lunedì 12 febbraio 2007

Chàvez, quello strano dittatore

Quando si parla di dittature siamo abituati a credere che colui che è al potere agisca in modo da preservare la sua posizione, evitando al proprio regime qualsiasi tipo di pericolo; siamo abituati a credere che ogni diritto - compresi quelli più elementari di cittadinanza - venga negato per mezzo della repressione, delle incarcerazioni e delle fucilazioni sommarie; siamo abituati a credere che il dittatore faccia esclusivamente i propri interessi, finché può, affamando il popolo e distruggendo il paese di cui è a capo. Siamo, appunto, abituati a credere. Perché in alcune parti del mondo ci sono dei dittatori che smentiscono tale "postulato" e si comportano in maniera davvero strana. Uno di questi è Hugo Chàvez, il Presidente venezuelano.
Questo strano dittatore è giunto al potere facendosi eleggere senza ricorrere ad un plebiscito, senza aver fatto uso, cioè, dello strumento con cui - da che storia è storia - gente di tal tipo ha "legittimato" la propria presa del potere (che di solito avviene tramite un golpe militare). Non solo: il signor Chàvez ha poi inanellato una serie di inusuali misure, da far pensare che non abbia mai aperto un libro di storia o che, addirittura, non sia neanche capace di fare i propri interessi. Per cambiare la Costituzione, infatti, ha convocato una consultazione popolare, fatto eleggere un'assemblea costituente e sottoposto le modifiche a referendum. Forse che Chàvez non sa che un dittatore non ha bisogno del consenso della gente? Molti obietteranno che una delle modifiche sostanziali riguarda la possibilità per il Presidente di essere eletto per più di due mandati. Ma un dittatore ha bisogno del consenso popolare per governare il più possibile?
Preso da una sorta di pazzia, ha indetto le elezioni del 2006 e, mentre gli altri tentavano di rovesciarlo, non è riuscito a far altro che mettere in campo una reazione quasi inesistente, robetta elementare che si fa pure nei governi democratici (come ad esempio le procedure di voto elettronico, facilmente manovrabili per mezzo di particolari software). Certo!Roba troppo ingegnosa per un paese in via di sviluppo!!! Di più: l'opposizione interna (eh si, avete letto bene, il fesso tollera anche questo) cerca di sabotare l'economia e lui cosa fa? Licenzia solo qualche dirigente della PDVSA, la compagnia petrolifera di Stato.
Ma la cosa più strana è sicuramente rappresentata dall' introduzione di un referendum "revocatorio", istituto improprio anche per le democrazie più navigate. Roba che farebbe perdere il sonno a Saddam, Hitler, Stalin, Ceaucescu e compagni...Le probabili e concepibili spiegazioni si pongono come un aut...aut: costui è un folle oppure dobbiamo tornare a studiare il concetto di dittatura perché non l'abbiamo ben compreso. Eh già, perché è impossibile che siano i media a propinarci quella venezuelana come una dittatura. Mica siamo stupidi come Chàvez!!!

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Ricorderai la famigerata, e quanto mai attuale, classificazione di Weber delle forme di potere. Accanto a quella "tradizionale", il vecchio potere Regio, ed a quella legale-razionale, basata su stato di diritto e principio della legalita', troviamo il potere "carismatico": con affianco la foto del buon Hugo!;-)
Insomma un classico esempio di regime basato sul carisma dell'autoritario personaggio di turno. Con tutto il rispetto per quest'ultimo, visto che sta tentando un approccio "nuovo", al riparo da ingerenze USA e soprattutto al riparo dal loro braccio armato: il Fondo Monetario Internazionale che in sudamerica e' ricordato bene quanto Kissinger per un Sandinista o un Cileno.
Fatto e' che, la modifica alla costituzione a cui accennavi, la "chavizzazione" dei giovani (ad opera del fratello di Hugo, piazzato strategicamente al Ministero dell'Istruzione) ed infine la recente decisione di sopprimere il canale radiotelevisivo Caracas, legato all'oppozisione, addensano nubi ancor piu' fitte attorno a quanto di buono era stato fatto e detto(il nuovo gasdotto, la nazionalizzazione delle risorse prinicipali, la redistribuzione della ricchezza).

Saluti ed in bocca al lupo per il blog!

Charlie.

