconoscimento può essere espresso (dichiarato formalmente), tacito (ricavabile da fatti concludenti, come l’instaurazione di relazioni diplomatiche), &lt;em&gt;de facto&lt;/em&gt; (provvisorio e limitato ad alcuni rapporti giuridici, come in caso di instabilità del nuovo Stato), &lt;em&gt;de jure&lt;/em&gt; (definitivo e pieno), di Stati (relativo ad un nuovo Stato) o di Governi (relativo ad un Governo rivoluzionario di uno Stato pre-esistente).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;[5]&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; Un’importante distinzione si ha, a tal proposito, tra teoria del valore costitutivo (bilaterale o unilaterale) e teoria del valore dichiarativo. Fonti del primo caso sono: &lt;em&gt;Trattato di pace di Parigi&lt;/em&gt; del 30/03/1856 (art.7); &lt;em&gt;Dichiarazioni di Bruxelles&lt;/em&gt; del 16/12/1991 (cfr. nota 7). Fonti del secondo caso sono invece: risoluzione dell’Institut de droit international del 23/04/1936 sul riconoscimento degli Stati e dei Governi; sentenza della Corte di Cassazione italiana del 25/06/1985 n.1981 sul caso Yesser Arafat; parere n.10 del 04/07/1992 della Commissione arbitrale mista istituita dalla Conferenza di pace sulla Jugoslavia.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;[6]&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; Ciò è particolarmente vero per i cd. riconoscimento di Stati e di Governi: se si ritiene che lo Stato quale soggetto internazionale si identifichi con lo Stato-organizzazione (il complesso degli organi statali) ne consegue che il riconoscimento di Stati e quello di governi rivoluzionari coincidono (se cambia radicalmente il governo di uno Stato, cambia anche lo Stato stesso come soggetto internazionale, e il riconoscimento del nuovo governo equivale allora al riconoscimento del nuovo Stato); se invece si accoglie una diversa nozione di Stato quale soggetto internazionale (come ad esempio quella tridimensionalistica che lo configura come ‘ente ternario’ o insieme di 3 elementi – popolo, territorio e sovranità su di essi) si accetta la distinzione tra riconoscimento di Stati e riconoscimento di Governi, ossia la possibilità che l’uno non implichi necessariamente l’altro.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-3698800993257084309?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/3698800993257084309/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=3698800993257084309' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/3698800993257084309'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/3698800993257084309'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2008/05/il-riconoscimento-dello-stato-nuovo.html' title='Il riconoscimento dello stato nuovo'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-5689673689294572880</id><published>2008-05-05T15:42:00.002+02:00</published><updated>2008-12-09T20:14:30.540+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ITALIA'/><title type='text'>Quando un operaio muore</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SCCKF5IAbZI/AAAAAAAAAUU/tlxHY6A6cgw/s1600-h/vignetta+vauro_20080328.gif"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5197305803823934866" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SCCKF5IAbZI/AAAAAAAAAUU/tlxHY6A6cgw/s400/vignetta+vauro_20080328.gif" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Quando un operaio muore...&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; i politici di destra, di sinistra e di centro si indignano;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;quando un operaio muore...&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; il giorno dopo Prodi fa il decreto legge;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;quando un operaio muore...&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Veltroni candida un industriale, ma anche un sopravvissuto della Thyssen Krupp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;quando un operaio muore...&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; il giuslavorista Ichino dice che in Italia manca la 'cultura delle regole';&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;quando un operaio muore...&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; il Presidente della Repubblica auspica in televisione;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;quando un operaio muore...&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Maroni dice che non è colpa dei governi perché le leggi ci sono;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;quando un operaio muore...&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; nessuno parla della legge 30, dei precari, dei ricatti che subiscono, della legge del padrone e degli estintori vuoti, altrimenti vai a casa;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;quando un operaio muore...&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; oggi Fassino e D'Alema, ieri Berlinguer e Pertini;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;quando un operaio muore...&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; il padrone ha già messo i soldi da parte;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;quando un operaio muore...&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; la vedova e i figli finiscono in mezzo alla strada;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;quando un operaio muore...&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; i sindacati dichiarano uno sciopero di solidarietà di 2 ore;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;quando un operaio muore...&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; la colpa è del casco, in fondo se l'è cercata;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;quando un operaio muore...&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; se si lamentava per l'insicurezza finiva licenziato perché precario;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;quando un operaio muore...&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; è un assassinio, quasi sempre;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;quando un operaio muore...&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; faceva un lavoro a rischio e, dunque, poteva succedere;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;quando un operaio muore...&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; si danno incentivi alle aziende che diminuiscono gli incidenti, ma non si chiudono quelle che producono i morti;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;quando un operaio muore...&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; è perché la sicurezza è troppo onerosa per Confindustria;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;quando un operaio muore...&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; è un fatto di business, qualcuno ci ha guadagnato sopra;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;quando un operaio muore...&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; se faceva il politico campava 100 anni...&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2424567795329957156-5689673689294572880?l=unavocecontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://unavocecontro.blogspot.com/feeds/5689673689294572880/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2424567795329957156&amp;postID=5689673689294572880' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/5689673689294572880'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2424567795329957156/posts/default/5689673689294572880'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://unavocecontro.blogspot.com/2008/05/quando-un-operaio-muore.html' title='Quando un operaio muore'/><author><name>KATU</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05622041100452311505</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_f32v0WeBCTg/SCi-WxsCuJI/AAAAAAAAAUg/RT2cwDy96ls/S220/brokenwax.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SCCKF5IAbZI/AAAAAAAAAUU/tlxHY6A6cgw/s72-c/vignetta+vauro_20080328.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2424567795329957156.post-8322932982273942718</id><published>2008-04-29T17:43:00.012+02:00</published><updated>2008-12-09T20:14:31.274+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='VIGNETTE-PHOTOGALLERY-IMMAGINI'/><title type='text'>Repressione olimpica</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_f32v0WeBCTg/SBdCXpIAbYI/AAAAAAAAAUM/y69SPOfqDG4/s1600-h/beijing2008.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5194693669139017090" style="DISPLAY: block; 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