PS
Quando dici: "da che storia è storia - gente di tal tipo ha "legittimato" la propria presa del potere (che di solito avviene tramite un golpe militare)....." ti inviterei a ricordare il caso di quel simpatico ex-imbianchino austriaco. Come ricorderai arrivo' ufficialmente al potere grazie alla flessibilita' della Costituzione di Weimar del '19 (forse era l'art. 42 ma non ricordo con esatezza). L'interpretabilita' dello "stato di eccezione", nel quale le garanzie costituzionali erano sospese ed il potere concentrato nelle mani del Capo del Governo, come ormai noto, fu un'arma a doppio taglio. Anche Hinderburg ci avra' messo del suo affindadogli il potere, ma lo faceva sulla base di una legittimazione del tutto democratica: le elezioni. Se non ricordo male nelle prime ottennero meno del 20% ma, con l'aggravarsi della crisi economica, la percentuale schizzo' al 33% e questo dato politico non era contestabile. Come non lo sono, fino a prova contraria, le investiture popolari di Chavez o Ahmadinejad.
Intanto vediamo che succedera' a Cuba, potrebbe essere un punto di confronto interessante con il regime chaveziano, visto le numerose analogie.
A presto!

LUCA AGATONI ha detto...

Oh...finalmente un commento serio...lo sapevo che dovevo aspettare te per rispondere a qualcuno che propone un discorso di un certo livello. Sarà un piacere anche perché, come ben sai, sono un contestatore nato. E, infatti, sono perfettamente d'accordo a metà con te. Ottimo Weber e, anzi, cosa scoperta solo qualche settimana fa, si potrebbe usare il pensiero di tale Guzman Blanco (un leader venezuelano di fine ottocento) il quale definiva un concetto molto simile al weberiano potere carismatico come "la teoria dei prestigi personali". In poche parole, secondo tale visione la società (quella venezuelana) si è evoluta in modo così singolare da impedire che la gestione del potere passi per le istituzioni: un cazzotto sul muso a Montesquieu!!!

Per quanto riguarda il mitico Hugo Chavez Frias, sicuramente concordo col fatto che non siamo davanti ad una completa democrazia (ma tu ne sapresti trovare una nel mondo?) e che certe mosse del caro lìder bolivarista addensano non poche nubi sul reale significato del suo operato. Ti invito, però, a considerare due elementi principali: 1)dopo secoli di dominazione spagnola - alla quale a inizio del novecento si è sostituita quella americana, come a Cuba del resto - questo è il primo esperimento che concretizza, in un certo qual modo, il principio del potere al popolo e per il popolo...siamo solo all'inizio, concediamogli un po' di tempo e cmq Chavez non è eterno.
2)ti sembra poco che sia riuscito a mettere il suo paese al riparo dalle ingerenze a stelle e strisce?A me sembra un risultato straordinario che, per ovvi motivi, è stato, viene e sarà ottenuto anche con qualche magagna. Riassumendo: non siamo di fronte ad una democrazia di ellenistica memoria, ma manco di fronte ad una dittatura, dal momento che esiste un'opposizione perfettamente legale che, tra l'altro, vede alcuni suoi uomini occupare la carica di governatori di alcune province (in una di queste si trova l'Orinoco dal quale viene estratto il famoso petrolio "heavy", quello venezuelano pesante - che ha bisogno, per essere conveniente, di un prezzo sopra i 50 dollari).

Passiamo ora a "baffò". Si, è vero, Hitler arrivò al potere grazie allo stato d'eccezione e all'art.42 di Weimar (prendo per buona la tua memoria perché altrimenti dovrei scendere sotto e rispulciare gli appunti su Schmidt, Mortati e Kelsen - e cmq non è questo l'importante), ma la situazione socio-politico-economica era di gran lunga diversa. L'imbianchino (che tentò di fare anche il pittore, senza successo) trovò, infatti, un terreno fertilissimo, concimato a dovere da quel grandissimo errore storico che fu il trattato di Versailles del 1919 (le riparazioni che ammontavano a 142 miliardi di marchi-oro) e dalla successiva occupazione da parte di Francia e Belgio del bacino della Ruhr nel 1923(con la scusa che non erano state pagate alcune delle 42 rate annuali). La crisi economica fece precipitare il marco a livelli impensabili: nel luglio di quell'anno occorrevano 5 milioni di marchi per un dollaro, 200 miliardi a settembre e addirittura 4000 miliardi in novembre!!! La "polverizzazione della moneta" fece giungere un chilo di pane a 400 miliardi, un chilo di burro a 5000 e fu solo con l'introduzione del "rentenmark" (il marco di rendita il cui valore era garantito dal patrimonio agricolo e industriale della germania) che si tornò ad una certa stabilizzazione monetaria. E cmq grazie al piano Dawes la Germania ritornava in possesso della Ruhr.
Tornando ad Hitler, il primo tentativo di colpo di stato è, appunto, del novembre 1923 insieme al generale Ludendorff (gli appunti di storia ce l'ho quassù, eheh) e gli costò 5 anni di carcere (poi in parte condonati). Ad ogni modo, la fragilità della repubblica di Weimar fece il resto: se pensiamo che alle elezioni del '24 il partito nazista ottenne appena il 3% e a quelle del '28 il 2,8% non si capisce il perché del suo consenso.
Fragilità istituzionale intrinseca e crisi del '29 mutarono, quindi, radicalmente lo scenario. L'agonia di Weimar, e la conseguente ascesa dei nazional-socialisti, iniziò nel 1930, quando l'allora cancelliere Bruning convocò nuove elezioni nella speranza di trovare una solida maggioranza: il partito di Hitler ottenne uno strepitoso 18,3%, anche se Bruning continuò a governare grazie all'appoggio di Hindenburg (la Costituzione come ricorderai anche meglio di me, visto che te ne stai occupando ora, prevedeva siffatti poteri straordinari nei casi di emergenza da parte del presidente). L'apice fu raggiunto nel '32 con la rielezione dell'ottantacinquenne Hindenburg che provò a sostenere i governi Papen e Shleicher, durati pochi mesi prima del fallimento. Nelle successive elezioni dello stesso anno il partito di Hitler ottenne il 37% e Hindenburg, i gruppi conservatori più seguiti e l'esercito si resero conto che senza i nazisti non era possibile governare. Il 30 gennaio del 1933 (esattamente 74 anni fa - guarda tu che coincidenza!) Hitler fu chiamato a capeggiare un governo in cui aveva solo 3 ministri su 11: tutti credevano di averlo, così, ingabbiato, ma si sarebbero resi presto conto di aver grossolanamente sbagliato i loro calcoli. L'escalation che avrebbe portato Hitler a divenire il fuhrer fu servita in poco più di un anno. L'incendio del Reichstag è del febbraio '33, a inizio giugno prende i pieni poteri e alla fine dello stesso mese, grazie ad essi, mette fuori legge tutti gli altri partiti ed ottiene il 92% nel seguente plebiscito; con la "notte dei lunghi coltelli" elimina fisicamente gli oppositori, nell'agosto '34 muore hindenburg e grazie ad una legge emanata dal suo governo cumula su di sé anche la carica di presidente - oltre a quella di cancelliere che deteneva. Forse non completamente appagato, nel '38 si autoproclama comandante supremo delle forze armate: il baratro in cui scivola l'europa è storia che tutti conosciamo. Ecco perché non posso essere d'accordo con il tuo accostare le circostanze che portarono Hitler al potere e quelle che hanno permesso a Hugo di dire una volta per tutte agli yankee "andate affanculo!!!".

Bella Charlie aspetto un altro commento...è così che si svolgono le discussioni critiche, dove "criticare" non vuol dire pretendere di avere ragione, ma solo, più modestamente, mettere sul piatto elementi che arricchiscono il pensiero dell'uno e dell'altro.

Anonimo ha detto...

Caro Luca,

il parallelismo tra Hugo ed Adolf l'ho fatto semplicemente, grazie tra l'altro per le doverose precisazioni in merito, perche' non sempre un regime carismatico deve consolidarsi attraverso un golpe (alla Pinochet per intendersi). Come dicevi giustamente i maggiori episodi di violenza cominciano dal '33 in poi, ma di fatto Hitler arriva in Parlamento ed ottiene da Hinderburg il potere in maniera pressoche' democratica (depurato il discorso dalla flessibilita' della costituzione weimeriana). Con quest o intendo solo dire che prendere il potere legalmente non sempre e' garanzia che tutto funzioni legalmente e viceversa obviously (altrimenti oggi non esisterebbero pakistani (con il dittatore Musharraff, alleato occidentale) o i sauditi che vivono ancora in forma tribale, lapidano le donne ma sono alleati occidentali).

Cosi' anche Chavez, sono d'accordissimo comunque sul sottolineare l'elemento di novita', soprattutto nella lettura piu' ampia del nuovo corso politico filo-socialista sudamericano, si e' lasciato andare ad atti prevaricanti.
Ti invito a riflettere su quanto detto proprio da te: "Chavez non durera' in eterno", anche se, come appunto sottolineavi nel precedente intervento, sta proprio adesso lavorando a delle revisioni costituzionali che rivedano l'incandidabilita' dopo due mandati. Insomma un chiaro tentativo di continuare a "comandare" oltre la normale previsione d'alternanza democratica. Per non citare la censura del canale televisivo, che mina un pilastro fondamentale dell'edificio democratico: la liberta' di stampa direttamente, ed indirettamente la liberta' di espressione, di parola. Se questo evento viene fatto passare in sordina dalla comunita' internazionale, non rischiamo di sottoporci al giogo del tiranno di turno? Cosa si potrebbe obiettare al prossimo Presidente venezuelano che decidesse di chiudere la televisione filo-socialista?
Ecco perche' quantomeno le regole fondanti non possono e non devono subire revisionismi relativistici. La democrazia e' assoluta nel rispetto dei suoi prinicipi fondanti (le liberta' individuali su tutte) ed assume poi rilevo relativistico sulle questioni meno centrali.

Tornando all'attualita' penso che mi obbietteresti che Chavez rappresenta una garanzia per il popolo, contro l'eventuale ingerenza di futuri candidati targati USA e pilotati prima da Kissinger, poi da Brezinsky ed ultimamente da uno dei piu' pericolosi terroristi dopo Dick Cheney, ossia: Paul Wolfowitz.
Forse l'unica speranza in questo senso, e' che la societa' civile venezuelana cresca e si rafforzi fino a potersi difendere da sola con la propria capacita' di "critica" attiva. Per far cio' c'e' bisogno di istruzione diffusa e spero che "i colpi di mano" di Hugo siano esclusivamente rivolti a proteggere una societa' che ancora non puo' (culturalmente) difendersi da sola; d'altronde noi, cosi' evoluti, non siamo riusciti a difenderci da un venditore di fumo, tra l'altro con una dialettica neanche lontanamente all'altezza di vecchi cerchiobottisti (inviterei a ricordare discorsi di Andreotti, Forlani, financo Craxi) che almeno una cultura politica la avevano, diciamo una cultura e basta, perche' siamo veramente in una stagione buia e medievale in questo senso (e qui inevitabilmente si pensa a persone del calibro di Borghezio o Calderoli, che tanto fanno rimpiangere la pena di morte!;-).
Tutto sommmato quello che sta succedendo attualmente in Sudamercia costituisce l'evento politico, a mio avviso, piu' interessante e stimolante degli ultimi anni.

A presto!

Ch.

LUCA AGATONI ha detto...

Sembra proprio che il giornale venezuelano TAL CUAL abbia preso ultimamente spunto dal nostro dibattito. In una copertina della settimana scorsa si vede, infatti, il titolo "Heil Hugo!" sovrastare la foto di Charlie Chaplin ne "Il grande dittatore".

Ho scoperto, però, che il dibattito in Venezuela riguarda in maniera specifica l'uso da parte di Chàvez della cosiddetta "ley habilitante", che permette al presidente di legiferare direttamente su alcune materie. Ho approfondito un po' la questione e ho scoperto una cosa interessante: centro delle polemiche è una figura giuridica del tutto simile ai nostri decreti legge. secondo l'art.77 della nostra Costituzione "Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria. Quando, in casi straordinari di necessità e d'urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni. I decreti perdono efficacia sin dall'inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione". Tale figura giuridica è presente, con nomi diversi, in tutte le maggiori costituzioni democratiche e, come ci insegna il diritto costituzionale comparato, devono entro breve termine (anche questo variabile) passare al vaglio dell'organo legislativo vero e proprio. la funzione legislativa viene, cioè, non attribuita, ma solo delegata dal potere legislativo all'esecutivo. a me sembra un po' poco per configurare una deriva dittatoriale da parte di Chàvez e penso che la questione del terzo mandato sia un falso problema o, cmq, per divenire un pericolo ha bisogno di una serie di elementi che difficilmente possono aver luogo in un unico momento. sovvertire l'ordine costituzionale è, normalmente, causa di instabilità e, allo stesso tempo, foriera di avvenimenti incontrollabili, ma non credo che sia sufficiente. anche chiudere una tv di stato e un giornale possono far pensare al peggio, ma non costituiscono di per sé atto meritevole dell'etichetta di "dittatore" per colui che lo mette in pratica. non ci resta che vedere quale sarà la fine del quotidiano di Caracas. in italia, è certo, una copertina del genere avrebbe provocato un putiferio. o, forse, non avrebbe visto neanche la luce!